17 maggio 2019

Anche mild hybrid la Range











Il gruppo Jaguar Land Rover accelera sui motori di nuova impostazione. Così sulla Range Rover Sport HST un nuovo 6 cilindri in linea turbo a benzina della famiglia Ingenium, concepito con tecnologia mild hybrid e impianto elettrico a 48V, sostituisce il precedente V6. Il propulsore ha una cilindrata di 3 litri ed eroga  400 cavalli con coppia massima di 550 Nm, consentendo all Range di fare lo 0-100 in 5,9 secondi e di raggiungere la velocità massima di 225 km/h. Il motore è stato studiato per ridurre al minimo il ritardo di risposta: a questo scopo, oltre al turbo twin scroll a doppia ammissione, è presente un compressore elettrico che aumenta rapidamente la pressione lasciando al turbo il tempo di andare a regime. Il sistema a 48V inoltre, integrato da una apposita batteria nel pianale, alimenta lo starter/generatore che può quindi tanto dare impulso nelle accelerazioni quanto recuperare energia nei rallentamenti, oltre ad attuare lo start&stop nelle fermate. Grazie a queste soluzioni il consumo medio va da 9,2 a 9,5 l/100 km, con emissioni di CO2 tra 209 e 217 g/km. La nuova unità sarà prodotta nell'impianto inglese di Wolverhampton, ove sono già costruiti i 4 cilindri della serie Ingenium.

35 anni di M5













Visto che oggi andiamo di anniversari, ecco quello targato BMW. Qui siamo in ambito nettamente più motoristico, visto che si celebrano i 35 anni della M5 con un 'edizione speciale che sarà prodotta in soli 350 pezzi. Basata sulla versione Competition, è dotata del V8 biturbo di 4,4 litri che eroga 625 cavalli a 6.000 giri con coppia massima di 750 Nm da 1.800 a 5.800 giri, che consentono uno 0-100 in 3,3 secondi, uno 0-200 in 10,8 e una V max di 305 km/h. L'auto ha una colorazione grigio metallizzato opaco, cerchi da 20 pollici e pinze freni nere; gli interni sono in pelle nera con inserti dorati su plancia e consolle, che reca la scritta M5 Edition 35 Jahre, mentre la dotazione di optional è completa. In questi 35 anni molte cose sono cambiate a partire dall'architettura motore, inizialmente il 6 cilindri in linea della M1 potenziato a 286 CV, cresciuto nel 1992 a 340 CV e sostituito nel 1998 dal primo V8 di 5 litri da 400 cavalli. Segue il V10 da 507 CV, ultimo dei motori ad alto regime della Motorsport, prima di entrare nell'era turbo con il ritorno ai V8 del 2011. Con la nuova M5 non c'è più il gusto degli 8.000, ma le bordate di coppia su tutto l'arco di regimi compensano ampiamente dal lato prestazionale.



Bentley a 100 carati












Un anniversario prima o oi capita a tutti. Anche alla Bentley, che compie 100 anni questo mese e che, come si conviene in questi casi, annuncia un'edizione speciale della Flying Spur che promette un nuovo livello di cura artigianale e lusso. Tutto nel solco, prevedibile. Meno prevedibile invece l'altra iniziativa, quella di editare un libro illustrato sulla storia del brand che, visto l'heritage, non è una pubblicazione come la intendiamo di solito. E' disponibile infatti in diverse versioni, la meno esclusiva delle quali costa appena 3.000 sterline (circa 3.430 euro). Il tutto per un tomo di 800 pagine con foto storiche e non del marchio cui si possono aggiungere scatti personali e un rivestimento nella stessa pelle della propria Bentley. Se volete di più c'è la Mulliner Edition, che al contenuto base aggiunge foto scattate da un prestigioso professionista e il vostro nome in caratteri d'oro sulla copertina, 12.500 £ (circa 14.300 €). Nel caso non basti si aggiunge un pezzo del battistrada anteriore sinistro (mica quello destra, che banalità!) della Speed 8 che vinse a Le Mans nel 2008, pagando una piccola fee, ovviamente. Ma se appartenete alla schiatta dell'amore per il superfluo e il denaro per voi è solo una cifra che i vostri sottoposti amministrano, c'è la 100 Carat Edition, che aggiunge 100 carati di diamanti alla copertina e costa 200.000 £, 228.630 €. Il peso complessivo dell'opera è di 30 kg, abbastanza da affaticare anche il body guard che deve portarlo in giro per imporlo ai beduini del vostro deserto personale. E parlo di tale ambito perché non riesco a immaginare altro strato sociale che possa gettare denaro in maniera così inutile. Comunque di edizioni 100 carati ne faranno solo 7, mentre le Mulliner saranno 100 e 500 quelle standard. Certo però che, in puro ambito speculativo il libro, di qualunque fattura esso sia, sopravviverà certamente alle vetture cui è associato e potrebbe promettere una cospicua remunerazione in futuro.

