28 marzo 2025

La caduta

Le scelte della dirigenza ricadono sulle vendite. Questo in soldoni l'esito ultimo delle esternazioni politiche di Musk, che minano ormai pesantemente il futuro di Tesla.

Nell'ultimo periodo Tesla è passata da simbolo di innovazione e sostenibilità a marchio sempre più in crisi, minacciato non tanto da problemi tecnici o di produzione, quanto dalle scelte politiche del suo a.d., Elon Musk. La situazione attuale, come evidenziato da vari articoli e studi, è il risultato di un’inaspettata svolta: Musk ha intrapreso un percorso di coinvolgimento diretto nella politica statunitense, arrivando a dirigere iniziative governative come il DOGE, Department of Government Efficiency. Tale scelta ha fatto sì che Musk non solo alterasse il tradizionale rapporto tra imprenditore e potere politico, ma anche che Tesla venisse percepita come uno strumento per implementare misure drastiche (e spesso impopolari) come tagli al settore pubblico Usa. 

Il risultato è un’erosione della fiducia nei confronti del brand, tale da spingere alcuni clienti americani a vendere le proprie auto addirittura a prezzo di risulta, nel tentativo di dissociarsi dall’immagine negativa del marchio che si sta consolidando. I consumatori, un tempo attratti da Tesla per la sua aura di impegno ambientale e tecnologico, ora si trovano di fronte a un dilemma morale: continuare a sostenere un’azienda il cui volto è ormai indissolubilmente legato a scelte politiche controverse oppure optare per alternative che, pur offrendo tecnologie simili, non sono coinvolte in tali dinamiche.


In Europa, dove la memoria storica e il sentimento anti-autoritario sono particolarmente forti, le conseguenze sono ancor più evidenti. Studi recenti hanno rilevato un calo significativo delle vendite e una crescente insoddisfazione dei clienti, con proteste pubbliche che si sono trasformate in vere e proprie campagne di boicottaggio. I danni all’immagine del marchio Tesla si stanno traducendo in un deprezzamento delle vetture usate e in un’erosione della fidelizzazione della clientela, tanto che addirittura alcuni investitori hanno chiesto il distacco di Musk dalla guida dell’azienda.

Questo fenomeno rappresenta un esempio lampante di come la personalità e le scelte di un leader possano incidere direttamente sul valore di un brand. In un’epoca in cui l’immagine e la reputazione giocano un ruolo fondamentale nelle decisioni d’acquisto, il caso Tesla sottolinea come il confine tra politica e business sia ormai sempre più sottile. Se da un lato l’innovazione tecnologica e la spinta verso un futuro sostenibile hanno reso Tesla pioniera nel settore delle auto elettriche, dall’altro le scelte politiche di Musk rischiano di compromettere non solo il successo commerciale dell’azienda, ma anche la sua capacità di ispirare fiducia e credibilità in un mercato sempre più competitivo. La sfida per Tesla sarà quella di riconciliare il proprio passato da leader dell’innovazione con la necessità di mantenere un’immagine neutra e affidabile agli occhi dei consumatori, evitando che le dinamiche politiche diventino l’elemento dominante della sua identità. 

25 marzo 2025

Contrordine

Basta con i V8, d'ora in poi solo elettriche, al massimo un 6 in linea. Come non detto, riprendiamo a costruire gli 8 cilindri. Stellantis annaspa nelle decisioni sul mercato Usa.

Con il debutto della Dodge Daytona EV Stellantis aveva decretato la fine dei V8 su una delle due ultime muscle car yankee (l'altra è la Ford Mustang), lasciando aperta solo una porticina con il 6L biturbo Hurricane. Il mercato americano è abituato a obbedire ai cambiamenti imposti dall'alto, ma nel caso del passaggio alle elettriche le cose non vanno e pare non andranno anche in futuro come il marketing aveva previsto.
Non è una débacle come quella europea, ma sicuramente le Bev non mostrano la tendenza a divenire la base della motorizzazione continentale americana, specie sulle auto prestazionali, e ciò fa sì che ci siano decisioni da prendere e in fretta.

