I trucks sono il termometro degli States a motore. Se qualcosa cambia nel loro settore, vuol dire che l'intera auto americana sta cambiando. E il fatto che si moltiplichino i pickup elettrici forse la dice lunga su quelle scelte di Mary Barra che tanto fanno in*°##are the donald. Così il fatto che a sorpresa debutti in tempo per il salone di Detroit l'Atlis XT, che va ad aggiungersi al Rivian R1T in quello che appare il nuovo segmento di tendenza per californiani e bostoniani fighetti, non sorprende. Meglio precisare però che anche in questo caso si tratta di una startup, che la produzione è prevista per il 2020 e che costruire un prototipo elettrico è sorprendentemente facile rispetto a uno con motore tradizionale. Anyway, la Atlis è nata nel 2016 a Mesa, Arizona, per volontà di Mark Hanchett, un ingegnere che ha di fatto industralizzato la trasformazione del proprio pickup da Diesel a elettrico. Il nostro ci ha messo tutto quello che uno yankee può volere dal suo truck: doti heavy duty, carico di 2.268 kg e traino di addirittura 15.876, range di 500 miglia, 805 km, 0-60 mph (96 km/h) in 5 s, V max autolimitata di 120 mph, 193 orari, e, udite udite, ricarica completa in 15 minuti. Quindici minuti per oltre 800 km, straordinario, lo sdoganamento completo del veicolo elettrico, fosse vero. Già, perché il dubbio viene quando la società promette tale meraviglia via la sottoscrizione di un contratto di mantenzione, assicurazione e free charging di 700 $ al mese, oltre ai 45.000 necessari all'acquisto dell' XT in versione base. Ma non è chiaro a quale rete di superchargers si faccia riferimento e peraltro non è nemmeno noto se la Atlis abbia una sede. L'America non si smentisce mai e dietro l'angolo c'è sempre il ritorno alla filosofia del vecchio West. Sì, quella degli elisir che risolvevano ogni male a un dollaro, salvo poi mandare al creatore metà dei pazienti.
07 gennaio 2019
Tutto in 15 minuti
I trucks sono il termometro degli States a motore. Se qualcosa cambia nel loro settore, vuol dire che l'intera auto americana sta cambiando. E il fatto che si moltiplichino i pickup elettrici forse la dice lunga su quelle scelte di Mary Barra che tanto fanno in*°##are the donald. Così il fatto che a sorpresa debutti in tempo per il salone di Detroit l'Atlis XT, che va ad aggiungersi al Rivian R1T in quello che appare il nuovo segmento di tendenza per californiani e bostoniani fighetti, non sorprende. Meglio precisare però che anche in questo caso si tratta di una startup, che la produzione è prevista per il 2020 e che costruire un prototipo elettrico è sorprendentemente facile rispetto a uno con motore tradizionale. Anyway, la Atlis è nata nel 2016 a Mesa, Arizona, per volontà di Mark Hanchett, un ingegnere che ha di fatto industralizzato la trasformazione del proprio pickup da Diesel a elettrico. Il nostro ci ha messo tutto quello che uno yankee può volere dal suo truck: doti heavy duty, carico di 2.268 kg e traino di addirittura 15.876, range di 500 miglia, 805 km, 0-60 mph (96 km/h) in 5 s, V max autolimitata di 120 mph, 193 orari, e, udite udite, ricarica completa in 15 minuti. Quindici minuti per oltre 800 km, straordinario, lo sdoganamento completo del veicolo elettrico, fosse vero. Già, perché il dubbio viene quando la società promette tale meraviglia via la sottoscrizione di un contratto di mantenzione, assicurazione e free charging di 700 $ al mese, oltre ai 45.000 necessari all'acquisto dell' XT in versione base. Ma non è chiaro a quale rete di superchargers si faccia riferimento e peraltro non è nemmeno noto se la Atlis abbia una sede. L'America non si smentisce mai e dietro l'angolo c'è sempre il ritorno alla filosofia del vecchio West. Sì, quella degli elisir che risolvevano ogni male a un dollaro, salvo poi mandare al creatore metà dei pazienti.
03 gennaio 2019
Altri mondi...
