13 ottobre 2026

Un 3 ruote cinese per il Brasile

Cabina chiusa, aria condizionata e un prezzo che in Cina parte da 28.800 yuan, circa 3.700 euro; un escamotage per aggirare i dazi brasiliani? 

E’ il Telufu GT5, di Shandong Telufu New Energy Vehicle e sta facendo parlare di sé in Brasile, anche se per ora, si tratta solo di indiscrezioni. È un triciclo con due ruote davanti e una dietro, lungo 3.490 mm, largo 1.490 e alto 1.500. Il motore è offerto con potenze da 5 a 7,5 kW, la velocità è di 60 km/h, 70 in modalità sport. Batteria al litio ferro fosfato da 8-16 kWh, con autonomia dichiarata di 240-245 km nel ciclo cinese, quindi da prendere con cautela; la ricarica da una presa a 220 V richiede da sei a otto ore. Davanti una sospensione McPherson con pneumatici 185/65 R15; dietro un solo 255/55 R18. 


A bordo spazio per due in tandem, con aria condizionata, alzacristalli elettrici, schermo da 7 pollici, retrocamera e freno di stazionamento elettrico. In Cina costa tra 28.800 e 33.900 yuan, circa 3.700-4.350 euro al cambio; in valuta locale sono 22-26 mila reais. Negli ultimi giorni si sono susseguite le indiscrezioni su possibili trattative per l’importazione, ma senza dire chi le conduca; non c’è quindi conferma ufficiale di lancio, importatore o prezzo.


Se arrivasse davvero nel Paese sudamericano, il prezzo finale sarebbe comunque molto più alto, a causa delle imposte e dei costi di trasporto e omologazione. Nel frattempo Il Brasile ha portato al 35% i dazi su auto elettriche e ibride; non è chiaro però se valgano per i tricicli e ciò potrebbe rappresentare l’atout del GT5.
Per quanto attiene alla UE, nulla all'orizzonte, anche perché al di là della struttura a triciclo, si tratta dell'ennesimo quadriciclo (leggero o pesante) con tutte le problematiche del caso. 

12 ottobre 2026

Soluzioni di facciata

4,8 milioni di tonnellate sembrano tante, ma pesate sul consumo giornaliero americano restano una goccia in un mare. Di idrocarburi.

Non mi occupo di politica e non comincerò oggi. Guardando all'accordo Trump-Putin sull'importazione di gasolio mi limiterò quindi a mere constatazioni basate sui numeri. 
Venerdì 9 ottobre Donald Trump ha annunciato, dopo una telefonata con Vladimir Putin, forniture di gasolio russo fino a 4,8 milioni di tonnellate. Le quantità sono quelle dichiarate da Trump, la Casa Bianca non ha chiarito chi pagherà né quando il carburante arriverà, mentre il Cremlino ha parlato solo di disponibilità a fornire petrolio e prodotti petroliferi.

La domanda USA di distillati (gasolio e olio da riscaldamento) è di circa 3,7 milioni di barili al giorno secondo l’EIA. Con circa 7,45 barili per tonnellata, sono quasi 500mila tonnellate al giorno.

Tranche

Tonn.

~ Barili 

  Giorni di cons.USA

Subito

300.000

   2,2 mln

     ~0,6 (circa 14 ore)

Novembre

500.000

   3,7 mln

     ~1,0

Dopo novembre

1.000.000 

   7,5 mln

     ~2,0

Ulteriori (secondo capacità delle raffinerie)


3.000.000   

  22,4 mln

     ~6,0 

Totale 4.800.000   35,8 mln       ~9,7

Il totale vale poco meno di dieci giorni di consumo americano. Le prime tre tranche (1,8 milioni di tonnellate) valgono circa 3,6 giorni. 
Si tratta inoltre di un massimo teorico, poiché il gasolio è destinato tanto al al mercato USA quanto a quello globale, quindi solo una parte del totale arriverebbe negli Stati Uniti.


