12 giugno 2019
Pragmatismo e malafede
La notizia che FCA ritorni con il V6 Diesel da 3 litri sul pickup Ram 1500 non è certo da blocco delle rotative. Ma acquista rilevanza se facciamo il confronto tra il mondo Usa e quello europeo. Negli States è scoppiato il Dieselgate, negli States i motori a gasolio sono stati messi sotto accusa per le emissioni (di NOx, attenzione, non di particolato o di CO2). E a seguire, dopo VW tutti i costruttori hanno avuto le loro grane, FCA inclusa, che per chiudere la storia con l'EPA (l'ente ambientale americano), pur non avendo mai ammesso l'addebito ha pagato 800 milioni di dollari di multa e ha attuato modiche sul motore. Ora c'è un un turbo a geometria variabile raffreddato a liquido e i condotti di ammissione sono stati ridisegnati così come l'EGR, mentre gli iniettori hanno un profilo di spruzzo diverso. Il risultato è una potenza di 264 CV con coppia massima di 651 Nm, sufficiente a surclassare la concorrenza di GM e Ford con i loro benzina, per non parlare della nettamente superiore resa chilometrica. Si evince dunque dalla vicenda che gli yankee abbiano chiuso con la criminalizzazione Diesel, riabilitandolo del tutto e mettendo in luce i suoi innegabili lati positivi nell'autotrazione. Proprio loro, quelli di Salem, quelli che (fino a un certo punto) fanno le crociate ideologiche. Il tutto mentre lo sviluppo elettrico scorre tranquillo nell'ambito di domanda e offerta ma senza preclusioni o obblighi dogmatici. Le crociate sembra invece le facciano proprio nel Vecchio Continente, ove si sogna un irrealizzabile (quantomeno per i prossimi 20 anni) futuro elettrico, a danno di soluzioni affidabili e oggettivamente meno impattanti sull'ambiente delle novità sventolate ad arte da gente che non sa o che è in malafede. Loro sono i pragmatici, noi i fanatici (sempre con l'occhio al profitto, però). Ma noi chi? La gente comune o il gotha di Davos?
Ma quante Koenigsegg!
Membro stabile dell'Olimpo auto, Koenigsegg, visto il prezzo, non si può certo definire un marchio diffuso. Vederne quindi così tante tutte assieme al circuito olandese di Assen è un vero evento. Star del Supercar Sunday è però la Regera equipaggiata con il Ghost Package, che introduce modifiche aerodinamiche in stile Ferrari FXX K che aumentano la deportanza del 20%, donando così a un'auto definibile come una ultraperformante GT anche ottime prestazioni in pista. Il calo di velocità massima non è preoccupante, giusto 400 orari, visti i 1.500 ponies erogati dal V8 di 5 litri sotto il cofano e lo 0-300 in 10,9 s. Il sound passa invece senza soluzione di continuità dal brontolio al minimo all'urlo racing non appena si sgasa.
11 giugno 2019
Rivian promette lo scambio di carica
Lo sanno tutti: il problema principale delle auto elettriche è quello della ricarica, che dipende in massima parte dalla presenza sul territorio delle centraline. Tutto questo per le normali auto. Ma se parliamo di Suv o di pickup, veicoli che dovrebbero garantire la mobilità anche in aree naturali e quindi poco implementate con le strutture di ricarica, le cose si complicano. E' il caso di Rivian, la startup che ha stretto un accordo con Ford bruciando GM, che è ben conscia del problema e guarda avanti in questo senso. Sul pickup R1T ha previsto infatti l'installazione di una batteria supplementare, soluzione brevettata a febbraio, che può trarre d'impaccio in tali evenienze. L'ulteriore autonomia garantita dall'add-on è di circa metà di quella totale assicurata dalla batteria principale, che potrebbe presto arrivare addirittura a 1.287 km grazie all'adozione di un accumulatore gigante da 180 kWh. Secondo RJ Scaringe, ad della startup,sarà possibile anche scambiare parte della carica tra un veicolo e altro, anche se dati tecnici effettivi su tale evenienza non sono stati comunicati. Mi corre l'obbligo di far notare che, stante una densità energetica che nei migliori casi raggiunge 200 Wh /kg, un accumulatore da 180 kWh pesa 900 kg senza gli accessori. Aggiungendo l'emergency pack superiamo quindi abbondantemente la tonnellata di solo serbatoio. Accettabile per un veicolo militare, ma un pickup che pesi attorno a 3 tonnellate e mezza a vuoto non lo vedo benissimo in off road. Comunque Rivian va avanti sparata e prepara lo stabilimento in Illinois, che grazie anche al finanziamento di 500 milioni erogato da Ford dovrebbe aprire l'anno prossimo.
