La sbornia fautrice di disequaglianze delle Bev si avvia al confronto con la realtà dei conti pubblici: la Gran Bretagna pensa a tasse sul chilometraggio.
Più che arcobaleno, un'aurora boreale (è verde) fiscale è stata sinora il vento in poppa della (peraltro scarsa) diffusione delle Bev. Ma da qualche parte dell’Occidente si comincia finalmente a riequilibrare l’ingiusto favore tributario sinora riservato alla categoria. In Gran Bretagna, dove la transizione è ormai un dogma, è allo studio una tassa pay-per-mile che colpisca le Bev in base alla distanza percorsa.
Il motivo è semplice, lo Stato ha visto calare l'introito dalle accise sui carburanti a causa della rivoluzione verde e ora deve battere cassa, con la proposta di far pagare circa tre pence per miglio dal 2028.
Ma al di là della cifra simbolica il segnale è chiaro: l’auto elettrica non è più intoccabile. I tempi dei sussidi e dei privilegi, dai parcheggi gratuiti alle esenzioni totali dal bollo, stanno volgendo al termine. Londra apre una breccia che altri governi europei non potranno che seguire; se tutti usano la rete stradale, tutti devono contribuire al suo mantenimento indipendentemente dal tipo di alimentazione.
E infatti anche la Svizzera si muove nella stessa direzione; il Consiglio federale sta studiando una tariffazione a chilometro destinata a sostituire tassa di circolazione e accisa sui carburanti entro il 2030, con l'identico obiettivo di garantire entrate stabili ed eque in un parco circolante ove (nelle intenzioni elvetiche)le Bev cresceranno fino a diventare la norma. Berna parla apertamente di neutralità fiscale della transizione, concetto che suona quasi rivoluzionario in un’Europa ancora dominata dal culto dell’incentivo.
C’è però un’altra questione, ancora più ingiusta e divisiva, di cui ancora nessuno parla, quella della potenza. Oggi le Bev di fascia alta viaggiano con 500, 700 o 1000 cavalli; numeri che su un’auto a benzina avrebbero fatto scattare supertasse e malus ambientali. Ma nel mondo elettrico questa sproporzione passa sotto silenzio, niente imposte proporzionali, nessun scaglione di lusso, perché i sistemi di tassazione non sono stati aggiornati per il nuovo paradigma motoristico. Le supercar a zero emissioni restano quindi esenti, protette dal mito dell’ecologia.
Eppure, l’equità fiscale non può fermarsi al chilometraggio e il principio "chi consuma paga” dev'essere esteso ai bolidi elettrici sinora avulsi dal riequilibrio.
Tassare in base all’uso è quindi solo un primo passo, perché ignorare la potenza equivale a perpetuare un doppio standard sempre più inaccettabile. La transizione ecologica non può essere un paradiso fiscale per ricchi e se l’auto elettrica vuole essere davvero sostenibile deve cominciare a pagare la sua parte di spese pubbliche. Ma sappiamo tutti quale sia la vera storia, no?




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