Metti che il passaggio all'auto elettrica sia centrale nel piano a lunga scadenza per passare da vendite di sostituzione al ricambio completo del parco auto in circolazione. Possibile?
L'inizio della spinta generalizzata verso le Bev si può far risalire alla scelta del gruppo VW di passare alle auto a batteria. Scelta epocale in effetti, un gruppo automobilistico con un fatturato enorme che appena messosi (quasi) alle spalle lo scandalo Usa del Dieselgate cambia radicalmente la propria base industriale e passa dai motori Diesel (che se ricordate sono stati per decenni il suo cavallo di battaglia, ci correva anche a Le Mans) a quelli elettrici.
Allora poteva sembrare un passo falso, ma tra spinte lobbistiche e paranoia verde, pare che la decisione sia stata presa a ragione. Per una volta, però, invece del senno di poi, ragioniamo su quello di prima.
Prima del mondo verde, prima della criminalizzazione del motore Diesel e di quelli a combustione in genere. Mica tanto tempo fa, se ci pensate.

La situazione era di mercato saturo. Tutti oggi hanno un'auto, spesso più d'una, e il marketing deve fare i conti con vendite di sostituzione e non di nuova motorizzazione, anche perché con una stima di 1,2 miliardi di vetture in circolazione, l'usato disponibile è molto e tende a distribuirsi verso i mercati più poveri assorbendo gran parte della loro potenziale domanda.
Tutti i costruttori dovevano perciò far fronte alla fine della crescita generalizzata, vedere perciò i fatturati stabilizzarsi ma in definitiva contrarsi su valori prevedibili mentre aumentava la competizione reciproca per acquisire fette di una torta sempre più piccola.
A volte con la necessità di fare
dumping riducendo ancor più i ricavi.
In pieno consumismo e pur con alle spalle le metodiche fiscali conservative di certi mercati, tipo la mega-tassazione danese, le prospettive di mantenere la ricchezza accumulata erano ormai scarse e limitate a fettine di quel 2% annuo globale.
Ma l'affermazione delle Bev cambia tutto. Ci vorrà tempo e ci saranno molti ostacoli da superare, certo, ma la prospettiva è tornata quella di una nuova motorizzazione, di un ricambio totale del mercato.
Poco importa in quest'ambito la partita ecologica: la posta in gioco è di tornare a fare lauti guadagni, addirittura maggiori di prima visto che, batterie a parte, per costruire un'auto elettrica occorrono meno materale, meno pezzi, ma soprattutto meno manodopera.
Scommettendo sul calo di prezzo dei componenti o fors'anche sulla
sostituzione del litio con il sodio, l'orizzonte potrebbe tornare roseo per i costruttori, una volta
condizionati a dovere gli automobilisti e le amministrazioni.
E' così oppure sono le amministrazioni a condizionare le Case? Bella domanda, ma comunque sia saranno sempre gli stessi a pagare.