12 ottobre 2016
Volere è potere?
I tedeschi, si sa amano apparire come il popolo che non fa sconti, che applica rigorosamente le regole. Agli altri, in genere, mentre internamente le deroghe abbondano. Così, la proposta di legge che il viceministro teutone dell'economia Rainer Baake ha intenzione di portare avanti va presa con le pinze. Si tratta infatti di vietare l'immatricolazione di auto alimentate a carburanti a base di carbonio per il 2030, consentendo invece soltanto quella di auto a impatto zero sul'ambiente. Una sparata...all'italiana, dunque, oppure davvero il governo ha intenzione di assestare un colpo mortale a una delle più potenti industrie del Paese? Gli echi del Dieselgate di VW hanno lasciato una forte impronta sulle scelte sia tecniche sia legislative, ma il 2030 è tra appena 14 anni, assai pochi per immaginare che il ricambio di un parco auto che sfiora i 37 milioni di veicoli, oltre 200.000 l'anno, sia coperto in toto da auto elettriche o giù di lì. Anche perché il denaro per farlo semplicemente non c'è, né in termini di fondi dei privati per l'acquisto né in quelli di possibili incentivi. Sembra proprio che anche da quelle parti i politici oscillino tra il delirio di grandezza e una tendenza all'onirico che fa a pugni con la realtà dei singoli. Pure nella ricca Germania (ma attenzione Deutsche Bank docet) una rete capace di accettare un numero così elevato di ricariche non c'è e occorreranno enormi capitali per crearla. Ma soprattutto occorre produrla, la corrente. E se si conferma il bando del nucleare, nel Paese rimangono le centrali a carbone. Come dire, spostare l'inquinamento dalla strada alla centrale, bello concentrato lì per la gioia del vicinato.
11 ottobre 2016
L'Aeromobil 3.0 vola a Dubai
Ogni tanto un'auto volante salta fuori. L'ultima di cui avevo parlato un paio d'anni fa era l'Aeromobil, progetto di un ingegnere slovacco incrollabile nello sviluppo della sua idea. Ora la Aeromobil 3.0 farà nuovamente la sua comparsa a Dubai, alla NATRANS Expo, seconda edizione di un salone dedicato ai più moderni sistemi di mobilità, integrata e non (come nel caso dell'auto volante), che si terrà nell'emirato arabo il 25 e 26 ottobre prossimi. Dal video si evince come le doti aeronautiche della vettura siano migliorate e come la guidabilità su strada pure; in fin dei conti non è più lunga di una limo. Nel decollo, però, avverto la stessa cautela del passato con un livellamento molto rapido, segno che il rateo di salita della Aeromobil non dev'essere eccezionale, così come la sua capacità di fare acrobazie. Insomma volare con la propria auto si può, ma l'abilitazione a farlo non dev'essere esattamente come prendere la patente. Certo che se c'è un posto dove sia possibile vendere l'Aeromobil quello è proprio Dubai: qualche dignitario incuriosito ci sarà pure, mentre i rettilinei deserti non mancano.
Come in auto, più che in auto
Mi occupo solo saltuariamente di moto, ma in questo caso, in un certo senso, è un po' come... occuparsi di auto. La nuova BMW K 1600 Bagger, infatti, è piuttosto vicina a un'auto, se non altro per mole e ingombri. Preceduta dalla Concept 101 esposta a Villa d'Este nel 2015, è un monumento ai viaggi nel massimo comfort, anche se probabilmente assai più adatto ai grandi spazi americani piuttosto che alle tortuose strade delle Alpi. Il nome, Bagger, deriva dall'ormai consueta assonanza comportamentale tra gli studenti "poveri" delle high school Usa che si portavano il pranzo negli zainetti e un progetto della due ruote che integri sin dall'inizio le borse; così da portarsi dietro quello che occorre nell'ottica di favorire anche in moto lo spostamento senza rinunce. Una trasposizione in chiave di lusso di quella che era in realtà una difficoltà economica; ma tant'è. E qui di ristrettezze non se ne parla nemmeno, a partire dal motore 1.6 a sei cilindri in linea da 160 CV per passare alle sospensioni a controllo elettronico, al cambio elettroassistito o alla retromarcia elettrica, ottenuta grazie al motorino di avviamento e necessaria per spostare in manovra gli oltre 300 kg.
Zero stelle per gli emergenti
Da un lato la guida automatica, dall'altro i risparmi (inaccettabili) sulla sicurezza. E' decisamente a due vie lo sviluppo dell'automobile: da un lato (il nostro) la tecnologia più moderna e i sistemi di protezione più avanzati, dall'altro (per i Paesi emergenti) il risparmio sui costi di produzione attuato a colpi di sicurezza. In questi crash test di Global NCAP riguardanti la Kia Picanto e la Renault Kwid si vede cosa vuol dire ottenere zero stelle in un crash: danni gravissimi agli occupanti; in pratica affidarsi alla fortuna per uscire vivi da una collisione. Siamo ormai abituati agli airbag e forse non ci rendiamo conto di quanto siano importanti per salvarci la vita in una collisione, ma evidentemente c'è airbag e airbag, almeno dando un'occhiata al crash test della Kwid.
