09 aprile 2024

Bye bye Model 2

Fine della storia per la leggendaria Tesla Model 2. La Casa ha abbandonato il progetto di realizzare un veicolo elettrico a basso costo.

E' assai probabile che Tesla abbia preso questa decisione a causa della crescente pressione dei produttori cinesi, in particolare BYD, ma lo spin off potrebbe essere che la vettura cancellata continui a vivere come taxi robotico.
Un netto cambio di paradigma rispetto agli inizi. Quando Musk prese le redini dell'azienda, affermò infatti che le elettriche di lusso erano l'obiettivo primario, ma  che intendeva utilizzarne i profitti per sviluppare un'auto familiare a basso costo. Purtroppo però Tesla non è mai arrivata a quel punto.
Secondo Reuters, il prezzo della Model 2 avrebbe dovuto partire da 25.000 $, circa 23.000 euro. Ciò avrebbe messo il veicolo in diretta concorrenza con auto tradizionali di prezzo medio-basso. Tuttavia, il lancio di modelli elettrici cinesi a un prezzo minimo di 10.000 dollari ha creato un pericoloso precedente, poiché Tesla fa affidamento sulla Cina per una parte considerevole della sua attività. Di qui il cambio di intenti di Musk, che ora si mostra  fortemente favorevole alla riprogettazione dela Model 2 per renderla un robotaxi.


Il veicolo sarebbe costruito sullo stesso telaio compatto progettato per la Model 2 ma prodotto in volumi molto inferiori. Ciò potrebbe essere un modo efficace per lanciare l'Autopilot al grande pubblico, cosa cui Musk è molto interessato per compensare la crescita che sta iniziando a rallentare. Tesla ha ampiamente mancato le aspettative del mercato per le spedizioni di veicoli elettrici nel primo trimestre dell’anno e tra gli analisti c’è una certa preoccupazione che possa essere a corto di clienti disposti a pagare 40.000 dollari o più per un veicolo elettrico.
Lusso e scelte radical chic contano oggi assai meno e sono proprio le auto di fascia media a sostenere i bilanci della maggior parte delle Case automobilistiche; considerazione che anche Musk deve fare.

08 aprile 2024

BYD overseas

BYD è leader in Cina, ma ora ambisce a consolidare la sua posizione sul mercato globale, con prodotti specifici per ogni Paese.

Da tempo la più importante Casa cinese ha intrapreso la scalata agli altri mercati, a partire da quella già in corso in Europa per giungere alla torta più ricca, quella degli Usa. E proprio qui forse sta pianicando l'ingresso nel segmento più tipicamente yankee, quello dei pick-up.
Ha pubblicato infatti su X l'immagine di un truck, pur senza specificare  dove intenda vendere questo nuovo veicolo elettrico.
Sullo scenario statunitense BYD sta rapidamente diventando un competitor di Tesla con la sua flotta di veicoli elettrici più convenienti; nel caso dei pick up tuttavia deve scontare la Chicken Tax, il prelievo del 25% su ogni veicolo importato di questo tipo, che rende assai difficile fare attivi con qualsiasi pick-up prodotto all'estero.
Resta dunque l'opzione di aprire impianti di produzione nordamericani orientati ai prodotti destinati agli Usa, cosa che sta già succedendo in Messico anche se per ora ufficialmente solo per veicoli diretti ai mercati del sud.

Tornando al teaser, il marchio potrebbe anche offrire una variante ibrida plug-in con la tecnologia DMO (Dual Mode Off road), focalizzata sul fuoristrada, e in ogni caso, vista l'importanza del brand, l’industria americana guarda con grande attenzione alle sue mosse.
Finora senza nome, il pickup è apparso in una brillante livrea mimetica, ma la struttura generale sembra piuttosto definitiva. Descritto come prodotto di medie e grandi dimensioni, sembra essere più o meno della stazza dei vari Chevy Colorado, Ford Ranger e Toyota Tacoma, dimensione comune ai mercati globali del sud-est asiatico, Australia, Sud America e perfino Europa.

