La Nissan post-Honda è una casa in cerca di identità, che deve trovare un equilibrio tra tagli e rilancio tecnologico.
Il 23 dicembre scorso Nissan e Honda hanno siglato un accordo per esplorare una fusione che avrebbe creato il terzo maggior gruppo automobilistico al mondo, coinvolgendo anche Mitsubishi (parte dell’alleanza con Renault) nella fase di valutazione. L’accordo prevedeva di completare l’operazione entro il 2026, con l’obiettivo di ottenere sinergie di oltre 1,8 miliardi di euro annui. A febbraio le trattative sono però naufragate date le divergenze sulla governance: Honda proponeva che Nissan diventasse una controllata, ma quest'ultima temeva di perdere autonomia strategica.
A marzo l'annuncio del cambio di leadership, Ivan Espinosa, in carica dal 1 aprile, prende il posto di Makoto Uchida, con il compito di guidare la profonda ristrutturazione del gruppo, che prevede l’eliminazione di 9.000 posti di lavoro, l’azzeramento di asset sopravvalutati per 2,6 miliardi di sterline e spese di riorganizzazione per ulteriori 316 milioni di sterline, nonché la chiusura dello stabilimento di Sunderland; quindi tutto principalmente in UK.
La previsione di perdita netta è tra 700 e 750 miliardi di yen (equivalenti a 4,3–4.7 miliardi di euro), rispetto a un rosso inizialmente stimato in 80 miliardi di yen, 492 milioni di euro. La perdita record è dovuta principalmente a oneri di svalutazione di oltre 500 miliardi di yen su impianti e di ristrutturazione pari a circa 60 miliardi di yen. C'è stato quindi il downgrade di Moody's a junk (Ba1, con outlook negativo) e un taglio all’outlook degli utili, con una riduzione del 30 % delle previsioni per l’esercizio 2024/25 e la mancata distribuzione del dividendo per l’anno fiscale 2025.
Nissan dispone di un cuscinetto per coprire i prossimi 12–14 mesi senza ricorrere a finanziamenti esterni grazie alla forte liquidità residua, ma il cambio di rating a junk e l’alta leva finanziaria richiedono un drastico miglioramento della liquidità operativa e un’ottimizzazione del capitale circolante.
Espinosa ha deciso quindi di accelerare sulla transizione elettrica per recuperare quote di mercato soprattutto negli USA e in Europa, ma il successo di questa strategia dipende dalla capacità di ridurre i costi di batteria e di garantire un’offerta competitiva, oltre che dall'andamento del mercato Bev.
Stante la storica alleanza con Renault (e Mitsubishi) in difficoltà e il fallimento del progetto Honda, Nissan potrebbe cercare partner tecnologici o finanziari, con nomi come Foxconn e KKR già circolati nei corridoi finanziari.
I tagli puntano a risparmiare circa 200 miliardi di yen annui, ma occorre mantenere competenze chiave per elettrificazione e sistemi di guida autonoma.
Se il piano di Espinosa porterà il ritorno all’utile operativo entro l’esercizio 2026/27, Nissan potrà reinvestire in R&D e favorire un lento recupero di rating creditizio. In caso contrario, l’azienda rischia di dover cedere asset o ricercare misure straordinarie di supporto governativo, come ipotizzato dagli analisti in ragione dell’importanza strategica dell’industria auto in Giappone.

















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