13 marzo 2025

Un futuro alla Tony Stark

Il debutto in ambito moda sottolinea il nuovo corso del marchio, che vira nettamente da una sportività in declino al mondo fashion.

La concept Jaguar Type 00 ha fatto rumore sin dal suo debutto alla Miami Art Week dello scorso dicembre e, più recentemente, ha fatto la sua comparsa per le strade di Parigi in occasione della settimana della moda francese. Questa coupé elettrica a due porte, dal design rivoluzionario e impreziosita da una livrea opaca denominata “French UltraMarine Blue”, si distingue per il suo assetto estremamente basso, imponenti cerchi da 23 pollici, porte a farfalla e un portellone retrattile.
Il lungo cofano e il frontale massiccio della Type 00 sono tratti distintivi che preannunciano la nuova direzione del marchio, con uno stile vistoso e modaiolo che sembra rifarsi ai personaggi Marvel o DC Comics. Essendo una concept, la Type 00 non entrerà in produzione, ma fungerà da manifesto per il futuro di Jaguar, segnando l’inizio della sua era a zero emissioni. La nuova Jaguar GT, completamente elettrica e a quattro posti, è attesa dunque per la fine del 2025 e dovrebbe approdare sui mercati già dal 2026, ereditando le linee imponenti e la presenza scenografica della concept.

In questo percorso di trasformazione, il marchio intende abbandonare una strategia di volume che ha reso le sue vetture sempre meno caratterizzate, puntando su un’immagine audace e distintiva. Rawdon Glover, managing director, ha dichiarato che “Type 00 rappresenta le prime linee della nuova Jaguar”, sottolineando come il design drammatico, con cofano allungato, tetto scorrevole, profilo coupé fastback e ampie arcate posteriori, miri a ridare al brand la storica unicità, pur comportando il rischio di allontanare i clienti tradizionali e influire negativamente sulle vendite.

A completare il quadro, il prezzo della Jaguar GT si aggirerà intorno alle 125.000 sterline, circa 149.000 €, posizionandosi in un segmento esclusivo destinato a una clientela di lusso. Il modello si inserisce però in un mercato la cui espansione non è così certa, pur non messo in discussione come per le supercar. Jaguar ha deciso quindi che l’innovazione radicale è indispensabile per rilanciare il marchio e garantirne la competitività futura; resta da vedere se l'ovvia contrazione dimensionale dell'azienda seguente a questa decisione le consentirà di assumere ancora un ruolo iconico sul mercato.

12 marzo 2025

Carta al posto del litio

Flint, un'azienda di Singapore specializzata in soluzioni energetiche sostenibili, ha lanciato un nuovo tipo di batterie di carta, convenienti e realizzate con materiali eco-compatibili.

I costi sono pari a circa il 10% di quelli delle batterie agli ioni di litio tradizionali e soprattutto queste batterie, leggere, flessibili e biodegradabili, si decompongono completamente in sei settimane se interrate, evitando i residui tossici che, nelle batterie convenzionali, possono persistere per decenni. Una rivoluzione nel settore, che affronta brillantemente il troppo spesso sorvolato problema del riciclaggio degli accumulatori a fine vita.


Le batterie, con una capacità di 600 mAh, sono state sottoposte a test rigorosi per assicurare durabilità e sicurezza in condizioni estreme, prevenendo perdite, incendi ed esplosioni. Pur mostrando una resa energetica attualmente inferiore rispetto alle soluzioni agli ioni di litio, Flint sta lavorando per migliorare le prestazioni e sta intensificando gli sforzi produttivi. L’azienda avvia una produzione pilota a Singapore e prevede ulteriori impianti in Cina, India, USA e Vietnam, con commercializzazione su scala industriale prevista entro la fine dell’anno.