16 maggio 2019

Mercedes EQC, rinascita elettrica



































La versione iniziale, limitata, la chiameranno 1886, come la data di esordio del triciclo di Benz. Per Mercedes, infatti, la EQC è un nuovo inizio, la prima elettrica vera. Il contatto è avvenuto in Norvegia, Paese con la maggior percentuale di auto elettriche circolanti al mondo, ambiente ideale per il test in presenza di un'infrastruttura di ricarica collaudata. L'auto nasce Suv non solo per seguire le tendenze attuali del mercato, ma anche e soprattutto perché questa configurazione è l'ideale per collocare nel pianale l'ingombrante (e pesante, 652 kg) pacco batterie da 80 kWh, che non deve alterare la dinamica di marcia ed essere protetto da urti e collisioni.





La EQC è un'auto grande, lunga 4,761 m e larga 2,096 agli specchietti, ma d'acchito non lo sembra. Merito del tetto più basso rispetto alle altre Suv Mercedes, che la slancia e snellisce. Sinceramente preferisco la mascherina a due listelli invece della millerighe, i cerchi meno arzigogolati e trovo le pedane esterne più d'ostacolo che utilità, ma è questione di opinioni. Piacevole e snella la linea di cintura e ben riuscita la coda sobria, con i gruppi ottici a fascia orizzontale e il lunotto di piccole dimensioni, che però limita sensibilmente la visibilità dietro dall'abitacolo. Il vano bagagli è ampio ma ha il piano d'appoggio alto, quindi la capacità non va oltre i 500 l.



Dentro il classico ambiente Mercedes, confortevole ed efficiente. I materiali sono di pregio, in particolare quelli della plancia, morbida ed elegante, ma la funzione dei vari comandi non è d'immediata comprensione, così come non è ottimale il flusso d'aria dalle bocchette a fessura orientabili. La plancia è dominata dal lungo schermo continuo e personalizzabile che fa anche da cruscotto, il volante a tre razze tagliato in basso reca i comandi touch per infotainment (anche a comando vocale) e controllo attivo di velocità e dietro le palette che normalmente servono per il cambio ma qui variano la percentuale di rigenerazione in rilascio (dunque di frenata "elettrica) e consentono di guidare, dopo un po' di abitudine, con il solo pedale del gas. Trattandosi di un'auto dal prezzo "consistente" la dotazione di serie è ampia in ogni senso, dai sistemi di assistenza allo stato dell'arte all'hi-fi Burmester, che qui si apprezza al meglio vista la silenziosità totale dell'abitacolo. E' questa infatti la caratteristica che si apprezza di più mettendosi alla guida della EQC. Uno studio accurato di insonorizzazione e propagazione delle frequenza ha condotto a un'abitacolo che sembra uno studio di registrazione, dove filtrano solo il rotolamento delle gomme e i suoni dall'esterno, che peraltro qui a Oslo sono davvero pochi.



Corri veloce e silenzioso, con l'accelerazione di una sportiva, 5,1 s da 0 a 100, ma non oltre i 180 orari, autolimitati. I due motori asincroni per 300 kW complessivi, 408 CV, spingono ciascuno un asse: quello anteriore, studiato per la massima efficienza, nella guida normale agisce da solo. Se la richiesta di potenza o la dinamica di marcia chiedono di più, allora entra in azione anche quello posteriore. Sali in macchina, premi il tasto sulla plancia e inserisci come sulle altre Mercedes la marcia con la levetta al volante. C'è il trascinamento se non premi il freno, come un'automatica, mentre la risposta dell'acceleratore varia a seconda della modalità di guida impostata con il selettore sulla consolle centrale: Sport, Comfort, Eco, Individual programmabile a scelta e Max Range per ridurre il consumo se sei a secco e non trovi subito un punto di ricarica.



