Grigio o verde che sia, il business è sempre business. Lo provano le affermazioni di un pezzo grosso Nissan, Mitsuhiko Yamashita, che trattando della tecnologia costruttiva delle auto eletriche del prossimo futuro e commentando alcune recenti realizzazioni in materiali compositi, in particolare la BMW i3, ha detto che l'uso della fibra di carboinio è adatto al campo aeronatico ma del tutto inappropriato per quello autombilistico. Questioni tecnologiche? Il carbonio ha un vulnus sonosciuto ai più? Niente affatto. Semplicemente il carbonio dura troppo. Una scocca in questo materiale può mantenere infatti la perfetta efficienza per oltre 30anni e ciò ostacola le politiche di marketing. Ci troveremmo con vecchie auto in forma quasi quanto quelle nuove e la sola differenza di sovrastrutture o di evoluzione tecnologica non basterebbe a incentivare nuovi acquisti. Ipse dixit. In seconda battuta, però, Yamshita ha tirato fuori anche un argomento più tecnico, quello del costo elevato, sia di produzione delle fibre sia di costruzione delle scocche, che entra in competizione diretta con materiali meno esotici (alluminio, acciai alto resistenziali) ma capaci di ottime prestazioni se applicati con le tecnologie più avanzate. Ne deduciamo che La Leaf non seguirà la i3 nell'uso di materiali compositi; ci attendiamo quindi una politica dei prezzi assai più attraente da Nissan. Ma forse in futuro l'usato andrà controllato a fondo...
13 dicembre 2013
Niente fibra per le Nissan
Grigio o verde che sia, il business è sempre business. Lo provano le affermazioni di un pezzo grosso Nissan, Mitsuhiko Yamashita, che trattando della tecnologia costruttiva delle auto eletriche del prossimo futuro e commentando alcune recenti realizzazioni in materiali compositi, in particolare la BMW i3, ha detto che l'uso della fibra di carboinio è adatto al campo aeronatico ma del tutto inappropriato per quello autombilistico. Questioni tecnologiche? Il carbonio ha un vulnus sonosciuto ai più? Niente affatto. Semplicemente il carbonio dura troppo. Una scocca in questo materiale può mantenere infatti la perfetta efficienza per oltre 30anni e ciò ostacola le politiche di marketing. Ci troveremmo con vecchie auto in forma quasi quanto quelle nuove e la sola differenza di sovrastrutture o di evoluzione tecnologica non basterebbe a incentivare nuovi acquisti. Ipse dixit. In seconda battuta, però, Yamshita ha tirato fuori anche un argomento più tecnico, quello del costo elevato, sia di produzione delle fibre sia di costruzione delle scocche, che entra in competizione diretta con materiali meno esotici (alluminio, acciai alto resistenziali) ma capaci di ottime prestazioni se applicati con le tecnologie più avanzate. Ne deduciamo che La Leaf non seguirà la i3 nell'uso di materiali compositi; ci attendiamo quindi una politica dei prezzi assai più attraente da Nissan. Ma forse in futuro l'usato andrà controllato a fondo...
CI mancava pure il caro Gpl
La vecchia storia che alle tasse non si sfugge è sempre vera, equitalia o prelievo diretto che sia. Cinque aumenti in due settimane per il Gpl, a fronte di un (sempre leggero ovviamente) calo dei prezzi di banzina e gasolio. Come dire, volete risparmiare? Cercate di trovare un sistema che vi garantisca un minimo di mobilità anche in tempi di caro tutto? Niente da fare, dovete pagà. Non si capisce da dove vengano infatti questi aumenti se non da un mero fenomeno speculativo. Il Gpl è un prodotto del petrolio, a rigore uno scarto, tanto che anni addietro veniva addirittura bruciato. Segue perciò l'andamento e delle quotazioni del greggio e del costi dei lavorati, appunto in calo. Ma sappiamo come funzionano 'ste cose, no? Ci sono le feste natalizie, la gente deve muoversi... Quale momento migliore per piazzare i soliti colpi bassi? Salvo poi non ottenere la fne di un segmento di mercato. Avete presente cos'è successo con la tassa sulle auto troppo potenti quelle che osano superare i 250 CV? Fine dei giochi, chiuso, con l'Italia che retrocede agli anni '60 e l'introito per il fisco che in pratica si annulla. Ma c'è chi non impara mai.
GM: bye bye PSA
Ve lo ricordate l'accordo tra GM e gruppo PSA (Peugeot-Citroën) del febbraio 2012? In soldoni PSA varò un aumento di capitale di 1 miliardo di euro contemporaneamente all'acquisto da parte di GM del 7% delle quote azionarie del gruppo francese, diventando così il secondo gruppo di controllo dopo la famiglia Peugeot. Si parlava di sviluppi comuni, di nuove piattaforme condivisibili, di sinergie sul mercato europeo.Ma tutto cambia, come mostra la nomina di Mary Barra a nuovo ceo GM. E forse il fatto che l'accordo fosse stato firmato da Dan Akerman la dice lunga. Comunque GM vende la sua quota di PSA, dato che, secondo il viecpresidente Steve Girsky, "L'acquisto fu fatto per aiutare PSA a reperire sul mercato i fondi per l'aumento di capitale e ora quel tipo di supporto non serve più". Dobbiamo credergli? Mah, bisogna valutare le (abituali) dichiarazioni di continuità (l'alleanza rimane forte, ci saranno programmi per veicoli comuni, sinergie sul mercato europeo) con la recentissima decisione di ritirare Chevrolet dal Vecchio Continente. Comunque per ora i piani dellla prossima piccola crossover e dei veicoli commerciali comuni vanno avanti.