Diversi enti hanno tentato soluzioni simili, ma senza raggiungere il giusto equilibrio tra efficienza e sostenibilità. Flint, invece, ha rivoluzionato il settore sviluppando una chimica proprietaria: grazie a elettrodi in zinco e manganese e a elettroliti ottimizzati, la sua batteria unisce la capacità di accumulo delle batterie tradizionali alla rapidità di carica dei supercondensatori. Il risultato è una soluzione pratica, ricaricabile e versatile, per ora adatta a dispositivi indossabili e all’Internet of Things, ma che Flint intende nel prossimo futuro rendere disponibile anche per applicazioni ad alta intensità come le Bev.

11 marzo 2025

Io sono il Doge

Si chiama delirio di onnipotenza e in genere riguarda i bambini. Quando però il fenomeno si prolunga nel tempo i danni sono dietro l'angolo.

Manie di protagonismo, mancanza di empatia, ossessione per il potere e il controllo, mancanza di interesse per le opinioni degli altri. Sembra la fotografia del nuovo vertice Usa, ma è anche la definizione scientifica del delirio di onnipotenza, un disturbo narcisistico che pare particolarmente presente nel signor Musk.
Negli ultimi tempi, le proteste contro Tesla hanno assunto un rilievo inaspettato, diventando negli Usa il fulcro di un acceso dibattito politico e sociale. Al centro di questa controversia c’è il carismatico e spesso imprevedibile a.d. Tesla, che ha deciso di assumere un ruolo ben oltre quello di semplice dirigente d’azienda. Da questo secondo mandato di Donald Trump, Musk ha messo in campo il cosiddetto Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), ente creato per ordine esecutivo con la finalità di eliminare sprechi e frodi nel governo federale. Ma la legittimità stessa di DOGE è stata messa in discussione, poiché non è chiaro se un presidente possa istituire legalmente un’agenzia di tale natura, lasciando aperta una serie di interrogativi sul confine tra poteri esecutivi e normativi. 


La gestione di DOGE, affidata direttamente a Musk e al suo staff, ha comportato tagli drastici e rapidi all’interno del personale governativo. Questi tagli, effettuati con poca supervisione e senza un’adeguata valutazione dell’impatto sui ruoli fondamentali, hanno sollevato notevoli preoccupazioni. Invece di pianificare una ristrutturazione che potesse preservare la funzionalità essenziale del governo, l’approccio adottato si è rivelato indiscriminato e, secondo alcuni, addirittura illegale. A complicare ulteriormente il quadro, il coinvolgimento di Musk in contratti governativi a favore delle proprie aziende ha alimentato sospetti di conflitto di interessi, sollevando il dubbio che le decisioni prese possano riflettere interessi privati piuttosto che il bene pubblico.


Questa duplice faccia della vicenda, l’ambiguità dell’ente DOGE e il ruolo fortemente intrecciato di Musk con la politica presidenziale, ha fatto scattare una reazione negativa diffusa. Le showroom Tesla, simbolo tangibile del successo dell’azienda, si sono trasformate in palcoscenici di proteste anche fuori dai confini, con persone che esprimono il loro dissenso contro decisioni considerate dannose per la collettività.
Questa situazione mette in luce una dinamica inedita: mai prima d’ora il capo di un’azienda automobilistica si era trovato al centro di una controversia così profonda, essendo direttamente coinvolto in una politica governativa che divide l’opinione pubblica. Resta da vedere se le proteste e la pressione dei consumatori, colpendo simbolicamente “il portafoglio” di Musk, potranno portare a una revisione delle strategie adottate o se questo episodio rimarrà un caso isolato in un periodo di grande imprevedibilità politica e sociale. 

10 marzo 2025

Cambio di direzione

Doveva essere elettrica. Ma visto l'andamento vendite delle Bev, per la prossima supersportiva Audi adotterà un'unità motrice ibrida.

Chi di supercar se ne intende, tipo Bugatti e Rimac, l'aveva già dichiarato: gli acquirenti di questi segmenti non vogliono auto elettriche. Così la nuova Audi R8, attesa per la fine del 2027, sarà un'ibrida che impiega il V8 4.0 litri biturbo della Lamborghini Temerario, capace di 800 cavalli e 730 Nm, accoppiato a un trio di motori elettrici a flusso assiale che spinge la potenza complessiva a 920 CV, con la possibile evoluzione di una ulteriore versione Performance che arriverebbe a 1000 CV. I motori elettrici, alimentati da una batteria al litio da 3,8 kWh, permetteranno inoltre circa 10 km di guida in modalità elettrica, mentre la batteria potrà essere ricaricata anche dall'esterno, una vera plug-in, quindi.


