L'NHTSA, ente per la sicurezza stradale Usa, ha annunciato che dal 24 giugno u.s. Audi ha in corso sul territorio nazionale un richiamo per 144.092 vetture a seguito di una possibile anomalia nel sistema di abilitazione dell'airbag passeggero. L'ossidazione di una connessione elettrica del sensore che individua l'occupazione del sedile passeggero potrebbe infatti disabilitare l'airbag, causando in caso di incidente danni potenzialmente maggiori per l'assenza del sistema di ritenuta. L'inconveniente riguarda i modelli A5, S5 e alcuni lotti produttivi della A4, tutti costruiti tra 2016 e il 2018; altri 26.040 veicoli circolanti in Canada potrebbero però essere interessati dallo stesso problema e oggetto del richiamo. Audi ha dichiarato non esserci stato comunque alcun incidente del quale il possibile malfunzionamento avrebbe peggiorato gli esiti; in ogni caso il malfunzionamento è sempre segnalato dal computer di bordo con l'accensione del spia passenger airbag off, che tuttavia a qualche automobilista distratto potrebbe essere sfuggita. Il marchio invita quindi ogni possessore di vettura Audi (anche diversa da quelle interessate dal richiamo) nel quale la suddetta spia si accenda a passare in concessionaria per un controllo.
05 agosto 2019
Richiamo Audi
L'NHTSA, ente per la sicurezza stradale Usa, ha annunciato che dal 24 giugno u.s. Audi ha in corso sul territorio nazionale un richiamo per 144.092 vetture a seguito di una possibile anomalia nel sistema di abilitazione dell'airbag passeggero. L'ossidazione di una connessione elettrica del sensore che individua l'occupazione del sedile passeggero potrebbe infatti disabilitare l'airbag, causando in caso di incidente danni potenzialmente maggiori per l'assenza del sistema di ritenuta. L'inconveniente riguarda i modelli A5, S5 e alcuni lotti produttivi della A4, tutti costruiti tra 2016 e il 2018; altri 26.040 veicoli circolanti in Canada potrebbero però essere interessati dallo stesso problema e oggetto del richiamo. Audi ha dichiarato non esserci stato comunque alcun incidente del quale il possibile malfunzionamento avrebbe peggiorato gli esiti; in ogni caso il malfunzionamento è sempre segnalato dal computer di bordo con l'accensione del spia passenger airbag off, che tuttavia a qualche automobilista distratto potrebbe essere sfuggita. Il marchio invita quindi ogni possessore di vettura Audi (anche diversa da quelle interessate dal richiamo) nel quale la suddetta spia si accenda a passare in concessionaria per un controllo.
Gli Usa al traino dell'Europa nelle corse
In genere quanto a innovazione gli Usa ci precedono. Ma i tempi cambiano e forse oggi la vecchia Europa sfoggia punte più avanzate quantomeno in qualche settore. E' il caso dello sport automobilistico, che dalle nostre parti è parecchio più avanti nelle categorie top. In Usa l'equivalente della Formula 1 (quanto a caratteristiche e forma dei veicoli) è la IndyCcar, sinora riservata a gruppi motore del tutto tradizionali, al contrario della nostra ormai consueta F1 ibrida. Ma dal 2022 si cambia: la potenza delle vetture passerà dagli attuali 550-700 CV erogati da motori a E85 (85% alcool etilico, 15% benza), a valori attorno a 900 cavalli, un po' sotto le F1, ma prodotti da altrettante unità ibride. La struttura sarà la stessa, motori trifase in CA, batterie al litio, inverter, frenata rigenerativa, il tutto integrato con i motori a combustione che impiegheranno ancora il carburante a base di alcool, dato il maggior rapporto di compressione ottenibile con il superiore numero di ottano del mix. Dal punto di vista pratico niente più starter esterni in pit lane, quindi, ma gestione parecchio più complessa della gara perché saranno concessi soltanto 200 secondi di overboost elettrico per i sorpassi e non l'uso nella normale condotta in pista. Attualmente i fornitori di motori Indy sono soltanto Chevy e Honda ed entrambi hanno annunciato di essere già in linea con le nuove unità richieste da regolamento, i cui test al banco sono già in corso. C'è spazio però anche per un terzo fornitore, resta da vedere chi raccoglierà la sfida.