Lego Blues Brothers
Visto che siamo in periodo natalizio, oggi andiamo di Lego. Sì, perchè questo video è la copia esatta della scena del centro commerciale di Blues Brothers ottenuta con scatti singoli tramite i mitici mattoncini. Non ci credete? Date un occhiata al secondo, video, nel quale sono paragonate l'azione filmica originale con quella realizzata con i Lego. E' praticamente perfetta, un capolavoro di pazienza da cartoonist e di originalità. Eh, se facessero anche le automobili con la stessa cura...
11 dicembre 2013
Una concept rivoluzionaria
Visto che siamo sul pezzo idrogeno... La Hyundai ha annunciato che al prossimo salone di Ginevra, a Marzo 2014, presenterà un'auto alimentata, appunto a idrogeno. La vettura si chiama Intrado Concept e per ora c'è soltanto un disegno a rappresentarla. Impiegherà comunque una struttura ultraleggera in materiali compositi con la particolarità di un innovativo sistema di collegamento tra le parti, tanto avanzato che nelle dichiarazioni della Casa si annuncia potrebbe rivoluzionare il modo di costruire le auto nel prossimo futuro. Un concentrato di innovazione, dunque, visto che anche la fuel cell di cui è dotata deriva sì da quella dell'attuale Tucson a idrogeno, ma è più compatta e leggera e in pratica incarna quella che sarà la prossima generazione di questi dispositivi made in Corea. Per vedere la Intrado su strada non dovremo però aspettare molto: dalla prossima primavera è previsto che alcune vetture saranno impiegate per dei long term test in California.
Le poste francesi innovano
In Francia sono avanti, tanto che persino le poste possono darci dei punti. E' il caso di una regione, la Franche Comté, quella attorno a Besançon, dove il servizio pubblico ha deciso di sperimentare degli innovativi range extender (generatori di corrente imbarcati, in pratica) per i propri veicoli elettrici. Grazie a un accordo con la società Symbio FCell, infatti, le poste hanno acquistato alcuni Kangoo Z.E. modificati con l'aggiunta di fuel cell che ne aumentano l'autonomia. Il sistema impiega le celle prodotte dalla Symbio FCell, unità da 5 kW che possono essere accoppiate sino a un numero di 4 per aumentare la potenza; sul Kangoo è installata la ALP5, l'unità base, e grazie ad essa l'autonomia raddoppia rispetto ai 160 km (teorici) garantiti dalle batterie, raggiungendo i 320 km (vera la parte a gas). Il consumo di idrogeno per la generazione di energia elettrica, contentuto in una bombola da 38 litri collocata in posizione posteriore sotto la scocca, è di 1.5 litri all'ora, ma il gas viene usato anche per il riscaldamento o la climatizzazione del veicolo. Unico problema il rifornimento, che dev'essere effettuato presso aziende specializzate, anche perché la pressione di lavoro della bombola arriva a ben 700 bar. Non vorrei proprio essere tamponato, ma si tratta comunque di un esperimento interessante, anche perchè il range extender occupa un decimo del volume delle batterie che garantirebbero la stessa autonomia.
Kawa rilancia con il turbo
Probabilmente lo saprete già, ma la Kawasaki, quella che noi conosciamo nella veste a due ruote è solo la piccola branca di un grande gruppo industriale che costruisce petroliere e aerei e gioca un ruolo di primo piano sul mercato giapponese. Dato che tra i suoi skill Kawasaki annovera anche quello della costruzione di motori a turbina, si dà per scontata una certa confidenza con i motori turbo. Così, a vent'anni dalla GPz 750 Turbo, l'azienda di Kobe ripropone un motore sovralimentato destinato ai motocicli. E' un 4 cilindri di cubatura ignota ma che, traslando l'esperienza delle auto, dovrebbe stare attorno al mezzo litro, dato che con il turbo è ragionevole adottare il downsizing. Questa Kawa turbo del terzo millennio, però, contrariamente alle vecchie edizioni alla ricera del massimo in termini di potenza, dovrebbe privilegiare piuttosto erogazione e riduzione di inquinanti e consumo. Alla Kawasaki sono piuttosto criptici sul prodotto; attendiamo perciò altre info. Mi sorge però una considerazione. Dato che il principale effetto del turbo è quello di aumentare la coppia, dubito che su una due ruote si possa andare oltre i già elevati valori dei motori aspirati attuali, se non altro per l'impossibilità di metterli a terra. Beh, però anche quando presentarono le 500 Mach III tutti erano scettici.
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