La transizione verso le Bev è dominante, ma non implica l’abbandono della ricerca sui motori a combustione. Lo dimostrano scelte industriali e sviluppi tecnici recenti.
General Motors ha annunciato un investimento di 888 milioni di dollari nello stabilimento di Tonawanda per sviluppare la sesta generazione del V8 destinato a pick-up e SUV full-size dal 2027; il più grande investimento singolo mai effettuato dal gruppo in un impianto motori. L’obiettivo è aumentare potenza e coppia riducendo al contempo consumi ed emissioni grazie a innovazioni di combustione e gestione termica. Una decisione coerente con l’idea, ribadita dall'ad Mary Barra, di restare allineati alla domanda reale anche oltre le scadenze simboliche dell’elettrificazione totale.
Su scala diversa ma con logica analoga, Horse Powertrain ha presentato l’H12 Concept, quattro cilindri ibrido con efficienza termica di picco del 44,2%, rapporto di compressione 17:1, EGR di nuova generazione, turbo ottimizzato e accensione ad alta energia. Abbinato a una trasmissione ibrida a bassa frizione e progettato per funzionare con carburanti rinnovabili al 100%, dichiara fino a 71 mpg (oltre 25 km/litro) nel ciclo WLTP. Qui la leva non è la cilindrata, ma l’ottimizzazione estrema del rendimento.
Non si tratta di casi isolati. Toyota porta i suoi Dynamic Force ibridi a efficienze del 41–42% e sperimenta la combustione diretta di idrogeno; Mazda ha industrializzato la tecnologia SPCCI (accensione per compressione controllata) e nuovi sei cilindri mild hybrid; Mercedes integra sistemi 48V e gestione termica evoluta; Hyundai e Kia sviluppano la fasatura a durata variabile continua (CVVD) per ottimizzare il ciclo ai carichi reali; Porsche investe negli e-fuel per ridurre l’impronta carbonica dei propri boxer.
Il filo comune è chiaro: aumento dell’efficienza termica, compressioni elevate, attriti ridotti, ibridazione intelligente e compatibilità con carburanti a basse emissioni. L’elettrico resta il traguardo di lungo periodo, ma il motore a combustione non si trova in una fase di semplice sopravvivenza, quanto piuttosto oggetto di una profonda rifinitura ingegneristica che ne estende rilevanza industriale e ambientale nel decennio in corso.
Stride solo la messa da parte del Diesel, ma con gli elevati rapporti di compressione ormai abituali nei benzina, il rendimento delle nuove unità si avvicina parecchio a quello dei motori a gasolio, senza le complicazioni del post- trattamento Euro 7.





