Quando ne sapremo di più? Come si dice nel post, "Coming soon".

29 marzo 2024

La Cina si appella al WTO

Una nuovo episodio della gurra commerciale tra Cina e il resto del mondo, sempre più esposto alla concorrenza di un Paese che sfrutta la lentezza legislativa occidentale.


Il 16 agosto 2022, il presidente Biden ha convertito in legge l’Inflation Reduction Act, definito come l'affermazione della leadership americana nell’affrontare la minaccia esistenziale della crisi climatica. Retorica ambientale a parte, la legge prevede in campo automotive finanziamenti che possono essere utilizzati per riattrezzare, espandere o creare un impianto di produzione negli Stati Uniti e per produrre veicoli a tecnologia avanzata.
L’Inflation Reduction Act ha cambiato dunque il modo in cui funzionano i crediti d’imposta per i veicoli elettrici. Con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’America dalle batterie e dai materiali cinesi, la legge incentiva infatti le Case a procurarsi materiali da Paesi conformi al libero scambio e a costruire veicoli elettrici in Nord America.


Ora la Cina si è appellata al WTO, l'organizzazione mondiale del commercio, esprimendo la sua insoddisfazione nei confronti della legge. Il ministero del commercio asiatico ha affermato che la legge è discriminatoria e distorce gravemente le catene di approvvigionamento.
Incidentalmente ciò è esattamente quello che gli Usa contestano alla Cina (e che l'Europa dovrebbe iniziare a fare se vorrà ancora avere un'idustria dell'auto degna di questo nome), affermando che è stato il Paese asiatico ha utilizzare per primo politiche scorrette per manipolare il mercato globale a proprio favore. Di fatto l’industria dei veicoli elettrici in Cina è cresciuta rapidamente negli ultimi anni proprio grazie a sussidi governativi e altri incentivi locali, che hanno stimolato ricerca e sviluppo di nuovi modelli e tecnologie.


I legali esperti del settore affermano che il ricorso cinese potrebbe non essere così ineccepibile, anche se obiettivamente l’Inflation Reduction Act sembra violare le regole del WTO, come già sottolineato anche dalla UE.
Curioso che proprio chi potrebbe pagare il prezzo più alto nel confronto con il potente apparato produttivo cinese si preoccupi invece di difendere il diritto al di là delle sue ricadute pratiche. D'altronde la filosofia prettamente ideologica di questa UE da anni impone obblighi che non fanno che deprimere la capacità commerciale e progettuale del Continente, divenuto ormai solo attore di secondo piano.
C'è da domandarsi se gli organismi comunitari siano davvero in grado di affrontare le sfide che si prospettano.

28 marzo 2024

Ferrari a compressore

Il turbo è ormai tecnologia acquisita, ma il compressore è una novità tecnica che potrebbe debuttare sui nuovi modelli ibridi.

Data l'importanza e la centralità sul mercato globale dell'Ufficio Brevetti Usa, è pratica comune di ogni brand far registrare lì i progetti più innovativi. E spulciando tra i brevetti recenti è spuntata una domanda di deposito Ferrari pubblicata a fine febbraio, ma presentata già nel 2023.
Si tratta di un doppio compressore centrifugo, una vera primizia dal punto di vista dello sviluppo motoristico della Casa del Cavallino. Eccettuato infatti l'esperimento del Comprex, il compressore a onde di pressione della Brown Boveri, attuato nel 1980 sulle F1, il marchio non ha mai fatto affidamento nè in gara nè in produzione su sovralimentazione differente da quella mediante turbocompressori.