07 ottobre 2016
L'ultima ZR1
Mentre accelera lo sviluppo della prossima Corvette, la C8, quella a motore centrale attesa per per il 2019, con un anno di anticipo sulle passate previsioni, quindi, Chevy va avanti con le attuali a motore anteriore e in particolare è quasi deliberata la ZR1, sigla che identifica da sempre le più cattive delle Corvette, che in questo caso potrebbe essere l'ultima. In questo video, rubato in una stazione di servizio a Marietta, Ohio (Usa) (il nome vi dice nulla? Martin Marietta, aerei militari, missili...), il muletto è colto in un'uscita di confronto con una Jaguar F-Type SVR e una Dodge Challenger Hellcat. Ora, considerati i 575 CV dell'indo-britannica e i 717 della seconda è ragionevole pensare che sotto il cofano ci sia quantomeno un V8 di potenza compresa tra i due e al riguardo si parla del ritorno di un big block con i fiocchi, il 7 litri aspirato messo in cantina ma mai dimenticato. Cambio manuale a 7 rapporti o automatico a 10 e trazione ovviamente posteriore completano il quadro. Il suono rauco del motore è colto solo per un attimo ma fa il suo bel effetto.
P.S. Date un'occhiata al prezzo della benza in alto: al gallone, non al litro. I galloni Usa equivalgono a circa 3.78 litri; un po' meno di quelli inglesi (4.54) ma fanno sempre circa 0.58 $ al litro, ergo 0.52 euro...
La novela di Fisker
A volte nomi e aziende si accavallano in un groviglio. E' il caso del costruttore Fisker, sul cui brand si sta imbastendo una vera e propria novela. Riassumo. A ottobre 2012 l'azienda, produttrice della Karma, ibrida extended range di lusso, fallisce. Due anni dopo l'acquisto da parte della cinese Wanxiang e l'innesco di una dura lotta interna alla proprietà il cui esito finale è la nascita della VL, divenuta oggi VLF, a capo della quale c'è (anche) il tycoon dell'auto Bob Lutz. Ma che ne è stato di Henrik Fisker designer danese autore della BMW Z8 e delle Aston DB 9 e Vantage oltre che cofondatore proprio di VLF? Bene qualche giorno fa ha lanciato un nuovo brand, la Fisker Automotive, incidentalmente lo stesso nome della società precedentemente fallita. L'azienda produrrà ancora auto innovative, ma dando un taglio netto alle ibride per volgersi all'elettrico puro, in aperta competizione con Tesla. E per far ciò ha dato vita alla Fisker Nanotech, che sta sviluppando un rivoluzionario accumulatore che impiega il grafene, la fibra di carbonio ultraleggera perché costituita da un solo strato atomico ma più resistente dell'acciaio. Non è (ancora) chiaro se il grafene sia impiegato soltanto nella struttura della batteria per renderla più leggera oppure venga coinvolto nella parte attiva, di fatto si sa solo che nel prodotto c'è del litio. In ogni caso l'autonomia permessa alla vettura sarebbe di ben 650 km, con una durata temporale maggiore di quella dell'auto stessa. Già, ma di quale auto stiamo parlando? Gli insiders raccontano di una berlina di grandi dimensioni, un'altra Karma, dunque, simile alla attuale Revero che viene gestita dai cinesi (capire qualcosa in questo delirio di ownership...) e che sarebbe sul mercato già dal 2017. Ma Fisker ha dichiarato pure che le ambizioni della rinata Casa sono di allargare il mercato con un modello più abbordabile, nel segmento delle Chevy Bolt e Tesla Model 3, per intenderci. Speriamo solo che tutto non faccia la fine dell'altra volta.
06 ottobre 2016
Una Monster fatta con il Meccano
Ve lo ricordate il Meccano? Parlo a quelli un po' più in là con gli anni; per gli altri il must è diventato il Lego. Ma quand'ero piccolo io, eoni fa, i cubetti danesi non erano ancora diffusi e imperava il solido sistema di costruzioni Meccano, basato su listelli di metallo, piastre e viti. Ed è sorprendente cosa si riesce a costruire con questi elementi base; per esempio una moto. A grandezza naturale. Come la Meccano Ducati Monster 1200 S, che è stata esposta al palazzo delle Stelline per il pressday dell'assogiocattoli. La realizzazione è eccezionale per la dovizia di particolari, quali il manubrio che sterza o le sospensioni o più semplicemente la realizzazione del telaio tubolare con la lamine di metallo arrotolate. Lo storico marchio centenario è oggi di proprietà della canadese Spin Master che ha acquisito i diritti nel 2013. Da allora il rilancio di un sistema di costruzioni che permette grande versatilità e, impiegando parti metalliche, anche grande robustezza delle costruzioni realizzate. Sulla Monster in scatola di montaggio in vendita nei negozi di giocattoli e modellismo al prezzo di 37,99 euro, ovviamente più piccola ma ugualmente curata nei particolari, forse (quantomeno gli adulti) non ci potrete salire. Ma se cade a terra al massimo si ammacca e di certo non si rompe.
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