03 ottobre 2013
Ritorno al futuro
Lo sappiamo tutti: Renault e Nissan puntano forte sull'auto elettrica. Va da sè, quindi, che se si tratta di una filosofia condivisa da tutto il gruppo, anche il brand low cost, Dacia, non possa essere da meno. E così accade che proprio il numero 1 della società, Carlos Ghosn, evochi in un futuro non lontano una rumena elettrica (beh, rumeno-marocchina, considerando i siti produttivi), rigorosamente low cost, s'intende. L'inevitabile legge delle economie di scala, infatti, porterà a un calo generalizzato dei costi e della disponibilità di tecnologia elettrica, che Dacia potrà sfruttare al momento giusto per aggredire il mercato con prodotti appetibili a chi voglia un'auto e basta, senza fronzoli e senza "aderenze" di maniera. E per Ghosn si parla del 2020, praticamente dietro l'angolo in termini industriali. Questo vuol dire che una Dacia elettrica c'è già, da qualche parte e che i prototipi fanno già strada. Bene, terremo occhi e e orecchie aperte; d'altronde agli albori dell'automobilismo le vetture elettriche erano diffuse e più covenienti rispetto a quelle a motore a scoppio. Dacia non farebbe quindi che tornare al futuro.
Una promessa è un debito
Ne avevo parlato in primavera (http://auto-thrill.blogspot.it/2013/03/una-corvette-wagon-wow.html) e doveva essere disponibile da settembre nelle concessionarie Corvette Usa. Parlo della Callaway Aerowagon, l'elegante e slanciata shooting brake realizzata tramite un kit di montaggio sulla scocca Corvette. Ora, dal Coonecticut Mr Callaway annuncia la messa in produzione della prima Corvette station della storia, con piccole variazioni "di maniera" al progetto iniziale. Niente 4 posti (e quindi 4 porte) opzionali, derivazione esclusivamente dal modello C7 (inizialmente ogni Corvette poteva essere "trattata"), niente aumento di velocità prodotto dal miglior Cx a ben 360 km/h, peraltro decisamente fantascientifici per gli Yankee. In compenso il costo del kit è rimasto uguale, 15.000 dollari e la disponibilità presso le concessionarie pure. Ah, dimenticavo. E' sì vero che la velocità con una "semplice" C7 non aumenterà, ma il prodigo Callaway a richiesta sarà ben lieto di vendervi un kit di potenziamento del 6.2 litri, grazie al quale (come minimo 650 CV) i 360 potrebbero addirittura essere superati di slancio. Occhio alle gomme però.
02 ottobre 2013
Se anche il re va offroad...
La notizia che Rolls Royce stia mettendo in cantiere un Suv impone due considerazioni: primo, evidentemente, nonostante la separazione tutta teutone tra i marchi gemelli RR e Bentley, qualcosa nel loro dna li accomuna ancora (la Bentley ha confermato a Francoforte il suo orribile Suv). Secondo, se avere tanti soldi implica un cattivo gusto di questa portata meglio essere poveri. Sfido qualcuno a trovare bello il prototipo Bentley; 180.000 € (previsti al debutto nel 2016) buttati. C'è da sperare che alla Rolls, cioè alla BMW, facciano meglio in termini di stile rispetto al gruppo VAG, perché il boss Torsten Muller-Ötvös ritiene imperativa la presenza del marchio in un segmento dove i potenziali compratori di Range e Lamborghini (?!) potrebbero volere un'alternativa. Ma la Rolls non era l'auto dei re? Certo, anche la regina Elisabetta va in giro in Range ma non nelle occasioni ufficiali. Con quella disponibilità economica di auto te ne puoi comprare un garage intero. E una Rolls fuoristrada, anche solo di maniera è una caduta di stile imperdonabile. Già, dimenticavo però che i russi sono grandi acquirenti del brand...
