In questi giorni BMW approfitta del salone di Francoforte per presentare al grande pubblico lo stile di domani delle coupé bavaresi, e lo fa con la “4 Concept”, quella che in futuro dovrebbe prendere il posto dell’attuale serie 4. Il nuovo stile cambia totalmente rotta: addio leggerezza e sportività, a favore di linee più orientate verso il lusso. I reni al centro del muso crescono in modo quasi esagerato, esperimento già fatto sull’ammiraglia serie 7 e sulla SUV X7, ma in questo caso con proporzioni meno equilibrate. I fari a laser hanno uno sviluppo orizzontale e donano uno “sguardo” molto aggressivo anche se risultano molto sottili al confronto con l’imponente calandra. La musica cambia totalmente quando si osserva il posteriore, più armonico, con forme scolpite e senza eccessi. Lo spoiler è stato integrato nel portellone disegnando una linea elegante e pulita, subito al di sotto la firma luminosa semplice e con un piacevole effetto tridimensionale. Una coda ben riuscita che lascia spazio al largo estrattore con due terminali di scarico, segno inequivocabile che la casa non sta pensando alla propulsione elettrica (almeno per questo modello). E' vero però che si nota un piccolo sportello sotto il logo BMW: un elemento che lascia spazio alla ipotesi di una motorizzazione Plug-in Hybrid. Ora sorge spontanea una domanda, almeno secondo il mio punto di vista: la vettura di produzione fino a che punto sarà fedele a questa showcar a dir poco esagerata?
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11 settembre 2019
E' la futura BMW Serie 4?
In questi giorni BMW approfitta del salone di Francoforte per presentare al grande pubblico lo stile di domani delle coupé bavaresi, e lo fa con la “4 Concept”, quella che in futuro dovrebbe prendere il posto dell’attuale serie 4. Il nuovo stile cambia totalmente rotta: addio leggerezza e sportività, a favore di linee più orientate verso il lusso. I reni al centro del muso crescono in modo quasi esagerato, esperimento già fatto sull’ammiraglia serie 7 e sulla SUV X7, ma in questo caso con proporzioni meno equilibrate. I fari a laser hanno uno sviluppo orizzontale e donano uno “sguardo” molto aggressivo anche se risultano molto sottili al confronto con l’imponente calandra. La musica cambia totalmente quando si osserva il posteriore, più armonico, con forme scolpite e senza eccessi. Lo spoiler è stato integrato nel portellone disegnando una linea elegante e pulita, subito al di sotto la firma luminosa semplice e con un piacevole effetto tridimensionale. Una coda ben riuscita che lascia spazio al largo estrattore con due terminali di scarico, segno inequivocabile che la casa non sta pensando alla propulsione elettrica (almeno per questo modello). E' vero però che si nota un piccolo sportello sotto il logo BMW: un elemento che lascia spazio alla ipotesi di una motorizzazione Plug-in Hybrid. Ora sorge spontanea una domanda, almeno secondo il mio punto di vista: la vettura di produzione fino a che punto sarà fedele a questa showcar a dir poco esagerata?
10 settembre 2019
L'elettrizzante Smart Brabus 2020
In queste ore a Francoforte Smart presenta l'ultima versione della piccola city car. Ultima in tutti i sensi poiché dal 2022 la produzione si trasferirà in Cina per dar vita a una nuova generazione di super compatte. Ma torniamo subito alla nuova fortwo che si evolve esclusivamente in chiave elettrica con la meccanica basata sul solito motore elettrico da 82 CV abbinato a una batteria agli ioni di litio dalla capacità di 17,6 kWh. Per una ricarica completa con wall box da 7kW bastano 3,5 ore. Autonomia dichiarata 160 km. autothrill propone perciò una sua interpretazione in chiave Brabus. Una follia? Assolutamente no, dal momento che questo preparatore da sempre accompagna la vita delle Mercedes e in particolare della famiglia Smart. Questo render propone un kit estetico che in ogni caso non precluderebbe a eventuali interventi meccanici per dar un pizzico di sprint in più piccola due posti. A titolo di cronaca, la precedente Smart a benzina griffata Brabus disponeva di 125 CV. Non resta che attendere: in fondo regalare più coppia e sprint a un'auto elettrica non è così difficile e non può fare che bene...
16 luglio 2019
Una Mercedes votata al vero 4x4
La Mercedes Classe G negli anni è diventata uno status symbol, grazie alle sue caratteristiche molto particolari e ricercate. Un veicolo sviluppato per il fuoristrada ma con un abitacolo particolarmente confortevole e lontano dallo stile spartano che siamo abituati a trovare su altri off-road. Una vettura dalle dimensioni mastodontiche e con una presenza scenica a dir poco imponente; sarà anche per questo motivo che piace molto a mercati come la Russia e quello degli Emirati Arabi. Le serie speciali come la G65, la 4X4 e la 6X6 hanno certamente contribuito a rendere celebre questo modello, puntando a clienti “super premium”.
