13 giugno 2019

DBX: la prima Suv di Aston Martin





Prosegue a ritmo serrato lo sviluppo della prima Suv griffata Aston Martin (anticipata nel 2018) che vedrà la luce nella primavera del prossimo anno e che autothrill è già in grado di mostrarvi nella sua veste nel render che pubblichiamo in esclusiva. Le prime DBX di preserie, questa è la denominazione ufficiale della vettura, stanno già effettuando una serie di test per la messa a punto definitiva sulle strade che circondano il nuovo stabilimento di St Anthon nel Galles. Per Aston, come detto, si tratta di un battesimo molto importante perché sancisce il debutto del marchio inglese nel mondo delle Sport Utility di fascia alta: ecco perché i test sono molto accurati e prevedono lunghe escursioni in Svezia, nel Medio Oriente e sul Nürburgring. La carrozzeria ha forme eleganti e classiche (nel rispetto della tradizione), mentre il motore, almeno inizialmente, sarà il V8 di quattro litri biturbo di derivazione AMG con una potenza prossima ai 510 cavalli. Successivamente arriverà anche una versione ibrida con tecnologia sempre di origine Mercedes. Questo è quanto: la DBX sta prendendo forma rapidamente e avrà rivali temibilissime: dalla Lambo Urus alla Bentley Bentayga, dalla Rolls Royce Cullinan alla futura Suv di Ferrari. Il guanto di sfida è lanciato...

La prima Volvo self driving









La collaborazione tra Volvo e Uber prosegue sulla strada della guida autonoma. Dopo l'accordo siglato nel 2016, lo sviluppo di una vettura self driving si concretizza oggi con la presentazione di una XC90 sulla quale sono installati i sistemi di guida realizzati da Uber, con l'obiettivo di realizzare una flotta per ampliare l'offerta dei servizi di mobilità dell'azienda di San Francisco. Trattandosi di sistemi che non prevedono la presenza di un guidatore e considerata la tradizione Volvo di sicurezza, molta attenzione è stata posta ai dispositivi di intervento in caso di emergenza, in grado di arrestare la marcia se si verificano malfunzionamenti di sterzo e freni. Ovviamente è pure di primaria importanza mantenere l'alimentazione elettrica: a questo scopo sulla vettura è installata una batteria di emergenza che subentra in caso di interruzione della connessione con quella primaria. La XC90 autonoma è la prima di quella flotta che i due partner intendono realizzare inizialmente per il mercato Usa, ma con l'intenzione di diffondere tale soluzione ai servizi Uber sparsi per i diversi continenti. Secondo Håkan Samuelsson, ad Volvo, entro il 2025 un terzo delle auto in circolazione sarà a guida autonoma, settore nel quale l'azienda cino/svedese intende trovare una posizione di primo piano.

12 giugno 2019

La Serie 3 è anche station



























Come ormai è consuetudine tra i maggiori costruttori, BMW anticipa oggi le prime immagini ufficiali della nuova Serie 3 Touring che verrà commercializzata alla fine del mese di settembre. Inconfondibilmente BMW nello stile, ripropone le forme della recente berlina con l’ovvia aggiunta del portellone. Importante sottolineare che per la prima volta nella storia delle station di Monaco ci sarà anche una versione ibrida, la 330e plug-in che arriverà nel corso dell’estate del prossimo anno. Come la 330e berlina, avrà una potenza di 251 CV grazie alla presenza di un’unità elettrica da 112 CV che va ad aggiungersi al motore termico: secondo BMW, in modalità elettrica può percorrere oltre 60 chilometri. Al momento del lancio, invece, la Touring proporrà come al solito propulsori benzina e Diesel: al top di gamma la M340 xDrive da 375 CV che vanta uno 0-100 km/h in 5,8 secondi. Alla base dell’offerta c’è invece, come sulla berlina, la 318d con quattro cilindri td da 150 CV. Ai motori si associano, a seconda delle versioni, cambi manuali a sei rapporti o automatici a otto marce. Al debutto anche un nuovo sistema elettronico di controllo delle sospensioni con differenziale M Sport di serie sulla M 340 e optional sulle altre. Stando alle prime dichiarazioni dei progettisti, le nuove Serie 3 Touring avranno un comportamento dinamico ancora più reattivo e preciso, grazie anche al baricentro abbassato e alla riduzione del peso. Più lunga di circa 8 cm rispetto alla vecchia Touring (ora supera di pochissimo i 4 metri e 70 cm), ha un abitacolo sensibilmente più spazioso con un bagagliaio da 500 litri in configurazione standard che possono salire fino a 1.510 litri reclinando gli schienali dei sedili posteriori frazionabili asimmetricamente. Prezzi ancora da definire, ma con un listino ufficioso che indica un prezzo di partenza di circa 34 mila euro.

