Sempre più smart, ma meno affidabile. Mentre l’auto diventa hub digitale mobile, l'affidabilità percepita peggiora. E il colpevole non è più il motore.
L’automobile contemporanea è diventata una piattaforma software su ruote, più sicura, più connessa, più aggiornabile. Ma questa evoluzione tecnologica sta producendo un effetto collaterale misurabile. Secondo lo studio J.D. Power sulla Vehicle Dependability 2026 in Usa, l’affidabilità percepita è peggiorata al ritmo più alto dal 2022.
Il termine dependability definisce l'affidabilità percepita nel tempo, che include problemi software, qualità costruttiva, integrazione tecnologica ed esperienza dell'utente. L’indicatore utilizzato è il PP100, acronimo di Problems Per 100 Vehicles. Rappresenta il numero medio di problemi segnalati ogni 100 vetture dopo tre anni di utilizzo. È una metrica empirica e comparativa; più il valore è basso, maggiore è la dependability.Il punto critico non è più il motore, ma l’infotainment. Tale categoria pesa per 56,7 PP100, risultando di gran lunga la principale fonte di insoddisfazione. Il problema numero uno per il terzo anno consecutivo è la connettività tra auto e smartphone, in particolare Android Auto e Apple CarPlay, che da sole valgono 8,9 PP100. Seguono i sistemi Bluetooth integrati (5,5), le basi di ricarica wireless (5,1) e la connettività delle app proprietarie dei costruttori (4,7). Quattro delle cinque principali criticità riguardano dunque l’integrazione con il telefono cellulare, un ecosistema ibrido in cui convivono software originario, sistemi operativi automotive, aggiornamenti dei fornitori tecnologici e versioni dei sistemi operativi mobili. Ogni punto di contatto è un potenziale punto di frizione e nemmeno gli aggiornamenti over-the-air stanno risolvendo il problema. Il 40% dei proprietari ha ricevuto un aggiornamento nell’ultimo anno, ma solo il 27% ha dichiarato di aver percepito un miglioramento concreto; il 58% non ha riscontrato alcun beneficio. In alcuni casi, gli stessi aggiornamenti hanno generato nuovi inconvenienti, contribuendo a un incremento stimato di 2,5 PP100.
L'elettrificazione aggiunge poi un ulteriore livello di complessità. Le plug-in hybrid risultano le più problematiche con 281 PP100, segnando un aumento significativo su base annua, mentre le vetture a benzina tradizionali si fermano a 198 PP100. Più sistemi di gestione energetica, più interfacce digitali e più integrazioni significano inevitabilmente più variabili da controllare.
Il quadro che emerge non racconta quindi di automobili meno sicure o meccanicamente più fragili, ma piuttosto di una nuova definizione di affidabilità. Oggi non basta che un motore superi i 200 mila chilometri, perché l’utente valuta la stabilità della connessione, la fluidità dell’interfaccia, la coerenza degli aggiornamenti. L’auto è diventata un dispositivo digitale complesso e, come ogni dispositivo connesso, è esposta a bug, incompatibilità e cicli di aggiornamento imperfetti. Finché l’industria non raggiungerà nel software la stessa maturità industriale conquistata nella meccanica, il PP100 continuerà a ricordare che l’innovazione, senza integrazione impeccabile, può trasformarsi in continua fonte di problemi.




