Ma i prezzi si formano sul mercato globale, dove a metà luglio le scorte di distillati erano circa del 10% sotto la media quinquennale. Un mercato teso può reagire anche a volumi relativamente piccoli, ma l’entità delle reazioni non è quantificabile da questi dati. 
Conta comunque il segnale, la licenza generale 135 dell’OFAC consente fino al 7 aprile 2027 le transazioni sul gasolio russo, importazioni negli USA comprese. Restano in vigore però le sanzioni di Regno Unito e UE.


Infine il nodo dell’offerta. Dall’8 luglio la Russia vieta l’export di gasolio dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie e il divieto per i produttori è stato prorogato fino al 31 ottobre. Nel 2025 le esportazioni russe erano di circa 805mila barili al giorno; 4,8 milioni di tonnellate equivalgono a circa un mese e mezzo di quel flusso. Il vice premier Novak ha detto il 2 ottobre che un’apertura parziale arriverebbe solo con il ritorno a un surplus produttivo.
In sintesi: volumi dichiarati e non verificati, tempi e pagamenti da chiarire, offerta russa condizionata dallo stato delle raffinerie. 
Ça y est.

09 ottobre 2026

Petrolio, il crollo dopo Hormuz?

Con il Brent attorno a 100 dollari e lo Stretto asiatico quasi chiuso, chi fa il pieno ha smesso di sperare in un ritorno alla normalità, ma c'è chi la pensa diversamente.

Un editoriale del New York Times a firma Philip Delves Broughton sostiene che il vero rischio sul mercato del petrolio non sia il rincaro quanto il crollo che verrà dopo. Un’opinione che va letta come tale, ma che mostra una tesi interessante.
Se la guerra con l’Iran finisse e le petroliere tornassero a passare liberamente, il greggio tornerebbe prima sui 60-70 dollari di gennaio, per poi scivolare, secondo l’autore, anche verso i 30. Ciò a causa della crescita generale dell’offerta, che vede sul mercato Guyana, Argentina e un Venezuela in attesa di investimenti; ma cui si aggiunge il rischio recessione, che frenerebbe la domanda proprio mentre l’offerta risale. 

Questo quadro di fondo è confermato dai dati, ma non altrettanto l’entità del crollo. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede per il 2027 un surplus di offerta di 4,6 milioni di barili al giorno e un possibile eccesso fino a 4 milioni già dal quarto trimestre 2026.
Ma tutto dipende da quella de-escalation che oggi nemmeno si intravede: a Hormuz è stato registrato solo qualche transito contro gli 85 giornalieri prebellici. Le stime ufficiali, inoltre, sono molto più prudenti dell’articolo: l’EIA , l'agenzia statistica per l'energia Usa, nell’outlook di ottobre vede il Brent a 105 dollari di media nel quarto trimestre e a 84 nel 2027.


Per noi automobilisti, un calo del greggio non si vede subito alla pompa, lo sappiamo bene. Secondo i dati ripresi da Fortune, negli Usa il trasferimento sul prezzo della benzina è per circa il 13% dopo una settimana e del 37% dopo tre mesi.
In Italia, secondo uno studio dell’Osservatorio CPI della Cattolica (agosto 2026), i rialzi del greggio arrivano alla pompa per due terzi in tre giorni e quasi del tutto in dieci, mentre i tempi dei ribassi sono di un terzo in 3 giorni e di 17 per arrivare a quattro quinti. 
Ma siamo ben consci di quanto il peso delle accise fisse (e dell'Iva, tassa su tassa) diluisca notevolmente l'effetto dei cali sul prezzo alla pompa.

08 ottobre 2026

Porsche, meno volume più valore

Il 7 ottobre, al Capital Markets Day di Weissach, l’ad Michael Leiters ha presentato la strategia Sportwagenschmiede '35, piano per uscire dall'attuale  fase di stallo. 

Il principio guida resta ottimizzare il calo delle vendite con una maggiore profittabilità, il caro vecchio sistema della "fuga verso l’alto" (Jaguar docet), che fantasia. Primo obiettivo, abbassare la soglia di pareggio sotto le 200.000 unità. 
Sul fronte prodotto, la Casa tedesca annuncia una piattaforma a motore centrale per una supersportiva collocata sopra la 911, di cui il 15 ottobre arriverà un'anteprima con il nome Mission S. Si parla tuttavia di una piattaforma possibile, non di un modello già approvato.

