15 maggio 2025

Tornare vincente

Spodestata dalla Mercedes-AMG ONE nel record al Ring, la prossima Porsche GT2 RS, la prima ibrida, mira a riconquistare il primato.

Quando si parla di 911 da intenditori, si tende a concentrare il discorso sulle GT3, le aspirate più performanti del mercato. Ma la vera bestia di Zuffenhausen è la GT2, anzi la versione GT2 RS, proprio quella che Porsche si sta preparando a lanciare nella sua ultima generazione, la quinta. Come al solito i miglioramenti saranno sensibili e questa sarà la 911 più estrema e tecnicamente avanzata di sempre; prevista per il 2026, punta infatti a essere una vera street legal capace di confrontarsi con le più titolate ipercar.


Per realizzare l’obiettivo principale del marchio, riconquistare la supremazia sul Nürburgring, i prototipi della GT2 RS stanno già girando a ritmi serrati sul circuito, in vista del debutto ufficiale. La grande novità sta nell'adozione del  gruppo ibrido della nuova 911 GTS T-Hybrid, rivisto per un’architettura a 400 V, più leggera e compatta rispetto quella a 800, con una batteria di circa 1,9 kWh che alimenta l'unità elettrica e si ricarica anche tramite i turbo ad assistenza elettrica.
Non ci sono dati ufficiali, ma la cilindrata del motore scende a 3,6 litri mentre la potenza sale a oltre 800 CV, con un'erogazione complessiva di sistema di circa 1.000 CV.
Il nuovo sistema ibrido inevitabilmente aggiungerà peso rispetto ai precedenti 1.470 kg, ma ci si aspetta un pacchetto Weissach con vetri in plexiglass, isolamento minimo e altri accorgimenti per ridurre la massa.


Il design, fatta salva l'eterna somiglianza di genere, è certamente sopra le righe: nuovi paraurti e cofano dotato di canali d’aria supplementari, passaruota allargati e cerchi a bloccaggio centrale. Dietro un enorme alettone fisso, mentre lo scarico potrebbe integrare in un unico corpo anche il diffusore.
All’interno una strumentazione completamente digitale, materiali leggeri, isolamento acustico ridotto, finiture essenziali e il roll-bar in opzione.

Come da tradizione, la produzione sarà in tiratura limitata e i prezzo salirà sicuramente oltre i 200.000 euro; molto ma nemmeno troppo rispetto alla concorrenza delle ipercar.


14 maggio 2025

Battuta d'arresto

Una proposta di legge della Camera potrebbe porre un freno importante alla diffusione delle Bev negli USA.

La maggioranza repubblicana della Camera dei Rappresentanti ha presentato un disegno di legge volto a ridurre gli standard sulle emissioni e a cancellare gli incentivi fiscali federali per i veicoli elettrici. Inserita in una più ampia riforma fiscale, la proposta prevede l’eliminazione entro fine anno del credito d’imposta di 7.500 dollari per le nuove EV e di 4.000 dollari per quelle usate, con una fase transitoria fino al 2027 per i costruttori che non hanno ancora raggiunto le 200.000 unità nelle vendite.
Non vengono toccati invece i sussidi alla produzione di batterie realizzate interamente negli Stati Uniti, purché prive di licenze cinesi o componenti provenienti da aziende selezionate in Cina. Questa clausola nasce dalla preoccupazione per la dipendenza dal colosso asiatico, che detiene il 70% della capacità mondiale di produzione di batterie al litio.


L’iniziativa ha subito critiche sia da associazioni ambientaliste sia dai lobbisti dell’industria automobilistica. Genevieve Cullen, presidente dell’Electric Drive Transportation Association, ha definito catastrofica l’idea di abbandonare gli investimenti federali nell’elettrificazione (nel 2024 il Tesoro USA ha stanziato oltre 2 miliardi di dollari in incentivi), avvertendo che ciò danneggerebbe la leadership statunitense a vantaggio della Cina.
Il provvedimento include inoltre tagli ai programmi di prestito del Dipartimento dell’Energia dedicati alle tecnologie avanzate per i veicoli, batterie comprese. Fa parte di una legge di reconciliation più ampia, che riduce le spese sanitarie e ambientali e non gode di sostegno bipartisan. Tuttavia, con il Congresso e la Casa Bianca in mani repubblicane, l'approvazione appare concreta.