26 settembre 2013
BMW 435i: la Classe non è acqua
Che le BMW siano belle macchine è un fatto assodato. Così ogni volta che ne esce una nuova sei sempre più critico nel valutarle e finisci per notare ogni piccolo particolare, che lasciatemelo dire, difficilmente delude. Nella Serie 4, per esempio, nuova denominazione per le coupé medie, che acquisiscono quindi la cifra pari come nel caso della sorella maggiore Serie 6 e di fatto non fanno più parte dell'"area" 3, il fatto che l'auto sia più larga e aggressiva, più bassa di 16 mm e con un passo maggiorato di altri 50 mm ha reso l'insieme ancora più riuscito senza pregiudicare quell'eleganza un po' snob che la contraddistingue dalle ultime due serie. Ai parafanghi posteriori allargati che fanno tanto assetto gara fanno riscontro due prese d'aria appena dietro i passaruota anteriori, che creano un fascio d'aria capace di ridurre le turbolenze prodotte dalle ruote e di far scendere il Cx a 0.28. Tre allestimenti: Luxury Line, con finiture cromate lucide, Sport Line, profili rossi nell'abitacolo e Modern Line, con cromature opache. Identica la struttura della plancia, decisamente classica à la BMW e forse ormai un po' datata, specie nei comandi del sistema audio, ma molto funzionale, anche se continuo a ritenere l'iDrive controller, la manopola di comando nella consolle centrale, intrinsecamente complesso. La novità è che ora ci puoi addirittura scrivere, sull'iDrive: la superficie è infatti sensibile e "sente" il tuo dito. Basta, non ce la faccio più a guardarla e basta. La gamma iniziale prevede la 4 cilindri turbodiesel da 184 CV, una due litri turbo a benzina da 245, sempre a 4 cilindri e la 435i, con lo splendido sei in linea da 306 CV. Salto su quest'ultima (avevate dubbi?) e assaporo il delicato ronzio al minimo, davvero musicale. Con l'automatico a 8 marce tarato su Ecopro mi muovo dolce nel traffico vicentino uscendo verso le montagne. Dieci minuti dopo la taratura di cambio, sterzo, centralina motore e sospensioni passa progressivante su Comfort, Sport e infine Sport Plus, con il controllo di trazione parzialmente disattivato. Il cambio è perfetto e non ti fa rimpiangere il sei marce manuale; non saresti così veloce. Lo sterzo è preciso, anche perché su questa 435i c'è l'assetto M Sport package, che abbassa la scocca di altri 10 mm e irrgidisce le sospensioni. Preciso ma non proprio sportivo; da gentlemen driver, insomma. Se c'è una cosa in cui alla BMW sono insuperabili è la messa a punto dei vari componenti e qui ritroviamno la maestria dei tecnici di Monaco. La 4 va come un missile, ma senza sforzo, con eleganza. Non devi sudare per andare così forte , nemmeno se elimini del tutto il controllo di stabilità con la consueta pressione lunga sul tasto. La mancanza di un differenziale autobloccante, però, si sente e le "riprese" di trazione sono brusche. Se poi ti fai uno sparo da fermo affondando il pedale (nella guida normale non ce n'è praticamente mai bisogno) il sei cilindri sfodera una tonalità rauca da urlo e in attimo, se tieni giù, arriveresti a 200 orari. Bellissimo.
Anche i freni sono adeguati, con pinze a sei pistoncini (fanno parte dell' M Sport package) e un pedale dosabile, ma che presenta ancora qualche pastosità. Sono piccoli difetti, roba da poco che noti giusto perché stai viaggando su un prodotto davvero al top. E' fatale, tutte le cose belle finiscono. Così torno alla base e riconsegno l'uato, salendo sulla Diesel. E' un colpo durissimo, non fatelo mai. Non perché la 420d sia una brutta auto, anzi. Ma perchè non si deve mai passare al barbera dopo lo champagne.
