Poco più di un mese fa l'annuncio del tentativo, ieri il record. Parlo della VW ID R, la sportiva nata per Pikes Peak riadattata alla pista per staccare il giro a zero emissioni più prestazionale di sempre sulla Nordschleife: 6:05,336. Alla guida del francese Romain Dumas, ha superato il record che apparteneva dal 2017 alla Nio EP9 con 6:45,9, facendo registrare una velocità media di 206,96 kmh. Il dato più interessante è però quello relativo alla potenza: 500 kW (680 CV) per la ID R contro 1 MW (1.359 CV) per la cinese. Evidentemente assetto e scocca contano assai più della potenza bruta, visto inoltre che la velocità massima non supera praticamente mai i 260 km/h.
04 giugno 2019
La ID R è la più veloce sul Ring
Poco più di un mese fa l'annuncio del tentativo, ieri il record. Parlo della VW ID R, la sportiva nata per Pikes Peak riadattata alla pista per staccare il giro a zero emissioni più prestazionale di sempre sulla Nordschleife: 6:05,336. Alla guida del francese Romain Dumas, ha superato il record che apparteneva dal 2017 alla Nio EP9 con 6:45,9, facendo registrare una velocità media di 206,96 kmh. Il dato più interessante è però quello relativo alla potenza: 500 kW (680 CV) per la ID R contro 1 MW (1.359 CV) per la cinese. Evidentemente assetto e scocca contano assai più della potenza bruta, visto inoltre che la velocità massima non supera praticamente mai i 260 km/h.
La cittadina elettrica di Seat
La Seat ha appena presentato la city car Mii elettrica a emissioni zero, modello che anticipa la variante ibrida della Leon e la plug-in sulla base della Suv Cupra Formentor. La Mii condivide ovviamente la struttura dell’altra piccola EV del gruppo, la Skoda Citigo, e rimpiazzerà da luglio la versione con motore a benzina. Equipaggiata con un’unità elettrica da 82 CV, accelera da 0 a 50 km/h in 3,9 secondi e ha una velocità massima limitata a 130 km/h. Il pacco batterie da circa 37 kWh consente, secondo i dati dichiarati, un’autonomia di oltre 250 chilometri. Le differenze estetiche sono minime e si riducono ai cerchi da 16” e nuovi badge di riconoscimento sia davanti che dietro. All’interno il cruscotto ha un disegno differente. Nella dotazione sono compresi accessori quali sensori di parcheggio, cruise control e riconoscimento automatico della segnaletica stradale. Il bagagliaio ha sempre una capienza di 251 litri. Tempi di ricarica: 4 ore per arrivare all’80% attraverso una wall box domestica o un’ora presso una colonnina di ricarica veloce. Al momento non esiste ancora un listino prezzi ma il numero uno di Seat Luca De Meo assicura che la Mii EV sarà una delle full electric più economiche del mercato.
La barchetta Porsche omaggio alle gare in salita
Dal cilindro (meglio dai cilindri...) Porsche spesso esce il canonico coniglio. La Casa numero 1 per remuneratività delle sue auto ha sempre in serbo qualcosa per i suoi fedeli appassionati e raramente sbaglia il colpo. Stavolta è il caso della poco nota 981 Bergspider, omaggio e riedizione della 909 Bergspider del 1968 nata per il campionato europeo della montagna. La scocca è quella di una 918 Boxster e il motore il 3.8 litri a 6 cilindri, la cui potenza qui è di 387 CV. Il progetto risale al 2015, quando si studiava un omaggio alla leggerissima barchetta (385 kg) che non ebbe però il via libera dal board; troppo difficile ottenere le omologazioni con quella forma e con un'esposizione del pilota così totale. L'auto finì al museo di Stoccarda, ove risiede tuttora. E' però perfettamente funzionante e ogni tanto fa le sue uscite, stavolta in compagnia dell'antenata. Indubbiamente meno corsaiola dell'originale, che con il motore da 275 cavalli faceva registrare un rapporto peso/potenza di 1,4 kg/CV, è in ogni caso capace di fare bella figura perché i 2,83 kg/CV assicurati dal peso di 1.099 kg non la farebbero sfigurare sul Ring; accertato anche lo 0-100 sotto i 4 secondi. Peccato che gli unici a potersela gustare siano i collaudatori del museo.
03 giugno 2019
Tesla per tutti, o quasi
In questi giorni Elon Musk ha confermato che nei piani industriali di Tesla c’è anche l’intenzione di produrre la prossima Model Y nella fabbrica di Fremont, in California. Nello stesso sito dove vengono prodotte la X, la 3 e la S. Sempre secondo le dichiarazioni di Musk , la produzione della Y dovrebbe iniziare entro la fine del 2020 per il mercato USA e nel 2021 per Europa e Cina. La prima volta che Musk ha parlato della Y è stato nello scorso mese di marzo: all’epoca il vulcanico numero 1 di Tesla in una conferenza stampa sulle attività del suo gruppo, disse che la Y sarebbe stata realizzata sulla base della Model 3 e che avrebbe avuto un livello di potenza sensibilmente inferiore rispetto agli altri modelli della gamma. Questo perché i consumatori americani si starebbero orientando verso vetture meno impegnative rispetto alle più grandi e ingombranti berline e Suv. Infine alla domanda se non si corra il rischio che la Y tolga quote di mercato alla Model 3, Musk ha lapalissianamente risposto che se tutti decidessero di acquistare un Y invece di una 3, Tesla non produrrebbe la Y. Chiaro no? Impossibile al momento prevedere il prezzo di lancio della Y.
