07 aprile 2025

OMODA 9, la nuova ammiraglia

In occasione dell'apertura della Milano Design Week, OMODA & JAECOO ha scelto di presentare in anteprima nazionale al Fuorisalone la nuova OMODA 9.

La nuova vettura del brand cinese è un'ammiraglia ibrida che ambisce a ridefinire i canoni SUV in chiave di design e tecnologia. L’auto è stata progettata secondo il criterio Golden Ratio Mobility, un parametro individuato dalla divisione di design del brand che colloca al fattore numerico 0,618 l'ottimale equilibrio tra forme e dinamismo.
Molta attenzione anche alla profilatura aerodinamica, che con un Cx di 0,308 contribuisce a ridurre la resistenza al moto e ad aumentare l'autonomia.


L’interno, completamente rivestito in pelle nappa, unisce attenzione ai particolari con elementi high-tech, come la plancia curva da 24,6 pollici, il volante multifunzione con comandi tattili, l’illuminazione ambientale e l’audio immersivo studiato dalla SONY, che si avvale del sistema ISD (Intelligent Sound & Design) che fa interagire luci e musica.


OMODA 9 dispone di un motore 1.5 TGDI che lavora secondo il ciclo Miller e mostra un'efficienza termica superiore al 44,5%, cui si aggiungono due motori elettrici collocati il primo in serie al motore a combustione e il secondo sull'asse posteriore; il cambio è un DHT a tre rapporti. La versione 4WD sviluppa oltre 500 CV, consentendo un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 4,9 secondi e può funzionare a 4 ruote motrici tanto mediante il sistema elettrico quanto con il motore a benzina, vista la presenza di un albero di trasmissione.
La batteria ha una capacità di 34,46 kWh e consente in modalità a zero emissioni un'autonomia di 170 km, mentre quella complessiva, grazie al serbatoio da 70 l, supera i 1.300 km secondo il ciclo WLTC; il consumo medio è di 5,4 l/100 km. Il motore è in grado di ricaricare l'accumuatore durante la marcia e non consente mai la discesa della sua carica al di sotto del 15%, mantenendo così sempre funzionale il sistema ibrido.


OMODA & JAECOO fa parte del gruppo Chery, che ha una produzione di 1,8 milioni di vetture di cui 900mila destinate ai mercati esteri, primo gruppo automotive cinese per esportazioni nel mondo. La nuova OMODA 9 sarà disponibile presso la rete ufficiale a partire dalla fine di maggio 2025, nell'ottica di un ulteriore consolidamento della posizione commerciale del marchio sul mercato italiano.

04 aprile 2025

Una Coca a idrogeno

La divisione jap della multinazionale ha realizzato un distributore di bevande che funziona grazie a una fuel cell a idrogeno.

Sta per aprire l'Expo di Osaka, che resterà aperta fino al prossimo ottobre. Lo scopo è, oltre ovviamente a quello del business connesso a ogni esposizione universale, quello di mostrare innovazione e stato dell'arte nei principali settori  di ricerca ed economia.
Ma a lato delle principali attrazioni c'è spazio per approcci innovativi anche nell'Horeca, l'insieme delle attività legate all'accoglienza.


Così i visitatori potranno (salvo contro-dazi o ritorsioni) bersi una Coca Cola erogata da una speciale macchina distributrice alimentata da cartucce di idrogeno, che utilizza la metà dell’energia necessaria a un apparecchio tradizionale.
Collocata sotto il lato nord del tetto Grand Ring dell’expo, la macchina è stata sviluppata congiuntamente da Coca-Cola Bottlers Japan Inc. e Fuji Electric Co. e il fatto che funzioni mediante una fuel cell le permette una collocazione indipendente dalla connessione alla rete elettrica.


Certo, niente consumo di corrente, compensato però da quello di idrogeno che, oltre a non trovarsi abitualmente al supermercato, richiede sostituzioni periodiche delle cartucce, non si sa quanto frequenti. E infatti Coca-Cola Bottlers Japan ha dichiarato di non aver ancora preso una decisione sull’adozione dell'apparecchio, visto il costo maggiore e lo spazio supplementare richiesto. Un altro esempio di applicazione strutturalmente inutile delle tecnologie ecologiche, che evidenzia più che altro le sfide legate alla diffusione dell’idrogeno come vettore energetico alternativo.

Penso però che l'idea sarebbe perfetta per collocare distributori nel Rubʿal-Khālī, il deserto interno della penisola arabica. Lì potrebbero usare elicotteri per il rifornimento di lattine e idrogeno, in linea con lo spirito ecologico del luogo.