In Sport i 2.495 kg sono spinti con veemenza in avanti nelle accelerazioni, ma l'inerzia è decisamente avvertibile e si manifesta con derive notevoli e inserimenti poco precisi; la guida ventre a terra non è quella ideale con la EQC. Che invece scorre silenziosa ma comunque molto veloce nel territorio come ne fosse parte, morbida ed efficiente. Il navigatore intelligente legge i cartelli e adegua automaticamente la velocità impostata ai limiti stradali, la guida automatica di livello 2 corregge le oscillazioni ed effettua da sola i sorpassi previo azionamento delle frecce; occorre però mantenere le mani sul volante. Con la EQC, comunque, la guida è meno libera rispetto a quella con un'auto convenzionale: anche in un Paese come la Norvegia occorre una certa programmazione, dato che il navigatore traccia percorsi e soste sulla base delle colonnine disponibili. Mercedes dichiara un consumo medio tra 19,7 e 20,8 kWh per 100 km che corrispondono a un'autonomia tra 445 e 471 km; io ho rilevato sull'auto una media di 25 kWh/100 km, che fa scendere la percorrenza attorno a 320 km. Di fatto molto dipende dal "piede", un assaggio della mobilità 3.0, cui pare siamo tutti destinati.


La maggiore differenza nella guida della EQC rispetto a una GLC da cui deriva (sono costruite entrambe a Brema) è relativa alla frenatura elettrica. Con le palette al volante si può selezionare la decelerazione quando si rilascia il pedale, dalla D+, auto lasciata libera di correre per inerzia (notevole la scorrevolezza, dovuta anche al peso elevato), alla D, (moderata), D- (decisa) D-- (molto forte). Tenendo premuta la levetta per più di 2 secondi si imposta poi una modalità D Auto di compromesso. Se però si azionano i freni le impostazioni si disinseriscono e lasciano alla pressione più o meno forte sul pedale l'intera azione, tenuto conto che nella prima parte della corsa la frenatura è solo elettrica. Occorre un po' di pratica per usare la guida con un solo pedale, particolarmente se si vuole andar forte, ma poi ci si abitua e modulando l'acceleratore con l'azione sulle palette si scopre un nuovo modo di guidare.


Rifornire un'auto elettrica non è come fare il pieno. Ci vuole di più e ciò implica una diversa gestione del viaggio, meno istintiva e in definitiva meno libera. La EQC del test aveva una carica residua del 31%, ho dunque provato un caricatore rapido in corrente continua della catena IONITY, consorzio europeo del settore. Arrivi alla colonnina, scendi e apri lo sportellino sulla destra. Prendi il connettore del grosso cavo (contiene anche i tubi del raffreddamento a liquido) e lo colleghi alla presa, click. Per far partire la ricarica segui la procedura sugli schermi dell'auto, per pagarla usi la app Mercedes Me Charge sullo smartphone o la scheda magnetica che riporta i dati di accredito, ma l'auto può anche immagazzinare i tuoi dati nel software e comunicarli direttamente alla centralina per il pagamento. Il display procede nell'indicare l'andamento della carica, che per queste colonnine da 150 kW non supera però mai i 110, con una media tra 75 e 80 kW. Raggiungo il 100% dopo 50 minuti di collegamento; ho caricato 73 kWh (la carica era scesa al 27%). Non pochissimo ma nemmeno troppo. Comunque mi dicono che non conviene mai caricare la batteria al 100%: intanto perché l'ultimo 15% è più lento della media dell'intero processo, poi perché così ci si espone al rischio di perdita progressiva di una parte di carica e dunque di autonomia. Regole del nuovo millennio.

