15 luglio 2019

A Montecarlo per una giornata davvero speciale






E’ davvero un mondo a parte quello di Montecarlo, basta una passeggiata di cinque minuti lungo le strade del principato per accorgersi che le nostre banali e comuni vetture di piccole e medie dimensioni non esistono, o quasi, ma sono spesso sostituite dalle più costose e scintillanti fuoriserie. E’ una sorta di battaglia tra collezionisti a chi riesce ad attirare maggiormente l’attenzione di noi poveri amanti delle quattro ruote. E così lungo le strette vie monegasche si snoda un panorama meraviglioso di supercar e di esemplari rarissimi che puntano a distinguersi, perché, almeno in alcuni ambienti, possedere l’ultimo gioiello di un celebre marchio a volte  non basta. La giornata a Montecarlo passa velocemente, mentre vediamo sfilare sotto i nostri occhi auto uniche e edizioni limitate.

Ma è solo verso sera che arriva la vera regina della giornata. Non è particolarmente rumorosa ma ci si accorge della sua presenza ugualmente: la folla che popola il piazzale davanti all’Hotel de Paris si blocca e, come in una invasione di campo, in un attimo accerchia l’ultima arrivata. Si tratta della Bugatti Veyron WRE, una edizione super limitata a cinque esemplari, dei quali una sola con targa italiana, quella di fronte a noi. Nata per festeggiare la vettura di serie più veloce al mondo, da oltre 400 Km/h, è immediatamente riconoscibile per via della singolare colorazione che accosta la trama di carbonio a vista all’arancione acceso. Un’occasione davvero unica per ammirarla, perché i fortunati proprietari raramente si prendono il rischio di farla uscire dai garage o meglio ancora dai loro bunker. La quotazione di questa Veyron raggiunge i cinque milioni di euro. Ne vorreste una? Spiacenti ma nessuna di queste cinque è in vendita.

L'automotive a macchia di leopardo





L'incertezza del futuro pesa sul mondo dell'auto, lo si evince dalle prese di posizione e dalle scelte operative prese dai diversi brand che paiono l'una l'opposto dell'altra. Così se da un lato Jaguar e Bentley ripensano le ammiraglie in chiave elettrica, dall'altro FCA ripropone il Diesel sul Ram. Ma tra i costruttori yankee c'è anche chi ha tracciato una strada che non intende (almeno per ora) mettere in discussione: Ford non produrrà il il nuovo propulsore Diesel da 1,5 litri previsto sul Transit Connect, pur avendolo presentato al debutto del veicolo. Una scelta dettata dal calo della domanda, dicono, anche se il motore a benzina in alternativa, pur efficiente per la sua categoria, non si può certo paragonare per resa chilometrica, dato assai importante per i veicoli commerciali. La notizia viene dal mercato Usa; nel Vecchio Continente le cose potrebbero perciò andare diversamente. C'entra ovviamente l'accordo con VW e c'entrano le scelte nell'ottica del futuro del delivery, ma restano i 12.000 licenziamenti in Europa previsti per la ristrutturazione globale del marchio, emblematici di un futuro in chiaroscuro.

Toyota Supra, qualcosa si è perso






Se penso alle vere auto jap mi vengono in mente quei mostri che hanno calcato strade e circuiti negli ultimi tempi e che sono nate tra gli anni '90 e i primi del 2000; progettate per dominare sulla concorrenza e con il primo obiettivo delle prestazioni pure. Una vera e propria guerra tra miti, come ad esempio Subaru Impreza e Mitsubishi Lancer Evolution che per generazioni si sono sfidate senza esclusione di colpi. Si sale di livello se si parla invece della "faida" tra la mitica Toyota Supra e la Nissan Skyline. Due auto che non hanno certo bisogno di presentazioni: la GTR si è evoluta nella R35 con importanti innovazioni tech e prestazionali, arrivando a sfiorare (e superare con qualche edizione speciale) i 600 CV di potenza.





E per quanto riguarda la Supra? Si è fatta attendere qualche anno in più ma finalmente è arrivata, anche se forse in molti sono rimasti delusi. I tanti compromessi alla base del progetto hanno partorito una due posti dalle prestazioni poco più che al di sopra della norma, visto che il suo sei cilindri in linea raggiunge una potenza di "appena" 340 CV. autothrill perciò propone una versione stilisticamente più fedele alla Supra del '93, pulita e senza troppi fronzoli ma con tanta sostanza. Proprio come le autentiche jap di una volta che sono entrate nel cuore dei grandi appassionati. Il sei cilindri c'è già e la trazione posteriore anche. Cosa aspettiamo a dare una vera erede alla mitica Supra?