03 aprile 2025

E-Ray al debutto

Grazie al gruppo Cavauto di Monza, debutta in Italia la Chevrolet Corvette C8 in versione E-Ray, ibrida e 4WD.

I dazi americani verso la UE sono appena entrati in vigore, ma occorre ricordare che sono proprio i costruttori Usa i primi ad avere contraccolpi economici per questa iniziativa presidenziale, sulla quale hanno peraltro già espresso contrarietà e dubbi.
In ogni Caso la Chevrolet Corvette non ha colpe per tale situazione e resta in questa sua versione C8 a motore centrale una supercar attraente e tecnologica, con una gamma che impiega sia il collaudato motore 6.2 aspirato quanto il più recente da 5,5 litri

Ma è la più recente versione ibrida E-Ray che debutta oggi in Italia grazie al Gruppo CAVAUTO, unico distributore con mandato da Hedin Sport Car, che gestisce le importazioni sul mercato europeo. Questo modello segna una svolta nella leggendaria storia della Corvette, combinando la tradizionale anima da supercar americana con la tecnologia ibrida. È infatti la prima Corvette a trazione integrale elettrificata (eAWD), frutto dell’abbinamento tra il collaudato motore small-block V8 LT2 da 6,2 litri da 482 CV e 637 Nm e un motore elettrico anteriore da 161 CV e 195 Nm, per una potenza combinata di 643 CV. Il cambio è un Tremec a doppia frizione con 8 rapporti, che agisce sulle ruote posteriori per il tramite di un differenziale a controllo elettronico. L’accelerazione da 0 a 100 km/h si copre in 2,9 secondi, rendendola la Corvette più scattante mai prodotta, la Vmax supera i 300 km/h.

La E-Ray è disponibile nelle versioni Coupé e Convertible: la Coupé, dotata di tettuccio rigido rimovibile, e la Convertible, che offre un hardtop retrattile elettrico in grado di aprirsi e chiudersi in 16 secondi, anche in movimento fino a 50 km/h. Interessante notare che la scocca per entrambe le versioni è stata sviluppata in versione cabrio, senza contare perciò sulla maggiore rigidezza dovuta al tetto, cui sopperisce un irrobustimento nella parte inferiore. Ciò garantisce perciò anche alla versione scoperta la medesima rigidità torsionale.
Il sistema eAWD garantisce trazione su tutte le ruote, migliorando stabilità e aderenza in ogni condizione. Il motore elettrico, compatto e posizionato sull’asse anteriore, lavora fino a 240 km/h, alimentato da una batteria al litio da 1,9 kWh che permette di muovere la vettura a emissioni zero fino a 70 km/h per una decina di km.


Le modalità di guida sono personalizzabili: Normal, Stealth, per emissioni zero in ambito urbano, Shuttle per la guida in ambienti ristretti e Charge+ per ottimizzare la carica. L’impianto di sospensioni Magnetic Ride Control 4.0 effettua fino a 1.000 aggiustamenti al secondo e il Front Lift System™ permette di superare ostacoli cittadini sollevando la parte anteriore di 5 cm in meno di 3 s. Può poi memorizzare la posizione degli ostacoli mediante il Gps, in modo da ricordare la loro posizione e agire autonomamente.
All’interno l'abitacolo high-tech, futuristico e raccolto attorno al pilota, con un display digitale da 12” e un sistema infotainment Chevrolet4 touchscreen da 8”, integrato con Apple CarPlay e Android Auto. Sedili sportivi in pelle premium e finiture in fibra di carbonio.

I prezzi partivano ieri da 174.900 Euro per la versione Coupé e 181.900 Euro per la Convertible, IVA inclusa, con garanzia di 3 anni o 100.000 km.
Vedremo di quanto varieranno alla luce delle contromisure ai dazi messe in opera dalla UE.

01 aprile 2025

Svolte autoritarie

Imporre sembra la modalità sempre più diffusa, di qua e di là dell'Atlantico. Oggi tocca alle auto, ma domani?

Che la democrazia sia ormai globalmente sotto attacco è palese e ne vediamo il segno giorno dopo giorno, a partire dalle esigenze di accentramento determinate da conflitti economici e militari per giungere alle abitudini quotidiane dei cittadini, sempre più stretti nella morsa di obblighi e divieti.
Ed è altrettanto indubbio che negli Stati Uniti sia in corso un mutamento che in brevissimo tempo li sta portando ad assomigliare sempre più a una dittatura, le cui sfaccettature dipendono dagli umori di chi siede sugli scranni.

