18 maggio 2017

Anche Toyota investe nell'auto volante





Di auto volanti si parla periodicamente, generalmente con progetti specifici come la Aeromobil dello slovacco Klein. Ma questa volta lo studio è addirittura di Toyota, che con il progetto Cartivator ha deciso di collocarsi sul piano d'idee di Uber e Airbus, ritenendo che in futuro la mobilità possa essere assicurata soltanto dal mezzo aereo.Toyota ha preso molto sul serio la cosa e pur destinando all'iniziativa solo 30 tecnici (che lavorano però dal 2012), ha assicurato loro mezzi economici abbondanti. L'obiettivo è di accendere la fiaccola olimpica nello stadio di Tokyo in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi del 2020 mediante SkyDrive, quadricottero monoposto con mobilità da triciclo su strada caratterizzato da dimensioni davvero minime per un mezzo volante: 2,9 m di lunghezza, 1,3 di larghezza e 1,1 di altezza, con velocità massima su strada adi 150 km/h e in aria di 100 km/h. Dati non eclatanti ma (pare) concreti, anche se non c'è alcuna notizia su propulsione (che a vedere l'immagine si direbbe elettrica) e autonomia. E' invece curioso il dato sull'altezza di volo che (salvo errori dalla traduzione dal giapponese, ma i numeri sono numeri) sarebbe di appena 10 m, una sorta di Ecranoplano (velivolo militare russo), quindi, che sfrutterebbe l'effetto suolo invece di volare nel vero senso della parola. In tal caso non vedo però come ci si potrebbe disimpegnare dal traffico terrestre volando a così bassa quota, ma forse gli ingegneri Toyota prevedono una sorta di livelli come quelli dei voli di linea, ma tutti assiepati da 0 a 10 m. Mah!

Sempre più cattiva l'aria dei Diesel





Dopo la dichiarazione di Hakan Samuelsson (ceo Volvo), secondo la quale la Casa non svilupperà nuovi motori Diesel ritenendo troppo alti i costi per la riduzione degli inquinanti di questo propulsore alla luce delle prossime normative, ecco una nuova bordata contro il gasolio dagli States, dove peraltro la soluzione non è mai stata popolare su larga scala. Uno studio pubblicato su Nature rivela infatti che a seguito di un riconteggio più specifico e preciso sulle emissioni, dal 2015 questi motori hanno provocato l'emissione di 5 milioni di tonnellate di NOx più del previsto nelle aree sottese da Australia, Brasile, Canada, Cina, UE, India , Messico, Russia Sud Corea e Usa a seguito di normative che di fatto hanno consentito ai costruttori di far superare legalmente alle  proprie auto i limiti di emissione. Basandosi sulla statistica, lo studio stima inoltre che almeno 38.000 persone nel mondo siano morte prematuramente a causa di ciò, con picchi collocati in corrispondenza delle aree ove la densità di popolazione è più alta e una previsione, stante la situazione attuale, di una crescita a 174.000 decessi nel 2040. L'Agenzia Europea per l'Ambiente, dal canto suo, ha iniziato una raccolta dati dalla quale si evince come l'effetto degli NOx, sinora ritenuti meno pericolosi delle polveri sottili, siano invece correlabili all'incremento di allergie e deficit respiratori, mentre è sempre più in evidenza il problema del traffico pesante, un terzo del quale è molto al di sopra dei valori limite. Il problema complessivo in Europa resta comunque quello di oltre un ventennio di mano libera al Diesel, che è cresciuto sì in prestazioni e rendimento, ma senza eliminare i vizi tipici di una combustione forzata e configurata soltanto all'ottenimento dei migliori parametri termodinamici ma non di quelli ambientali. L'assenza di controllo sul parco circolante ha fatto poi il resto e attualmente, per quanto restrittive siano le norme in vigore e in arrivo, resta il problema di come eliminare l'esistente, che incidentalmente inquina assai di più dei corrispondenti modelli destinati agli States.

