18 giugno 2018

La guerra santa del terzo millennio





L'arresto di Rupert Stadler, ad Audi, arriva a due anni dallo scoppio del Dieselgate ma è legato a filo strettissimo alla vicenda nata in Usa e arrivata poi da questa parte dell'Atlantico. Con avviamento tardivo ma enorme quantità di moto (massa x velocità), la giustizia tedesca, che in questo procedere lento ricorda molto la nostrana, ha deciso che esisteva una concreta possibilità di inquinamento delle prove e ha quindi fatto scattare il provvedimento restrittivo. Tutto ciò, insieme alla recente reprimenda nei confronti di Mercedes in pratica sullo stesso argomento, mette in luce un netto cambiamento di posizione nei confronti del Diesel pure nella nazione che ne ha prodotto il maggiore successo di vendite e interesse nel mondo intero. Un cambiamento che sa più di repressione che di accomodamento, pratica usuale fino a pochissimo tempo fa da parte della cancelleria, ma che, con il tipico teutone buttarsi a capofitto nelle situazioni senza averne previsto le evoluzioni concrete, potrebbe causare solo danni all'intero mondo industriale senza peraltro generare alcunché di positivo per l'ambiente. Questa sorta di coscienza ecologista trans-continentale è infatti fine a sé stessa e nell'individuare un solo colpevole risulta miope e inane, mentre la nascente industria dell'elettrico è spinta con veemenza dai capitali cinesi, che sognano il ribaltone energetico e intravedono la possibilità di prendere il posto degli arabi nella gestione mondiale dell'energia legata ai trasporti. Le favole sulla produzione pulita della corrente non incantano nessuno e la semplice delocalizzazione delle emissioni (ma con concentrazioni assai maggiori) fa solo ricadere il problema su altri, ma è ben lungi dal risolverlo. Quando poi qualcuno davvero intellettualmente onesto affronterà il problema dello smaltimento? E quando il costo del kW per la ricarica sarà quello reale? Per il povero automobilista non cambierà nulla, continuerà a essere spremuto per il mezzo di cui non può fare a meno ma sulla cui circolazione saranno posti orpelli e probizioni sempre più pesanti. Salvo poi stracciarsi  le vesti per la disoccupazione in crescita e il calo dei fatturati.

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