L'auto elettrica è trattata come qualcosa da rendere accettabile attraverso la finzione e per la UE la sua funzionalità dipende da una rete dal costo stellare.
Il richiamo cinese di 4,3 milioni di veicoli (Tesla, Xiaomi, Leapmotor e altri sette costruttori) nasce da un problema concreto: maniglie elettroniche a scomparsa che, dopo un urto e la perdita di tensione, diventano introvabili. Il caso più citato è quello di una Xiaomi SU7 in cui tre studenti sono morti bloccati nell'abitacolo in fiamme, incapaci di trovare lo sblocco meccanico nascosto nei vani portaoggetti. Un'inchiesta Bloomberg, ripresa da più testate, riporta almeno 15 morti in una dozzina di incidenti Tesla con la stessa dinamica: occupanti o soccorritori impossibilitati ad aprire porte elettriche dopo l'impatto. Pechino ha reagito imponendo, dal 2027, sblocchi meccanici visibili entro 300 mm dal bordo porta; un problema di ingegneria che il design ha creato inseguendo estetica e aerodinamica, ma non la sicurezza.
Il paradosso è che, mentre la Cina corregge un eccesso di finzione tecnologica (maniglie che sembrano sparire per sembrare futuristiche), Mercedes ne rivendica un altro: l'ad Källenius si è detto rinato (un commento davvero kitsch, consentitemi) guidando la CLA 45 elettrica con il suo V8 sintetico, definendolo il miglior V8 mai guidato. Un'auto con 671 CV e 1.759 Nm reali non ha bisogno di imitare un motore che, in quella vettura, non esiste. È la stessa logica delle maniglie a scomparsa: nascondere la natura elettrica dietro un'interfaccia che rassicura, invece di spiegarla. Il filo comune è un settore che tratta l'identità della BEV come un problema di marketing da mascherare, non come un'opportunità da comunicare, con conseguenze che vanno dal ridicolo (il V8 finto) al letale (le maniglie).
Sul terzo fronte l'AFIR (Regolamento UE 2023/1804) non è utopia normativa, ma nemmeno realtà compiuta. La scadenza del 31 dicembre 2025 per gli hub ogni 60 km da almeno 400 kW sulla rete centrale TEN-T è già passata e il bilancio è a macchia di leopardo: a giugno 2026 il 79% delle arterie principali risultava coperto, con l'Europa occidentale oltre il 99% di conformità e i ritardi concentrati in Est Europa, Spagna e Sud Italia.
Il pagamento con carta senza abbonamento è obbligatorio dal 13 aprile 2024 sulle nuove colonnine ≥50 kW; dal 1° gennaio 2027 toccherà anche a quelle più vecchie.
Nel frattempo, ad aprile 2026 è stata avviata una consultazione pubblica della Commissione (chiusa il 3 agosto) sulla revisione dei target richiesta da dieci Stati membri che vogliono un allentamento, specie sui veicoli pesanti.
I costi restano il nodo: BYD stima 580.000 € a stazione ultra-rapida per il suo piano da 3.000 punti in Europa; una proiezione storica della Corte dei Conti UE (piano 2017) indicava fino a 3,9 miliardi di euro solo per il 2020, cifra utile come ordine di grandezza ma non più attuale.
Il quadro è quindi di una norma parzialmente rispettata, in fase di revisione, con un divario geografico che rischia di penalizzare proprio i Paesi, Italia inclusa, dove la transizione elettrica arranca di più.






















