22 novembre 2024

Doppia linea in America

Debutta  una piattaforma elettrica Stellantis per il mercato nordamericano, ma contemporaneamente la Citroen C3 Aircross riporta zero stelle nel crash test Latin NCAP.

Le vendite di Stellantis calano un po' dappertutto, ma se in Europa si naviga attorno a un calo del 16% negli States la riduzione sfiora il 20%.
Logico quindi anche se un po' tardivo concentrarsi sul mercato di Oltreatlantico, l'unico che possa determinare risalite economiche con un orizzonte non troppo lontano dati i grandi volumi in gioco.
Ecco allora la nuova piattaforma elettrica STLA Frame, progettata per pick-up full-size, veicoli commerciali leggeri e SUV e prevista per BEV semplici o dotate di range extender, con autonomia da 800 a 1.100 km. La stessa struttura potrà però ospitare in futuro anche sistemi di propulsione a combustione interna, ibridi e a idrogeno.
Sempre in ottica yankee, la capacità massima di traino è di 6.350 kg e il carico utile di 1.224 kg, ma c'è anche il guado di corsi d’acqua profondi fino a 61 cm, rendendo così il telaio adatto anche a veicoli off road.


Stride però che a tale attenzione verso gli States in termini progettuali corrisponda invece poco interesse verso la parte sud del continente: ecco allora il pessimo risultato nei crash test della C3 Aircross in versione economica prodotta in Brasile. La vettura ha ottenuto infatti un punteggio pari a zero, ben lontano da quello dal modello europeo che ha invece ottenuto 5 stelle.


Tutto ciò ripropone il concetto di sicurezza in termini di costo, argomento che coinvolge un po' tutte le automobili costruite in impianti situati in aree diverse da Europa e Nordamerica. La sicurezza ha un impatto rilevante sui costi e sul peso delle vetture moderne ed è proprio perché in certi Paesi questi vincoli non ci sono che il prezzo di mercato nazionale di alcuni modelli risulta così conveniente.
Qualcuno ha pensato alla Cina?

21 novembre 2024

Scelte

Jaguar cambia tutto, a partire dal logo che da uno diventa trino. E poi solo Bev alto di gamma, sul mercato dal 2026.

La scelta di rebranding di Jaguar lascia un po' stupiti. E' la risposta del marchio indiano (ricordiamocelo, non inglese da anni) alla crisi di vendite 2023, che ha fatto registrare appena 64.241 auto a livello globale.
Per fronteggiare la evidente débacle, dovuta anche alla ormai risaputa scarsa affidabilità delle vetture del giaguaro, il management ha deciso di voltare pagina, iniziando con una concept elettrica (da rivelare a dicembre alla Miami Art Week) che apre una nuova era per il marchio, completamente incentrato sulle Bev e con prezzi molto più alti di quelli della gamma attuale.
 


Sul lusso la penso sempre allo stesso modo. Le vendite di questo settore sono una scalata in cui ogni gradino deve consolidare raffinatezza, stile, tecnologia e affidabilità. Niente salti in cima, ma una salita graduale e sicura. E su questi temi Jaguar attualmente ha molto da lavorare, prima di poter considerare i calcoli numerici delle simulazioni di mercato, attività in cui sappiamo gli indiani sono al top, trasferibili in vendite reali.


Jaguar ha quindi rivelato tre marchi, uno con la doppia J, uno che appare una reinterpretazione dell'iconico logo del giaguaro che salta e uno che dà un'idea endless con la J e la R che si accoppiano idealmente . Si sprecano poi le parole d'ordine "Fearless", "Exuberant", "Compelling" e la famosa battuta del fondatore dell'azienda William Lyon, "Copy nothing"; date un'occhiata al video.
Tutto ciò suggerisce un target di clienti più giovane e attento alla moda, molto diverso da quelli tradizionali Jaguar. Sono quindi previste tre auto, una gran turismo elegante a quattro porte, una grande SUV e una grande berlina. La prima debutterà l'anno prossimo e inizierà le vendite nel 2026; gli altri due modelli seguiranno in successione, tutti basati su una piattaforma EV dedicata denominata JEA (Jaguar Electrified Architecture).

 
Svolta o scalata sul vetro? Nel frattempo una indigestione di complementi stilistici che ha già suscitato commenti sarcastici come quello di Elon Musk su X.

20 novembre 2024

La Valkyrie spakka a Silverstone

La ipercar britannica stacca un record sulla pista di casa con il tempo di 1 56,42, il migliore tra le auto stradali.

Gli inglesi hanno (almeno in parte) ancora un po' del DNA iniziale dell'automotive, quello dei motori che erogano la potenza proporzionalmente ai giri e hanno un limite oltre i 10.000. Parlo di ipercar ovviamente, nello specifico della Valkyrie, la Aston Martin più prestazionale e cattiva di sempre.