In questa configurazione, due motori sono collocati sull’asse anteriore per garantire la trazione integrale, mentre il terzo, posizionato tra il motore e il cambio a doppia frizione a otto rapporti, funge sia da motorino di avviamento sia da recupero energia in frenata. Il V8 ad albero piatto sviluppa la potenza massima tra 9.000 e 9.750 giri, con una linea rossa che sfiora i 10.000, offrendo una risposta pronta e un sound in linea con la tradizione delle R8, che hanno sfruttato sinora esclusivamente motori V8 e V10 aspirati.


L'architettura ibrida eleva le performance: si prevede un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi e una velocità massima prossima ai 340 km/h. Dalla struttura telaistica della versione elettrica ora accantonata sarà ricavato sia lo spazio per il propulsore, sia quello per la batteria, che data la minore capacità può trovare collocazione nello spazio dietro l'abitacolo. La filosofia complessiva delle nuova R8 sarà comunque quella che sinora l'ha distinta dalle Lambo, ossia quella di una supercar utile anche all'utilizzo quotidiano, tipico atout del modello. 

05 marzo 2025

La zappa sui piedi

I nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump rischiano di compromettere un terzo della produzione quotidiana di veicoli leggeri in Nord America.

Il 4 febbraio, ieri, Trump ha firmato un ordine esecutivo per applicare dazi del 25% sui beni provenienti da Canada e Messico e ha elevato al 20% quelli sui beni cinesi. Inoltre, dal 12 marzo entrerà in vigore un ulteriore dazio del 25% su acciaio e alluminio, senza riconoscimento di crediti per il contenuto statunitense nei veicoli assemblati in Nord America. Queste misure hanno scatenato imposte ritorsive e stanno preparando il resto del mondo a subire effetti simili.

L’industria automobilistica nordamericana, caratterizzata da una filiera integrata in cui le componenti attraversano più volte i confini, rischia gravi disagi. Gli analisti di S&P Global Mobility avvertono che l’impatto sarà quasi immediato, con impianti che potrebbero ridurre o sospendere la produzione e consumatori costretti a pagare tra 4.000 e 10.000 dollari in più per ogni veicolo. La carenza di scorte e la riduzione degli incentivi potrebbero portare le case automobilistiche, già in difficoltà, a eliminare i modelli ad allestimento inferiore. S&P stima una probabilità del 70% che le tariffe durino al massimo due settimane, ma esistono scenari che vedono una durata di sei-otto settimane o addirittura un’applicazione permanente.


I maggiori costi interesseranno consumatori, produttori e fornitori, con rischi di interruzioni nella catena di approvvigionamento, come accaduto durante la crisi dei semiconduttori. Mentre Tesla, che produce interamente negli USA, potrebbe essere la meno colpita, tutte le imprese che sfruttano l’ecosistema nordamericano subiranno l’aumento dei costi. Il trasferimento della produzione negli Stati Uniti risulta complesso e costoso, dato che gli impianti locali non hanno la capacità di raddoppiare la produzione in caso di chiusure estere. Infine, tali misure potrebbero costituire un espediente per rinegoziare anticipatamente l’accordo USMCA, puntando a maggiori requisiti di contenuto statunitense e protezioni contro l’ingresso di case cinesi nel mercato, in vista di un 2025 particolarmente turbolento.
Fare il bullo a volte è controproducente.

04 marzo 2025

Schermo delle mie brame...

Il fenomeno del costante incremento del numero di schermi nei veicoli è fonte di controversie nel chiaroscuro di vantaggi e svantaggi.

