10 giugno 2019

Purple Zonda











































Se l’indimenticabile Prince fosse ancora qui tra noi, molto probabilmente ne vorrebbe una anche lui. E, sempre molto probabilmente, se ne infischierebbe se non si trattasse di una one-off, realizzata per  l’appunto in un solo esemplare. Perché una Zonda Purple (viola) è forse l’auto perfetta per chi ha scritto un capolavoro come Purple rain. Sia come sia, Horacio Pagani ha una volta di più rimandato il pensionamento della “vecchia” Zonda per assemblare questa Zun (così l’hanno chiamata) che si distingue per la smagliante colorazione viola della carrozzeria. La personalizzazione prevede poi estrattori d’aria personalizzati e un differente frontale in fibra di carbonio. Ulteriori modifiche caratterizzano poi i lati, il posteriore e l’elaborato montante longitudinale che si raccorda alla grande ala dietro. Insomma una supercar molto marcata nel design, verrebbe da aggiungere, forse anche troppo, che in ogni caso nasce per soddisfare i capricci del suo proprietario, tale mister Ma. Per la parte meccanica non si sa nulla: si suppone quindi che come le altre Zonda adotti il V12 Mercedes-Amg di 7,3 litri da 760 cavalli. Prezzo? Domanda inutile: il conto sarà comunque molto, molto salato. Per Pagani quindi un’altra soddisfazione dalla sua inossidabile supercar, in circolazione dal 1999. Troppo tempo? Assolutamente no, perché fino a quando ci saranno in circolazione personaggi come mister Ma, il futuro di Horacio Pagani e della sua azienda è garantito.



Barchette made in England

























Oggi il trip è sul Festival of Speed, che se si chiama così un motivo c'è. Gli inglesi, si sa, hanno una solida e per molti aspetti unica tradizione nel mondo del Motorsport con decine di declinazioni sia nelle competizioni sia nella produzione delle sportive destinate ad uso stradale. Dalle più celebrate McLaren fino alle realtà più piccole dalle cui officine escono pochi esemplari, tutti rigorosamente assemblati a mano. E’ il caso della Briggs Automotive Company, meglio conosciuta con l’acronimo BAC che dal 2011, anno del debutto della Mono, realizza dei curiosi bolidi superperformanti e che in occasione del prossimo Festival of Speed di Goodwood presenterà al mondo l’ultima creazione derivata dalla Mono. Al momento non si sa molto dell’aspetto e di questa novità abbiamo solo un breve teaser di presentazione che vi mostriamo in anteprima, ma dalla factory anticipano che non ci saranno grandi cambiamenti nell’aspetto e anche questa vettura, come la Mono, si guiderà indossando il casco per una guida open air tutta emozioni. Rispetto alla Mono (della quale sopra le immagini), sarà più veloce e scattante grazie al maggior utilizzo della fibra di carbonio che dovrebbe ridurre il peso del 20%. Il motore di origine Ford e rielaborato da Cosworth è un V6 di 2,5 litri sovralimentato che nella Mono fornisce 305 CV; è molto probabile però che anche il motore subirà un upgrade. Non resta che il attendere il 4 luglio, primo giorno del Festival of Speed.

Ultima RS, l'ipercar in kit da costruirsi in garage























  

