18 giugno 2018

Un'altra Tesla va arrosto





Ormai ho perso il conto. Con l'incendio della S del regista Michael Morris ieri a Los Angeles (l'immagine è tratta dal video girato dalla moglie, l'attrice Mary McCormack, e pubblicato sui social) tra incidenti censiti e misconosciuti le Tesla che sono andate incontro a problemi seri sono ormai tante. Difficile continuare a sostenere si tratti di problemi di gioventù perché le Model S, le più diffuse del marchio datano ormai dal 2012. E in 6 anni i difetti di preserie dovrebbero essere risolti. Se questo sono. Ma se si tratta di singolarità insite nel progetto le cose sono diverse e non si può parlare di risoluzione ma piuttosto di accettazione. Accettare che un Autopilot funzioni sempre in sicurezza, ma anche no, accettare che viaggiare con più di mezza tonnellata di un alcalino assai vicino agli esplosivi quanto a reattività con l'acqua sotto il sedile sia normale. Ricordo che al Politecnico il professore di Protezione e Sicurezza degli impianti nucleari mi diceva che l'incidente di riferimento per un reattore PWR era la rottura di una tubazione del circuito primario di raffreddamento con disallineamento dei due tronconi e doppia perdita di portata. Quando gli feci notare che secondo me il riferimento avrebbe dovuto essere la fusione del nocciolo, mi rispose che secondo i calcoli della Westinghouse ciò non era possibile. Poi c'è stata Chernobil, anche se con un reattore di tipo diverso. Ecco, io da vetero-tecnico credo ancora nel nucleare, ma ritengo anche che per fare una scelta responsabile si debba sapere sempre tutto, bianco e nero. Beh, più passa il tempo e più mi convinco che sulle auto elettriche le cose non stiano esattamente così.

La guerra santa del terzo millennio





L'arresto di Rupert Stadler, ad Audi, arriva a due anni dallo scoppio del Dieselgate ma è legato a filo strettissimo alla vicenda nata in Usa e arrivata poi da questa parte dell'Atlantico. Con avviamento tardivo ma enorme quantità di moto (massa x velocità), la giustizia tedesca, che in questo procedere lento ricorda molto la nostrana, ha deciso che esisteva una concreta possibilità di inquinamento delle prove e ha quindi fatto scattare il provvedimento restrittivo. Tutto ciò, insieme alla recente reprimenda nei confronti di Mercedes in pratica sullo stesso argomento, mette in luce un netto cambiamento di posizione nei confronti del Diesel pure nella nazione che ne ha prodotto il maggiore successo di vendite e interesse nel mondo intero. Un cambiamento che sa più di repressione che di accomodamento, pratica usuale fino a pochissimo tempo fa da parte della cancelleria, ma che, con il tipico teutone buttarsi a capofitto nelle situazioni senza averne previsto le evoluzioni concrete, potrebbe causare solo danni all'intero mondo industriale senza peraltro generare alcunché di positivo per l'ambiente. Questa sorta di coscienza ecologista trans-continentale è infatti fine a sé stessa e nell'individuare un solo colpevole risulta miope e inane, mentre la nascente industria dell'elettrico è spinta con veemenza dai capitali cinesi, che sognano il ribaltone energetico e intravedono la possibilità di prendere il posto degli arabi nella gestione mondiale dell'energia legata ai trasporti. Le favole sulla produzione pulita della corrente non incantano nessuno e la semplice delocalizzazione delle emissioni (ma con concentrazioni assai maggiori) fa solo ricadere il problema su altri, ma è ben lungi dal risolverlo. Quando poi qualcuno davvero intellettualmente onesto affronterà il problema dello smaltimento? E quando il costo del kW per la ricarica sarà quello reale? Per il povero automobilista non cambierà nulla, continuerà a essere spremuto per il mezzo di cui non può fare a meno ma sulla cui circolazione saranno posti orpelli e probizioni sempre più pesanti. Salvo poi stracciarsi  le vesti per la disoccupazione in crescita e il calo dei fatturati.