La settimana scorsa il responsabile del design di Mercedes-Benz ha espresso il proprio malcontento riguardo a quella che può essere definita la moda dell’aumento dei display presenti nell'abitacolo delle automobili moderne.
Schermi di formato sempre più grande offrono una lettura chiara e, se ben integrati nel cruscotto, contribuiscono a un aspetto moderno. Tuttavia, la loro presenza comporta problematiche concrete, d'uso e sicurezza.
Dal primo canto la pulizia risulta più impegnativa e i costi di riparazione, soprattutto dopo la scadenza della garanzia, possono diventare onerosi.
L'uso degli schermi è poi particolarmente difficile in condizioni climatiche rigide, ove le mani protette da guanti interagiscono con difficoltà con le superfici tattili. Infine la navigazione in menu articolati e gli aggiornamenti software che, talvolta, interrompono momentaneamente la visualizzazione, aggravano ulteriormente la frustrazione degli utenti.

D'altro canto l’eccessivo ricorso al touchscreen per controlli multipli complica l’utilizzo e distrae dalla guida, che nella mente dei progettisti di settore sembra divenuta un optional all'infotainment invece di essere considerata la core activity da tutelare.
L’industria automobilistica sta ora cercando di trovare un equilibrio, orientandosi verso veicoli dotati di schermi ampi e leggibili, integrati armoniosamente nel cruscotto ma affiancati da controlli fisici tradizionali, pulsanti e manopole, per le funzioni essenziali. Negli ultimi anni si è assistito a una graduale reintroduzione di questi dispositivi meccanici, mentre i produttori lavorano per migliorare l’esperienza utente sia dal punto di vista del controllo fisico che dell’ottimizzazione delle interfacce digitali. 

Un'evoluzione che deve combinare innovazione, funzionalità e semplicità d’uso senza però  compromettere l'attenzione alla strada, che resta elemento fondamentale della sicurezza alla guida.

03 marzo 2025

La fiera dell'impotenza

Le auto vecchie inquinano? Bene togliamole di mezzo. Questa la ratio alla base del veto draconiano che entrerà presto in vigore a New Delhi.

L'intenzione dei vertici UE di rivolgersi all'India in cerca di partnership che suppliscano alle sanzioni Usa potrebbe farci cadere dalla padella nella brace. Le decisioni prese in quel Paese riguardo la mobilità sono infatti il simbolo dell'impotenza funzionale di fronte ai problemi della popolazione, con prese di posizione autoritarie che mascherano di fatto incapacità e inazione. Una storia che conosciamo bene.
Il fatto. Dal primo aprile a New Delhi le auto a benzina con oltre 15 anni e i veicoli Diesel con più di 10 anni non potranno più circolare nel centro cittadino e, ancor peggio, non potranno nemmeno fare rifornimento. Dal 2014 la città è alle prese con livelli di inquinamento inaccettabili e il ministro dell’Ambiente, Manjinder Singh Sirsa, ha annunciato il divieto durante una riunione d’emergenza, affermando che l’applicazione della norma sarà resa possibile grazie a dispositivi non meglio specificati, da installare presso i distributori di carburante, capaci di riconoscere i veicoli inquinanti.

Ogni inverno le polveri sottili derivate dall’industria, dalla combustione dei residui agricoli, dalle abitudine culinarie dei singoli, ma in misura in fin dei conti marginale dal traffico, avvolgono il nord dell’India e il Pakistan in uno smog pericoloso, peggiorando drasticamente la qualità dell’aria.
A fronte dell'evidenza che ampia fascia della popolazione cucini ancora su fornelli a legna o carbone, limitare l’accesso al carburante per i veicoli vecchi significa però solo penalizzare chi non può permettersi l’aggiornamento del mezzo, aggravando le disuguaglianze. 

Una trappola per chi già quotidianamente fatica a muoversi in un Paese dove lo Stato si mostra spesso incapace di garantire servizi sociali adeguati. La misura, oltre a essere infatti tecnicamente ambiziosa in un contesto arretrato ed estremamente popoloso, appare anche fortemente contraddittoria: l'età del parco circolante è strettamente connessa alla situazione economica dei singoli. E non si può renderli più agiati per decreto.
Una storia già sentita nella UE.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...