Si moltiplicano i cimiteri di auto elettriche in Cina. Auto vecchie ma non troppo che non trovano più collocazione sul mercato perché le nuove costano meno. Ma che nessuno sa come smaltire.
Se c'è un argomento che i fautori del passaggio di massa alle auto elettriche evitano come la peste è quello dello smaltimento dell'usato da rottamare.
Politici in primis ma produttori a ruota fanno lo gnorri sul problema di dove e come riutilizzare in ottica verde le componenti delle vetture, particolarmente quelle degli accumulatori, ricchi di preziosi quanto rari materiali che nel più puro stile new age andrebbero sempre riciclati.
Ma, come sempre, tra il dire e il fare... Diamo un'occhiata dunque al futuro dell'Europa in termini di diktat anti-combustione aprendo una finestra sulla Cina, dove le elettriche imposte dallo stato sono già una grande realtà, così come le centrali a carbone per produrre l'energia delle ricariche.
Le BEV da smaltire, provenienti in gran parte dal fallito esperimento del car sharing locale, hanno una media di 5 anni di vita, pochi se paragonati alla vita media di una vettura tradizionale. E attenzione, non venitemi a dire che il ricambio è necessario, perché in ottica di risparmio energetico i prodotti vanno usati il più possibile.
La politica di incentivi del governo, sia agli acquirenti sia ai produttori, ha determninato un trend in discesa dei prezzi del nuovo e l'usato diventa quindi da rottamare molto presto per la scarsa concorrenzialità.
Nel più puro stile post-rivoluzione industriale, le vetture sono quindi abbandonate in aree verdi prive di sistemi di impermeabilizzazione (rischio di infiltrazioni, quindi) e la loro mole cresce con continuità, dato che al cospicuo stock iniziale si aggiungono le auto che necessitano di un ricambio di batteria, troppo costoso rispetto all'acquisto di una nuova vettura.
Certo, in numeri in Cina sono sempre molto elevati data la grande popolazione, ma l'Europa ha comunque un bel 750 milioni di abitanti e anche dividendo per due i numeri restano alti anche qui applicando la stessa metodologia.
E attenzione, la logica di cui parlo è quella sempre valida che ha tenuto in piedi il mercato negli ultimi 50 anni. I prezzi del nuovo sono scesi per l'aumento della produzione e per favorire la motorizzazione di massa. E dato che non ci sono cambiamenti avvertibili delle politiche industriali, non vedo come si possa nel Vecchio Continente andare incontro a una situazione diversa.
Probabilmente, visto il disco verde dato da Bruxelles alla Cina, i cimiteri si riempiranno proprio di auto provenienti dall'Asia, uniche adatte alle tasche del ceto medio europeo.
Riciclare costa, molto di più se sono in ballo gli accumulatori, perché le celle sono microincapsulate e attualmente non esistono procedure automatizzate di separazione e accumulo differenziato, né sono all'orizzonte. Se si ipotizza dunque la metà del milione di tonnellate di prodotto cinese il problema appare già oggi enorme.
E inifine occorre tenere in conto la malavita organizzata, che potrebbe inserirsi nella trafila e dare origine a un nuovo fiorente business del riciclo alla mafiosa, con pezzi usati spacciati per nuovi, ma venduti sottobanco, un po' come purtroppo accade anche in aeronautica.
Un quadro pessimistico? Beh, c'è ancora tempo, tempo per rifare i conti. Ammettere di aver sbagliato è il primo passo.



