Corvette mette i cavalli dietro
Per gli amanti della più pura e dura cultura yankee probabilmente viene visto come un sacrilegio. Una Corvette a motore posteriore centrale non si è mai vista prima: una blasfemia da combattere e condannare senza appello. Paradossalmente è un po’ come se a noi italiani dicessero che la prossima Ferrari, per contenere le emissioni, andrà anche a Gpl, anche se per Chevy la scelta del motore centrale è legata all'aumento delle prestazioni della Corvette C8. Ma tant’è: la versione a motore posteriore è quasi pronta e verrà svelata alla stampa americana a fine luglio, per essere poi venduta entro il 2019 o al più tardi agli inizi del 2020. autothrill è in grado di mostrare in anteprima il primo render dettagliato della vettura che, pur conservando i tratti tipici della Corvette, cambia radicalmente nello sviluppo dei volumi e delle proporzioni proprio per il diverso posizionamento del V8. Secondo le prime indiscrezioni, le nuove Corvette saranno ancora più potenti dei modelli attuali che erogano 466 CV (V8 aspirato) che salgono a 659 nella sovralimentata Z06, per arrivare fino ai 760 della più potente ZR1. Insomma le premesse per ammirare un’altra supercar con i fiocchi ci sono tutte, anche perché, sempre secondo i rumors che arrivano dagli States, sulle nuove Corvette saranno presenti unità elettriche a recupero di energia in grado di fornire una bella dose di potenza supplementare. E anche gli yankee più irriducibili dovranno arrendersi: d’accordo una Corvette così non si era mai vista, ma forse d’ora in avanti non se ne potrà più fare a meno.
GLB, la Suv compatta di Mercedes
In queste ore Mercedes ha diffuso le prime immagini ufficiali della nuova Suv compatta GLB che verrà messa in vendita entro la fine dell’anno. Prosegue dunque l’offensiva del colosso tedesco con l’ingresso dell’ottavo modello nel segmento delle compatte Premium. Disponibile sia in versione a cinque posti sia a sette, la GLB conserva molti dei tratti presenti sulla concept presentata al salone di Shanghai dello scorso aprile.
Basata sulla piattaforma MFA II di Mercedes, la GLB è caratterizzata da un avantreno McPherson e sospensioni posteriori multi-link. Lunga poco più di 4 metri e mezzo (4.634 mm per l’esattezza), ha un passo di 2.829 mm. Da segnalare la presenza, optional, dei sofisticati gruppi ottici a Led Multibeam. Nell’abitacolo una plancia dal design piuttosto originale con un elemento inferiore "tubolare" in alluminio. Come sugli modelli della stella, è presente il grande pannello digitale che ospita gli strumenti e le funzioni di infotainment.
