03 aprile 2023

Il codice della strada

Non mi riferisco tanto alla legge, quanto a quella serie di norme di civile comportamento che dovrebbero stare alla base della circolazione con qualunque mezzo, biciclette comprese.

Trovo che la bici sia un mezzo utile e indispensabile; le manca solo una cosa: il motore. Scherzi a parte, vado su due ruote da quando ero bambino e non ho mai smesso; la uso sia per gli spostamenti cittadini sia per divertimento, magari sulle ciclabili che escono dall'area urbana.


Ed è proprio in quest'ambito che mi sono reso conto di quanto le regole concrete della circolazione delle due ruote siano del tutto assimilabili a quelle delle quattro.
La retorica cavalcata dall'autoritarismo verde vuole la bicicletta associata a un mondo aulico e gentile, ove i ciclisti sono rispettosi di ogni norma e circolano allegramente distribuendo sorrisi e buonumore.
Ma la realtà è che nel mondo delle due ruote si applicano tristemente le stesse regole di arroganza e prevaricazione del circo dell'automobile.

Ed esattamente come tra le vetture il dominus è la velocità. Ogni ciclista travestito da partecipante al Giro di turno si sente in diritto di farsi largo tra i lenti passeggiatori senza troppe remore, sorpassandoli a filo oppure tirando dritto senza preoccuparsi dell'andatura altrui.
Per non parlare delle mandrie che fanno allenamento collettivo e occupano completamente la pista, costringendo i malcapitati utilizzatori "normali" a farsi da parte.


Tutto ciò esula dalla ahimé normale protervia dei ciclisti nei confronti delle auto, quando sciamano incuranti delle regole in contromano oppure occupano completamente la carreggiata e te li trovi dietro una curva su una statale a scorrimento veloce dove non potrebbero nemmeno entrare.
Parlo infatti del comportamento nei tratti a loro riservati, quelli ove il nemico a quattro ruote non c'è proprio.
Nessuna evoluzione quindi rispetto ai canoni più neanderthaliani della strada, anche qui la legge del più forte, o meglio del più veloce. Che ha sostituito con il vigore della pedalalata la cilindrata del motore e mette in palio il diritto a dominare la strada.


Tutti così? No, certo, ma parecchi sì. E per rendere l'ambiente tossico ne basta una manciata, quella che puntuale come la morte tutti i festivi fa lo stesso giro come se dalla media mantenuta dipendesse l'esito della guerra in Ucraina; sempre incuranti dei gitanti tranquilli.

Non è il mezzo, quindi, ma l'uomo. E crisi e ristrettezze economiche non fanno che velocizzare il trasferimento delle bad rules dalle quattro alle due ruote.
Come se ne esce? Mah, non so se ce ne sia davvero la possibilità. In fondo la strada è un po' lo specchio di un Paese. E' l'Italia in questo senso assomiglia a Dorian Gray.


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