Sul fronte politico, l’abolizione degli incentivi EV incontra anche il sostegno informale dell’industria tradizionale: Elon Musk, pur vicino a Trump, ha più volte dichiarato di non volerne più beneficiare. La lobby automotive, storicamente influente, dovrà tuttavia valutare se rinunciare ai sussidi federali sia o meno controproducente in un mercato in cui i veicoli elettrici restano costosi, le vendite rallentano e i consumatori mostrano segnali di stanchezza verso l’aumento dei prezzi. L'alternativa sarebbe quindi un netto ritorno ai veicoli a combustione, scelta che però dovrebbe fare i conti con i passivi generati dagli ormai cospicui investimenti verso le Bev.
In conclusione, la proposta rappresenta uno snodo decisivo per il futuro dell’elettrificazione negli USA. Se approvata, segnerà un netto cambio di rotta rispetto alle politiche degli ultimi anni, privilegiando un minor ruolo del settore pubblico nel supporto alle tecnologie pulite, con impatti potenzialmente significativi su innovazione, occupazione e competitività globale.

13 maggio 2025

Progetti elettrici

L'uso dei motori elettrici può cambiare radicalmente il progetto delle auto grazie ai progressi nella tecnologia alla loro base.

Quando una nuova tecnologia si affaccia all'orizzonte, il suo sviluppo coinvolge ogni lato degli apparati ai quali è destinata. Nel caso delle auto, il passaggio dai motori a combustione a quelli elettrici ha dato il via a un ampio sviluppo dei sistemi di propulsione e grazie alla progressiva riduzione di peso e dimensioni delle singole unità, anche a una radicale modifica del disegno delle scocche.
I motori elettrici si dividono in due tipologie principali: a flusso radiale (il più comune) e a flusso assiale, molto più compatto ed efficiente ma finora difficile da produrre in serie. La società inglese YASA, acquisita da Mercedes-Benz nel 2021 ha superato queste difficoltà sviluppando un motore a flusso assiale innovativo e leggerissimo, ora in fase di industrializzazione.


L'unità ha una struttura a pancake: il flusso magnetico si muove parallelamente all’asse di rotazione, con rotori su entrambi i lati dello statore, senza l’ingombrante collare di ferro tipico dei motori tradizionali. Le bobine di rame sono piatte, avvolte ai bordi su nuclei di materiale magnetico composito e raffreddate a olio. Questo consente densità di coppia eccezionali e, a parità di peso, uno spessore del 75% minore.
I vantaggi sono quindi molteplici: maggiore coppia specifica, raffreddamento più efficace, che permette il mantenimento di potenze elevate per lunghi periodi, minor ingombro, ideale per applicazioni ibride (collocazione tra motore e cambio) o per motori integrati nelle ruote.


Quest'ultima caratteristica è particolarmente d'impatto nella progettazione della scocca dell'auto. I modelli futuri raggiungeranno potenze di 225 kW con soli 7 kg, aprendo la strada all’integrazione nei mozzi ruota senza un vero aumento aumento della massa sospesa. E i risparmi di peso iniziano a moltiplicarsi: niente semiassi, forse anche niente cambio e, se le regolamentazioni lo consentiranno, neppure freni tradizionali, poiché i motori elettrici faranno tanto efficacemente il lavoro di frenata quanto quello di spinta.
La riduzione di massa e ingombro offre quindi più spazio sia per le batterie sia per lo sfruttamento ottimale degli spazi interni.


YASA produce attualmente 25.000 unità l’anno in UK per case come Ferrari (SF90, 296 GTB), Lamborghini (Revuelto, Temerario e futuri EV) e McLaren, mentre Mercedes produrrà questi motori in grandi volumi per la piattaforma AMG.EA nel nuovo stabilimento di Berlino.

Certo, basterebbe risolvere quei due problemini, batterie con densità di energia paragonabile ai combustibili e sistemi di ricarica sostenibili e diffusi.

09 maggio 2025

Cavalli selvaggi al Ring

Con un tempo di 6:52,072, la Ford Mustang GTD stacca un nuovo primato all'Inferno Verde.