La cinque posti ha un bagagliaio dalla capacità di 560 litri che salgono fino a 1755 con la seconda fila di sedili ripiegata; nella sette posti i due sedili supplementari possono essere facilmente riposti nel pavimento. La gamma sarà composta all’inizio da quattro modelli con due motori a benzina a quattro cilindri e un solo Diesel a quattro cilindri in due diversi livelli di potenza. I modelli a benzina includono la GLB200, che adotta il 1.3 litri turbo da 163 cavalli e trazione anteriore e la GLB250, con un da 2,1 litri turbo da 165 cavalli e trazione integrale 4Matic. Il Diesel a quattro cilindri di 2,0 litri eroga 150 CV ed è venduto sia a trazione anteriore sia integrale, mentre la GLB220d ha 190 CV e trazione integrale. Per tutte cambi automatici a doppia frizione, a sette oppure otto rapporti. Sulla più potente GLB 220d è presente a richiesta un pacchetto Off-Road che comprende i fari a Led Multibeam, l’assistenza in salita e una modalità di guida per fondi sconnessi, che tra l’altro visualizza sul display l’angolo di inclinazione e lo stato del sistema di trazione integrale. Anche la GLB avrà presto una variante ibrida, mentre nel 2021 arriverà la EQB full electric.
Richiamo yankee per le Audi E-Tron
Mentre i pompieri europei iniziano a seguire un addestramento specifico per affrontare gli incendi degli accumulatori al litio, particolarmente difficili da spegnere poiché tendono a riaccendersi spontaneamente, arriva dagli States la notizia di un richiamo per 540 Audi E-Tron. Il problema riguarda una falla nell'ermeticità del pacco batterie, che potrebbe permettere l'ingresso di umidità all'interno. L'eventualità è pericolosa, perché il litio in presenza di umidità e/o aria può reagire violentemente e dar luogo a un incendio che, come dicevo e come molti vigili del fuoco hanno iniziato a verificare un po' dappertutto, è assai difficile da spegnere. Di fatto gli incendi con litio ricordano quelli delle bombe al fosforo della Seconda Guerra Mondiale: anche se li spegni, se non fai in modo di bloccare l'afflusso d'aria dopo un po' si riaccendono da soli. Non voglio certo fare terrorismo, ma quando sento persone precoccuparsi per gli impianti a gas penso non sappiano quanto peggio può essere un accumulatore. A conferma della serietà di Audi, si può comunque dire che nessun caso si sia mai verificato nelle 1.644 vetture vendute in Usa. E in ogni caso, per scusarsi del disturbo Audi ha previsto un bonus di 800 $ per ogni possessore di E-Tron coinvolto nel richiamo, a coprire tutti i costi causati dall'iniziativa.
10 giugno 2019
Vecchie storie per nuovi mondi
Roba da baraccone. Questo il primo commento, per così dire, spontaneo. E infatti il tutto si svolge proprio nella versione jap di un baraccone, il Tokiwa Park alla fiera di Hokkaido. Qui la star locale, Akinori Fujita, quarantacinquenne funambolo in sella a una scrambler 400 monocilindrica fa il suo show, che ha la particolarità in stile un po' yankee del prendere al volo le banconote da 1.000 yen (poco più di 8 euro) che gli spettatori gli offrono dall'alto del muro di legno. Fujita percorre il muro a una velocità attorno ai 40 km/h e fa più di 10 spettacoli al giorno; in Giappone è una vera attrazione, dato che ne parla addirittura l'Asahi Shimbun, il più diffuso quotidiano del paese. Noi europei abbiamo visto queste performance fin da piccoli nei luna park e forse se ne fanno ancora, ma sono certamente relegate a divertimento da fiera di paese. Quindi giusto un paio di commenti, né nichilisti, né cinici, giuro. Innanzitutto fa pensare che in una nazione così avanti nella tecnologia e decadente nei costumi gli spettacoli da circo faccciano ancora notizia. Poi, l'offerta di denaro al performer è sì in chiave Usa, ma presa da spettacoli di tutt'altro tipo: tipicamente i Go go bar, ove le performance sono a cura di belle ragazze (per il pubblico maschile) o di tipi muscolosi (per i tipici hen party, ma non solo). Applicare la stessa modalità al motociclismo è quantomeno curioso.
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