Cinque gruppi occidentali a fronteggiare i principali costruttori cinesi e poche novità, in una manifestazione fatta per gli addetti ai lavori. Per i visitatori poco o nulla.
Sono stato al salone lunedì scorso ma per varie vicissitudini posso scriverne solo ora.
Innanzitutto bisogna chiarire che abbiamo a che fare con un salone diverso, diverso da come eravamo abituati a condiderare la specie. Innanzitutto la formula prescelta è quella della mobilità, quindi non si parla solo di auto ma più genericamente di spostamenti, in ambito urbano e no; quindi è stato fatto un pastone in cui sono entrati tutto e tutti, gretini compresi.
Poi, un po' sul modello del fuorisalone di Milano, tutto ciò che è destinato a quella che è la parte fondamentale del discorso, la clientela (anche se con arroganza si tende spesso a dimenticarlo), si svolge per le strade della città, con manifestazioni ad hoc.
Consentitemi di far notare che alla luce dei prezzi vigenti non è con musica e show che si concludono contratti. Con meno soldi in tasca si finisce per fare quello che diceva la mia bisnonna ai suoi figli: "Se fate i bravi vi porto in centro a vedere
i sciuri che mangiano il gelato".
Anche perché non è all'orizzonte, quantomeno da parte dei costruttori nostrani, un abbassamento degli importi al potere d'acquisto attuale e reale della classe media, mentre gli asiatici, o meglio i cinesi, vista l'assenza di coreani e giapponesi, per ora si limitano a prodotti un po' meno costosi ma di fascia alta, tenendo in secondo piano le auto economiche che potrebbero sbancare, probabilmente per non innescare una guerra commerciale.
Il fatto è che i cinesi sono competitivi solo sull'elettrico puro, negli altri settori non hanno chanches. E sanno bene quanto le cose possano cambiare nel 2024 con le elezioni europee.
Quindi un apparente basso profilo, ma la calata a Monaco mostra quanto siano pronti a fare il balzo.
Restando perciò (ma continuo a sperare che le cose cambino) in aria di intransigenza sulle motorizzazioni tradizionali, vediamo cosa hanno tirato fuori dal cappello i gruppi consolidati (anch'essi per ora, viste le recenti dichiarazioni).
La ID. GTI della VW è un ibrido, nel senso del
claim sulla sportività abbinato a dimensioni e dotazioni che potrebbero farne un'entry level all'americana. Basata infatti sulla scocca a trazione anteriore della ID. 2 All, dovrebbe avere comunque più dei 226 CV della derivante e ha una linea vecchio stile e meno "elettrica" della sorelle; pesa comunque il doppio rispetto alla GTI cui si ispira. Il suo debutto è però previsto almeno nel 2026, sempre che l'elettrico sia ancora profittevole e che il marchio non lasci il settore.
La BMW Vision Neue Klasse è il prototipo di una nuova generazione di auto elettriche del marchio, che si articolarà in sei diversi modelli. Linee semplici un po' anni '70 e un accenno alle serie 3 del passato la caratterizzano, dissimulando in parte la lunghezza di 4,6 m. Potenze da 200 CV in su, architettura a 800 V, ricarica a 300 kW e (dicono) maggiore efficienza e densità di carica.
Per Mercedes al salone la Vision One-Eleven, ideale prosecuzione in elettrico del concetto della C 111 degli anni '70, l'auto dei record con il motore Wankel e con il Diesel. Al fuorisalone la concept CLA, che promette batterie più efficienti e motori dal consumo minore che dovrebbero portare l'autonomia con una carica a 750 km.
Il gruppo Stellantis demanda al marchio Opel la rappresentanza al salone con la Experimental, realizzata con materiali trasparenti in ottica minimalista (fossero tali anche i prezzi!).
Al fuorisalone Corsa Electric e Astra Sport Tourer Electric.
Per Renault debutto della Scenic E-Tech, 220 CV, 620 km di autonomia, realizzata con materiali riciclabili al 90% e zeppa di tecnologia connettiva up to date.
Renault è il marchio che più di tutti mostra preoccupazione per l'avanzata cinese e attualmente si barcamena su due fronti per non perdere del tutto il know how tradizionale nel caso alla UE ci sia un ribaltone.
In soldoni siamo alle solite. Nella UE emergono posizioni coricate sulle auto cinesi, visti gli investimenti e la politica industriale condivisa (Germania), e atteggiamenti più critici da parte della Francia. L'italia, come sempre è fuori dai giochi, anche perché non abbiamo più un'industria automobilistica.
Restiamo in gioco però come consumatori, vista l'importanza del mercato nazionale, e dovremo imparare a farci sentire nelle scelte che impattano sulle nostre tasche.
Se l'economia del nuovo millennio deve partire dal basso, lo faccia almeno sulla base di scelte che non siano suicide.