11 novembre 2025

Fuori dal mondo

La UE "che parla tedesco" ora vuole forche caudine che giustifichino imposizioni ideologiche fallimentari; siamo alla dittatura verde.

La proposta, emersa in Germania dalla grande lobby dell’auto e rilanciata dall'associazione di settore, vorrebbe rendere obbligatoria la ricarica regolare delle ibride plug-in, prevedendo una riduzione della potenza del motore per chi non lo fa. L’idea, che possiamo definire quantomeno assurda, nasce come soluzione tecnica per raddrizzare il divario tra le emissioni dichiarate in laboratorio e quelle reali, per provare a mantenere le PHEV nel perimetro delle regole post-2035. 
Il motivo è tragicamente semplice: studi consolidati mostrano che gran parte dei proprietari di queste auto non le ricarica e quindi consuma molto più carburante di quanto promettono le omologazioni. Analisi indipendenti dell’ICCT e report recenti di ONG specializzate rilevano scostamenti consistenti tra valori WLTP e uso reale, con emissioni reali che restano spesso solo parzialmente ridotte rispetto a normali auto a combustione.
 


I dati internazionali mostrano un’Europa con uno sviluppo di reti rapido ma ancora disomogeneo; molte aree urbane e rurali restano sottofornite e la capacità di ricarica pubblica non cresce ovunque al ritmo necessario per tradurre le norme in comportamenti quotidiani. E obbligare per legge la ricarica costante presuppone che gli utenti abbiano pari accesso all’infrastruttura e che la ricarica sia pratica e conveniente; teorema tuttora impossibile da dimostrare.


La proposta tedesca è perciò l'escamotage dei produttori tedeschi per difendere la tecnologia PHEV nella cornice EU e i regolatori la valutano come misura estrema. Ma si tratta di un'idea che mostra la pochezza e la totale assenza di visione di un mondo industriale che ha perso la bussola. E i cittadini non possono che percepirla come una odiosa complicazione. Le norme che non tengono conto delle pratiche reali e delle infrastrutture spostano il baricentro delle scelte automobilistiche dall’uso al simbolo, ampliando la distanza tra la prescrizione tecnica e il comportamento quotidiano degli automobilisti europei. 

Dopo oltre un secolo di vita l'automobile era divenuta un oggetto al servizio degli automobilisti; in questo quadro della politica UE è ora sempre più un orpello. 
Forse è proprio vero che l'obiettvo finale UE sia l'eliminazione del trasporto privato, atto dittatoriale inaccettabile.

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