07 ottobre 2016
La novela di Fisker
A volte nomi e aziende si accavallano in un groviglio. E' il caso del costruttore Fisker, sul cui brand si sta imbastendo una vera e propria novela. Riassumo. A ottobre 2012 l'azienda, produttrice della Karma, ibrida extended range di lusso, fallisce. Due anni dopo l'acquisto da parte della cinese Wanxiang e l'innesco di una dura lotta interna alla proprietà il cui esito finale è la nascita della VL, divenuta oggi VLF, a capo della quale c'è (anche) il tycoon dell'auto Bob Lutz. Ma che ne è stato di Henrik Fisker designer danese autore della BMW Z8 e delle Aston DB 9 e Vantage oltre che cofondatore proprio di VLF? Bene qualche giorno fa ha lanciato un nuovo brand, la Fisker Automotive, incidentalmente lo stesso nome della società precedentemente fallita. L'azienda produrrà ancora auto innovative, ma dando un taglio netto alle ibride per volgersi all'elettrico puro, in aperta competizione con Tesla. E per far ciò ha dato vita alla Fisker Nanotech, che sta sviluppando un rivoluzionario accumulatore che impiega il grafene, la fibra di carbonio ultraleggera perché costituita da un solo strato atomico ma più resistente dell'acciaio. Non è (ancora) chiaro se il grafene sia impiegato soltanto nella struttura della batteria per renderla più leggera oppure venga coinvolto nella parte attiva, di fatto si sa solo che nel prodotto c'è del litio. In ogni caso l'autonomia permessa alla vettura sarebbe di ben 650 km, con una durata temporale maggiore di quella dell'auto stessa. Già, ma di quale auto stiamo parlando? Gli insiders raccontano di una berlina di grandi dimensioni, un'altra Karma, dunque, simile alla attuale Revero che viene gestita dai cinesi (capire qualcosa in questo delirio di ownership...) e che sarebbe sul mercato già dal 2017. Ma Fisker ha dichiarato pure che le ambizioni della rinata Casa sono di allargare il mercato con un modello più abbordabile, nel segmento delle Chevy Bolt e Tesla Model 3, per intenderci. Speriamo solo che tutto non faccia la fine dell'altra volta.
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