09 novembre 2013
A grande richiesta
Per la serie "A volte ritornano", trasmettiamo: i sei cilindri in linea Mercedes. Pare infatti che, a seguito dell'accordo con Renault sullo share di propulsori tra i due marchi e nell'ottica di ridurre i costi di fabbricazione rendendo il più possibili modulari i diversi componenti, la Casa della stella abbia riesumato a livello progettuale i suoi classici e (ottimi e mai dimenticati, devo dire) motori a sei cilindri in linea, allo scopo di creare una nuova famiglia, appunto, modulare di propulsore a 6, 4 e 3 cilindri in linea. Il 3 dovrebbe addirittura equipaggiare anche la nuova Classe C. Ora, il passaggio ai V6 era avvenuto per ragioni di compattezza e di sicurezza nei crash; l'albero motore infatti in questo caso è molto più corto e ciò lascia maggior spazio disponibile all'avantreno. Tornare al 6 in linea implica una completa riprogettazione delle vetture per rivederne il bilanciamento (il motore è di gran lunga il componente più pesante) e quindi costi assai elevati che a mio parer sopravanzano alla grande la futura modularità. Ma una delle caratteristiche storiche della Mercedes è quella di lanciarsi in avventure tecnologiche anche al di là della convenienza, un tratto tanto raro quanto apprezzabile nel crudo mondo degli affari contemporanei.
08 novembre 2013
Se non te lo dicessero qual è quello vero...
Questo short video dà un'idea di quanto sia oggi sofisticata la realtà virtuale.Sulla destra le immagini riprese dall'interno di una vettura da corsa Mercedes durante una gara del campionato tedesco DTM; a sinistra invece l'immagine del videogioco sviluppato dalla svedese SimBin Studios AB. La precisione è incredibile e si capisce come anche i piloti professionisti possano allenarsi con questi simulatori. Rimane ovviamente la questione del pelo. Sì, perché su uno schermo non rischi nulla e non senti le accelerazioni, mentre nella realtà osare è decisamente più impegnativo.
L'estintore di serie sarebbe un'idea
E tre. Siamo alla terza Tesla che prende fuoco, dopo quella in Caifornia e quella in Messico. Si tratta anche questa volta di una Model S, d'altronde la più venduta delle auto elettriche di Musk. Anche questa volta l'incidente è avvenuto in USA, in particolare in Tennessee, e anche stavolta la dinamica del sinistro è analoga: l'auto urta un ostacolo sulla carreggiata e l'urto danneggia il contenitore delle batterie; di qui scaturisce l'incendio. Ora, è vero che non è così comune trovare un gancio di traino abbandonato sull'asfalto (era questo l'ostacolo nel caso specifico), così come il fatto che un automobilista dotato di riflessi normali dovrebbe riuscire a evitarlo. Ma anche ammettendo che il sudista alla guida fosse un bradipo, rimane il fatto che se una Tesla cozza con qualcosa di solido sull'asfalto può prendere fuoco. Immaginate cosa succederebbe con le voragini stradali che abbiamo in Italia: in tali frangenti un urto contro il sottoscocca non sarebbe così raro. Fatti salvi i miei commenti dell'altra volta (cliccate sul link in alto) rimane il vecchio detto: una volta è un caso, due una coincidenza, ma tre...
Come quella per Le Mans
Si dice spesso del transfert dalla corse alla produzione, un concetto intriso di retorica che spesso nasconde interessi economici diversi o semplicemente (e per fortuna dico io) passione. Ma guardando la Nissan BladeGlider che sarà presentata al prossimo salone di Tokyo, è difficile non notare la parentela con la ZEOD RC sviluppata per Le Mans. La linea aerodinamica di questa roadster con la carreggiata anteriore assai più stretta di quella posteriore, infatti, è quella dell'auto da corsa e garantisce, oltre a un miglior drag, una stabilità eccellente (vedi i carrelli degli aerei). Inoltre la BladeGlider è' una vettura da città a tre posti azionata eletricamente (la ZEOD RC è ibrida), con i motori incorporati nelle ruote e batterie al litio. Il sedile centrale anteriore, quello del guidatore, si sposta elettricamente in senso laterale all'apertura (pure elettrica) delle porte verso l'alto per consentire l'accesso ai due posti dietro, mentre contemporaneamente il volante si ritrae. Una vettura riuscita e gradevole, come del resto il sound del video.