I record ottenuti al Ring sono ormai una sorta di famiglia. Sì, perché si differenziano ormai a seconda l'auto sia di produzione o prototipo, per il tipo di gomme montate, quale cambio e pure da quale Paese provengano. Ora tocca alla Mustang GTD, la più cattiva in ordine di tempo delle muscle car di Dearborn, un mito yankee.


Così la Ford Mustang GTD strappa 5,6 secondi al precedente giro sulla Nordschleife del 7 agosto 2024 con il nuovo crono di 6:52,072, che la colloca all’ottavo posto nella classifica delle auto di produzione più veloci di sempre; batte infatti pure il recentissimo primato della GT3 manuale.


Ancora una volta al volante c’era Dirk Müller, pilota ufficiale del team Mustang GT3 nell’IMSA SportsCar Championship. Con 815 CV erogati dal V8 5,2 litri sovralimentato, carrozzeria in fibra di carbonio, aerodinamica attiva con DRS e sospensioni semi-attive a valvole spool, la GTD ha le carte in regola per fare bella figura e non solo al Ring.

08 maggio 2025

Il gusto dell'orrido

L'estremo ha sempre il suo fascino. Così la Yugo, una delle peggiori auto mai costruite, tornerà sul mercato in livrea da terzo millennio.

Prodotta dalla serba Zastava (oggi rimasta solo fabbrica di armi) a Kragujevac a partire dal 1980, la Yugo nacque come versione economica e semplificata delle Fiat 127 e 128: il primo modello, Yugo 45, inaugurò l’aspetto spartano di questa superutilitaria. Nel 1985 fu introdotta la Yugo 55, con interni lievemente più curati, seguita dalla GV e, nel 1987, dalla Cabrio. Nonostante i prezzi molto bassi, la qualità costruttiva e le prestazioni ridotte le valsero la fama di peggiore auto di sempre nel mercato occidentale, ma proprio questo le conquistò un nutrito gruppo di appassionati in tutto il mondo. Dal 2008, però, fine dei giochi, con il passaggio dello stabilimento alla Fiat Automobiles Serbia, che attualmente vi produce la Grande Panda.


Ma un modello in scala di una nuova Yugo è stato presentato al Car Design Event 2025 di Monaco. L’idea del ritorno fa data a quando il designer serbo Darko Marčeta rese pubblici i primi schizzi e Aleksandar Bjelić, accademico con solide relazioni nell’industria automobilistica tedesca, acquisì i diritti sul marchio.
La vettura si presenta compatta e squadrata come la progenitrice, con soli due sportelli. “Mantenere la due porte non è solo un omaggio storico, ma sottolinea l’accessibilità economica e lo spirito sportivo del nuovo modello”, spiegano dal team Yugo.


La nuova supermini debutterà con motori a combustione in versioni aspirate e turbo, con cambio manuale o automatico; una versione elettrica e alcune varianti di carrozzeria non sono escluse, mentre a settembre sarà presentata una versione ad alte prestazioni.
Leit motiv del progetto resta comunque la convenienza; per contenere i costi, il team progettuale sta trattando l’adozione di una piattaforma già collaudata in collaborazione con un partner industriale europeo.
Prossimo tappa, mostrare un veicolo funzionante all’Expo di Belgrado 2027.

07 maggio 2025

In cerca di soluzioni

L'industria automotive si orienta verso auto ad autonomia estesa (EREV) come ponte verso l'affermazione delle Bev.

L’ansia da autonomia (oltre ai prezzi) resta uno dei principali ostacoli all’adozione su larga scala delle BEV. La scarsa espansione delle reti di ricarica e i molti malfunzionamenti dei singoli punti alimentano il timore di trovarsi senza energia durante viaggi lunghi o in aree poco servite.
I costruttori hanno quindi individuato nelle plug-in hybrid una prima soluzione parziale, ma attualmente è verso le EREV che si sta spostando l'attenzione.
Ancora una volta si tratta di una sorta di ripescaggio di soluzioni già viste: la Chevrolet Volt del 2010 o la BMW i3 REx del 2014, entrambe dotate di un motore a combustione per ricaricare le batterie quando sono esaurite.