20 settembre 2013
Prima a benzina e poi al litio
Ve la ricordate la Saab, l'eclettico brand svedese che ha chiuso i battenti dopo essere stato "mollato" da GM nel 2011? Dopo un'altalena di entusiasmi e delusioni circa la futura produzione e la proprietà, la NEVS, società svedese con capitali made in China ne ha preso definitivamente il controllo, con l'intento di produrre una nuova linea di auto elettriche. Di qui l'entusiasmo per le prime due berline 9-3 appena uscite dalla riavviata catena di montaggio, pur se a tutti gli effetti trattasi di mere copie delle ultime vetture in produzione, motore compreso. Il 2 litri turbo a benzina troneggia infatti nel cofano, ma il management NEVS fa sapere che si tratta soltanto del debugging della linea di montaggio prima dell'inizio dei lavori di adattamento per l'installazione delle batterie litio-fosforo di provenienza jap, che forniranno la carica ai motori elettrici di trazione. In ogni caso, per stare sicuri e, secondo il noto pragrmatismo cinese, non perdere denaro, sia le vetture di prova, una decina in totale, sia le batterie di pre-serie saranno, le prime, piazzate a un'agenzia governativa di Pechino e le seconde testate su autobus pubblici. La prima Saab elettrica (sì, i cinesi hanno ottenuto l'autorizzazione a impiegare il nome svedese) dovrebbe debuttare al prossimo salone di Francoforte, tra due anni, e usufruire di un profondo lifting estetico.
12 settembre 2013
Chi si guadagna i "galloni"
Che il mercato europeo e quello USA siano del tutto differenti lo do per acquisito. L'unico argomento sul quale sembrava ci fosse identità d'intenzioni e sforzi sembrava quello dei consumi, certamente più alti presso gli yankee ma con una generale tendenza tecnologica al ribasso. Ecco perché questa tabella pubblicata da un "fastidioso" ma veritiero sito americano stupisce. Riporta infatti i "veri" consumi medi per brand (in mpg, miglia per gallone, ma li ho tradotti in km/litro) e a guardarli ci sono conferme ma anche qualche sorpresa. Che smart guidasse la classifica era prevedibile, anche se una media di soli 15,41 km/litro non me l'aspettavo. Sorvolando sulle grandi GMC da 8,04, è invece una sorpresa (ma anche no) che l'ultima in classifica sia Land Rover, con 6,38 km/litro, mentre la più virtuosa a stelle e strisce è la Buick, con 9,53 km/litro. BMW e Mercedes sono entrambe 8,73, Porsche a 8,26. La media globale è di 9,49 km/litro, tutto sommato niente male, pensavo peggio. Ma sono le europee che deludono. Certo negli USA si vendono i V8 che sono certamente più assetati, ma perlopiù si va davvero piano e con un filo di gas, ciononostante VW arriva appena a 11,66 km/litro. Insomma l'arcinota diatriba tra consumi veri e dichiarati è quanto mai d'attualità e sarebbe mooolto interessante se stilassimo una classifica anche qui nel Vecchio Continente. Chissà non ci siano sorprese.
11 settembre 2013
Uno pneumatico... vivo
Vabbè, a Francoforte le auto tengono banco. Ma a guardare bene c'è anche altro e, almeno in questo caso, qualcosa di davvero rivoluzionario. Il coup de théâtre stavolta viene dalla Corea, non da Hyundai o Kia bensì da Hankook (pneumatici) e si chiama i-Flex: si tratta di una ruota airless, vale a dire un gruppo ruota-pneumatico privo di aria di riempimento. Anche Michelin aveva già fatto qualcosa di simile ma il prodotto non era andato oltre la sperimentazione. i-Flex pesa molto meno di un normale gruppo, è riciclabile al 95% ed è realizzato in poliuretano, garantendo una durata maggiore rispetto agli pneumatici tradizionali. Inoltre, pur assorbendo egregiamente le asperità, ha minore flessione nel punto di contatto con la strada e quindi aumenta la scorrevolezza, riducendo i consumi. Ma i-Flex, che sarà in produzione l'anno prossimo (a Francoforte era montato su una VW up!) è solo il primo passo. Hankook sta sviluppando un prodotto ancora più avanzato, eMembrane, che non solo è privo di aria ma può anche variare il suo profilo a seconda delle condizioni di guida. Per esempio, in città a bassa velocità appoggia sui lati, mentre se occorre la massima aderenza appoggia l'intero battistrada. Sembra incredibile, ma è un prodotto ormai molto vicino anch'esso alla produzione, dopo gli studi svolti all'università di Cincinnati (USA). Date un occhiata al video.
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