Il caso.
La Virginia è considerata uno degli Stati meno favorevoli per gli appassionati della guida, con limiti di velocità tra i più bassi degli States e soglie rigide per la definizione legale di guida spericolata. Ora però una proposta di legge introduce un'alternativa alle sanzioni tradizionali, quali sospensione della patente o carcere: i conducenti condannati per reckless driving (guida spericolata) o che superano le 100 mph (circa 160 km/h) potrebbero essere obbligati a installare nei loro veicoli un sistema che rende impossibile superare il limite di velocità, la cui manomissione sarebbe considerata un reato.
Il programma, denominato ISA, Intelligence Support Activity, si basa su tecnologie già comuni nei veicoli moderni, come il riconoscimento dei segnali stradali e il controllo adattivo della velocità, ma con una differenza fondamentale: il limite imposto non è regolabile dal conducente. In altre parole, il sistema agisce come un controllo automatico della velocità basato sulla posizione geografica.

La proposta ha ricevuto modifiche che hanno eliminato le pene detentive da due a sei mesi originariamente previste, lasciando ai tribunali la decisione sulla durata dell'uso del limitatore e la legge, se approvata, dovrebbe entrare in vigore a luglio 2026. Manca tuttavia chiarezza sui criteri per decidere chi debba installare il limitatore o subire invece la sospensione della patente. Inoltre, si teme che questa tecnologia possa essere estesa a tutti i nuovi veicoli in futuro; altri stati americani, come Washington e Maryland, stanno infatti considerando leggi simili, mentre in California, una proposta simile è stata respinta dal governatore lo scorso anno.

Auto nel mirino, dunque, nell'ottica generale di una sorta di bisogno di individuare colpevoli ad ampio spettro. Colpevoli che devono diventare obbedienti e rispettosi.
E la Ue non è così lontana da questi criteri.

29 marzo 2025

La Panda new age

Un'auto che si rifa al design delle origini, ma con un corpo maggiorato che la rende adatta alla mobilità familiare e cittadina.

Non avevo ancora visto dal vero la nuova Fiat Grande Panda e l'occasione è capitata ieri sera presso la concessionaria G. Villa S.r.l. di Monza, in occasione della presentazione del nuovo spazio espositivo dedicato al marchio.

Progettata presso il Centro Stile di Torino, la vettura mostra un aspetto solido, combinato con un design vagamente rétro unito a richiami Suv. Sviluppata sulla Smart Car Platform di Stellantis, l'auto è disponibile in due motorizzazioni: una versione mild hybrid con motore turbo 1.2 litri da 110 CV con cambio a doppia frizione, abbinato a un sistema 48V, e una versione elettrica dotata di una batteria da 44 kWh capace di offrire un’autonomia WLTP di circa 320 km.
L'interno è ben strutturato e piacevole, con una plancia dove spicca l'elemento rettangolare con i lati arrotondati; analoga forma è riservata al pannello che include il quadro strumenti digitale da 10 " e lo schermo dell'infotainment da 10,25.


Dal punto di vista estetico non ha certo la forza della Panda di Giugiaro, ma si distingue per linee essenziali e dinamiche, arricchite da particolari di richiamo come i LED PXL, il cavo di ricarica integrato frontale (anche per l'ibrida) che si aggiunge allo sportellino posteriore e l’uso di materiali sostenibili come componenti riciclati da cartoni per bevande e il tessuto BAMBOX Bamboo Fiber Tex® per la plancia.
L'offerta parte da 16.950 € per l'ibrida e 22.950 € per l'elettrica.

28 marzo 2025

La caduta

Le scelte della dirigenza ricadono sulle vendite. Questo in soldoni l'esito ultimo delle esternazioni politiche di Musk, che minano ormai pesantemente il futuro di Tesla.

Nell'ultimo periodo Tesla è passata da simbolo di innovazione e sostenibilità a marchio sempre più in crisi, minacciato non tanto da problemi tecnici o di produzione, quanto dalle scelte politiche del suo a.d., Elon Musk. La situazione attuale, come evidenziato da vari articoli e studi, è il risultato di un’inaspettata svolta: Musk ha intrapreso un percorso di coinvolgimento diretto nella politica statunitense, arrivando a dirigere iniziative governative come il DOGE, Department of Government Efficiency. Tale scelta ha fatto sì che Musk non solo alterasse il tradizionale rapporto tra imprenditore e potere politico, ma anche che Tesla venisse percepita come uno strumento per implementare misure drastiche (e spesso impopolari) come tagli al settore pubblico Usa. 

