Probabilmente è stata offerta a molti l'opportunità di abbassare la tariffa assicurativa utilizzando la telematica. Ma ci sono risvolti sulla privacy.
Nella Ue e in Italia sono da tempo sul mercato opzioni di polizza RCA che implicano l'uso di una app o di un dispositivo separato connesso alla porta ODB-II allo scopo di monitorare le abitudini di guida. L'assicuratore codifica quindi la guida su una scala da sicura a non così sicura e adegua la tariffa di conseguenza. Sebbene ciò sia generalmente pubblicizzato come vantaggioso per conducenti e assicuratori, il dubbio che si tratti di un vero e proprio strumento di controllo c'è e la scarsa adesione lo prova.
La situazione negli Usa è già più avanti su questo fronte e lascia intravedere comportamenti al limite della violazione della privacy che potrebbero
essere clonati anche dalle nostre parti. Vista la difficoltà a far aderire volontariamente gli automobilisti alla schedatura comportamentale, infatti, gli assicuratori yankee sono passati a saltare il consenso e a sfruttare i
data broker per sviluppare ampi profili di guida individuali.
Secondo un rapporto del New York Times, le auto connesse a internet di General Motors, Kia, Hyundai e Honda stanno raccogliendo dati sulle abitudini stradali dei conducenti. A mano a mano che i broker di dati acquisiscono tali informazioni, gli assicuratori possono fare il loro interesse adeguando le tariffe assicurative dei conducenti (
guarda caso sempre al rialzo) come ritengono opportuno.
I veicoli di queste Case in genere raccolgono i dati di guida tramite funzionalità
opzionali nelle rispettive app per smartphone. Queste si collegano direttamente all'auto per raccogliere informazioni paventate come utili: la funzione Driver Feedback di HondaLink dice ai conducenti come essere più sicuri sulla strada, l'app di Kia funge da allenatore di guida e così via. Ma come praticamente qualsiasi altra app, queste
vendono inevitabilmente i dati degli utenti a broker di dati, che li possono poi girare al miglior offerente. E le compagnie di assicurazione utilizzano tutto ciò per aumentare le tariffe, fino a oltre il 20%.
E' emblematico il caso di un uomo di 65 anni la cui tariffa assicurativa è aumentata del 21% una volta che LexisNexis, un enorme broker di dati noto per il suo lavoro con l'industria automobilistica e delle forze dell'ordine, è entrato in possesso dei suoi dati di guida.
Ai sensi del Fair Credit Reporting Act, l'uomo ha richiesto una copia dei dati su cui si basava la sua nuova tariffa. Il documento che ha ricevuto era lungo più di 130 pagine e descriveva dettagliatamente 640 viaggi che aveva effettuato con la sua Chevrolet Bolt, completi di orari di inizio e fine, distanza percorsa, frenate brusche e accelerazioni brusche.
Le Case, i broker di dati e gli assicuratori probabilmente operano partendo dal presupposto che, interagendo con le app per auto connesse, i conducenti siano consapevoli dell'uso dei loro dati, ma questa non è sempre un'ipotesi ragionevole. La violazione della privacy incombe su tutto il processo ciò potrebbe essere terreno fertile per una serie di cause legali, cosa che alcuni conducenti stanno già valutando di intraprendere.
Spostando il discorso in ambito locale, alla luce dei forti e ingiustificati aumenti delle tariffe attuati recentemente e di una certa abitudine tutta italiana al dossieraggio, è più che mai opportuno tenere accesi i riflettori su pratiche e procedure che possano creare veri e propri dossier sui singoli automobilisti, a danno di privacy e concorrenza.