Il brevetto Ferrari descrive un'unità meccanica compatta che contiene il moltiplicatore di giri a ingranaggi che fa raggiungere alle giranti l'elevatissima velocità necessaria al loro rendimento ottimale. La motivazione della scelta starebbe proprio in questa compattezza e nella possibilità di collocare i compressori in maniera più libera nel vano motore, evitando la vicinanza tra i condotti di aspirazione e scarico necessaria con i turbo; scartata poi la scelta di turbo azionati elettricamente per l'aggravio di peso che la soluzione implica.


Nella descrizione d'uso del brevetto, Ferrari suggerisce una configurazione a trazione integrale con un motore elettrico che aziona le ruote anteriori e il motore sovralimentato che aziona le ruote posteriori, forse una nuova strada per le prossime ibride del cavallino che sono già in fase di test.

27 marzo 2024

Stop chasing

Gli inseguimenti in auto sono una peculiarità Usa sfruttata anche da alcune TV per la loro spettacolarità. Ma le cose stanno per cambiare.

Da casi famosi come quello di OJ Simpson a catture di quartiere, i cops Usa vanno quasi orgogliosi della loro capacità di inseguire e catturare chi tenta la fuga in auto. Ma le cose stanno cambiando, poiché i dipartimenti di polizia hanno iniziato a contrassegnare i veicoli in fuga con localizzatori GPS, ponendo così fine alle scene spettacolari.
Tra i primi il dipartimento di polizia di Old Westbury a New York, che utilizza speciali lanciatori capaci di sparare proiettili di schiuma con una colla appiccicosa attivata dal calore. I proiettili sono dotati di un localizzatore GPS che consente di tracciare la posizione dell'auto; sono realizzati dalla società StarChase, che produce anche anche unità portatili affittate attualmente alla polizia di New York. L'idea è quindi di porre fine agli inseguimenti in auto, pericolosi più che per i protagonisti, per chi sta loro intorno.

 
I dispositivi di lancio si montano sulla parte anteriore delle auto, quindi i poliziotti devono inseguire il veicolo in fuga solo per il tempo necessario a taggarlo con il dardo appiccicoso, quindi possono tracciarne la posizione e raggiungerlo quando si ferma. Sono azionati ad aria compressa e si attaccano alla vettura senza lasciare alcun danno.


L’uso di questi localizzatori su veicoli civili ha già sollevato però dubbi sulla loro costituzionalità, poiché c'è chi ha sostenuto violino il Quarto Emendamento. In un caso della Corte Suprema del 2012, Stati Uniti contro Jones, è stato stabilito infatti all'unanimità che il tracciamento GPS di un'auto senza mandato costituisca di fatto una perquisizione illegale, dunque una violazione del Quarto Emendamento. All'opposto l'American Civil Liberties Union (ACLU) afferma invece che l'uso del dardo è legale a condizione che il localizzatore venga rimosso dopo la cattura del veicolo. 

La diffusione del sistema comunque si allarga e sempre più dipartimenti di polizia vogliono adottarlo. Niente più materiale per Cops, la serie reality che faceva degli inseguimenti il suo core business.

26 marzo 2024

Cyber-end

Porsche chiude in Europa le ordinazioni di 718 Boxster e Cayman. Resteranno in listino solo le versioni a 6 cilindri.

Dopo otto anni i motori a 4 cilindri boxer del modello cadetto di Zuffenhausen vanno in pensione. Sopravviveranno solo le versioni top con motore a 6 cilindri, Boxster RS Spyder e Cayman GT4 RS. Ufficialmente in attesa della nuova versione a propulsione elettrica l'anno prossimo, in pratica a causa delle nuove normative sulla sicurezza informatica emanate dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE), in particolare il regolamento UN n. 155, che richiede che tutti i nuovi veicoli venduti nell’UE soddisfino determinati standard di sicurezza informatica insieme a processi e controlli organizzativi, pena l'impossibilità di omologazione dopo il 1° luglio 2024.


