Proposta a gennaio e ritirata ad aprile: l'intenzione europea di includere la fibra di carbonio tra le sostanze pericolose ha fatto dietrofront.
Il presidente Usa ci sta abituando a una politica fatta di annunci e ordini esecutivi a vita breve, soggetti a continue revisioni e cambiamenti a seguito di reazioni politiche e di mercato. Sembra però che questo modus operandi deprecabile e foriero di incertezze abbia fatto breccia anche nel parlamento europeo, o quantomeno nella Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, struttura
permanente dell'instituzione comunitaria composta da 76 eurodeputati e
ahimè attualmente presieduta dall'italiano Antonio Decaro.
La UE disciplina da anni il fine vita dei veicoli con la End-of-Life Vehicles Directive (ELV), direttiva volta a garantire che materiali pericolosi non mettano a rischio salute e ambiente durante smaltimento e riciclo; l'elenco viene però periodicamente riesaminato per includere eventuali nuovi materiali.
E' così che a gennaio la fibra di carbonio è entrata nel mirino. Motivo, il rischio di dispersione durante la demolizione, poiché le fibre, possono frantumarsi e disperdersi, rendendosi inalabili o irritanti per pelle e mucose (tipo amianto, per interderci), mentre la conduttività elettrica del materiale potrebbe provocare cortocircuiti nei macchinari.
La norma sarebbe scattata a partire dal 2029, minando così un'industria (per oltre il 50% a matrice jap) che a livello mondiale valeva 4,79 miliardi di euro nel 2024 con proiezioni fino a 15 nel 2035, di cui una percentuale tra 10 e il 20% è destinata all’automotive. Particolarmente esposte Case premium e supercar, ma anche alcuni modelli EV di lusso.
La notizia ha suscitato un polverone, con una decisa opposizione industriale, motivata dall’impatto economico e produttivo e dalla mancanza di alternative tecnologiche a pari prestazioni. Così la proposta ha fatto dietrofront, sostituita per ora dal suggerimento di cercare alternative green alla fibra minerale, mentre Bruxelles continuerà a studiare rischi e impatti riservandosi di richiedere in futuro standard più stringenti. Un ulteriore esempio del distacco abissale tra i vari organi della UE e la realtà tecnica, economica e sociale, con enti e commissioni che prendono partito senza aver esaminato a fondo le conseguenze dei loro atti. Eppure dovrebbe essere chiaro come di questi tempi le ideologie debbano essere mediate con la concretezza, nell'interesse di tutti.



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