Metti le elettriche in India





Il virus elettrico si espande. E poiché come l'aviaria viene dall'Oriente (leggi Cina), nel suo muoversi verso l'Europa non può non lasciare segni nella vicina India, che a dispetto di un'economia caratterizzata da enormi differenze sociali, muove i primi passi nel settore. Così il governo ha ridotto l'iva dal 12% al 5% sulle auto elettriche e istituito incentivi fiscali su acquisti e leasing. Come ovunque nel mondo però, il vero problema sta nella ricarica, intesa come hardware e, soprattutto, infrastruttura. Creare quest'ultima in un Paese dove larga parte della popolazione cucina ancora sui fornelli a carbone e il carburante preferito è il gasolio (per la sua migliore resa chilometrica) non è però facile; qualche azienda si sta però attrezzando per installare centraline e cogliere i vantaggi degli incentivi. E' il caso della Magenta Power, che ha intenzione di attrezzare il corridoio Mumbai-Pune entro il 2020. Se però il problema del costo dei veicoli elettrici è sensibile dalle nostre parti, non può che esserlo ancor più in India, dove a fronte di un'ampia classe media la platea degli indigenti è enorme e dove le elettriche potrebbero diventare principalmente simboli da esibire tra le stelle di Bollywood. Qualcosa di assai diverso dagli intendimenti del governo, che nel mood del suo anelito high tech, scandito dalla missione spaziale verso la luna (di cui però è appena fallito il primo lancio) e dai servizi pubblici innovativi, vorrebbe cambiare il volto del Paese. La strada è lunga e irta di difficoltà, lo sappiamo bene. Ma la questione chiave è la verifica della sua sostenibilità, tanto ambientale quanto economica.

12 luglio 2019

Ferrari 812 XX Hyperfast






In Ferrari c'è una tendenza abbastanza consolidata: quando presentano una hypercar con motore centrale solitamente affiancano nel giro di breve tempo  una versione altrettanto cattiva ma con motore anteriore. Pensate ad esempio alle supercar della precedente generazione dove alla Enzo si affiancò ben presto l'esplosiva 599 XX anch'essa con il V12 aspirato, ma se alla Enzo è poi succeduta la LaFerrari, alla 599 XX non è stata assegnata ancora alcuna erede. Ecco perché autothrill propone questo render che fa indossare un vestito inedito alla 812 Superfast. Certo, è un gioco ma potrebbe davvero rivelarsi una buona base per lavorare intorno alla 12 cilindri aspirata più potente al mondo.



Autothrill l'ha anche "battezzata": si chiama 812 XX Hyperfast e ovviamente esaspera le soluzioni tecniche e aerodinamiche della 812. Sensibilmente più larga e più bassa sfoggia un assetto pistaiolo con cerchi da 20 pollici monodado e appendici aerodinamiche studiate ad hoc nella galleria del vento, al pari dell'enorme estrattore che modella in maniera inconfondibile la parte posteriore. Il motore se nella configurazione di serie esprime 812 CV, nella Hyperfast potrebbe sfiorare la soglia dei 900 CV grazie a una serie di interventi senza compromessi a vantaggio delle prestazioni e con l'aggiunta della tecnologia Kers mutuata dalla F1. La produzione potrebbe essere limitata a pochi esemplari destinati ai più importanti collezionisti Ferrari nel mondo.

Gladiator in ritardo





Yankee entusiasti delle glorie automobilistiche nazionali e pronti ad accogliere subito nel vostro garage il brand new pickup Jeep Gladiator, forse dovrete attendere un po' più a lungo. Sì, perché un treno della Union Pacific carico di veicoli nuovi di pacca, tra cui forse anche qualche 4190 Lauch Edition, è deragliato nella Lincoln County, in Nevada, US, con l'esito che potete vedere nella foto. FCA ha subito emesso un comunicato nel quale garantisce la più rapida sostituzione delle vetture incidentate per dare ai propri clienti il minor danno possibile, ma sappiamo che i treni americani sono lunghi anche 2 chilometri, quindi le vetture coinvolte potrebbero essere parecchie. In ogni caso alcune se la sono cavata niente male nell'urto e potrebbero essere recuperabili. Beh, a prezzo di recupero io un pensierino ce lo farei.

XJ, l'ammiraglia di Jaguar si converte all'elettrico





L'intesa tra BMW e Jaguar per la progettazione e lo sviluppo congiunto nel campo dell'elettrificazione, argomento che autothrill ha già trattato nel mese di giugno, sembra dare i primi risultati concreti, poiché la Casa inglese ha confermato che la prossima ammiraglia XJ verrà venduta in versione full electric. La nuova XJ è infatti in avanzata fase di messa a punto e il debutto della nuova top di gamma del giaguaro potrebbe avvenire entro la fine del 2020, mentre la produzione, nonostante la minaccia della Brexit, resterà negli stabilimenti di Castle Bromwich. Al momento l'unica elettrica di Jaguar è la Suv i-Pace (nella foto)



Non è ancora chiaro se la nuova XJ sarà solo "zero emission" o disporrà di altre motorizzazioni: certo è che la vettura sta nascendo sulla piattaforma modulare MLA (Modular Longitudinal Architecture) che può ospitare motorizzazioni elettriche, ibride e convenzionali. Logico quindi supporre che per ampliare le potenzialità della vettura e per far cassa, Jaguar realizzerà anche varianti più convenzionali. Le batterie della XJ proverranno dal centro di Hams Hall di Birmingham che entrerà in funzione nel 2020, anche grazie al supporto di BMW, e che una volta a regime dovrebbe essere in grado di produrre 150 mila pacchi batterie l'anno.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...