Per trovare novità in campo motoristico oggi occorre guardare alle due ruote: il motore Honda V3 è la sintesi di quello che le unità a combustione possono ancora offrire.
Otto anni fa fui invitato dalla Borg Warner nel centro di Kircheimbolanden (D) alla presentazione della soluzione e-booster per i
propulsori Mercedes. Il sei cilindri OM656 da 3 litri inaugurava l’uso del sistema a 48 volt per alimentare un piccolo
compressore centrifugo capace di raggiungere 70.000 giri al minuto in 0,27 secondi. Principio semplice ma efficace; fornire pressione immediata finché la turbina sia a regime, eliminando il turbo-lag. L’effetto,
come verificai allora su un’Audi Q5 TFSI sperimentale, era netto, con coppia istantanea, sensazione di cilindrata superiore e un’erogazione lineare.
I comunicati ufficiali parlano di un sistema compatto privo di lubrificazione a olio, azionato da un motore brushless da oltre 5 kW di picco. Le pale del compressore sono di derivazione aeronautica, il controllo è affidato a una ECU dedicata che dialoga con quella motore per gestire il carico in tempo reale. Tempi di risposta inferiori al decimo di secondo e niente valvole blow-off né geometrie variabili, ma anche niente intercooler, scelta precisa. Comprimere l’aria significa scaldarla e renderla più rarefatta; il raffreddamento serve proprio a recuperare densità e a evitare la detonazione. Senza intercooler, la temperatura di aspirazione cresce rapidamente. A seconda del rapporto di compressione, il calo di efficienza può variare dal 5 al 18%.
Per l'uso motociclistico il compressore lavora tipicamente in modo intermittente e su brevi intervalli, rendendo l’aumento di temperatura tollerabile. Ma nell'impiego prolungato potrebbe far calare il rendimento e aumentare il rischio di detonazione. Quindi ecco le contromisure Honda: mappature più conservative, sensori di battito ultrasensibili e un ciclo d’intervento limitato. L’e-compressor non è progettato per fornire pressione continua, ma solo per aiutare il motore nei transitori, spunto a bassa velocità, sorpassi, riprese in marcia alta. In queste condizioni, l’intercooler diventerebbe un inutile aggravio di peso.
Prospettive in campo automotive? Mah, temo siamo a zero. Oggi ricerca e sviluppo sono dedicati dalle Case al settore elettrico, interrompendo così il percorso che aveva portato l'Europa a un know how avanzatissimo sui motori a combustione.
Mentre sulle Bev andiamo a ruota di Case orientali che dalla loro hanno solo marketing e monopolio sulle risorse garantito dal governo.



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