Confermate invece le 718 Boxster e Cayman elettriche per il 2028 e una nuova Suv con motori termici e ibridi plug-in che affiancherà la Macan elettrica; un modello al di sopra della Cayenne è solo allo studio. Le varianti a catalogo scenderanno di circa il 20%, con un aumento di circa il 30% dei volumi per ciascuna, mentre il prezzo medio delle versioni al vertice dovrebbe crescere di circa il 20% a medio termine. Cresce anche l'attenzione alla personalizzazione, il programma Sonderwunsch dovrebbe moltiplicare i ricavi per sei.


Il rovescio della medaglia è il conto da pagare. Il Future Package concordato con i sindacati prevede il taglio di circa 9.000 posti in forma socialmente sostenibile, mentre le posizioni manageriali scendono del 40% e l'organico complessivo del 25% a medio termine, con un obiettivo strategico del 30%. Previsti anche meno costi di sviluppo (fino al 20%) e di vendita (20%), con le regioni commerciali ridotte da cinque a quattro.
Sul piano finanziario Porsche punta a una redditività operativa tra il 10 e il 15% a medio termine e al 15% nel lungo periodo. Solo ambizioni, però. Il comunicato precisa infatti che il vertice di questa forbice richiede condizioni macroeconomiche e regolatorie più favorevoli. 
Per un marchio abituato a margini ben più alti, la partita si gioca ora sull'esecuzione. 

07 ottobre 2026

Il conto della scommessa

Jaguar Type 01: 1.000 CV e 165.000 euro. Tra ritardi, tagli e identità in bilico, il rilancio di Coventry va alla verifica del mercato.

Debutta a New York la Jaguar Type 01, GT elettrica a quattro porte con oltre 1.000 CV, architettura a 850 volt, autonomia WLTP prevista fino a 720 km e prezzo da 165.000 euro (da confermare). Ordini all'inizio del 2027, prime consegne nella seconda metà dell'anno. La scheda tecnica conferma quanto anticipato a inizio 2025, ma il calendario no: allora si parlava di debutto a fine 2025, vendite nel 2026 e prezzo oltre i 150.000 euro. Nel frattempo il marchio ha attraversato il deserto. Ad aprile 2025 le immatricolazioni europee sono state 49 contro 1.961 (-97,5%), un crollo in gran parte voluto, con la gamma termica ormai fuori produzione. Oggi JLR taglia circa 4.000 posti, il 10% della forza lavoro, per risparmiare 1,7 miliardi di sterline.


La scelta strategica è chiara: lasciare il cliente storico per un pubblico di status. Il contesto però è meno lineare di come lo si racconta. Le Bev in Europa crescono, 723.704 immatricolazioni nel primo trimestre 2026, +26,2%. A soffrire è però il lusso: Porsche ha chiuso il trimestre a -15% e la Taycan, la rivale più diretta, a -19% con 3.420 consegne (a riprova delle conclusioni di Rimac). Jaguar entra in una nicchia che non cresce e i numeri forniti (potenza, autonomia, ricarica) sono stime del costruttore, mentre il comunicato non indica capacità della batteria, peso, Cx e tempi di accelerazione.


Resta l'identità. Le svolte radicali pagano solo con un filo rosso verso il passato. Il comunicato evoca E-type e XJS senza mostrarlo, e il richiamo più colto, la Daimler Double Six del 1931, parla a pochissimi. Il British style di Jaguar era sensibilità, grazia e proporzioni, più che repertorio di segni. Se la Type 01 lo conserva lo diranno le strade, non i comunicati.
Il rischio è cambiare cliente prima di averne uno nuovo.

06 ottobre 2026

Ha ragione Mate

Mate Rimac ritiene non ci sia futuro per le Bev ad alte prestazioni e basta salire sulla più iconica delle sportive yankee, la Corvette, per essere d'accordo con lui.