Il risultato è un’erosione della fiducia nei confronti del brand, tale da spingere alcuni clienti americani a vendere le proprie auto addirittura a prezzo di risulta, nel tentativo di dissociarsi dall’immagine negativa del marchio che si sta consolidando. I consumatori, un tempo attratti da Tesla per la sua aura di impegno ambientale e tecnologico, ora si trovano di fronte a un dilemma morale: continuare a sostenere un’azienda il cui volto è ormai indissolubilmente legato a scelte politiche controverse oppure optare per alternative che, pur offrendo tecnologie simili, non sono coinvolte in tali dinamiche.


In Europa, dove la memoria storica e il sentimento anti-autoritario sono particolarmente forti, le conseguenze sono ancor più evidenti. Studi recenti hanno rilevato un calo significativo delle vendite e una crescente insoddisfazione dei clienti, con proteste pubbliche che si sono trasformate in vere e proprie campagne di boicottaggio. I danni all’immagine del marchio Tesla si stanno traducendo in un deprezzamento delle vetture usate e in un’erosione della fidelizzazione della clientela, tanto che addirittura alcuni investitori hanno chiesto il distacco di Musk dalla guida dell’azienda.

Questo fenomeno rappresenta un esempio lampante di come la personalità e le scelte di un leader possano incidere direttamente sul valore di un brand. In un’epoca in cui l’immagine e la reputazione giocano un ruolo fondamentale nelle decisioni d’acquisto, il caso Tesla sottolinea come il confine tra politica e business sia ormai sempre più sottile. Se da un lato l’innovazione tecnologica e la spinta verso un futuro sostenibile hanno reso Tesla pioniera nel settore delle auto elettriche, dall’altro le scelte politiche di Musk rischiano di compromettere non solo il successo commerciale dell’azienda, ma anche la sua capacità di ispirare fiducia e credibilità in un mercato sempre più competitivo. La sfida per Tesla sarà quella di riconciliare il proprio passato da leader dell’innovazione con la necessità di mantenere un’immagine neutra e affidabile agli occhi dei consumatori, evitando che le dinamiche politiche diventino l’elemento dominante della sua identità. 

25 marzo 2025

Contrordine

Basta con i V8, d'ora in poi solo elettriche, al massimo un 6 in linea. Come non detto, riprendiamo a costruire gli 8 cilindri. Stellantis annaspa nelle decisioni sul mercato Usa.

Con il debutto della Dodge Daytona EV Stellantis aveva decretato la fine dei V8 su una delle due ultime muscle car yankee (l'altra è la Ford Mustang), lasciando aperta solo una porticina con il 6L biturbo Hurricane. Il mercato americano è abituato a obbedire ai cambiamenti imposti dall'alto, ma nel caso del passaggio alle elettriche le cose non vanno e pare non andranno anche in futuro come il marketing aveva previsto.
Non è una débacle come quella europea, ma sicuramente le Bev non mostrano la tendenza a divenire la base della motorizzazione continentale americana, specie sulle auto prestazionali, e ciò fa sì che ci siano decisioni da prendere e in fretta.

Così, in una presentazione interna a Stellantis è stato confermato il ritorno del V8 Hemi da 5,7 litri, inizialmente sul Ram 1500. Per il modello 2025 il pickup era passato esclusivamente a motori a sei cilindri, ma ora si prevede il rientro del V8. Sempre secondo la fonte interna, altri motori Hemi, come il 6.4 392 e il 6.2 Hellcat compressore, torneranno a essere disponibili dopo un anno di assenza, non solo per i truck, ma anche per la nuova Dodge Charger, lanciata l'anno scorso in versione elettrica Daytona.

Fonti anonime di MoparInsiders hanno riferito che la produzione degli Hemi riprenderà ad agosto allo stabilimento Dundee Engine Plant nel Michigan. Secondo le informazioni, la Charger V8 potrebbe essere lanciata il prossimo anno, dopo il modello EV, già in vendita, e i modelli Sixpack a sei cilindri in arrivo questa estate.
Un portavoce Ram ha definito la notizia “una pura speculazione” e Stellantis non ha ancora confermato ufficialmente il ritorno degli Hemi, ma i rumors paiono assai credibili e si prevede che il ritorno degli Hemi possa interessare anche altri modelli, come la Jeep Wrangler Rubicon 392, oltre a possibili estensioni a Grand Cherokee, Grand Wagoneer e la prossima generazione di Dodge Durango.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...