Così, in una presentazione interna a Stellantis è stato confermato il ritorno del V8 Hemi da 5,7 litri, inizialmente sul Ram 1500. Per il modello 2025 il pickup era passato esclusivamente a motori a sei cilindri, ma ora si prevede il rientro del V8. Sempre secondo la fonte interna, altri motori Hemi, come il 6.4 392 e il 6.2 Hellcat compressore, torneranno a essere disponibili dopo un anno di assenza, non solo per i truck, ma anche per la nuova Dodge Charger, lanciata l'anno scorso in versione elettrica Daytona.

Fonti anonime di MoparInsiders hanno riferito che la produzione degli Hemi riprenderà ad agosto allo stabilimento Dundee Engine Plant nel Michigan. Secondo le informazioni, la Charger V8 potrebbe essere lanciata il prossimo anno, dopo il modello EV, già in vendita, e i modelli Sixpack a sei cilindri in arrivo questa estate.
Un portavoce Ram ha definito la notizia “una pura speculazione” e Stellantis non ha ancora confermato ufficialmente il ritorno degli Hemi, ma i rumors paiono assai credibili e si prevede che il ritorno degli Hemi possa interessare anche altri modelli, come la Jeep Wrangler Rubicon 392, oltre a possibili estensioni a Grand Cherokee, Grand Wagoneer e la prossima generazione di Dodge Durango.

24 marzo 2025

Terrorismo interno

Così Trump ha definito gli atti vandalici verso le vetture Tesla. E minaccia di deportare i responsabili in Salvador.

Sappiamo quanto Elon Musk sia legato a Trump, avendo finanziato la sua campagna presidenziale per quasi 300 milioni di dollari; sappiamo anche che guida il cosiddetto Dipartimento per l’Efficienza del Governo (DOGE), che si è incaricato di tagliare le spese federali. Ma le sue recenti sortite hanno creato molta ostilità nei suoi confronti, che viene espressa materialmente con atti di vandalismo verso le Tesla parcheggiate.

C'è da aspettarsi dunque che in un sistema all'insegna del denaro come gli States il presidente difenda gli interessi di un sostenitore, ma in questo caso lo ha fatto con toni particolarmente aggressivi: ha suggerito infatti di mandare i colpevoli nelle prigioni di El Salvador.
«Non vedo l’ora di vedere quei malati terroristi ottenere condanne a 20 anni di carcere per quello che stanno facendo a Elon Musk e a Tesla», ha scritto Trump. «Forse potrebbero scontare la pena nelle prigioni di El Salvador, che recentemente sono diventate famose per le loro condizioni così piacevoli!» 


Trump ha sostenuto ci siano persone che stanno boicottando illegalmente e collusivamente il produttore di veicoli elettrici e il procuratore generale Pam Bondi ha recentemente addebitato reati federali ad almeno tre sospetti per attacchi contro vetture Tesla, reati che se classificati come terrorismo prevedono una pena di vent’anni di detenzione.
Che un presidente usi un linguaggio simile a protezione di una società guidata da un uomo che è un importante donatore politico è indice di una pericolosa svolta autoritaria del governo Usa, che la dice lunga su quanto ci si possa attendere in futuro da questa amministrazione. 

Successivamente, Trump ha trasformato la Casa Bianca in una concessionaria Tesla per alcune ore, ha trascorso del tempo ad esaminare vari modelli Tesla e pare ne abbia scelto uno.
Peccato però non possa e non potrà mai guidarlo. Questo perché il presidente Usa, una volta giurato, rinuncia ai privilegi di guida per il resto della vita, anche dopo aver lasciato l'incarico.

21 marzo 2025

Un nuovo Karma

La società ora cinese presenta la Amaris, nuova ibrida che mostra però il consueto passo lungo delle Karma, di vaga ispirazione Ferrari.