Nomen homen; si dice degli umani, ma vale anche per le auto. La Chevy Corvette non può essere scambiata per una commuter car nemmeno per sbaglio; un'occhiata all'elaborato splitter anteriore, composto da più segmenti, che incornicia il muso basso e aggressivo, lo conferma. Le linee (quelle della più estrema Z06) sono quelle dettate dall'aerodinamica che accomunano un po' tutte le supercar, ma qui non c'è la stessa tesa linearità di un Lambo né la morbidezza fluente di McLaren e Ferrari, quanto l'intersezione di volumi spigolosi che le dà un'aria un po' aliena. Stile ripreso dalla vistosa ala posteriore, che chiude superiormente una coda con quattro scarichi in vista, quegli scarichi tanto d'immagine che anche la più recente Tesla Roadster intende piazzarli a vista. Non è discreta, non è raffinata. E' una Corvette.

L'occasione del breve test è un'iniziativa di GM Europe insieme a CAVAUTO, importatore e distributore ufficiale Corvette in Italia, unico canale ufficiale per la vendita e la garanzia delle vetture della super sportiva di Chevrolet. 
L'appuntamento è a Monza, alla sede CAVAUTO, e io mi sono prenotato per il test della E-Ray, prima ibrida e prima trazione integrale del modello. Ma arrivo in anticipo e la sorte mi mette lì davanti una Z06 verde che è libera ancora per un po'. La proposta di provarla è accettata con entusiasmo; un minimo di briefing per orizzontarmi sull'abitacolo e via.

L'interno è avvolgente intorno al pilota, spicca il volante quadrangolare regolabile elettricamente (l'avrei preferito meno scivoloso sopra e sotto), mentre l'alta consolle centrale fa anche da appoggiabraccio. Lì ci sono i comandi del cambio a doppia frizione Tremec a 8 rapporti; tre posizioni, Touring, Sport e Track. Non ho molto tempo e c'è un traffico micidiale, quindi quel che so mi basta; parto subito e mi dirigo verso una zona vicina che so non essere di grande passaggio e con qualche strada ampia abbastanza lunga da darmi un po' di corda.

Dura come una tavola. Le sospensioni sono granitiche in qualunque settaggio e la Z06 saltella sulle asperità stradali; d'altronde non mi aspettavo niente di diverso da una street legal. Il motore da 670 CV e 623 Nm ha il sound dei V8 da corsa, liscio, a basso regime anche poco invasivo, una sorta di quattro cilindri sportivo rinforzato. Arrivo nell'area scelta e non c'è nessuno, wow. 
Cambio in manuale e via, per capire l'erogazione. Il V8 aspirato spinge forte subito (beh, è un 5mila e 5), ma fino a 6.500 giri circa è solo da sportiva cattiva. Ma è quando arrivi un filo sopra che si scatena. E' come ci fosse un turbo vecchia maniera, quelli o tutto o niente: la tonalità di scarico diventa entusiasmante e la Corvette viene sparata come una scheggia fino alla soglia degli 8.500. Urla di fuori (il sound) e urla di dentro (io); è droga, adrenalina pura sparata in vena. Roba che nessuna elettrica, per esagerata che sia, può darti. Unico appunto, la dosabilità dei freni, che attaccano duro subito.
Sono d'accordo anche gli operai che tagliano l'erba a bordo strada, che mi fanno il pollice e mi incitano a darci dentro. Ma per un'auto così ci vuole una pista o quantomeno un bel misto veloce (molto veloce) per poter metter qualcosa più della terza; nessuna verifica dello 0-100 con il launch control, quindi, ma mi fido.
Tempus fugit e in un attimo l'orologio mi ricorda che devo riconsegnarla. Peccato ci avrei passato tutto il giorno.

Da CAVAUTO mi aspetta la E-Ray; passo dal Roswell Green al Competition Yellow. Non c'è più il mega alettone, sostituito da uno più discreto e aderente. Tutta l'aerodinamica è meno estrema, la coda ricorda quasi una Camaro, ma resta comunque un'auto halo, te ne accorgi da quelli che ti indicano lungo la strada. Qui il gruppo ibrido costituito dall'aspirato da 6.2 litri e dal motore elettrico che agisce sull'anteriore spara 644 CV e 803 Nm complessivi di cui più di 500 dal gruppo termico.
Non è la Z06, ma spinge forte da subito grazie alla maggiore coppia e all'azione del motore elettrico che è istantaneo nell'erogazione, basta un pressione un filo maggiore sul gas e il cambio scala alzando il regime; forse la sua prontezza è addirittura un po' eccessiva nel traffico.

