Si chiama delirio di onnipotenza e in genere riguarda i bambini. Quando però il fenomeno si prolunga nel tempo i danni sono dietro l'angolo.
Manie di protagonismo, mancanza di empatia, ossessione per il potere e il controllo, mancanza di interesse per le opinioni degli altri. Sembra la fotografia del nuovo vertice Usa, ma è anche la definizione scientifica del delirio di onnipotenza, un disturbo narcisistico che pare particolarmente presente nel signor Musk.
Negli ultimi tempi, le proteste contro Tesla hanno assunto un rilievo inaspettato, diventando negli Usa il fulcro di un acceso dibattito politico e sociale. Al centro di questa controversia c’è il carismatico e spesso imprevedibile a.d. Tesla, che ha deciso di assumere un ruolo ben oltre quello di semplice dirigente d’azienda. Da questo secondo mandato di Donald Trump, Musk ha messo in campo il cosiddetto Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), ente creato per ordine esecutivo con la finalità di eliminare sprechi e frodi nel governo federale. Ma la legittimità stessa di DOGE è stata messa in discussione, poiché non è chiaro se un presidente possa istituire legalmente un’agenzia di tale natura, lasciando aperta una serie di interrogativi sul confine tra poteri esecutivi e normativi.
La gestione di DOGE, affidata direttamente a Musk e al suo staff, ha comportato tagli drastici e rapidi all’interno del personale governativo. Questi tagli, effettuati con poca supervisione e senza un’adeguata valutazione dell’impatto sui ruoli fondamentali, hanno sollevato notevoli preoccupazioni. Invece di pianificare una ristrutturazione che potesse preservare la funzionalità essenziale del governo, l’approccio adottato si è rivelato indiscriminato e, secondo alcuni, addirittura illegale. A complicare ulteriormente il quadro, il coinvolgimento di Musk in contratti governativi a favore delle proprie aziende ha alimentato sospetti di conflitto di interessi, sollevando il dubbio che le decisioni prese possano riflettere interessi privati piuttosto che il bene pubblico.
Questa situazione mette in luce una dinamica inedita: mai prima d’ora il capo di un’azienda automobilistica si era trovato al centro di una controversia così profonda, essendo direttamente coinvolto in una politica governativa che divide l’opinione pubblica. Resta da vedere se le proteste e la pressione dei consumatori, colpendo simbolicamente “il portafoglio” di Musk, potranno portare a una revisione delle strategie adottate o se questo episodio rimarrà un caso isolato in un periodo di grande imprevedibilità politica e sociale.



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