1.159 CV sono parecchi, anche per un V12 a 65° di 6,5 litri, per di più aspirato. Costruito interamente a mano, è un progetto che si ispira ai motori da F1 anni '90 e vuole riprodurre su un'auto da strada (sì, perché la Valkyrie non è una street legal) quelle sensazioni. Tanto che la prossima Valkyrie AMR-LMH sarà l'unica auto nella classe Hypercar del World Endurance Championship a utilizzare telaio e motore sviluppati direttamente dalla vettura da strada. Le prestazioni, d'altronde, sono top: regime massimo di 11.000 giri, 0-100 in 2,5 s, Vmax di 346 km/h, 1,9 g in frenata e, soprattutto un'accelerazione laterale di 3.3 g in curva, grazie anche ai 1.100 kg di deportanza aerodinamica.


Ma veniamo al record, stabilito a Silverstone in attesa di quello annunciato già nel 2019 al Ring. Al volante Darren Turner, vincitore di tre classi con Aston alla 24 Ore di Le Mans e collaudatore ufficiale, che dice di ritenere accelerazione e velocità massima della Valkyrie ben oltre le prestazioni delle Aston da corsa.
Devo dire però che il video è deludente, perché è poco tecnico anche se molto scenico, adatto più a gasare i ragazzini che a chi voglia valutare il comportamento della vettura.

Il tempo è di 1' 56,42 s, 10 secondi più veloce di ogni altra stradale a Silverstone.
Ora aspettiamo la Nordschleife.

19 novembre 2024

Possibile produzione per la SM Tribute?

Ipotesi di serie limitata per la splendida concept di DS, realizzata interamente sulla piattaforma della Maserati GranTurismo.

I numerosi brand di Stellantis in genere non fanno che produrre cloni reciproci delle stesse auto. DS, in particolare, dopo aver fallito l'obiettivo di divenire un alto di gamma generalizzato, naviga tra modelli che non hanno molto di raffinato o particolare nel vero senso della parola.
Ma la DS SM Tribute, versione moderna e ribrandizzata della Citroën SM svelata a settembre, è un'altra cosa. Una concept coupé bella ed elegante, un modello davvero raffinato che potrebbe arrivare in produzione secondo l'intervista rilasciata a Top Gear dal capo del design Thierry Metroz.


Si tratterebbe di una edizione limitata realizzata utilizzando parti provenienti da altri marchi del gruppo, in particolare Maserati, dalla quale proviene la piattaforma, quella della GranTurismo 2024. Non so se sia ipotizzabile una sorta di spin off da un marchio che soffre pesantemente la crisi di creatività e lo shortage di capitali investiti, ma la SM originale del 1970 era a tutti gli effetti una Maserati in sospensioni idropneumatiche, motore V6 compreso.


Cinquant'anni non passano invano e il sei cilindri del tridente è passato dai 178 CV dell'ultima SM ai 550 CV del Nettuno sulla GranTurismo; nessuna concessione poi all'elettrico, secondo i dettami ormai in fase di generalizzazione di Mate Rimac, che di lusso se ne intende.

Ciò potrebbe anche dare un'idea della collocazione di mercato della nuova vettura, che nelle intenzioni del top management deve rendere per avere un futuro.
Fatto quindi salvo che non ci si improvvisa costruttori di icone ad alto prezzo, specie con un marchio tutto sommato generalista, non ci sono a oggi veri piani industriali quanto dei desiderata degli stilisti, ansiosi di dare alla DS qualcosa che ne valorizzi davvero la gamma. Nella peggiore delle ipotesi, quindi, vedremo solo qualche spunto stilistico della Tribute sui nuovi modelli DS, magari elettrici.

 

14 novembre 2024

Esagerare per vendere

La Bugatti Mistral ha stabilito il record di velocità per una vettura scoperta, battendo il precedente primato della Hennessey Venom GT Spider.

Ha senso che una roadster faccia 453 km/h? Certamente no, a quella velocità se tiri fuori un braccio dall'abitacolo il flusso d'aria te lo stacca. Ma fa marketing, perché chi ha i milioni (14 nello specifico) per acquistare una ipercar è sensibile al fascino dei primati, anche se poi quelle velocità con la sua auto non le raggiungerà mai.


Ecco allora il record della Bugatti Mistral, che la settimana scorsa sul tracciato di Papenburg, in Germania, ha raggiunto alla guida del collaudatore ufficiale Andy Wallace 453,91 km/h, un assoluto per vetture scoperte. Il precedente record apparteneva alla Henenssey Venom GT Spyder con 427,35 km/h e resisteva dal 2016.


La vettura del record è ancora più speciale di una semplice Mistral da 5 milioni di euro, è infatti una one off fuori dai 99 esemplari prodotti perché appartiene alla serie delle World Record Edition, chiamate così perché hanno stabilito nuovi record di velocità su terra, nello specifico le Veyron Super Sport World Record Edition, Veyron Grand Sport Vitesse World Record Edition e Chiron Super Sport 300+. Particolare emblematico della situazione economica del proprietario dell'auto da record da 14 milioni, il fatto che possieda anche un esemplare di ciascuna delle vetture sopracitate.