Karma Automotive ha percorso una notevole evoluzione dal 2016, dopo il fallimento della Fisker e l’acquisizione da parte dei cinesi di Wanxiang. La società ha rilanciato il marchio con la berlina Revero, ibrida dotata di batterie al litio da 21,4 kWh della potenza di 543 CV, con autonomia complessiva di 480 km.

Il lancio della coupé elettrica Kaveya, inizialmente previsto per il 2026, è stato rinviato al 2027 in risposta alle mutate dinamiche di mercato nel segmento di lusso, così ieri la società ha svelato la nuova coupé ibrida plug-in Amaris durante il primo evento Create Karma a Irvine, California. La Amaris, che uscirà sul mercato nel tardo 2026, colmerà quindi il vuoto lasciato dal rinvio della Kaveya, mentre è attesa anche una SUV elettrica, denominata Ivara, sempre nel 2027.
 

A differenza della Kaveya, basata su una nuova piattaforma EV in grado di erogare oltre 1.000 CV, la Amaris sfrutterà una versione modificata della attuale piattaforma della Revero, accelerandone così lo sviluppo. Il range extender è basato ora su un 4 cilindri turbo e la vettura promette accelerazioni 0-100 in circa 3,5 secondi, con una velocità massima di 265 km/h. 

Prezzi e inizio consegne restino ancora da definire.

18 marzo 2025

Auto volanti crescono

In Cina accelera la realizzazione di auto volanti, che potrebbero rivoluzionare sia i viaggi sulle lunghe distanze, sia il traffico in aree urbane.

Qualche mese commentavo il  Land Aircraft Carrier, prodotto dalla cinese Xpeng Aeroht, divisione aeronautica del gruppo Xpeng, un veicolo a sei ruote dotato di un drone passeggeri che si stacca dalla parte posteriore e vola autonomamente.
Continuo a ritenere l'auto volante una chimera per evidenti ragioni di traffico e sicurezza, ma in Cina pare non non la pensino così.


Il settore è infatti in in rapida espansione nel Paese e secondo le stime varrà circa un trilione di yuan nel 2025, circa 126 miliardi di euro, cifra destinata addirittura a triplicare entro il 2030. Così il Land Aircraft Carrier, che ha un costo attorno a 250.000 €, dopo il debutto al Zhuhai Airshow del novembre 2024 ha raccolto circa 3.000 prenotazioni, mentre è stata avviata la costruzione di una fabbrica in grado di produrre 10.000 esemplari l’anno che sarà operativa dal primo trimestre del 2026.
Ora al modello a sei ruote si è aggiunto anche il quadricottero eVTOL Flying Car, modello ancora più ambizioso che è di fatto la vera "auto volante", ma della quale Xpeng non ha ancora diffuso dati tecnici.


Quella che i cinesi chiamano "economia a bassa quota" riguarda le attività che si svolgono sotto i 1.000 metri di altitudine e in Cina sono già operative soluzioni con droni per consegne e applicazioni agricole, oltre alla sperimentazione di navette aeree.
Il governo cinese sta accelerando la definizione di regolamenti, infrastrutture e politiche necessarie per sostenere questa crescita, pur affrontando sfide normative legate alle certificazioni, alle regole di decollo e alle licenze per i piloti.
Nonostante le difficoltà, gli esperti ritengono che la realizzazione delle auto volanti sia imminente e che la Cina potrà così affermarsi a livello internazionale.

Posso avere dei dubbi? 

17 marzo 2025

Il turbo attrae ancora

Prima Porsche, ora anche Renault. L'utilizzo del termine Turbo per un modello elettrico è la prova di quanto l'automobile sia strettamente legata al suo passato "termico".

Prestazioni e turbo sono due termini strettamente connessi per i guidatori sportivi, salvo ovviamente i puristi dell'aspirato ad alto regime. E per far breccia si può rispolverare la parolina magica anche per un modello elettrico top, come questa Renault 5 Turbo 3E, supercar compatta Bev che reinterpreta in chiave moderna la tradizione delle iconiche Renault 5 Turbo e Turbo 2 degli anni ’80. Con 540 CV, 0-100 in meno di 3,5 secondi e carrozzeria in fibra di carbonio, il modello è il più potente e performante della gamma Renault. 


