Ci hanno detto da sempre che le gomme vanno tenute d’occhio.
Controllarne l’usura, lo stato di conservazione e prima del limite legale di
profondità del battistrada, fissato a 1,6 mm, meglio sostituirle. Finora. Sì,
perché da oggi, secondo Michelin, si cambia. Sono stato a Ladoux, nel centro di
ricerca del marchio dove si studiano le nuove coperture, su una superficie di
450 ettari con 21 piste di prova, a provare per una volta gomme usate invece
che nuove e dove abbiamo potuto renderci conto che anche al limite legale le
gomme di qualità mantengono le loro ottimali doti di tenuta, addirittura
superiori a quelle di pneumatici nuovi di minor pregio. Una serie di test su asciutto e
bagnato, dalla frenata all’aderenza in curva, effettuati con coperture nuove e usate
di differenti marchi (tutti indistinguibili per ragioni di affidabilità del test),
da quelli premium ai più economici, ha permesso infatti di verificare che non c’è
motivo di cambiare le gomme prima del limite fissato. La pratica ormai diffusa
di consigliare la sostituzione ben prima, raggiunti i 3 mm di profondità, è da considerare
un vero e proprio spreco, che secondo una indagine svolta da Ernst&Young
per conto di Michelin nell’area UE causa un costo addizionale per la società di
636 milioni di euro, mentre per gli automobilisti il conto sale a 6,9 miliardi,
considerati acquisto e maggior consumo di carburante. Sì, perché le gomme nuove
fanno pure consumare di più a causa della minore scorrevolezza e della maggiore
energia dissipata nel ciclo di isteresi: con un battistrada tra 7 e 8 mm,
infatti, la circonferenza di rotolamento è maggiore. Un cambiamento epocale, dunque, che
apparentemente porterebbe da un lato le grandi Case a perdere fatturato per il
minor ricambio e dall’altro i gommisti pure, con probabile poco entusiasmo da parte
loro. Ma Michelin invoca una visione strategica del mercato e una responsabilità
ambientale oltre che economica in tempo di crisi, con la “piccola” aggiunta del
suggerimento agli enti di omologazione di una tassa variabile da applicare ai
produttori in ragione della ecosostenibilità del prodotto, che produrrebbe un
aumento di prezzo delle coperture economiche equiparandole a quelle di gamma superiore
e riducendo quindi la loro convenienza. Marketing,
quindi, ma anche meno costi inutili sulla sempre più cara automobile.
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