La mobilità viene vista d'abitudine dal versante dell'automobile. Ma anche le strade devono essere all'altezza.
Parlando di futuro del mondo automotive ci si concentra in genere sul prodotto circolante, con accenti su sistemi di trazione e controllo, guida e impatto sull'ambiente. Si dimentica però che anche la rete stradale è del tutto indispensabile, troppo spesso però considerata staticamente. Se prendiamo esempio dall'Italia, uno dei Paesi messo peggio dal punto di vista della manutenzione e del rinnovo della rete, si tende a dare per acquisite le connessioni esistenti e a non prevederne di nuove, pur a fronte dell'incremento del traffico di enormi proporzioni negli ultimi 30 anni. Varie le ragioni, budget, politica, ambientalismo opponente, ma si tratta comunque di un argomento che occorre affrontare in ottica evolutiva, pena la paralisi della circolazione, quella che osserviamo ogni giorno nelle diverse arterie, italiane ed europee.
Altrove però alle strade ci pensano, eccome. La Cina è oggi al vertice mondiale nella costruzione di autostrade: dal 1970 ha realizzato una rete di 160.000 km, aggiungendo ogni anno circa 8.000 km e oggi la sua rete raggiunge 177.000 km. A contrasto, in Italia dal 1995 la rete è cresciuta di soli 792 km, raggiungendo gli attuali 7.030 km. Nella classifica generale seguono gli USA, dove l’Interstate Highway System copre circa 79.000 km, la Spagna con 17.600 km, la Germania con 13.200 km e la Francia con 11.600. I dati brasiliani sono stimati, mentre la rete indiana manca di strade a doppia corsia.
In Occidente domina comunque la logica del più strade, più ingorghi, così ovunque si punta a gestire il traffico in tempo reale grazie a sensori distribuiti e alla segnaletica dinamica, limitando le nuove arterie.
E' certamente anche una questione di costi e per ridurre quelli di manutenzione è centrale la ricerca sui materiali; il mercato del calcestruzzo pronto è passato da 815 miliardi di euro nel 2023 a previsioni di oltre 1.760 nel 2032. Si utilizzano già asfalto e calcestruzzo riciclati, conglomerati ad alte prestazioni e nanotecnologie per migliorare durata e resistenza e oggi si punta a garantire 100 anni di vita alle strutture, con calcestruzzo autoriparante e nanomateriali come la nanosilice.
Ma resta il nodo dell'ammodernamento della rete: in Italia circa 16.500 strutture principali ponti, viadotti e gallerie, richiedono monitoraggio e ammodernamento e occorrono quasi 600 interventi straordinari programmati sulle opere maggiori, con un costo di oltre 3,3 miliardi di euro già stanziati (2,853 + 0,450 del PNRR) cui si aggiungono decine di milioni l’anno per la sola manutenzione ordinaria; il piano di investimenti pluriennale a regime potrebbe superare i 5 miliardi.
E' evidente perciò che la mobilità si affronta tanto sui veicoli quanto sulle vie di comunicazione; strade migliori possono ridurre disagi e percorrenze, con vantaggi anche in termini ambientali.






