Già il traffico, che da prima è pure aumentato. Beh con la E-Ray ci puoi andare in giro anche tranquillo, c'è pure lo star&stop che ti assiste ai semafori. Il sound è quello dei classici V8 crossplane, un burble assai gratificante e se vuoi sentirlo meglio puoi aprire il tettuccio (anche in movimento fino a 50 km/h) e trasformarla in una roadster. I comandi sono gli stessi della sorella più cattiva e l'allungo sembra addirittura maggiore e senza bisogno di tenere il motore particolarmente alto di giri. La zona libera però non è più così libera e mi devo accontentare di qualche sparo rubato; ma anche questa è una Corvette. Anzi è decisamente più facile da usare dell'altra: sospensioni umane, andature a passeggio consentite, retrovisore ottico oppure display, telecamera posteriore per le retro.
Non ho poi tutto 'sto tempo e anche qui siamo agli sgoccioli; qualche allungo per godermi il sound, ma anche con la E-Ray occorrono pista o misto veloce.
Quando la riconsegno ho un sorriso stampato, che passa sopra anche a piccoli difetti, il clima che non si regola a mezzi gradi, le alette parasole non molto efficaci.
Quisquilie, perché pur con i costi di importazione, le Corvette sono assai più affordable della concorrenza, con l'atout di una manutenzione meno costosa e frequente.
Il bello delle sportive yankee.

05 ottobre 2026

Lo stop cinese sulle Bev

In Cina quattro concessionari su cinque non accettano elettriche con più di cinque anni in permuta. Il motivo non è un difetto tecnico, ma il valore della batteria.


I fenomeni di massa si accompagnano sempre a una dose di problemi; in Cina ne sono nati sul mercato dell'usato elettrico. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (Global EV Outlook 2026), circa l'80% dei concessionari cinesi di usato rifiuta le elettriche a batteria con più di cinque anni. Il motivo è semplicemente l'incognita di quanto valga una batteria.
I numeri danno la scala. Nel 2025 in Cina sono state vendute oltre 13 milioni di elettriche (Bev e plug-in) e ne circolavano circa 44 milioni. L'usato ha superato 1,5 milioni di unità, circa l'8% del mercato di seconda mano. Intanto i valori residui calano: nel 2024 un'elettrica di tre anni conservava circa il 46% del prezzo originario, contro il 55% dell'usato nel suo complesso, e a fine 2025 la media di Bev e plug-in è scesa al 42%. Pesa la rapidità con cui arrivano modelli nuovi, con più autonomia e prezzi più bassi.


Eppure la batteria, da sola, non giustifica il fenomeno. L'ultimo studio Geotab, su oltre 22.700 veicoli e 21 modelli di flotte nordamericane, indica un degrado medio del 2,3% annuo (era l'1,8% nel 2024). A pesare maggiormente è la potenza di ricarica; chi usa spesso la corrente continua oltre i 100 kW arriva fino al 3% annuo, contro circa l'1,5% di chi ricarica a potenze inferiori. Ma il vero nodo è l'assenza di uno standard condiviso per tradurre lo stato di salute in valore: due auto identiche per anno e chilometri possono valere quindi diversamente.
Il fenomeno non è solo cinese. Nei cinque principali mercati europei (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) il valore residuo delle Bev è sceso da circa il 50% del 2022 al 35% del 2025, mentre il mercato nel suo insieme è passato da circa il 60% al 50%. Con un export cinese che nel 2025 ha superato i 2,5 milioni di elettriche, la questione contagerà necessariamente quelle auto nei Paesi dove arrivano. 

Un 3 ruote cinese per il Brasile

Cabina chiusa, aria condizionata e un prezzo che in Cina parte da 28.800 yuan, circa 3.700 euro; un escamotage per aggirare i dazi brasilian...