06 ottobre 2026

Ha ragione Mate

Mate Rimac ritiene non ci sia futuro per le Bev ad alte prestazioni e basta salire sulla più iconica delle sportive yankee, la Corvette, per essere d'accordo con lui.

Nomen homen; si dice degli umani, ma vale anche per le auto. La Chevy Corvette non può essere scambiata per una commuter car nemmeno per sbaglio; un'occhiata all'elaborato splitter anteriore, composto da più segmenti, che incornicia il muso basso e aggressivo, lo conferma. Le linee (quelle della più estrema Z06) sono quelle dettate dall'aerodinamica che accomunano un po' tutte le supercar, ma qui non c'è la stessa tesa linearità di un Lambo né la morbidezza fluente di McLaren e Ferrari, quanto l'intersezione di volumi spigolosi che le dà un'aria un po' aliena. Stile ripreso dalla vistosa ala posteriore, che chiude superiormente una coda con quattro scarichi in vista, quegli scarichi tanto d'immagine che anche la più recente Tesla Roadster intende piazzarli a vista. Non è discreta, non è raffinata. E' una Corvette.

L'occasione del breve test è un'iniziativa di GM Europe insieme a CAVAUTO, importatore e distributore ufficiale Corvette in Italia, unico canale ufficiale per la vendita e la garanzia delle vetture della super sportiva di Chevrolet. 
L'appuntamento è a Monza, alla sede CAVAUTO, e io mi sono prenotato per il test della E-Ray, prima ibrida e prima trazione integrale del modello. Ma arrivo in anticipo e la sorte mi mette lì davanti una Z06 verde che è libera ancora per un po'. La proposta di provarla è accettata con entusiasmo; un minimo di briefing per orizzontarmi sull'abitacolo e via.

L'interno è avvolgente intorno al pilota, spicca il volante quadrangolare regolabile elettricamente (l'avrei preferito meno scivoloso sopra e sotto), mentre l'alta consolle centrale fa anche da appoggiabraccio. Lì ci sono i comandi del cambio a doppia frizione Tremec a 8 rapporti; tre posizioni, Touring, Sport e Track. Non ho molto tempo e c'è un traffico micidiale, quindi quel che so mi basta; parto subito e mi dirigo verso una zona vicina che so non essere di grande passaggio e con qualche strada ampia abbastanza lunga da darmi un po' di corda.

Dura come una tavola. Le sospensioni sono granitiche in qualunque settaggio e la Z06 saltella sulle asperità stradali; d'altronde non mi aspettavo niente di diverso da una street legal. Il motore da 670 CV e 623 Nm ha il sound dei V8 da corsa, liscio, a basso regime anche poco invasivo, una sorta di quattro cilindri sportivo rinforzato. Arrivo nell'area scelta e non c'è nessuno, wow. 
Cambio in manuale e via, per capire l'erogazione. Il V8 aspirato spinge forte subito (beh, è un 5mila e 5), ma fino a 6.500 giri circa è solo da sportiva cattiva. Ma è quando arrivi un filo sopra che si scatena. E' come ci fosse un turbo vecchia maniera, quelli o tutto o niente: la tonalità di scarico diventa entusiasmante e la Corvette viene sparata come una scheggia fino alla soglia degli 8.500. Urla di fuori (il sound) e urla di dentro (io); è droga, adrenalina pura sparata in vena. Roba che nessuna elettrica, per esagerata che sia, può darti. Unico appunto, la dosabilità dei freni, che attaccano duro subito.
Sono d'accordo anche gli operai che tagliano l'erba a bordo strada, che mi fanno il pollice e mi incitano a darci dentro. Ma per un'auto così ci vuole una pista o quantomeno un bel misto veloce (molto veloce) per poter metter qualcosa più della terza; nessuna verifica dello 0-100 con il launch control, quindi, ma mi fido.
Tempus fugit e in un attimo l'orologio mi ricorda che devo riconsegnarla. Peccato ci avrei passato tutto il giorno.

Da CAVAUTO mi aspetta la E-Ray; passo dal Roswell Green al Competition Yellow. Non c'è più il mega alettone, sostituito da uno più discreto e aderente. Tutta l'aerodinamica è meno estrema, la coda ricorda quasi una Camaro, ma resta comunque un'auto halo, te ne accorgi da quelli che ti indicano lungo la strada. Qui il gruppo ibrido costituito dall'aspirato da 6.2 litri e dal motore elettrico che agisce sull'anteriore spara 644 CV e 803 Nm complessivi di cui più di 500 dal gruppo termico.
Non è la Z06, ma spinge forte da subito grazie alla maggiore coppia e all'azione del motore elettrico che è istantaneo nell'erogazione, basta un pressione un filo maggiore sul gas e il cambio scala alzando il regime; forse la sua prontezza è addirittura un po' eccessiva nel traffico.

Già il traffico, che da prima è pure aumentato. Beh con la E-Ray ci puoi andare in giro anche tranquillo, c'è pure lo star&stop che ti assiste ai semafori. E il sound è quello dei classici V8 crossplane, un burble assai gratificante e se vuoi sentirlo meglio puoi aprire il tettuccio (anche in movimento fino a 50 km/h) e trasformarla in una roadster. I comandi sono gli stessi della sorella più cattiva e l'allungo sembra addirittura maggiore e senza bisogno di tenere il motore particolarmente alto di giri. La zona libera però non è più così libera e mi devo accontentare di qualche sparo rubato; ma anche questa è una Corvette. Anzi è decisamente più facile da usare dell'altra: sospensioni umane, andature a passeggio consentite, retrovisore ottico oppure display, telecamera posteriore per le retro.
Non ho poi tutto 'sto tempo e anche qui siamo agli sgoccioli; qualche allungo per godermi il sound, ma anche con la E-Ray occorrono pista o misto veloce.
Quando la riconsegno ho un sorriso stampato, che passa sopra anche a piccoli difetti, il clima che non si regola a mezzi gradi, le alette parasole non molto efficaci.
Quisquilie, perché pur con i costi di importazione, le Corvette sono assai più affordable della concorrenza, con l'atout di una manutenzione meno costosa e frequente.
Il bello delle sportive yankee.

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