12 giugno 2018

Bocche chiuse sulla Supra









Il futuro dell'accoppiata BMW Z4-Toyota Supra è ancora fumoso. Se infatti la Casa bavarese ha ufficializzato l'inizio produzione per fine anno della roadster nello stabilimento austriaco di Graz della Magna Steyr, la joint partner jap non ha ancora fatto altrettanto. La logica produttiva vuole infatti che, avendo le due vetture la stessa scocca e (pare ormai certo) analoghi gruppi meccanici, siano verosimilmente prodotte nello stesso sito, ma i nippo tacciono ostinatamente e non c'è alcuna notizia che sia trapelata dalla presentazione della concept Gazoo racing a Ginevra. Aggiungo che Toyota non è nuova all'impiego di motori prodotti da altri costruttori, vedi la GT86 con il motore Subaru. Ma tornando in Germania, non ci sono ancora dati ufficiali sulla meccanica, anche se è certa l'adozione del 6 in linea turbo B58 da 3 litri in versione che potrebbe arrivare a 385 CV e l'ormai abituale trasmissione automatica ZF a 8 rapporti. Le foto spia ufficiali di BMW mostrano il ritorno alla soluzione roadster con tetto in tela, architettura che ridurrebbe il peso dando alla vettura maggiori prestazioni della precedente versione. La Z4 debutterà al salone di Parigi in autunno e per allora il velo sulle scelte di Toyota dovrebbe cadere.

Interessi incrociati









Il contratto che lega Lewis Hamilton al team Mercedes-AMG di F1 non è stringente nei particolari come altri del genere. Mi riferisco ai divieti relativi ad altri brand o a società non amiche, sui quali, evidentemente, i manager tedeschi sorvolano con olimpico distacco. E l'incipit del ragionamento nasce dal video che mostra come Lewis, recandosi al Nobu, ristorante di tendenza a Malibu, California, scenda da una esclusiva Ferrari LaFerrari Aperta. Curiosamente la vettura è poi imbarcata su una autocarro e se ne va da sola; quindi non è chiaro se anche questa sia sua (è già possessore di una Laferrari coupé), ma è indubbio che il pilota non possa ignorare l'effetto pubblicitario dei suoi giri per L.A. sulla esclusiva bianca Ferrari da quasi 1.000 cavalli. Di certo non è questa la politica del gruppo del marchio italiano, che ancora oggi impedisce l'ingresso in certi ambiti a chi non guidi le vetture prodotte in casa. Lezioni di stile oppure un giro subacqueo di interessi?

11 giugno 2018

Con i nuovi Michelin i 500 orari si avvicinano





La tabella delle massime velocità raggiungibili attualmente da un'auto annovera la Bugatti Chiron, 420 km/h (autolimitati), la Koenigsegg Agera, 447 km/h e la Hennessey Venom F5, che dovrebbe arrivare a 460. Quel che manca a questi gioielli per andare ancora più forte non è tanto la potenza quanto piuttosto la mancanza di spazi adatti a svilupparla e, soprattutto, di pneumatici che sopportino continuativamente sforzi così intensi. Anche quelli omologati oggi per le citate vetture consentono di arrivare alla velocità massima, ma non di mantenerla, cosa che peraltro sarebbe difficile sia per la citata mancanza di rettifili (vuoti) da aeroporto sia per il mostruoso consumo, che a quelle velocità implicherebbe  soste ogni 20 minuti (facendo parecchia strada però). Tutto questo sinora, perché Michelin sta sviluppando una copertura capace di raggiungere i 483 km/h che potrebbe essere fornita ai produttori di ipercar per stabilire nuovi record velocistici. Non è ancora chiaro se anche in  questo caso l'omologazione permetterà solo di raggiungere (assai probabile) oppure anche di mantenere il valore massimo; ne consegue però che forse i 400 fissi sarebbero alla portata. Mica male, no? Milano-Bologna in mezz'ora, almeno finché il Tutor è spento.

