I nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump rischiano di compromettere un terzo della produzione quotidiana di veicoli leggeri in Nord America.
Il 4 febbraio, ieri, Trump ha firmato un ordine esecutivo per applicare dazi del 25% sui beni provenienti da Canada e Messico e ha elevato al 20% quelli sui beni cinesi. Inoltre, dal 12 marzo entrerà in vigore un ulteriore dazio del 25% su acciaio e alluminio, senza riconoscimento di crediti per il contenuto statunitense nei veicoli assemblati in Nord America. Queste misure hanno scatenato imposte ritorsive e stanno preparando il resto del mondo a subire effetti simili.
I maggiori costi interesseranno consumatori, produttori e fornitori, con rischi di interruzioni nella catena di approvvigionamento, come accaduto durante la crisi dei semiconduttori. Mentre Tesla, che produce interamente negli USA, potrebbe essere la meno colpita, tutte le imprese che sfruttano l’ecosistema nordamericano subiranno l’aumento dei costi. Il trasferimento della produzione negli Stati Uniti risulta complesso e costoso, dato che gli impianti locali non hanno la capacità di raddoppiare la produzione in caso di chiusure estere. Infine, tali misure potrebbero costituire un espediente per rinegoziare anticipatamente l’accordo USMCA, puntando a maggiori requisiti di contenuto statunitense e protezioni contro l’ingresso di case cinesi nel mercato, in vista di un 2025 particolarmente turbolento.
Fare il bullo a volte è controproducente.


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