Mentre dalle nostre parti la battaglia contro il Diesel infuria a dispetto di ogni ragionevolezza e verità scientifica a favore di una mobilità elettrica poco più che teorica, nel continente asiatico il conflitto Diesel/elettrico si svolge su un campo continentale più ampio e nettamente diviso. I due Paesi più popolosi al mondo, India e Cina, mostrano infatti un atteggiamento diametralmente opposto rispetto alle soluzioni e se il Celeste Impero ha virato nettamente sull'elettrico, per ragioni di inquinamento ma ancor più di supremazia, la rurale India prosegue con l'affidabile gasolio. Tanto che, per rendere la mobilità alla portata di tutti anche nelle zone più isolate, la principale compagnia petrolifera indiana, la Indian Oil Corporation, ha inaugurato a Pune, nel Maharashtra, una servizio di rifornimento a domicilio effettuato con autocisterne dotate di contatore come negli impianti fissi. Gli utilizzatori sono tanto gli automobilisti che risiedono in zone remote quanto le aziende con flotte di veicoli che possono rifornire l'intero parco in sol colpo, una soluzione che ha già avuto successo, tanto che il servizio si è già esteso alla città di Chennai. Gli ordinativi si fanno online tramite una app e il quantitativo minimo di combustibile richiesto è di 200 litri, il che implica in caso di privati una sorta di pooling per effettuare assieme il rifornimento in più automobilisti. Al di là della netta maggior diffusione del gasolio sul territorio indiano per ragioni di economia (da quelle parti sanno bene che il redimento dei Diesel è maggiore, ergo consumi e CO2 emessa sono minori; ditelo ai signori della UE e ai nostri sindaci integralisti), il servizio non è disponibile con la benzina per ragioni di sicurezza, data la sua maggiore infiammabilità e l'assenza di strutture antincendio come nei distributori.
Naturalmente veloce
E' vero che la velocità sul dritto fa meno impressione, devo dire però che questo sparo della Chiron sul Johnny Bohmer Proving Grounds è indubbiamente di sapore più aeronautico che automobilistico. Ma la cosa più impressionante non è tanto la pur eccezionale velocità massima, 421,069 km/h, quanto averla raggiunta su una pista lunga meno di 4 km e mezzo in soli 1,01 minuti, per di più sprecandone una parte prima di accelerare a fondo. Sì, perché a quelle velocità bisogna avere anche lo spazio per fermarsi. Altro dato significativo è l'accelerazione, che si mantiene a 1 g anche oltre i 400 orari. Beh, 1.500 cavalli hanno il loro peso ovviamente, ma la naturalezza dell'erogazione, progressiva e lineare, è indubbiamente il frutto di un eccellente lavoro di progetto sul propulsore. Bello essere il re!
02 gennaio 2019
AMG sweeps the board
Questo mi era sfuggito (perché non c'ero). E' un video di MB che ha come protagonista la nuova AMG A45 e che dà un'idea molto drift del Natale. La nuova auto è in corsa per stabilire un primato assoluto nella potenza specifica perché, come cita Autocar, da un inconveniente nell'aggiornamento modelli di una compagnia assicurativa teutone è sfuggito il dato di potenza massima della versione S, 421 CV. Un assoluto, che porta, appunto, la potenza specifica della A 45 a ben 211,45 CV/litro, più di ogni altra auto di serie al mondo. A questo punto, poichè la tecnologia è la stessa, se applichiamo la stessa regola ai V8 di Affatlterbach vuol dire che possiamo aspettarci 823 CV dalle prossime unità top end?
Escamotage a fronte di disagi sicuri?