17 maggio 2017

Scendo un attimo a prendere una McLaren













Si chiama Carvana ed è una società americana che si occupa della vendita di auto, nuove e usate. E allora, direte voi, che c'è di strano (o nuovo)? Beh, c'è che i Carvana Center sono distributori automatici, che funzionano, proprio come quelli di bevande o amenities, a gettone. La società è texana e nello stato del sud ha aperto una serie di concessionarie multimarca strutturate a torre, come quella di San Antonio che ha la capacità di 30 auto. Ma la realizzazione più spettacolare è quella della Autobahn Motors di Singapore, franchising locale, dov'è stata costruita una torre alta 15 piani piena di auto sportive e di lusso vecchie e nuove: Lambo, Aston, McLaren, Ferrari, Bentley etc etc. Certo per realizzare un'impresa del genere occorre farlo in un'area dove ci sia una ragionevole possibilità che un numero non esiguo di facoltosi e ansiosi di spendere denaro potenziali clienti siano attirati dalla novità, ma Singa a quanto pare rientra nei parametri. La procedura è semplice (guardate il secondo video): si entra nella hall a piano terra, e si sceglie la vettura su uno schermo; poi si introduce il mega-gettone che viene consegnato una volta effettuato il pagamento e via, l'auto scende automaticamente a terra dalla sua posizione grazie al software di gestione e in pochi minuti è pronta a partire, chiave nel blocchetto. Quisquilie come immatricolazione, passaggio di proprietà e assicurazione sono pure automatiche e comprese nel prezzo. Immagino che a Singapore le pratiche siano veloci e prive di inghippi, non esattamente come dalle nostre parti, ma in generale mi sembra che tutto sia stato realizzato in un'ottica anni '50, ergo al'insegna di una fruizione consumistica del mezzo che non ritengo più attuale. Ma chapeau per scena e investimento. C'è chi può...

16 maggio 2017

Renault-Nissan, WannaCry?





Il cyber attacco WannaCry, che ha fatto danni in in 150 Paesi, ha preso di mira anche il mondo dell'automobile. Limitatamente al gruppo Renault Nissan, però, unico tra i grandi marchi a essere soggetto al virus. Da venerdì scorso, infatti, l'azienda ha dovuto chiudere o ridurre le attività in 5 centri, collocati in Gran Bretagna, Francia Slovenia e India, a seguito all'interruzione delle facilities online. Oggi tutto è tornato alla normalità tranne nel sito di Douai, in Francia, dove i collegamenti sono ancora problematici. L'attacco ha prodotto un lack produttivo che a sua volta causerà un danno economico non ancora quantificato, ma limitato alle reti che impiegavano software Windows datato, mentre quelle fornite di firewall più recenti ne sono state immuni. Nessuna info invece sui danni collaterali dell'attacco, visto che la sistematica del virus implicava una crittografia dei dati revocabile previo il pagamento di una sorta di riscatto.

Pneumatici, si cambia?