Il V12 è morto, viva il V12
Neanche il tempo di gustarsi la S 63 AMG che arriva la S 65. E non si tratta solo di sigle, perché sotto il cofano della sorellona, al posto del (pur straordinario) V8 pulsa un V12 biturbo di 5980 cm3 (invece dei banali 5.5 litri del V8). Potenza dei cinesi, perché nelle strategie della Stella c'era l'eliminazione dei V12, troppo assetati e costosi per la vecchia Europa. Ma nel continente giallo più è meglio, tanto che era stata tenuta in vita anche la SL V12 soltanto per quel mercato. E così rieccoci con la bestia a dodici cilindri, 630 CV tra 4800 e 5400 giri (non gira troppo, non serve) e ben 1000 Nm costanti tra 2300 e 4300 giri. Una coppia da TIR, grazie alla quale un'auto lunga quasi 5 metri e 30 e pesante intorno alle 2 tonnellate scatta da 0 a 100 orari in 4.3 secondi e raggiunge una velocità massima di 250 km/h autolimitati (ma sbloccabili acquistando il kit Performance). Con una di quelle dichiarazioni meraviglia che tanto piacciono ai tedeschi, la percorrenza media è di 8.4 km per litro, un valore quasi incredibile per la potenza in gioco. Che sia per la presenza dello start&stop? Scherzi a parte, le S AMG si guidano come biciclette a dispetto della loro mole e scattano morbide e sicure grazie al nuovo cambio Speedshift Plus 7G-Tronic a 7 rapporti, irrobustito per non disintegrarsi alla prima accelerata a fondo. Inutile parlare della finezza degli interni: da tempo Mercedes occupa il primo posto nel campo, a volte sfidando anche marchi nobiliari. Ma dal punto di vista dinamico c'è tutto per garantire una guida sportiva come se si trattasse di una piccola coupé con risultati davvero eccellenti. Ah, dimenticavo. Date un occhiata alla marca dell'orologio a analogico nella plancia.
07 novembre 2013
Esagerata? Di più!
Dalle auto presentate al salone di Dubai ci si può aspettare di tutto, anche perché catturare i clienti nella penisola arabica richiede un notevole impegno. Sceicchi ed emiri hanno visto di tutto e si possono permettere tutto, stupirli non è facile. Ci prova quindi "dall'interno" (è costruita proprio in Dubai dalla Defining Extreme Vehicles Car Industry L.L.C) questa Devel Sixteen, che si presenta con numeri più aeronautici che terrestri. Ben cinquemila cavalli, ottenuti da 16 cilindri (non si sa ancora in quale configurazione, se a V oppure a W come sulla Bugatti), una velocità massima di 560 km/h (un turboelica) e da 0 a 100 in 1.8 secondi. E già qui casca l'asino, perché con una potenza oltre quattro volte superiore a una Veyron il tempo scende solo di 7 decimi. D'altronde anche una trazione integrale non può usperare i limiti della fisica: oltre una certa coppia gli pneumatici sgommano e basta. Già, le gomme. Ci pensate che coperture deve avere la Devel per non dechapare alla prima tirata? Non mi risulta siano in commercio; anche qui bisogna rivolgersi all'industria aeronautica, ma con prodotti che "vanno solo diritti" e per poco tempo. Vabbè, magari hanno comprato anche una fabbrica di gomme e se le fanno da loro; possibile.Comunque non mi pare 'sta bellezza, la Devel e sul far valere la garanzia, poi.... La cilindrata è sconosciuta, come del resto il prezzo. Ma in Dubai parlare di soldi è quasi offensivo.
06 novembre 2013
Te lo do io il tagliaerba!
Honda è universalmente conosciuta per le moto e le auto, ma l'attività produttiva della Casa jap si estende anche a generatori e tagliaerba. E proprio a questa categoria appartiene la sua ultima creazione tecnologica: Mean Mower, una superfalciatrice, messa a punto, manco a dirlo, dal team inglese della Honda. Al posto del solito monocilindrico da qualche cavallo è stato installato il 4 cilindri di 1000 cc della VTR Firestorm da 110 CV e il risultato è un tagliaerba che raggiunge 210 km/h e va da 0 a 100 km/h in 4 secondi. Ma a cosa serve, è la domanda che sorge spontanea. Beh, gli inglesi sono folli per tutto ciò che si muove e in UK ci sono sfide tra appassionati (magari un po' fuori di melone) per raggiungere la velocità più alta con questi oggetti. Che sono a tutti gli effetti tagliaerba, provvisti della loro bella lama falciante posta sotto il telaio. In questo caso, dato che la trasmisione del moto dal 4 cilindri sarebbe stata un po' laboriosa, la lama è azionata da due motori elettrici e il suo bravo compito di lawnmower può avvenire fino a 24 km/h, che è comunque una bella velocità su un prato. L'unico neo è il sound a scarico aperto, entusiasmante per le piste ma decisamente off su un prato all'inglese: ben 130 dB, quasi quanto un jet al decollo.
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