L'industria automotive si orienta verso auto ad autonomia estesa (EREV) come ponte verso l'affermazione delle Bev.
L’ansia
da autonomia (oltre ai prezzi) resta uno dei principali ostacoli all’adozione su
larga scala delle BEV. La scarsa espansione
delle reti di ricarica e i molti malfunzionamenti dei singoli punti alimentano il timore di trovarsi senza
energia durante viaggi lunghi o in aree poco servite.
I costruttori hanno quindi individuato nelle plug-in hybrid una prima soluzione parziale, ma attualmente è verso le EREV che si sta spostando l'attenzione.
Ancora una volta si tratta di una sorta di ripescaggio di soluzioni già viste: la Chevrolet Volt del 2010 o la BMW i3 REx del 2014, entrambe dotate di un motore a combustione per ricaricare le batterie quando sono esaurite. 
Dal punto di vista del bilancio energetico si tratta di una soluzione in perdita: ogni volta che si altera il flusso energetico si perde qualcosa e in questa modalità la coppia motrice non è inviata direttamente alle ruote ma trasformata in energia elettrica, per essere poi ritrasformata in energia meccanica. Un controsenso quindi, ma solo uno dei tanti che ci vengono imposti per varie ragioni. Esempi del concetto sono Mazda MX-30 R-EV e Nissan Qashqai e-POWER con trazione solo elettrica ma motore a benzina di supporto e l'annunciata Volvo XC70, a cavallo tra EREV e ibrido plug-in.
D'altronde l’introduzione di dazi fino al 45,3% sulle BEV
importate dalla Cina ha spinto Case come BYD e Chery a spostare le
vendite sulle PHEV, soggette a un dazio ridotto al 10%, mentre in Cina EREV e PHEV superano la
crescita delle BEV (+79% e +76% rispetto al +23% delle BEV nel 2024).
In definitiva, la diffusione di modelli ad autonomia estesa risponde a logiche di mercato e tariffarie, ma anche a una pianificazione graduale della transizione energetica, pur con quest'ultima sempre più messa in discussione da industria e opinione pubblica.
Il successo a lungo termine dipenderà quindi dal bilanciamento tra innovazione tecnologica, costi di produzione, incentivi pubblici e sviluppo delle infrastrutture di ricarica, ma soprattutto dalle scelte politiche.


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