A questo punto mi sono domandato: su cosa fonderebbe la prossima limitatissima serie speciale di Mercedes 4x4? Quello che vedete è un render in esclusiva per Autothrill sulla base della GLC 63 AMG, una delle ultime novità della stella, che ha dimostrato prestazioni brillanti per il suo segmento: il 4 litri V8 biturbo sviluppa infatti una potenza di 510 cv e garantisce prestazioni da auto sportiva. Il peso e le dimensioni, sicuramente molto distanti dalla Classe G, potrebbero inaugurare una nuova tipologia di veicolo. Considerevolmente sollevata da terra e con carreggiate allargate e con qualche dettaglio che richiama il mondo dello sterrato. Oltre agli enormi pneumatici tassellati pronti a tutto. Peccato non esista, almeno per il momento!
15 luglio 2019
Toyota Supra, qualcosa si è perso
Se penso alle vere auto jap mi vengono in mente quei mostri che hanno calcato strade e circuiti negli ultimi tempi e che sono nate tra gli anni '90 e i primi del 2000; progettate per dominare sulla concorrenza e con il primo obiettivo delle prestazioni pure. Una vera e propria guerra tra miti, come ad esempio Subaru Impreza e Mitsubishi Lancer Evolution che per generazioni si sono sfidate senza esclusione di colpi. Si sale di livello se si parla invece della "faida" tra la mitica Toyota Supra e la Nissan Skyline. Due auto che non hanno certo bisogno di presentazioni: la GTR si è evoluta nella R35 con importanti innovazioni tech e prestazionali, arrivando a sfiorare (e superare con qualche edizione speciale) i 600 CV di potenza.
E per quanto riguarda la Supra? Si è fatta attendere qualche anno in più ma finalmente è arrivata, anche se forse in molti sono rimasti delusi. I tanti compromessi alla base del progetto hanno partorito una due posti dalle prestazioni poco più che al di sopra della norma, visto che il suo sei cilindri in linea raggiunge una potenza di "appena" 340 CV. autothrill perciò propone una versione stilisticamente più fedele alla Supra del '93, pulita e senza troppi fronzoli ma con tanta sostanza. Proprio come le autentiche jap di una volta che sono entrate nel cuore dei grandi appassionati. Il sei cilindri c'è già e la trazione posteriore anche. Cosa aspettiamo a dare una vera erede alla mitica Supra?
18 aprile 2018
L'auto-casa di Renault
Il fuori salone di Milano è ormai una affermata vetrina per i costruttori, che mostrano qui anterprime e concept sulla mobilità futura. Renault ha scelto il giorno di apertura per la sua SYMBIOZ, vista Francoforte l'anno scorso e ripresentata qui dal direttore design del marchio Laurens Van den Acker e dalla creatrice di tessuti Alexandra Gaca che ha curato la realizzazione degli interni. SYMBIOZ si colloca nel 2030, è autonoma, elettrica e connessa come si immagina oggi il futuro della mobilità generale. Vista la tecnologia, che dovrebbe assicurare in previsione l'assenza di stress e pericoli nella guida, l'interno è una sorta di estensione della propria casa, con tessuti a effetto 3D e un grande divano circolare modello salotto. E in effetti l'assenza del montante centrale e l'apertura delle porte a petalo danno l'impressione di entrare in una abitazione, con materiali dall'effetto caldo e rassicurante che, pur tuttora in ambito concept, rappresentano comunque il percorso di sviluppo dell'archiettura degli interni che Renault applicherà ai futuri modelli.
04 aprile 2014
La crisi "motore" del rinnovamento
La settima edizione del Triennale Design Museum che è stata inaugurata ieri è intitolata: " Il design italiano oltre le crisi, autarchia, austerità, autoproduzione". Un tema estremamente interessante in ambito creativo, che offre però lo spunto di una profonda riflessione anche da un punto di vista più squisitamente tecnico. Le crisi sono periodi di assenza, di mancanza dell'abituale, ma come diceva il filosofo Agostino d'Ippona, più noto come sant'Agostino, occorre prima fare spazio per poterlo riempire. E può accadere che l'abbondanza impedisca il rinnovamento, ma soprattutto che tarpi le ali alla creatività. Basta guardare cos'è diventato oggi il prodotto automobile: una infinita serie di clonazioni per ridurre costi e investimenti, che portano sostanzialmente a un'uniformità, un piattume progettuale ormai evidente. Tolti rari (e generalmente proibitivi) esempi, le vetture rispondono sì sempre meglio alle esigenze della mobilità, ma hanno perso per strada la personalità, quella che io amo chiamare la biodiversità tecnologica, il fermento che dà la scintilla per esplorare nuove strade. Così i programmi di progettazione computerizzati finiscono per definire prodotti egualmente orientati, ma non è detto che quella strada debba essere l'unica: cambiare è possibile. Lo dimostrano la prima Vespa, in mostra alla Triennale, sviluppata nel dopoguerra per riconvertire gli stabilimenti Piaggio o la coeva Lambretta, anche lei nata su progetti eseguiti da ingegneri aeronautici. Il meglio che l'automobile può trarre da questo lungo periodo di difficoltà è dunque un nuovo inizio, basato su intuizioni che originano dall'esistente per dare nuovo volto a un concetto di cui tuttora non si può fare a meno e che deve trovare lo sviluppo in assonanza e non in contrapposizione a quello del'uomo. Non è solo una questione di mezzi, ma piuttosto di idee.
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