19 novembre 2025

Ammesso che serva...

La sperimentazione Mazda della Mobile Carbon Capture dà l'occasione per fare il punto sullo stato reale della cattura attiva della CO₂.

Nel campionato Super Taikyu 2025 la casa giapponese ha montato su una Mazda3 da gara un dispositivo a zeolite capace di adsorbire CO₂ direttamente dallo scarico, immagazzinandola in un serbatoio dedicato. Il test ha dimostrato che la cattura può avvenire anche in condizioni estreme, mentre l’auto era alimentata con HVO100 per ridurre ulteriormente l’impronta del carburante. Mazda immagina impieghi della CO₂ raccolta nella produzione di materiali o in serre ad arricchimento controllato, ma la tecnologia è ancora nella fase più sperimentale, peché gli adsorbenti vanno rigenerati con energia e il gas catturato richiede una filiera di raccolta e utilizzo senza la quale il sistema perde significato.


Sul fronte industriale, invece, la cattura della CO₂ è già una realtà, seppur costosa. I sistemi CCS installati su cementifici, acciaierie e impianti energetici intercettano il gas da flussi concentrati ed è qui che oggi si ottengono i rapporti costo/beneficio più favorevoli, perché l’energia necessaria per separare la CO₂ è minore rispetto a quella richiesta per catturarla dall’aria o da fonti mobili. 
La mineralizzazione (sul modello islandese) garantisce stoccaggi permanenti, mentre progetti BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage) promettono rimozioni nette se la biomassa è realmente sostenibile. Il Direct Air Capture, sebbene concettualmente elegante, rimane la via più costosa poiché l’aria contiene anidride carbonica in concentrazione troppo bassa e i costi per tonnellata restano elevati.


Il nodo centrale, però, non è solo tecnico: la cattura deve davvero contribuire alla riduzione del forzante climatico. La CO₂ resta il principale driver del riscaldamento di lungo periodo, ma l'intervento su altri agenti, quali metano o black carbon, può offrire tagli rapidi e più convenienti. In questo quadro, la cattura a bordo come quella di Mazda è un tassello interessante ma marginale, utile per sperimentare nuovi materiali e per applicazioni di nicchia, ma oggi lontana dalle scale necessarie per incidere davvero. La decarbonizzazione efficace resta ancorata alla riduzione diretta delle emissioni e alla cattura industriale dove il CO₂ è più concentrato e la spesa per tonnellata più razionale.
Sempre che la produzione umana sia davvero esiziale, ovviamente. 

Nessun commento:

Posta un commento

Stop alla 718 Bev

Porsche è alle prese con il confine tra purezza tecnica, sostenibilità e guadagno. Ne farà le spese la 718 elettrica? Il marchio tedesco sta...