Il Festival of Speed di Goodwood è alle porte (apre il 4 luglio) e si conferma palcoscenico per le nuove realizzazioni di nicchia. Come per la Ultima RS, ultimo modello del costruttore di kit car inglese noto per aver collaborato con McLaren alla F1. Si tratta in pratica di una race car street legal, come si può notare dai particolari e dall'aspetto spartano del ridotto abitacolo, che utilizza una scocca in fibra di carbonio con parti provenienti da diversi fornitori, tipo Porsche per il cambio manuale a 6 marce e AP Racing per i freni con pinze a 6 pistoncini. Data la filosofia dell'azienda, la Ultima te la possono spedire a casa dove, entrato nel più puro spirito Meccano, te la assembli tu; oppure puoi ordinarla e andare a ritirarla a Hinckley, Leicester, UK. Le opzioni riguardano il propulsore, di base un LT V8 Chevy da 487 CV, ma è disponibile anche LT4 da 660 CV, l'LT5 sovralimentato della Corvette ZR1 da 811 oppure un tuning realizzato ad hoc di questo propulsore da 1.215 CV. Tenuto conto che il peso della versione base è di  soli 930 kg, anche considerando la maggiore massa del motore sovralimentato stiamo ampiamente sotto il kg per CV. Nessun dato prestazionale ufficiale per la monstre, ma se la LT5 fa lo 0-60mph (96,54 km/h) in 2,45 s e arriva a 100 mph (160,9 km/h) in 4,8 s con una Vmax di 408 km/h, posso solo immaginare che con 400 CV di più le sensazioni alla guida della top siano da Shuttle, mentre i competitor, più che Ferrari e McLaren, siano Bugatti e Koenigsegg. Il prezzo non è poi così stellare come si potrebbe pensare: una versione base in kit costa come una BMW M3, quindi anche il modello top sta ampiamente sotto le cifre a 6 zeri richieste dalla blasonata concorrenza.

07 giugno 2019

Volvo dice no alla plastica
































La lotta contro inquinamento marino e cambiamenti climatici è un problema etico che presto o tardi coinvolgerà tutti, anche i costruttori di automobili che apparentemente poco o nulla hanno che spartire con il mare. E’ quanto sostiene Volvo Italia che, a distanza di un anno, ribadisce impegno e sostegno verso il progetto LifeGatePlasticLess per la riduzione delle plastiche nel mare. Nel corso di una conferenza stampa presso il Volvo Studio di Milano dove, tra gli altri, è intervenuto anche il sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala, Volvo ha ribadito l'importanza del progetto, che nel 2019 si amplia con il coinvolgimento di numerosi concessionari che supportano la posa dei dispositivi Seabin nei più importanti porti italiani. Sono contenitori sistemati in prossimità delle banchine che hanno il compito di filtrare l’acqua, trattenendo le parti in plastica anche di piccolissime dimensioni. Ogni Seabin è in grado di separare fino a mezza tonnellata di rifiuti l’anno e si può svuotare facilmente: un compito affidato alle Amministrazioni dei comuni coinvolti da Nord a Sud Italia nel progetto, insieme con LifeGate, società di riferimento per lo sviluppo sostenibile. Così dopo aver iniziato nel 2018 con la posa nelle acque di Marina di Varazze, Marina di Cattolica e Venezia Certosa Marina, quest’anno i Seabin sono comparsi anche a Rimini, Pescara, Bari, Latina, Massa, Forlì,Como, Ravenna, Cagliari, Trento, Lecce e Lucca. Un coinvolgimento diretto che va al di là dei compiti normalmente propri di una Casa automobilistica ma, come ha sottolineato il Presidente di Volvo Car Italia Michele Crisci, “ Riteniamo che sostenibilità e rispetto per l’ambiente siano doveri imprescindibili per ciascuno di noi. Non solo a parole, ma pure nei fatti”. Una convinzione molto importante dal punto di vista culturale, perché se è vero che i nostri mari sono soffocati da tonnellate di rifiuti plastici e che i Seabin non possono cambiare una situazione già oltre il livello di tolleranza, l'inversione di tendenza può partire soltanto  dall'attenzione che tutti noi dovremmo d’ora in avanti porre all’ambiente, anche semplicemente gettando la plastica negli spazi dedicati alla raccolta differenziata.