Dagli USA: più ha cavalli, meno ti costa
Sentite cosa si sono inventati in America per vendere qualche macchina in più. O meglio qualche supersportiva in più. E' un'iniziativa commerciale della Dodge (uno dei brand di Chrysler) e offre una singolare forma di incentivo: 10 dollari a cavallo. Molto semplicemente e molto banalmente uno sconto in base alla potenza. Più la vettura ha cavalli e più forte è l'incentivo. Banale ma tutto sommato geniale. Così, scorrendo i listini Dodge scopri che una Challenger con motore V6 Pentastar da 305 CV ti costa 3050 dollari in meno o, meglio ancora, acquistando una brutale Hellcat con V8 da 797 CV risparmi 7970 dollari sul listino.E così via passando anche per le Durango e le Charger più potenti. Che altro dire... Sarà anche il solito commento superficiale e retorico, ma l'America è l'America. Nel male ma soprattutto nel bene. Pensate ad un'iniziativa analoga dalle nostre parti lasciando ovviamente perdere marchi quali Ferrari e Porsche che navigano su altre galassie. A me ad esempio verrebbe in mente un'operazione del genere in casa Alfa Romeo riservata alle Giulia e alle Stelvio più potenti da oltre 500 CV o a tutte quelle vetture di altri marchi terribilmente divertenti ma anche dannatamente costose. Bene: nessuno fino ad ora ha fatto nulla. O meglio qualcosa chi ci governa l'ha fatto: ha introdotto il superbollo. Un meraviglioso incentivo.... al contrario però!
I consumi della ID.R
Il recente record al Ring conquistato dalla VW ID.R è solo un anello nella gigantesca campagna di lancio dei veicoli elettrici del marchio tedesco, che si concretizzerà con la presentazione della ID.3 a Francoforte. Un record è realizzato in condizioni estreme, che in genere non coincidono con quelle di massimo rendimento, ma Volkswagen ha voluto comunque evidenziare che il consumo della ID.R durante il giro è stato di 24,7 kWh, secondo loro inferiore a qualunque altro sistema di propulsione. La cosa mi ha incuriosito e così ho fatto qualche calcolo, non vi tedierò con i passaggi ma evidenzio solo i risultati. Il giro sul Ring comprende il nuovo e il vecchio tracciato, per un totale di 25,95 km. Prendendo per buono il dato diffuso da VW fanno 0,951 kWh/km. Tanto per restare nel settore ho provato a fare una valutazione sui consumi della Formula E. I circuiti cittadini hanno lunghezza tra 2 e 3 km e le vetture sono equipaggiate con batterie della capacità di 54 kWh. A fine gara le autonomie sono prossime allo zero, quindi, vista la durata di 45 minuti più un giro per gara per un totale mediamente attorno a 90 km, possiamo considerare l'uso completo della carica, con un consumo (sempre in media) di 0,6 kWh/km. Parecchio più basso della ID.R, quindi, che assorbe circa il 60% in più.
Ma veniamo al tema scottante, ergo il confronto, sempre sul Ring, con una sportiva tradizionale. In pista, per quanto possa sembrare assurdo, i motori a benzina hanno un rendimento più alto che nel traffico, perché lavorano a farfalla spalancata e nel range ottimale di giri. In queste condizioni, in maniera piuttosto conservativa possiamo ritenere che da un litro di benzina si ottengano 3 kWh, ma a dire il vero con le benzine da pista il contenuto energetico è più elevato. Ma vanno bene i 3 kWh. Così, per semplificare, se poniamo un consumo medio di 3 km/l sul tracciato di 25,95 km, fanno 8,65 l che magicamente moltiplicato per i 3 kWh di prima danno esattamente 25,95 kWh per un giro, ossia 1 kWh/km. Il vantaggio della ID.R rispetto, giusto per fare un esempio, alla Porsche 919 Evo, è quindi attorno al 5%. Niente per cui battere la grancassa, perciò, anche se la 919 è il frutto di una centenaria evoluzione e la ID.R una new entry. Tutto dipende dall'angolo di visuale, no?