Disporre di punti di ricarica sul territorio (quanto rapida poi è da vedersi) è, ancor più del prezzo di vendita delle auto, elemento chiave per il successo della soluzione. La ricerca di risposte a quello che è e sarà anche in futuro il principale problema della mobilità elettrica è però argomento assai complesso, che coinvolge tanto la produzione di energia in sé quanto la sua disponibilità sul territorio. Non basta infatti produrre corrente, occorre distribuirla con una rete adatta allo scopo, che non è quella attualmente disponibile. In soldoni, non si possono collegare tout court una serie di assorbitori potenti come le auto elettriche a una rete normale; il sistema non reggerebbe. Funziona forse oggi perché si tratta di quattro gatti, ma se le elettriche si diffonderanno andrà in crisi la rete intera. A meno che, ovvio, non se ne costruisca una ad hoc, cosa fattibile ma costosa e con tempi assai lunghi. Poi, chi paga? VW, ben conscia di tutto ciò, sperimenta quindi soluzioni alternative, come quella di usare power banks mobili da 360 kWh capaci di caricare fino a 15 vetture, realizzati con i pacchi batterie usati e scartati per l'uso di trazione, ergo con capacità residua sotto l'80% di quella nominale iniziale. L'esperimento pilota inizierà a Wolfsburg e nel caso funzioni sarà esteso ad altre città tedesche. Le centraline, una volta collocate nelle posizioni più strategiche rispetto alla domanda, possono poi essere connesse alla rete o a fonti alternative per accumulare energia costantemente quando non la debbano erogare. Due dubbi. Ipotizzare l'uso su vasta scala dei pacchi batterie usati ancor prima di averne venduti a sufficienza di nuovi mi sembra, come si dice, vendere la pelle dell'orso. Il rifornimento di stazioni da 360 kWh richiede tempo, specie se effettuato a bassa intensità, e ho paura che la relazione tra ricarica delle auto e della centralina possa andare in corto circuito se la domanda non è organizzata e rigorosamente prevedibile. Il che porta a sua volta all'argomento topic della mobilità elettrica dal punto di vista dell'utenza: se non posso andare dove voglio quando voglio, senza preavvisi e pianificazioni, perché mai dovrei comprarla quest'auto?
Apogeo del lusso, ipogeo dello stile
Nel segmento del lusso c'è un po' di tutto, ma sinora mancava un truck davvero luxury. Ci ha pensato Aznom Automotive, che ha realizzato l'Atulux, acronimo di All Terrain Utility Luxury, veicolo realizzato sulla
base del RAM 1500 trasformato in vettura chiusa. La base tecnica è quella che impiega l'HEMI V8 5.7 litri da 395 CV e la carrozzeria è stata costruita a mano da battilastra specializzati che hanno dato vita un progetto esclusivo di vettura a tre volumi ricavata sul corpo del pickup. Il risultato estetico forse non è dei migliori, ma l'interno è decisamente lussuoso e l'abitabilità tale da garantire ai passeggeri posteriori un comfort da limousine, che comprende un frigorifero da 15 litri con 2 bottiglie di champagne, 1 flûte e
2 bicchieri da whisky per lato nei 2 braccioli laterali in legno. Nel tunnel c'è poi un vano bar con 2 bottiglie in cristallo per
distillati e altri 2 bicchieri da whisky, mentre più indietro è inserita una
macchina per caffè a sollevamento automatico; due monitor da 17" completano la dotazione, mentre l’impianto audio ha 10 altoparlanti e un
subwoofer per un totale di 1200 W. L'Atulux è in vendita a 263.000 $ e il veicolo è ampiamente personalizzabile secondo ogni desiderio, pagando, ovviamente. Di certo gli acquirenti non passeranno inosservati, non fosse altro per il cattivo gusto del look; ma a volte far scena è anche questo.
BMW rilancia sulla i8
Mancavano solo loro. Tra le Case con Dna sportivo e ambizione di costruire auto edge, solo BMW non aveva ancora materializzato progetti in tal senso, come Mercedes, tanto per fare un nome della concorrenza. Attualmente al vertice di gamma sta la i8, ibrida sportiva che non ha riscosso particolare successo, ma, stando alle dichiarazioni di Klaus Fröhlich, capo dello sviluppo di prodotto, la lacuna sarà colmata presto. Entro il 2023 lo chassis della i8 sarà rielaborato per dar vita a una nuova ibrida che per la parte tradizionale dovrebbe salire di architettura e cubatura rispetto al 3 cilindri 1,5 attuale e adottare (questo almeno si spera) un 6 in linea, per una potenza complessiva di oltre 700 CV. La nuova vettura non sarà quindi una ipercar, ma si collocherà piuttosto nell'ambito di vetture come le McLaren di fascia minore e la Honda NSX, anche se sarà realizzata in numero limitato per non incorrere nello stesso problema di forte svalutazione dell'usato della i8. La vettura si collocherà al vertice della gamma M, che nel prossimo futuro sarà composta sempre più da ibride. Una soluzione vista come ideale per le M data la grande disponibilità di coppia istantanea dei motori elettrici che li rende ideali per la guida sportiva. Si tratta di vedere se il peso addizionale delle batterie non compensi la maggiore prontezza con minore agilità.
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