Un nuovo airbag ZF ti protegge dall'esterno





ZF, l'azienda fondata il secolo scorso da Ferdinand von Zeppelin, produce ottimi cambi e in genere accessori high tech per il mondo auto. Con un escursus in ambito sicurezza, presenta oggi un airbag innovativo, che contrariamente ai soliti conosciuti si trova all'esterno e non all'interno dell'auto. Un'idea non del tutto nuova: ricordo una quindicina di anni fa un prototipo Mercedes di airbag collocato sotto l'auto, che espandendosi frenava il più possibile per attrito l'auto quando l'impatto era ormai inevitabile; idea interessante ma mai andata in produzione. Il sistema ZF è invece posizionato lateralmente e si gonfia a urto imminente per contribuire alla riduzione dell'energia cinetica che devono smaltire i lamierati. Gli urti laterali hanno spesso esito fatale per gli occupanti a causa della minor presenza di strutture di assorbimento e l'airbag esterno ZF può ridurre del 40% la severità dell'impatto, con un minore intrusione nell'abitacolo dell'auto incidente del 30%. Il sistema è controllato da una rete composta da lidar, radar e telecamere, che valutano la situazione di pericolo e decidono da quale lato della vettura attivare il gonfiaggio, che avviene in 150 ms con un volume tra 280 e 400 litri di gas fornito da generatori di tipo pirotecnico; l'area protetta è quella tra i due  montanti, nella zona inferiore delle porte e a cavallo del brancardo. Nessun dato su future installazioni, la cui realizzazione è però complicata dalla necessità delle Case di progettare fiancate del tutto nuove nella struttura interna.

La rivincita dei benzina









Se da un lato la trazione elettrica avanza inesorabile, la tecnologia dei motori a benzina fa registrare due nuovi ingressi nel settore. Mazda inizia le vendite della 3 Skyactive-X M Hybrid  dotata del motore che funziona secondo il principio della combustione omogenea e che promette di mettere assieme i vantaggi di un Diesel e di un benzina. 180 CV a 6.000 giri e 224 Nm a 3.000 non sono male per un aspirato, soprattutto se la percorrenza è di oltre 22 km/litro e la CO2 di 103g/km, grazie anche al sistema ibrido a 24 V. Sull'altro versante, quello delle prestazioni, ecco invece la nuova unità AMG a 4 cilindri, destinata alle prossime entry level del brand. Si chiama M 139 ed è disponibile in due varianti: la normale da 387 CV e 421 Nm e la S da ben 421 CV e 500 Nm. Prestazioni eccellenti per un due litri a quattro cilindri, quasi 211 CV/litro, il valore più alto di sempre per un motore di normale produzione, produzione nella quale al tradizionale montaggio da parte di un singolo operatore è stato associato l'ausilio robotico per migliorare del 30% l'efficienza produttiva. Se si applicasse lo stesso valore ai V8 di Affalterbach la loro potenza arriverebbe a 844 CV, ma è più facile fare incrementi quando è minore il calore da smaltire: a tale scopo qui il circuito di raffreddamento è stato sdoppiato, con una pompa elettrica due circuiti indipendenti, per blocco cilindri e per testata con radiatore dedicato. Monoblocco di alluminio e pistoni con rivestimento Nanoslide, il motore è ruotato di 180° con il lato caldo verso il parafiamma, dove il turbo twin scroll non interferisce con i condotti di ammissione. Il rapporto di compressione è salito da 8,6:1 a 9:1 e il turbo spinge ora fino a 2,1 bar, garantendo così una curva di coppia che raggiunge il massimo a 2.000 giri e lo mantiene fino a 5.200. Regime massimo di 7.200 giri; allunghi come si deve, quindi. Il nuovo propulsore arriverà sulle AMG 45 e derivate.

06 giugno 2019

Nuova Forester, l'ibrido secondo Subaru





























Subaru è un costruttore indipendente, che realizza prodotti di nicchia con spiccata personalità. Auto diverse, assai appetibili in Usa, dove gran parte del 1.063.000 auto prodotte nel 2018, 7° record consecutivo, è venduto; meno diffuse in Europa, 40.600, ma comunque apprezzate per qualità e affidabilità. La filosofia del marchio è passata negli ultimi anni dalle auto prestazionali che vincevano nel WRC a prodotti che puntano su sicurezza e qualità, grazie anche al know how in campo aerospaziale che fa di Subaru un fornitore della Boeing. Ora è il turno delle ibride, che seguono la road map iniziata con l'eliminazione del Diesel dalla gamma del 2018 e arriverà ai modelli elettrici puri nel corso dei prossimi anni, che saranno realizzati (notizia di oggi) insieme a Toyota.