La 992 debutta a novembre





Il continuo upgrading dei propri modelli è una delle costanti di Porsche, costruttore che periodicamente alza l'asticella inseguendo prestazioni e tecnologia. E per la nuova 911, attesa al debutto al prossimo salone di Los Angeles in autunno, le novità non mancheranno. La serie 992 sarà sul mercato dal 2019 con una piattaforma completamente nuova, motori potenziati e all'apice della gamma la nuova Turbo da oltre 600 CV. Il telaio è stato sviluppato con la Bertrandt ed è ancora più modulare degli altri del gruppo VW, poiché dovrà ospitare tanto i gruppi meccanici delle 911 quanto quelli della nuova Audi R8 e della sostituta della Lamborgini Huracán. E nonostante un piccolo avanzamento della posizione del 6 boxer nella Porsche, il motore rimane sostanzialmente a sbalzo rispetto al collocamento centrale della altre due, mentre il serbatoio sta dalla parte opposta rispetto alle sorelle. L'ampio uso di alluminio ha consentito di ridurre il peso, che dovrebbe collocarsi al di sotto dei 1.400 kg per i modelli base con il consueto aumento di rigidezza, quella sorta di mantra del mondo dell'auto che se preso alla lettera ti farebbe pensare che i modelli precedenti erano fatti di gelatina al confronto di quello nuovo. Ma questo è marketing, e sappiamo tutti che comunque le Porsche sono sostanza. Ci sarà anche maggiore attenzione all'aerodinamica, con l'aumento delle soluzioni attive, e un leggero aumento dimensionale, attorno ai 20 mm. Il boxer turbo di 3 litri tiene la posizione e le voci di una versione base equipaggiata con il 4 cilindri sono state negate. Non altrettanto la possibilità (futura) di una 911 elettrica; per il momento sarà prevista solo una soluzione ibrida ad affiancarsi alle standard, che usufruiranno dell'aumento di potenza rispettivamente di 20 e 30 CV per Carrera e Carrera S, che porta il totale a 390 e 450 cavalli. Il sistema ibrido debutterà però non prima del 2022 e sarà un'evoluzione da 11 kWh di quello della Panamera. Nell'attesa della 992 la 991 si congeda in bellezza con una nuova Speedster esposta alla mostra in corso a Stoccarda, che celebra i 70 anni del marchio con l'omaggio alla 356 Roadster.

08 giugno 2018

Bambù, alternativa al carbonio





Dire fibra di carbonio è diventato una sorta di mantra, una parola magica che implica l'automatico accesso al club degli eletti della tecnologia. E in effetti questo materiale mostra molti pregi e molteplici possibilità di applicazione. Ma ha due difetti principali: costa molto e non si può (ancora) produrre industrialmente. Quest'ultima caratteristica impedisce anche la realizzazione di pezzi di grandi dimensioni, mentre la grande richiesta energetica necessaria alla fabbricazione dei particolari e la non riciclabilità implicano un impatto ambientale poco favorevole. Di qui la ricerca di alternative e la (ri)scoperta dei bambù, da sempre impiegato in Oriente per gli scopi industriali più vari, che ora potrebbe trovare posto anche tra i ritrovati più cool in ambito techno e green. L'incipit viene da un settore marginale, quello delle tavole da surf, per iniziativa di Gary Young, un imprenditore del campo. Le tavole sono nate alle Hawaii costruite con un legno locale, il koa, per passare poi alla fibra di vetro e oggi a quella di carbonio. Ma ogni materiale innovativo ha introdotto problemi per l'ambiente legati alla tossicità delle resine e al riciclo, così Gary ha pensato di usare il bambù. Oggi costruisce tavole con la canna asiatica e rivestimento in epoxy, che secondo i suoi test di resistenza potrebbe replicare molti particolari in uso nel campo automotive. Dal punto di vista della tenacia non ci sono problemi, ma da quello dell'isotropia invece sì. Già, perché il bambù ha molti nodi e ciò implica delle singolarità nello stato di sforzo che non ne garantiscono la resistenza in ogni applicazione. Problema superabile però con l'uso di fibre di bambù intrecciate, ma, altro problema,  oggi non esiste un'industria che produca questo materiale. Lo stallo attuale potrebbe però evolvere presto verso l'uso ad ampio spettro del bambù, che peraltro ha pure il vantaggio di crescere molto rapidamente, anche 1 metro al giorno per certe varietà e in certi ambienti. Futuro radioso per un vecchio materiale? Beh, sarebbe una bella notizia

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...