Cayman e la Boxster andranno quindi a riunirsi alla Macan, già eliminata dal listino per ragioni analoghe. E' interessante però notare che il mantenimento in catalogo delle versioni più sportive è dovuto unicamente al ridotto numero di esemplari prodotti, al di sotto del limite minimo di applicazione della norma sulla cybersecurity.
Come la Macan, la 718 non supporta la serie ormai obbligatoria degli ADAS, che viene letteralmente imposta a ogni guidatore e propagandata dagli enti normativi come supporto alla sicurezza e misura anti-hacking.
Sappiamo bene come in realtà non ci siano dati attendibili che dimostrino che questi sistemi avanzati di assistenza alla guida offrano vantaggi netti in termini di sicurezza. Anzi, la maggior parte degli studi indica che provochino una eccessiva fiducia nei guidatori, che porta a sua volta alla distrazione. Ma le normative UE richiedono effettivamente che tutti i nuovi veicoli siano connessi a Internet, anche se sappiamo bene come questa tecnologia viene utilizzata per la raccolta dati.


Pragmaticamente Porsche ritiene non valga la pena spendere soldi per un nuovo cablaggio quando può semplicemente continuare a vendere Boxster e Cayman su altri mercati, Usa compresi. In ogni caso si tratta di modelli relativamente vecchi, nati nel 2016; la Macan di prima generazione è ancora più desueta, considerando che è sul mercato dal 2014.
Il ritiro della 718 dalla UE non aggiungerà quindi grandi perdite di fatturato al default della Macan, che invece nel 2023 ha totalizzato 87.355 vendite, più di quattro volte rispetto alla gamma 718.

Anche se tutti i modelli torneranno come veicoli elettrici, sappiamo che le cose non saranno mai più le stesse. Resta il fatto che le auto interessanti stiano scomparendo, con prezzi troppo alti da anni e tecnologia inbarcata che mostra sempre più spesso i suoi limiti.
L'ennesimo corto circuito tecnico-mentale del mondo automotive.

25 marzo 2024

Bentley in difficoltà

La Casa inglese di proprietà VW fronteggia un sensibile calo di vendite sul mercato globale.

Tempi difficili per la Casa della B alata. Il lussuoso marchio brit attraversa una fase di crisi e i dati complessivi sulle vendite mostrano chiaramente la fatica ad attrarre la clientela. Nel 2023  Bentley ha venduto infatti solo 13.560 auto, riducendo dell'11% il fatturato rispetto all'anno precedente, mentre i principali marchi della concorrenza nello stesso periodo hanno mantenuto posizioni abbastanza stabili.


Secondo l’ad Adrian Hallmark il calo è dovuto a fattori inerenti più che altro l'ambito sociale: in base alle valutazioni degli uffici interni competenti, infatti, la clientela elettiva di questo genere di vetture oggi esita ad acquistare di auto di fascia alta poiché non si sente a proprio agio circolando con mezzi che evidenziano la crescente disparità sociale.
Le Bentley, insomma, fanno troppa scena e con le difficoltà economiche, sociali e di sicurezza del momento, che nell'immediato futuro possono ahimè solo aumentare, farsi vedere in giro con una lussuosa automobile non è più consigliabile.


Le cause sono però anche altre. Come la debolezza dell'economia e gli alti tassi di interesse, che hanno frenato la corsa incredibile degli anni scorsi di tutto il comparto. Un segnale forse  inequivocabile di una debolezza del mercato del lusso, che sconta gli annunciati cali sul fronte della crescita e della domanda globale. Analizzando i dati per area geografica, risalta la diminuzione negli USA dell’8%, del 15% in Europa, ma soprattutto del 18% in in Cina, mercato che rimane il primo riferimento per Bentley. Come ho sostenuto più volte, in un'ottica temporale di medio periodo la situazione finanziaria globale impone anche alle classi più agiate la riconsiderazione di qualche spesa. E si cominciano a vederne le conseguenze.




Le due facce della rinuncia

C’è qualcosa di profondamente ipocrita nel modo in cui l’Europa ricca affronta l’automobile: la Svizzera vuole far pagare il transito, Malta...