Il design richiama lo spirito aggressivo e retro-futuristico dei modelli d’epoca, con paraurti sporgenti, prese d’aria ottimizzate e fari squadrati a LED. Le dimensioni sono compatte, 4,08 m di lunghezza, 2,03 m di larghezza e 1,38 m di altezza.
All’interno posto per due, con sedili avvolgenti in Alcantara, plancia digitale che riproduce il cruscotto delle vecchie Turbo e sistemi di guida MULTI-SENSE (Regular, Snow, Sport e Race, con funzione drift assist e pulsante boost). 


Vmax  fino a 270 km/h e ricarica rapida della batteria da 70 kWh dal 15% all’80% in 15 minuti, peso complessivo di circa 1.450 kg, autonomia superiore a 400 km. La produzione della Turbo 3E è limitata a 1.980 esemplari numerati, destinati a clienti selezionati in Europa, Medio Oriente, Giappone e Australia. Le prenotazioni sono aperte; consegne dal primo semestre 2027.

14 marzo 2025

Dalle auto alle armi

Dopo la débacle del Diesel e ora dell'elettrico, l'industria tedesca tenta di risollevarsi con le armi. Grazie a una UE che pare far solo i suoi interessi.

"A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina", diceva Andreotti, uomo che la sapeva lunga di politica, di economia e di rapporti umani. La situazione in cui si trova oggi l'Unione Europea è oggettivamente difficile. L'atteggiamento di Trump teso a monetizzare qualunque rapporto con Stati terzi, inclusi quelli che sinora erano suoi alleati, spinge a prendere le mosse per azioni che portino a risultati concreti in ambito di sicurezza (principalmente, vista la guerra alle porte) e di economia. Ma sull'onda di una evidente e oggettiva difficoltà ecco nasce il sospetto si inserisca una speculazione, colta al volo per risolvere quantomeno in parte i problemi di una Germania che le mosse sinora le ha sbagliate tutte e non solo in ambito automotive.


I vertici di questa UE sono quelli che hanno inanellato errori su errori, compiendo scelte scellerate su basi meramente ideologiche ma che a guardarle bene sottendono interessi di parte. E' il caso del piano ecologico globale per il Continente, che ha causato un generale impoverimento e ridotto il livello di benessere con lo spauracchio di una incombente minaccia ambientale.
E ora la minaccia è la guerra, in nome della cui paura dobbiamo riarmarci. Peccato non ci siano le premesse per farlo. La UE è divisa, con bilanci affatto diversi e situazioni industriali decisamente eterogenee. Se ci si riarma occorre una catena di comando che attualmente non esiste e non si vede neppure all'orizzonte, tra una Francia che tenta di rispolverare le perdute glorie di potenza militare e una UK che dopo la Brexit ora tenta di riavvicinarsi. Senza un esercito comune con una gerarchia condivisa, trasformare le officine meccaniche in costruttori di armamento non serve alla difesa.


Ma serve sicuramente alle fabbriche stesse e ai bilanci degli Stati cui appartengono. Quali sono le imprese la cui riconversione nel settore dell'armamento è più facile? Guarda caso quelle automobilistiche. E con la crisi che le attanaglia, tale trasformazione può rappresentare una rinascita, quantomeno in termini di bilancio. La Germania è la terza economia del mondo e ovviamente deve cercare di mantenere la sua posizione. Ma la storia ci ha insegnato, a partire dalla violazione del trattato di Versailles per giungere al periodo della Guerra Fredda, che la sua posizione ha sempre contribuito a mantenere condizioni di tensione.

Pensare male, dicevo. Ma la realtà a volte non ha bisogno di grandi iperboli per mostrarsi così com'è. 

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...