Ci hanno detto da sempre che le gomme vanno tenute d’occhio.
Controllarne l’usura, lo stato di conservazione e prima del limite legale di
profondità del battistrada, fissato a 1,6 mm, meglio sostituirle. Finora. Sì,
perché da oggi, secondo Michelin, si cambia. Sono stato a Ladoux, nel centro di
ricerca del marchio dove si studiano le nuove coperture, su una superficie di
450 ettari con 21 piste di prova, a provare per una volta gomme usate invece
che nuove e dove abbiamo potuto renderci conto che anche al limite legale le
gomme di qualità mantengono le loro ottimali doti di tenuta, addirittura
superiori a quelle di pneumatici nuovi di minor pregio. Una serie di test su asciutto e
bagnato, dalla frenata all’aderenza in curva, effettuati con coperture nuove e usate
di differenti marchi (tutti indistinguibili per ragioni di affidabilità del test),
da quelli premium ai più economici, ha permesso infatti di verificare che non c’è
motivo di cambiare le gomme prima del limite fissato. La pratica ormai diffusa
di consigliare la sostituzione ben prima, raggiunti i 3 mm di profondità, è da considerare
un vero e proprio spreco, che secondo una indagine svolta da Ernst&Young
per conto di Michelin nell’area UE causa un costo addizionale per la società di
636 milioni di euro, mentre per gli automobilisti il conto sale a 6,9 miliardi,
considerati acquisto e maggior consumo di carburante. Sì, perché le gomme nuove
fanno pure consumare di più a causa della minore scorrevolezza e della maggiore
energia dissipata nel ciclo di isteresi: con un battistrada tra 7 e 8 mm,
infatti, la circonferenza di rotolamento è maggiore.  Un cambiamento epocale, dunque, che
apparentemente porterebbe da un lato le grandi Case a perdere fatturato per il
minor ricambio e dall’altro i gommisti pure, con probabile poco entusiasmo da parte
loro. Ma Michelin invoca una visione strategica del mercato e una responsabilità
ambientale oltre che economica in tempo di crisi, con la “piccola” aggiunta del
suggerimento agli enti di omologazione di una tassa variabile da applicare ai
produttori in ragione della ecosostenibilità del prodotto, che produrrebbe un
aumento di prezzo delle coperture economiche equiparandole a quelle di gamma superiore
e riducendo quindi la loro convenienza.  Marketing,
quindi, ma anche meno costi inutili sulla sempre più cara automobile.

15 maggio 2017

Cronaca di una morte annunciata





Alla fine ce l'hanno fatta. A far fuori la Lancia, intendo. Perché ne parlo ora? Perché la notizia è che sono stati spenti i siti stranieri del marchio, preview che precede di poco la spirale italiana. Una  fine attesa, fatta di insipienza e di scelte opinabili, ma soprattutto di carenza di idee, quelle che da tempo mancano a chi dovrebbe rappresentare lo sparuto serraglio di quelli che furono (il y a du temps) i marchi italiani. Attesa perché di soldi per l'ex Casa di Chivasso non ce ne sono da tempo e quindi il suo destino, pur con qualche debole svolazzo negli ultimi 10 anni, era comunque segnato. Peccato? Sì, peccato. E non solo per le Stratos o le Fulvia del Montecarlo, ma anche per le Aprilia con i freni onboard, per le Flaminia le cui porte si chiudevano con un soffio discreto, per le Aurelia e le Flavia coupé che univano raffinata eleganza e affidabilità. Le sportive di classe, con soluzioni meccaniche all'avanguardia e motori (per l'epoca) potenti. Certo, in tempi più recenti abbiamo visto però di peggio, tipo la K Coupé. Scelte che Vincenzo Lancia non avrebbe certo condiviso, motori che non avrebbero trovato alloggio nei reparti della allora esclusiva fabbrica torinese. Ma le leggi del mercato sono spietate e per stare in piedi ci vuole di più delle Y. E poi non a tutti riesce bene la politica multimarchio.

La Nio EP9 è la più veloce









A novembre raccontavo che la NextEV EP9 aveva conquistato il record sul giro al Ring per auto elettriche, con il tempo di 7' 05",120. Ma tre giorni fa il marchio (che ora chiama Nio anche la supercar) ha compiuto un upgrading prestazionale infrangendo anche il record per le auto convenzionali, con il tempo di 6' 45",90. Un risultato storico, che segna per la prima volta il superamento della trazione elettrica rispetto ai motori tradizionali per ciò che riguarda le auto di produzione di serie se, viste le 16 EP9 in programma, di produzione si può parlare. Il marchio cinese ci dà dentro quindi e l'ultimo setting della vettura prevede una potenza complessiva di 1.379 CV per i quattro motori, uno 0-100 di 2,7 secondi e una V max di 314 km/h, il tutto per circa 1,5 milioni di euro. Bravi, ma questi record sono sempre un po' appesi a un filo, prova ne sia il risultato non ufficiale di 6' 40"della SGC003 di Cameron Glickenhaus. Il video non è ancora pronto, stay tuned per dargli un'occhiata.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...