Urge un nuovo nome









Di gomme senz'aria si parla da eoni. Ma sinora nulla di concreto o quantomeno di industrializzabile. Troppo alti i costi o troppo rigido l'appoggio; insomma un'innovazione che tarda all'appello quasi quanto l'eliminazione dei tergicristallo. Ma ora Michelin sembra abbia trovato la chiave di volta con Uptis, la ruota airless in corso di sviluppo con GM sull'elettrica Bolt che deriva dal prototipo da mezzi da cantiere e UTV del 2018. L'evoluzione del progetto è centrata principalmente sull'aumento della velocità massima accettabile dallo pneumatico (che a rigore, visto che non c'è più aria dovrebbe cambiare nome), ovviamente più alta perché prevista per le automobili, e sulla progressività dell'assorbimento di impatti e discontinuità, mantenendo però direzionalità e tenuta laterale senza eccessiva rigidezza. I benefit sono notevoli: dall'eliminazione del rischio forature quindi dei kit di mobilità o delle ruote di scorte (su queste ultime già fatto, a dire il vero), alla grande flessibilità di costruzione, dato che Uptis è previsto per lo stampaggio 3D. Michelin intende produrlo con materiali al 100% rinnovabili e impatto zero sull'ambiente. Non è secondario poi che, data la struttura del battistrada nettamente separata da quella elastica di appoggio alla ruota in alluminio, la vita dell'airless sia assai più lunga di quella di una gomma tradizionale. Mentre la ricopertura è di fatto solo occasionale per le gomme ad aria da auto, con Uptis sarebbero previste almeno tre sostituzioni del battistrada, rendendo di fatto la vita dell'insieme tre volte più lunga. Resta da capire come la Casa possa rientrare economicamente, più che dai costi di sviluppo, dal mancato introito determinato dalle ovvie minori vendite del nuovo. Un'idea però me la sono già fatta.

Pragmatismo e malafede





La notizia che FCA ritorni con il V6 Diesel da 3 litri sul pickup Ram 1500 non è certo da blocco delle rotative. Ma acquista rilevanza se facciamo il confronto tra il mondo Usa e quello europeo. Negli States è scoppiato il Dieselgate, negli States i motori a gasolio sono stati messi sotto accusa per le emissioni (di NOx, attenzione, non di particolato o di CO2). E a seguire, dopo VW tutti i costruttori hanno avuto le loro grane, FCA inclusa, che per chiudere la storia con l'EPA (l'ente ambientale americano), pur non avendo mai ammesso l'addebito ha pagato 800 milioni di dollari di multa e ha attuato modiche sul motore. Ora c'è un un turbo a geometria variabile raffreddato a liquido e i condotti di ammissione sono stati ridisegnati così come l'EGR, mentre gli iniettori hanno un profilo di spruzzo diverso. Il risultato è una potenza di 264 CV con coppia massima di 651 Nm, sufficiente a surclassare la concorrenza di GM e Ford con i loro benzina, per non parlare della nettamente superiore resa chilometrica. Si evince dunque dalla vicenda che gli yankee abbiano chiuso con la criminalizzazione Diesel, riabilitandolo del tutto e mettendo in luce i suoi innegabili lati positivi nell'autotrazione. Proprio loro, quelli di Salem, quelli che (fino a un certo punto) fanno le crociate ideologiche. Il tutto mentre lo sviluppo elettrico scorre tranquillo nell'ambito di domanda e offerta ma senza preclusioni o obblighi dogmatici. Le crociate sembra invece le facciano proprio nel Vecchio Continente, ove si sogna un irrealizzabile (quantomeno per i prossimi 20 anni) futuro elettrico, a danno di soluzioni affidabili e oggettivamente meno impattanti sull'ambiente delle novità sventolate ad arte da gente che non sa o che è in malafede. Loro sono i pragmatici, noi i fanatici (sempre con l'occhio al profitto, però). Ma noi chi? La gente comune o il gotha di Davos?

Ma quante Koenigsegg!









Membro stabile dell'Olimpo auto, Koenigsegg, visto il prezzo, non si può certo definire un marchio diffuso. Vederne quindi così tante tutte assieme al circuito olandese di Assen è un vero evento. Star del Supercar Sunday è però la Regera equipaggiata con il Ghost Package, che introduce modifiche aerodinamiche in stile Ferrari FXX K che aumentano la deportanza del 20%, donando così a un'auto definibile come una ultraperformante GT anche ottime prestazioni in pista. Il calo di velocità massima non è preoccupante, giusto 400 orari, visti i 1.500 ponies erogati dal V8 di 5 litri sotto il cofano e lo 0-300 in 10,9 s. Il sound passa invece senza soluzione di continuità dal brontolio al minimo all'urlo racing non appena si sgasa.

11 giugno 2019

Rivian promette lo scambio di carica









Lo sanno tutti: il problema principale delle auto elettriche è quello della ricarica, che dipende in massima parte dalla presenza sul territorio delle centraline. Tutto questo per le normali auto. Ma se parliamo di Suv o di pickup, veicoli che dovrebbero garantire la mobilità anche in aree naturali e quindi poco implementate con le strutture di ricarica, le cose si complicano. E' il caso di Rivian, la startup che ha stretto un accordo con Ford bruciando GM, che è ben conscia del problema e guarda avanti in questo senso. Sul pickup R1T ha previsto infatti l'installazione di una batteria supplementare, soluzione brevettata a febbraio, che può trarre d'impaccio in tali evenienze. L'ulteriore autonomia garantita dall'add-on è di circa metà di quella totale assicurata dalla batteria principale, che potrebbe presto arrivare addirittura a 1.287 km grazie all'adozione di un accumulatore gigante da 180 kWh. Secondo RJ Scaringe, ad della startup,sarà possibile anche scambiare parte della carica tra un veicolo e altro, anche se dati tecnici effettivi su tale evenienza non sono stati comunicati. Mi corre l'obbligo di far notare che, stante una densità energetica che nei migliori casi raggiunge 200 Wh /kg, un accumulatore da 180 kWh pesa 900 kg senza gli accessori. Aggiungendo l'emergency pack superiamo quindi abbondantemente la tonnellata di solo serbatoio. Accettabile per un veicolo militare, ma un pickup che pesi attorno a 3 tonnellate e mezza a vuoto non lo vedo benissimo in off road. Comunque Rivian va avanti sparata e prepara lo stabilimento in Illinois, che grazie anche al finanziamento di 500 milioni erogato da Ford dovrebbe aprire l'anno prossimo.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...