13 maggio 2019

19_19, il viaggio new age di Citroën


































E' comune ritenere le auto elettriche, quantomeno in questa fase di introduzione sul mercato, più adatte al traffico cittadino. Causa di ciò la maggior disponibilità locale (teorica, quantomeno in Italia) di punti di ricarica e il dover fare i conti con un'autonomia spesso assai minore del dichiarato. Ora però Citroën affronta proprio l'argomento dei viaggi con la 19_19 Concept un prototipo che sarà presentato giovedì al VivaTech di Parigi. L'auto è studiata per offrire il massimo comfort grazie a un'abitacolo che ricorda il salotto di casa, mentre le innovative sospensioni dotate di Smorzatori Idraulici Progressivi® e un sistema di guida attivo intelligente si occupano della parte attiva della guida, quest'ultima gestita da un'intelligenza artificiale che interagisce con i passeggeri mediante un sistema
predittivo e proattivo. L'autonomia può
arrivare fino a 800 km e ciò dimostrerebbe come l’elettrico sia compatibile
con i lunghi viaggi, ma ritengo valga il mio assunto di prima al riguardo. Si tratta di vedere quanto un simile approccio possa rendersi indipendente dalle carenze infrastrutturali, ma indubbiamente, se parliamo di relax, l'intrinseca minore rumorosità di un'auto elettrica non può che aiutare a mantenere quel livello di cocooning che la 19_19 promette.

Metti che PSA acquisti Jaguar Land-Rover





Di questi tempi le acquisizioni fioccano. E alle voci sul take over di FCA da parte di coreani o francesi, si aggiungono quelle sulla vendita di Jaguar-Land Rover (JLR). Il britannico Guardian, infatti, riporta l'insoddisfazione dell'owner Tata sui conti del gruppo inglese e un più o meno segreto documento di previsione sulla possibile vendita a PSA. Gli indiani ufficialmente smentiscono, mentre il gruppo francese si dichiara "Aperto a ogni possibilità", specie nell'ottica di dare valore a lungo termine al marchio d'Oltremanica. Nessuna fretta per nessuna acqusizione, comunque, ma diverse opzioni sul piatto. PSA si guarda intorno, dunque, con l'obiettivo tanto di tornare sul mercato Usa quanto rafforzare la sua presenza in area europea. Certo è che i conti di JLR non sono messi bene, visto il taglio di 4.500 posti di lavoro in corso e l'incombere della Brexit. E' probabile comunque che entro fine anno si alzi il velo sulla politica espansiva di PSA.

Dyson non parla di più di auto per tutti



Sappiamo che il passaggio all'auto elettrica implica (o meglio implicherà, questione di parecchi anni) l'ingresso di nuovi attori sul mercato. Il fatto è che, contariamente a quanto si pensi da più parti, l'auto elettrica è low tech. C'è sì ricerca sugli accumulatori, ma sostanzialmente è chimica applicata, con l'ausilio di software per la gestione, roba strutturalmente semplice anche se trovare la quadra tra tempi di ricarica, peso e capacità non è così immediato e a basso costo, elemento quest'ultimo sempre ben chiaro nella mente di ogni imprenditore. Se poi passiamo ai motori, il confronto con tutto il know how richiesto per la combustione pulita è stridente: Tesla usa motori da ascensore, che pur adattati all'uso sono disponibili da più fornitori, con tecnologia largamente diffusa. Quindi l'ingresso di Dyson, che dagli aspirapolvere entra nell'automotive sulla scorta dei suoi motori digitali (espressione intrisecamente priva di senso ma d'impatto mediatico), ci sta. Ma al di là della parte motrice, l'automobile è un oggetto complesso e costoso, che richiede grandi economie di scala per poter abbassare i prezzi di vendita. E' più facile così produrre auto di lusso o di nicchia e imbottirle di ammennicoli per far colpo, vedi le auto di Musk. In quest'ottica sir Dyson sta cercando la sua strada a partire dal quartier generale di Singapore, mentre il progetto dell'electric park è stato messo per il momento in stand by. Ha richiesto comunque un brevetto che dà qualche spunto su come intenda procedere: si tratta di una vettura di grandi dimensioni, attorno a 5 metri, parecchio alta da terra e con un interasse di ben 330 cm che suggerisce quantomeno una Suv e dovrebbe avere un motore per asse. Le ruote sono molto grandi, addirittura da 23 o 24 pollici ma con pneus dotati di battistrada stretto e il fornitore sarebbe già stato individuato. Il pianale contiene le batterie e la carrozzeria è in alluminio, meno costoso e più facile da industrializzare della fibra di carbonio; nessun dato su batterie e autonomia, anche se il team di Dyson continua la ricerca sugli elettroliti solidi. Una sorta di Range Rover, quindi, lontana da quell'idea di auto per tutti di cui parlava inizialmente il tycoon brit. E l'ingresso in grande stile dei big del settore potrebbe rendere ancora più difficile far quadrare i conti: il loro volano è lento a prendere i giri, ma poi tiene con facilità il regime.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...