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19 febbraio 2019

Pedoni sempre più a rischio





La recente proposta da parte della Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite (cui finora hanno aderito 40 Nazioni) di far sì che tutte le auto immatricolate dal 2020 siano fornite di un sistema di frenatura automatica fa riscontro a un netto aumento degli incidenti coinvolgenti i pedoni negli ultimi 10 anni. Auto elettriche e a guida autonoma non sembra giovino alla sicurezza di chi cammina e dall'altra parte dell'Atlantico se ne sono già accorti, vista la pubblicazione di Dangerous by Design 2019, un rapporto sulla sicurezza globale delle strade stilato dalla National Complete Streets Coalition. Dal 2008 al 2017 le fatalità riguardanti i pedoni sono cresciute del 35,4% un aumento netto che è causato da una serie di cambiamenti nel modo di muoversi e nelle abitudini personali. La distrazione alla guida causata dagli smartphone, così come quella indotta dagli stessi nelle mani di chi cammina è al primo posto tra le cause di rischio, ma anche la diffusione dei Suv a scapito delle auto di minori dimensioni ha reso gli impatti più micidiali. Anche l'immigrazione è un fattore di rischio, perché chi vive in
condizioni di indigenza ai limiti dei centri urbani ha la necessità di muoversi anche sui bordi delle strade a grande
scorrimento, in gravi condizioni di rischio. Le soluzioni proposte per invertire la preoccupante tendenza sono di segnalare meglio gli attraversamenti pedonali e di prevedere percorsi dedicati nei piani urbani ed extraurbani di rinnovo stradale, oltre a mettere in atto campagne di informazione che spingano chi si muove a piedi a usarli, evitando attraversamenti randomici che costringono chi guida a tenere d'occhio diverse direttrici con il rischio di perderne di vista qualcuna proprio nel momento peggiore.

11 ottobre 2016

Zero stelle per gli emergenti














Da un lato la guida automatica, dall'altro i risparmi (inaccettabili) sulla sicurezza. E' decisamente a due vie lo sviluppo dell'automobile: da un lato (il nostro) la tecnologia più moderna e i sistemi di protezione più avanzati, dall'altro (per i Paesi emergenti) il risparmio sui costi di produzione attuato a colpi di sicurezza. In questi crash test di Global NCAP riguardanti la Kia Picanto e la Renault Kwid si vede cosa vuol dire ottenere zero stelle in un crash: danni gravissimi agli occupanti; in pratica affidarsi alla fortuna per uscire vivi da una collisione. Siamo ormai abituati agli airbag e forse non ci rendiamo conto di quanto siano importanti per salvarci la vita in una collisione, ma evidentemente c'è airbag e airbag, almeno dando un'occhiata al crash test della Kwid.

18 maggio 2016

Nei Paesi emergenti la sicurezza è un optional

























Global NCAP è un'iniziativa basata in UK che mira a rendere più sicure tutte le auto in vendita, comprese quelle piazzate sui mercati emergenti. Riguardo queste ultime, infatti, grazie alla mancanza di norme locali stringenti si registrano spesso clamorose defaillances in tema di sicurezza che corrispondono ad altrettanti risparmi produttivi, per competere meglio sul mercato ma anche per massimizzare gli utili; non si sa esattamente se conti più la prima o la seconda delle intenzioni. In ogni caso sono stati pubblicati i video riguardanti alcune auto vendute sul mercato indiano e i risultati sono impressionanti: ciascun veicolo non guadagna infatti nemmeno una stella. Le auto prese in considerazione, Renault Kwid, Maruti Suzuki Celerio, Maruti Suzuki Eeco, Mahindra Scorpio e Hyundai Eon non provvedono infatti un livello di sicurezza accettabile in caso di urto, in molti casi per la mancanza degli airbag, che sul mercato indiano saranno obbligatori solo da ottobre 2017. Un'occhiata ai video dà la misura di cosa possa succedere ai passeggeri risparmiando sulla loro pelle, tenuto conto inoltre che anche con la dotazione degli airbag in molti casi siamo di fronte a problemi di resistenza strutturale che richiedono l'uso di diversi materiali e di irrobustimenti. Nota curiosa. Sapete chi siede nel consiglio direttivo del Global NCAP? Max Mosley, l'ex presidente FIA che nel 2008 venne colto in un festino nazi-sadomaso e l'anno dopo non si ricandidò. Un bel cambio di prospettiva, no?

05 dicembre 2014

Con Volvo sicuri anche in fuoristrada







La Volvo XC90 è la prima auto al mondo a disporre di un sistema di sicurezza studiato specificamente per l'off road. Il funzionamento dell'apparato si basa sul concetto di tenere saldamente in posizione gli occupanti del veicolo e di assisterli con un esclusivo sistema di assorbimento di energia incorporato neli sedili. Attualmente non esiste una regolamentazione che stabilisca gli standard di sicurezza nella marcia fuoristrada; di qui lo studio svolto da Volvo che, nell'ambito del progetto Vision 2020 che ha l'obiettvo di eliminare ogni possibile causa di incidente dalle proprie auto per quella data e dall'esame delle statistiche, ha desunto come pur a fronte di un calo generalizzato degli incidenti le evenienze di lesioni alla spina dorsale sia nella zona lombare sia in quella toracica non hanno seguito lo stesso trend in discesa, proprio per il contributo degli incidenti in fuoristrada. Di fondamentale importanza dunque la postura dell'occupante durante il sinistro, sulla quale si è concentrata l'azione della Casa. Il sistema prevede una rete di sensori capace di determinare autonomamente se l'auto stia o meno viaggiando off road e, nel caso, di azionare gli innovativi pretensionatori elettrici delle cinture (che si aggiungono a quelli pirotecnici che intervengono negli "normali" urti), capaci di stringerle di 10 cm in 0,1 secondi e di tenere perciò saldamente in posizione il passeggero. C'è poi una struttura ad assorbimento di energia posta tra la base del sedili e il pianale per mediare la violenza di un urto come un atterraggio violento. Le due misure combinate riducono di un terzo le possibile gravi conseguenze di un incidente off road e si aggiungono alla già completissima dotazione di sicurezza della XC90.

18 marzo 2014

Bolletta salata per il richiamo GM



Megarichiamo GM: interessa addirittura più di 1.500.000 vetture. Dopo la "disavventura" con il dipartimento di giustizia, tutt'ora in corso di valutazione, si annuncia un'iniziativa di grandi proporzioni suddivisa in tre distinti richiami, riguardanti 303.000 Chevrolet Express e GMC Savana prodotte tra il 2009 e il 2014, per la modifica del materiale del pannello strumenti che potrebbe causare danni in caso di urto, 63.900 Cadillac XTS costruite tra il 2013 e il 2014 per un problema al servofreno che potrebbe causare surriscaldamenti e 1.180.000 tra Buick Enclave 2008-2013,  GMC Arcadia 2008-2013, Chevrolet Traverse 2009-2013 e Saturn Outlook 2008-2010, per l'errato posizionamento di un connettore degli airbag laterali che potrebbe causare la loro disattivazione. Il ceo Mary Barra ha sollecitato ufficialmente il suo management a risolvere rapidamente ogni problema tecnico per lasciarsi alle spalle rapidamente la penalizzante risonanza legata alle inadempienze del gruppo, una procedura che costerà alle casse dell'azienda oltre 300 milioni di dollari.

Stop alla 718 Bev

Porsche è alle prese con il confine tra purezza tecnica, sostenibilità e guadagno. Ne farà le spese la 718 elettrica? Il marchio tedesco sta...