La fotografia scattata da Destatis, l'Istat tedesco, sul terzo trimestre 2025 conferma che l’automotive teutone attraversa la contrazione occupazionale più marcata dell’ultimo decennio.
48.700 posti di lavoro in meno in un solo anno, pari a una riduzione del 6,3% rispetto al 2024. Il totale degli addetti nelle imprese con almeno 50 dipendenti scende a 721.400 unità, livello che riporta il comparto ai valori della crisi del 2009. Il dettaglio rivela che la frattura più profonda non riguarda tanto l’assemblaggio delle vetture, quanto l’indotto. La produzione di parti e accessori è infatti il segmento più colpito, con un crollo dell’11,1% su base annua e la perdita di quasi 30 mila posti di lavoro; oltre il 60% dell’intera contrazione del settore. È il segnale più evidente della fragilità delle filiere fornitrici, esposte alla transizione verso l’elettrico, alla riduzione degli ordini e alla crescente pressione concorrenziale asiatica.
La produzione di autovetture e motori registra un arretramento più contenuto ma comunque significativo. Gli occupati sono 446.800, in calo del 3,8%, ergo quasi 18 mila posti evaporati in un anno. Qui la contrazione riflette la minore capacità produttiva utilizzata, i tagli già annunciati da diversi gruppi, in particolare nei modelli elettrici, e il rallentamento della domanda europea. Più marginale, ma in linea con la tendenza negativa, il segmento delle carrozzerie e allestimenti, che cala del 4%, perdendo circa 1.600 posti.
Complessivamente, la mappa dei tagli evidenzia un fenomeno strutturale, dovuto all’effetto combinato della transizione industriale, della competizione globale e della crescente incertezza sulle strategie politiche europee per l’auto. La Germania resta il cuore produttivo continentale, ma il calo dell’occupazione indica come il sistema stia pagando un prezzo pesante per la fase di adattamento, con un impatto sociale destinato a pesare sui prossimi anni.



