L'azionista istituzionale di Renault alza la posta
Non sono mai stato un nazionalista; credo che il denaro vada dove convenga investirlo e che spetti a chi vuole risorse creare le situazioni ottimali allo scopo. Ma nella questione dell'alleanza tra FCA e Renault le richieste da parte francese mi pare stiano andando oltre. Nell'intento ufficiale di garantire occupazione, infatti, il ministro dell'economia d'Oltralpe Le Maire pretende che il quartier generale della prospettata alleanza sia a Parigi, che ci sia un dividendo straordinario per gli azionisti Renault (lo stato ne possiede il 15%) e addirittura un posto nel consiglio di amministrazione per un rappresentante del governo. Parecchio per un marchio che attualmente si trova in una situazione critica con il riottoso alleato Nissan (che controlla Mitsubishi), che vedrà molto probabilmente concludersi l'alleanza con Mercedes e che deve fronteggiare quello che potrebbe diventare un grosso scandalo, il problema di qualità dei suoi motori 1.2 H5FT che in circa 400.000 casi (anche sui marchi Dacia, Nissan e Mercedes) hanno riportato rotture riconducibili a un vizio progettuale. Se in Francia vogliono tutelare l'occupazione lo vogliamo anche noi, pur se ci ritroviamo con un marchio che ormai è solo in piccola parte nazionale, immerso com'è in un complesso mix di produzione americana ed est-europea, gestione olandese e domicilio fiscale britannico. Non so dove si andrà a parare, ma il fatto che l'ad Manley abbia venduto 3,5 milioni di dollari in azioni in suo possesso prima del nuovo calo di borsa potrebbe dirla lunga sul futuro del gruppo. Solo, o più o meno male accompagnato.
Cadillac molla il colpo
Sostengo da tempo (in buona compagnia con le principali Case) che il futuro della mobilità stradale sarà fatto da un lato da una massa di auto (elettriche? Maybe) standard, con prestazioni altrettanto standard e l'unico svolazzo degli allestimenti, che tra infotainment e gadget cercheranno di far dimenticare cos'erano davvero le auto, prima. Ci sarà però spazio anche per un limitato cluster di vetture molto prestazionali, costose ed esclusive, dotate di motore a combustione e con prezzo più alto che medio. Gli sforzi dei costruttori vanno quindi nella direzione di queste due grandi direttrici, ma sembra che Cadillac voglia fare diversamente. Dopo aver tenuto sul mercato le ATS-V e CTS-V, la prima con un V6 da 370 CV e la seconda con un V8 da 650, le ha sostituite con le CT4-V e CT5-V, quest'ultima con un V6 da 355 CV al posto del V8 e la CT4 addirittura con una 4 cilindri in linea turbo da 320 CV. Un motore potente senza dubbio, ma negli States (e anche dalle nostre parti in definitiva) il numero di cilindri conta, su auto che vogliono aver prestigio. Se quindi anche sul segmento prestazionale si fanno tagli e ci si riconduce alla mobilità di massa, pur più o meno brillantemente camuffata, forse ciò significa che Cadillac e quindi GM pensano fuori dal coro e nella loro ricerca di nuove strade hanno un obiettivo diverso. Certo è che le nuove auto non sono più come le precedenti un potenziale competitor di Audi, BMW e Mercedes. Avranno ragione loro?
Lambo per sceicchi
Mansory è un preparatore tedesco piuttosto noto per le sue realizzazioni estreme, talvolta ai limiti del buongusto e della sobrietà ma senza dubbio con il pregio di saper farsi notare. Così abbiamo visto nei vari saloni dell'Auto Supercar degne delle migliori saghe di Guerre Stellari e lussuosissime berline che fanno la gioia di molti sceicchi arabi. Ora le attenzioni di Mansory si sono rivolte a una delle vetture più ammirate in questi ultimi mesi: la Lamborghini Urus, la Suv super prestazionale del marchio di Sant’Agata Bolognese. Con la griffe di Mansory si chiama Urus Venatus e per il momento offre solo un kit estetico in attesa, dicono alla Mansory, di una più profonda elaborazione meccanica. Insomma un gran bel colpo d’occhio, a iniziare dai tre terminali di scarico centrali in stile Space Shuttle che non possono non attirare l’attenzione. Così come gli appassionati non resteranno insensibili al cospetto della gran quantità di inserti in carbonio applicati davanti, dietro e sui fianchi.Ma non basta perché anche il cofano motore, il tetto e l’abbondante spoiler posteriore sono in carbonio. I cerchi in lega leggera da 24 pollici hanno un disegno specifico. All’interno il preparatore prevede inserti in fibra sulle portiere e per i paddles del cambio al volante. Il motore, come detto, per ora è il V8 quattro litri biturbo di serie a cui comunque non manca la “cavalleria”, 650 CV. A questo punto punto non resta che attendere su quali livelli si attesterà l’upgrade meccanico di Mansory.
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