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Dal punto di vista del bilancio energetico si tratta di una soluzione in perdita: ogni volta che si altera il flusso energetico si perde qualcosa e in questa modalità la coppia motrice non è inviata direttamente alle ruote ma trasformata in energia elettrica, per essere poi ritrasformata in energia meccanica. Un controsenso quindi, ma solo uno dei tanti che ci vengono imposti per varie ragioni. Esempi del concetto sono Mazda MX-30 R-EV e Nissan Qashqai e-POWER con trazione solo elettrica ma motore a benzina di supporto e l'annunciata Volvo XC70, a cavallo tra EREV e ibrido plug-in.
D'altronde l’introduzione di dazi fino al 45,3% sulle BEV importate dalla Cina ha spinto Case come BYD e Chery a spostare le vendite sulle PHEV, soggette a un dazio ridotto al 10%, mentre in Cina EREV e PHEV superano la crescita delle BEV (+79% e +76% rispetto al +23% delle BEV nel 2024).


In definitiva, la diffusione di modelli ad autonomia estesa risponde a logiche di mercato e tariffarie, ma anche a una pianificazione graduale della transizione energetica, pur con quest'ultima sempre più messa in discussione da industria e opinione pubblica.
Il successo a lungo termine dipenderà quindi dal bilanciamento tra innovazione tecnologica, costi di produzione, incentivi pubblici e sviluppo delle infrastrutture di ricarica, ma soprattutto dalle scelte politiche.

06 maggio 2025

Imparare dal passato

L'automobile ha perso da tempo la spinta propulsiva della "prima motorizzaione". Ma oggi Slate ci punta di nuovo, pur con criteri diversi.

Nel 1948 nasceva la Citroën 2CV, concepita per offrire un’auto a tutti, ma calibrando l'offerta su agricoltori e famiglie rurali. A Guerra Mondiale appena finita occorreva un veicolo semplice, economico e facile da manutenere e i 5 milioni di esemplari venduti in 42 anni (la 2CV uscì di produzione nel 1990) provano che André Citroen ci aveva visto giusto. Chiave del successo, oltre a un prezzo estremamente accessibile, un progetto modulare che su un unico telaio permise molte versioni, dalla iniziale A sono nati infatti i modelli AZ, AZL, AZU (furgonette) e 2CV4/6 (con motorizzazioni maggiorate), oltre a derivate come Dyane, Méhari e Ami.
Oggi il leit motiv dei costruttori è mantenere i profitti alzando i prezzi e riducendo la produzione, un po' per i diktat verdi un po' perché a guadagnare parecchio ci hanno preso gusto e si scarta quindi a priori il ricavo sui numeri.


Ma negli Usa un nuovo marchio intende ripercorrere la strada minimalista della Citroën d'antan: si chiama Slate e propone un pickup elettrico rivolto a consumatori attenti al prezzo. Si parte da una versione essenziale, la Blank Slate, da customizzare con accessori, basta un deposito di 50 $ (rimborsabili) per ordinarla e il prezzo parte da 27.500 dollari, che con gli incentivi federali scende sotto i 20.000. Inizio produzione nel 2026 in Indiana, ma il progetto viene da equipe in California e Michigan.


La Slate Truck ha un motore da 201 CV e 264 Nm, la trazione è posteriore e la batteria base è da 52,7 kWh, con un'opzione da 84,3; il range va da circa 240 a 390 km e la velocità massima (teorica, il costruttore non la dichiara) è di ben 240 km/h, un bel passo avanti rispetto ai 60 km/h della prima 2CV. La ricarica è in alternata fino a 11 kW e in continua fino a 120 kW. Le dimensioni sono quelle di un truck compatto anni '80, nessuna verniciatura (la carrozzeria è in composito grigio), finestrini a manovella, maniglie e componenti identici su entrambi i lati. Non c'è infotainment, l’utente usa il proprio smartphone per navigazione, musica e aggiornamenti OTA.


Ma ci sono oltre 100 accessori optional per farne un po' quel che si vuole e il prezzo è ultra-competitivo per gli Usa; il target è quello dei consumatori con reddito familiare entro i 100.000 $, oltre il 70 % delle famiglie yankee.

Un ulteriore motivo per deprimerci (parlo di noi italiani), facendo il confronto tra le entrate medie locali e quelle degli Usa, ma anche un'idea che potrebbe attecchire di qua dell'Atlantico, magari con una startup non ancora avvezza ai guadagni stellari degli ad europei.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...