La Mistral ha il motore W16 quadriturbo da 1.600 CV della Chiron Super Sport 300+ e la peggiore aerodinamicità causata dalla mancanza del tetto non le ha consentito di eguagliare i 490 km/h del record stabilito dalla coupé nel 2019. Questo record rappresenta dunque il canto del cigno per il motore da 7.993 cm3, che termina così la sua storia in favore del nuovo V16 ibrido con assistenza elettrica che equipaggerà la Tourbillon.

Interessante il commento di Wallace, che durante la corsa del record sentiva l'auto così stabile da ritenere che con qualche cavallo in più sarebbe andata ancora più veloce, mentre il sound del W16 proveniente dalle prese d'aria collocate proprio accanto alle orecchie era entusiasmante come mai nelle versioni coperte.

Sensazioni top che solo un motore a combustione può dare.

13 novembre 2024

OZ stoppa agli spari EV

Ragioni di sicurezza alla base della scelta di una raceway aussie; i timori per incendi e scosse elettriche.


I video di Bev modello famiglia che battono facilmente supersportive nello scatto da fermo non fanno neppure più notizia, sappiamo bene come le prestazioni dei veicoli elettrici in questo campo siano nettamente superiori a quelle delle auto a combustione dato che la coppia di questi ultimi dipende dal regime mentre nelle Bev è massima già all'avviamento.
Altrettanto virali i video degli incendi delle elettriche, situazioni pericolose e complesse da gestire anche da parte dei pompieri, visto che richiedono enormi quantità di acqua e un lungo impegno che a volte non si esaurisce nemmeno  giorni dopo l'evento, vista la possibilità di riaccensione.


Proprio questi rischi hanno portato la Willowbank Raceway, pista di accelerazione australiana nel Queensland, ad annunciare che d'ora in poi sarà impedito alle Bev l'accesso al suo tracciato. La decisione è stata presa dopo aver consultato le normative NEDRA di Motorsport Australia e quelle di risposta alle emergenze per veicoli specifici, in base alle quali i rischi associati alle corse e ai test dei veicoli elettrici risultano troppo elevati.
Il ban non si applica però ai veicoli ibridi, che data la minore capacità delle batterie associate risultano gestibili in casi di emergenza con le procedure in vigore.


E' interessante l'esame di altre problematiche connesse al salvataggio, come quella legata alle porte che potrebbero non sbloccarsi dall'esterno, tipicamente quelle dei veicoli dotate di maniglie a scomparsa come le Tesla.
Infine, poiché potrebbe non essere possibile confermare che un veicolo elettrico non sia davvero più sotto tensione dopo un incidente, Willowbank ritiene che i soccorritori corrano ulteriori gravi rischi nel maneggiare un'auto che potrebbe causare il loro fulminamento.

E' il primo caso di ban di Bev da un impianto sportivo, ma le motivazioni sono logiche e presto potrebbe fare scuola anche in US. 

12 novembre 2024

Muscle car e ripensamenti

Dodge accelera il time to market della prossima Charger con il motore Hurricane; il trend di mercato delle elettriche non sembra abbastanza consistente.

Per le muscle car yankee tira una brutta aria. Chevrolet ha messo in pausa la Camaro a tempo indeterminato e Dodge è in fase di transizione, dopo aver cancellato i V8 di Charger e Challenger in favore delle Daytona EV che ora sperimentano anche le batterie a stato solido. Solo Ford per ora tira dritto con la Mustang, che manterrà il V8 finché sarà legale anche perché la Mach E non sembra attirare più di tanto la tipica clientela di queste auto.

Dodge, in quanto marchio Stellantis è nel pieno di una crisi di gruppo e l'insuccesso delle Charger elettriche potrebbe aggiungere ulteriore peso a una situazione già difficile. Così il brand ha accelerato la messa a punto delle versioni dotate del motore a combustione, che sarà d'ora in poi il 6 in linea di 3 litri biturbo. Le vetture dovrebbero arrivare sul mercato la prossima estate anziché alla fine del 2025 come previsto inizialmente; la produzione è stata quindi accelerata in risposta alla domanda della clientela.


Pur con le potenze elevate in gioco, lo Hurricane eroga da 426 a 558 cavalli, per gli appassionati un 6 in linea non equivale a un V8 anche se il vigore del turbo compensa la minor erogazione delle versione aspirate; questione di sound.
Dodge sta comunque freneticamente bruciando le tappe all'esterno, sottraendo risorse alle EV che dovevano iniziare la produzione a giugno ma a tutt'oggi hanno le catene ancora in fase di allestimento.

Stop alla 718 Bev

Porsche è alle prese con il confine tra purezza tecnica, sostenibilità e guadagno. Ne farà le spese la 718 elettrica? Il marchio tedesco sta...