Chery toglie il velo allo Stockman, pick-up destinato inizialmente all'Australia che porta al debutto la prima plug-in hybrid Diesel del segmento.
La notizia è curiosa già di per sé. Cuore del progetto è un nuovo quattro cilindri Diesel biturbo da 2,5 litri sviluppato internamente, accreditato di un rimarchevole rendimento del 47%, abbinato a una trasmissione ibrida plug-in da 350 kW e 800 Nm, con circa 100 km di autonomia elettrica secondo le specifiche ufficiali diffuse da Chery Australia.
La domanda, però, nasce spontanea: per chi è stato progettato un motore del genere?
Di certo non per il mercato cinese. Là il Diesel auto è ormai una rarità assoluta. Secondo l'International Council on Clean Transportation, rappresenta infatti appena lo 0,07% del parco circolante delle vetture passeggeri. Anche nel trasporto pesante, storico bastione del gasolio, Pechino sta accelerando sull'elettrificazione, con l'obiettivo di portare entro il 2030 i camion a zero emissioni al 40% delle nuove immatricolazioni. In altre parole, mentre la Cina continua a sviluppare motori Diesel, al proprio interno ne riduce progressivamente gli spazi. Un fenomeno che, seppur con intensità diverse, accomuna buona parte dell'Asia, dove la crescita delle ibride e delle elettriche ha reso il gasolio una tecnologia sempre più marginale.
È qui che emerge la vera natura del progetto Stockman. Il 2,5 litri Chery non nasce per spingere un heavy truck, ma un pick-up da una tonnellata di portata e 3,5 tonnellate di capacità di traino. È un motore pensato per quei mercati dove il Diesel continua ad avere un vantaggio competitivo: Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Medio Oriente e gran parte del Sud America, aree nelle quali percorrenze elevate, traino e un'infrastruttura di ricarica ancora limitata rendono difficile l'elettrificazione dei veicoli da lavoro (peraltro non facile da nessuna parte). Non a caso l'Australia sarà il primo mercato di lancio, mentre Chery sta costruendo una strategia di esportazione globale proprio intorno a questa nuova piattaforma.
La scelta è interessante anche dal punto di vista tecnologico. Negli ultimi anni l'industria cinese ha investito quasi esclusivamente nell'elettrico e negli ibridi a benzina; il Diesel sembrava destinato a uscire dai radar. Con Stockman, invece, Chery scommette su una strada diversa, usare l'elettrificazione non per sostituire il gasolio, ma valorizzarne i punti di forza, riducendone consumi, vibrazioni ed emissioni.
In Europa, una soluzione del genere rappresenterebbe un'assoluta eccezione. Oggi il Diesel plug-in hybrid sopravvive quasi esclusivamente nella gamma Mercedes, mentre nessun costruttore cinese aveva finora portato sul mercato una tecnologia analoga. Per questo il nuovo 2,5 litri non va letto come un cambio di strategia ma come il tentativo di ritagliarsi una nicchia nei mercati dove autonomia, capacità di traino e robustezza continuano ad avere un peso importante.
Una strategia che racconta bene il più recente approccio dell'industria cinese. Le piattaforme elettriche restano il centro dello sviluppo, ma quando si guarda ai mercati globali prevale il pragmatismo. Se un Diesel evoluto può ancora risolvere problemi che un'elettrica fatica ad affrontare, allora vale la pena continuare a svilupparlo.













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