02 agosto 2019
Monterey: il trionfo del Made in Italy
In occasione della settimana dedicata alle auto da sogno nella prestigiosa rassegna di Monterey in California (metà agosto), 1.000 auto italiane sfileranno davanti agli appassionati di tutto il mondo per celebrare gli anniversari di diversi modelli storici. L'evento si chiama "Concorso Italiano" e vedrà sfilare vetture che hanno fatto la storia delle quattro ruote, come la Ferrari Dino 246 GT, l'Iso Lele, l'Abarth e la De Tomaso. Modelli e marchi che negli ultimi 70 anni hanno rappresentato il gusto e la competenza italiana nel mondo raggiungendo livelli di assoluta eccellenza. Come è appunto il caso della Dino disegnata da Leonardo Fioravanti: festeggia il 50mo anniversario ed è stata la prima Ferrari di serie con meno di 12 cilindri. All'evento di Monterey non mancherà l'Alfa Romeo presente con tre icone del passato, la Giulietta e Giulietta Spider del 1955 e la Junior Zagato, che festeggia anch'essa il 50° anniversario. Uno spettacolo eccezionale per qualità e quantità degli esemplari esposti e che si intona alla perfezione con lo spirito esclusivo e unico che da sempre anima la rassegna di Monterey.
L'occulto della connessione
Non essere connessi oggi è visto come un vero e proprio handicap. Al di là della dipendenza vera e propria, quella che ti fa attraversare la strada senza guardare o, sull'altro versante, ti fa metter sotto qualcuno perché la chat conta di più, l'evoluzione dei sistemi che ci assistono nella vita quotidiana va verso l'integrazione sempre più spinta con il sistema di connessione reciproca. Si tratta di argomenti di primaria importanza: per esempio l'home banking sta passando in massa all'accesso tramite app sul cellulare e se non ce l'hai devi pagare di più, o addirittura rinunciare al servizio. E dato che l'auto resta un primario mezzo di trasporto (sorry per gli amministratori integralisti che ci affliggono, ma tant'è) l'accesso a internet in vettura dilaga. Ma, a dispetto di quanto vi possano prospettare alla concessionaria, it isn't for free, si paga. E si paga non solo per la scheda inserita sull'auto, ma anche per le interfacce utente. E' il caso di BMW, che per dotare di Apple CarPlay il mezzo chiede negli Usa 80 $ all'anno. Per ora è l'unica, gli altri costruttori non chiedono nulla. Ma è un pericoloso precedente, perché apre di fatto alla speculazione su un servizio che in realtà dovrebbe al limite essere pagato in quanto software e non come abbonamento. Tra gli yankee è probabile che la gran parte degli acquisti avvenga con leasing o comunque rateazioni, quindi gli 80 dollari spariscono nei bollettini. Ma visto dall'Europa, resta il fatto che con la dotazione sempre più generalizzata di Apple CarPlay e Android Auto anche sulle utilitarie low cost, in diversi potrebbero pensare a recuperare qualche margine di utile con il software. E non è sano come meccanismo evolutivo.
Una Mègane Fabergè
Parallelo da gioielliere per l'ultima versione della sportiva francese, che nella livrea RS Trophy-R è in vendita alla cifra stratosferica di 72.000 €. Sì, va bene, ne faranno solo 500; OK è la versione commemorativa del record al Ring del maggio scorso che ha spodestato la Honda Civic Type R dal podio. Ma settantaduemila euro sono davvero tanti per una derivata dall'auto di famiglia. Ovviamente al motore da 300 CV si associano particolari molto corsaioli come i cerchi alleggeriti da 19" e l'aerodinamica ottimizzata, con una riduzione di peso rispetto alle comuni RS che arriva a 130 kg. Le modifiche in effetti sono molte e costose, partire dal turbo con i cuscinetti ceramici per arrivare all'assetto da pista con ammortizzatori regolabili e al differenziale autobloccante meccanico. Nel frattempo la Tropy-R, che sarà in vendita prima di fine anno, ha stabilito un nuovo record, stavolta a Spa-Francorchamps, in occasione di una gara del campionato Formula Renault Eurocup. Sono certo che l'auto dia sensazioni forti e sincere e so che i tecnici Renault lavorano molto bene in questo campo, ma con 4.000 euro in più ti prendi una M3...
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