Forester, giunta alla 5a generazione, e XV sono ora dotate del nuovo e-boxer, un 2 litri a iniezione diretta da 150 CV (110 kW) tra 5.600 e 6.000 giri con coppia massima di 194 Nm a 4.000 giri connesso all'ormai tradizionale cambio a variazione continua Lineartronic, che qui però incorpora un motore elettrico da 10 kW (13,6 CV) continui con potenza di picco di 12,3 kW (16,7 CV) e coppia di spunto di 66 Nm. Una struttura da ibrida vera, quindi, ma confinata al ruolo di mild hybrid dalla batteria al litio da 0,6 kWh a 118 V collocata nella nuova piattaforma SGP sotto il pianale posteriore, che assicura una percorrenza elettrica di soli 1,6 km a una velocità massima di 40 km/h. L'aumento di peso è di 110 kg, per un totale di 1.550 kg. Il volume utile del bagagliaio è di 340 l, in leggero calo rispetto ai precedenti 385.



L'auto è stata moderatamente rivista nel frontale; più accentuate invece le modifiche alla coda, ove spicca la fascia nera orizzontale che si inserisce nei gruppi ottici, mentre l'andamento del portellone con i bordi arrotondati è più squadarato e taglia le luci anziché circondarle. La batteria ha fatto sparire il vano anteriore sotto il piano di appoggio del baule, ma non ha modificato il volume disponibile. Nello spazioso interno la finitura è ora più accurata, con i due schermi in posizione centrale unici a tradire l'anima ibrida grazie ai diagrammi di flusso selezionabili.



Le assistenze alla guida sono cresciute e ora il controllo di corsia è attivo, mentre l'Eye Sight, il sistema a doppia telecamera di supervisione dinamica, incorpora anche la frenatura automatica in retromarcia in prossimità di ostacoli, oltre a quello in direzione di marcia. Sali a bordo e il Driver Monitoring System, l'interfaccia uomo-macchina, ti esamina e registra con un sensore a infrarossi; da quel momento ti riconoscerà e adatterà tarature, temperatura e regolazione del sedile alle tue esigenze, anche se hai gli occhiali da sole. Comodo, utile, ma forse anche un po' invasivo: basti che ti distrai un attimo dalla visuale anteriore perché un bip ti evidenzi il messaggio "Guarda avanti" (in inglese, per ora). Assai più utile invece "la sveglia" se chiudi gli occhi per più di 3 secondi, un vero presidio contro i colpi di sonno.



Pressione sul bottone di avviamento, spia Ready accesa e via. Se premi poco, pochissimo il gas riesci a muoverti con il motore elettrico, ma basta un nulla per far intervenire quello a benzina. Data l'omologazione ancora in corso ho provato la Forester in un centro esperienze dell'Automobile Club austriaco, sia sul tracciato di velocità, sia su quello off road. E le migliori doti emergono proprio su quest'ultimo, ove gli angoli caratteristici favorevoli e l'ottima trazione traggono da ogni difficoltà. Il motore elettrico dà lo spunto da fermo sufficiente a superare gli ostacoli con facilità, condizione che rende subito padroni della guida anche sul brutto. A velocità maggiori e su asfalto si evidenzia invece una certa oscillazione del corpo vettura nelle curve, che non corrisponde però a perdite di aderenza od oscillazioni di traiettoria; lo sterzo preciso consente inoltre facili ed efficaci manovre di correzione, cosa non comune su veicoli di questa stazza e collocazione di baricentro. Particolarmente buono poi il comfort acustico, con il motore sempre a basso regime e un livello di vibrazioni da 6 cilindri.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...