28 dicembre 2017
Nuovo accordo di Nissan per le LEAF giapponesi
Nissan va di gran carriera con il suo programma elettrico, cercando di fare sempre più sistema con partner e aziende del settore. Per la nuova LEAF è stato infatti siglato in Giappone un accordo con una società elettrica locale, la Ecosystem Japan, in base al quale i proprietari della vettura che sottoscriveranno un contratto con la stessa società per la fornitura di energia elettrica (si suppone con una connessione rinforzata per garantire la ricarica dell'auto elettrica) verranno omaggiati dell'installazione di un impianto domestico a pannelli solari. Qualche vincolo però c'è: i clienti che vivono nell'area di Kanto, unica del Giappone destinata alla promozione, devono sottoscrivere il piano Jibun Denryoku (elettricità personale) per una durata almeno ventennale, al termine della quale l'impianto solare diverrà di loro proprietà. Corre l'obbligo di far notare che la durata media di un impianto solare è di circa 25 anni e che quindi se ne diventa proprietari proprio quando l'efficienza cala e i costi di manutenzione salgono. Inoltre non si dispone fino alla scadenza del contratto dell'energia prodotta dai pannelli, che viene però conteggiata nell'ambito della Jibun Denryoku a un prezzo ridotto solo se si ricarica l'auto di notte e in periodi di bassa richiesta energetica. In soldoni, la Ecosystem Japan si garantisce una serie di mini-siti solari a costo zero. Ma sono certo che la convenienza ci sarà...da qualche parte.
Bene o male, purché se ne parli
Il fatto che a fine e inizio anno si parli spesso di Tesla &Co la dice lunga sull'abilità comunicativo/finanziaria di Musk. Che ora, tanto per tener vivo l'interesse sulle sue attività, ritorna sul pickup, anche soltanto con un tweet che annuncia la sua intenzione "da almeno 5 anni". Fatto salvo che nessun doc ufficiale parla di tale prodotto e che il debutto del truck dovrebbe avvenire comunque dopo quello della Model Y, la compact Suv prevista tra il 2019 e il 2020, il veicolo dovrebbe collocarsi dimensionalmente vicino a un Ford F-150 con un'autonomia di almeno 400 km. Quindi, riassumendo, una pletora di modelli in canna, che farebbero di Tesla un costruttore pienamente in sinc con i più tradizionali del mercato Usa per varietà e diversificazione. Incidentalmente, proprio quello che gli investitori vogliono sentirsi dire, se non altro per giustificare la fiducia in borsa verso i titoli dell'azienda che, come noto, ha superato per capitalizzazione la Ford.
22 dicembre 2017
Hyperloop è più vicino al debutto
Possiamo certamente includere Elon Musk nel novero degli imprenditori multitasking. I suoi interessi vagano infatti tra lo spazio e i sistemi di pagamento, ma il suo core business sono di sicuro i trasporti terrestri, incluso il progetto Hyperloop, di cui ho detto sin dal suo esordio e che va avanti segnando nuovi risultati concreti. La settimana scorsa, infatti, si è svolto il primo test con il sistema completo, che prevede il tubo di contenimento a tenuta stagna, la propulsione a motore elettrico lineare, la sospensione a levitazione magnetica e i sistemi di controllo e guida automatica. Ricordo che il sistema si basa sul far scorrere la navetta in un vuoto piuttosto spinto, equivalente nel test alla pressione atmosferica a 61.000 m di quota, tale da rendere (insieme alla sospensione magnetica) minima la resistenza al movimento e quindi limitare grandemente l'energia richiesta al sistema per funzionare e far raggiungere al pod la velocità massima di 1.078 km/h. Per ora sono stati raggiunti solo i 387 km/h, ma il progetto funziona e comincia a prendere forma la concreta possibilità di viaggi terrestri a velocità quasi transonica, superiore quella degli aerei di linea che dall'uscita di scena del Concorde per risparmiare carburante (e speculare sui viaggiatori) viaggiano più lentamente che negli anni '60. Hyperloop ha costi di sviluppo altissimi, ma il patron di Tesla ha già mostrato di cavarsela molto bene in ambito finanziario e la raccolta fondi ha toccato sinora quota 295 milioni di dollari. Se poi, come sembra, il primo Hyperloop in servizio sarà costruito negli Emirati, dove il denaro certo non manca, possiamo dare per scontato che il progetto avrà uno happy end. Di qui al vedere poi le stazioni Hyperloop in giro per il mondo ne passa. Ma diamo temo al tempo, l'idea è senz'altro geniale e promettente.
21 dicembre 2017
La Supra, o anche no
In passato Toyota ha lasciato al marchio top Lexus la realizzazione di una supercar, nella fattispecie la LF-A. Ma dalle dichiarazioni di Akio Toyoda, presidente del gruppo, riguardo la partecipazione alla 24ore di Le Mans, la Casa jap intende mettere sul mercato una vettura sportiva realizzata con la stessa tecnologia impiegata per i prototipi. Il rilascio di un teaser della concept, che allo stato si chiama GR Super Sport e mostra un minimo di somiglianza con la Bugatti Atlantic, conferma l'intento. L'auto, che sarà mostrata al prossimo salone di Tokyo, sarà la prima del sub brand GR Performance e farà capo per le specifiche alla Gazoo Racing, la struttura sportiva di Toyota; si tratterà comunque di un prototipo che non andrà mai in produzione. Tutta l'operazione sembra quindi un traino al lancio della ineffabile Supra, che nel 2018 dovrebbe finalmente debuttare e che alla luce di queste dichiarazioni potrebbe quindi essere collocata nel novero delle supercar. Nella versione ibrida si potrebbe dunque ipotizzare il travaso della tecnologia da competizione sviluppata per le gare Endurance, ma in sostanza potrebbe anche esserci molto fumo e poco arrosto, visto lo statement del marchio sul non voler più sviluppare vetture che non prevedano soluzioni elettriche. Potrebbe dunque trattarsi soltanto dell'ennesima auto ibrida sportiva, che vista la collaborazione progettuale con BMW avrebbe avuto la possibilità di attingere anche al know how delle i.
Steptronic-automatico 1 a 0
Che l'ambiente tech dell'auto sia fatto di corsi e ricorsi lo sappiamo tutti. E' il caso del downsizing oppure quello dell'architettura dei motori, soggetti ad alternanze non sempre legate strettamente a ragioni tecniche contingenti. Quindi la decisione di MINI di passare al cambio a doppia frizione in luogo dell'automatico a convertitore va inquadrata in un'ottica temporanea, quantomeno sull'arco di produzione del modello. Si tratta in ogni caso di una scelta in controtendenza anche rispetto al marchio padrone BMW, che proprio per la sua estrema M5 è appena approdato a un automatico classico al posto del doppia frizione adottato dall'edizione precedente. Proprio alla luce di ciò il fatto che MINI citi la maggiore sportività della soluzione è dunque opinabile, anche se il tutto si può facilmente ricondurre alla differenza tra i valori di coppia massima trasmissibili con trasmissioni di produzione e realizzate ad hoc (e quindi molto più costose). Ne è prova per esempio il caso Mercedes, che sulla E 63 S monta un cambio a ingranaggi epicicloidali, mentre sulle sportivissime GT adotta il doppia frizione. Certo, sono 850 Nm da 2.500 giri contro solo 700 da 1.900, ma sono sicuro che pagando si poteva superare il gap.
20 dicembre 2017
UPS compra i Semi
Semi è il nome del trattore da rimorchio lanciato da Tesla, quello che dalle nostre parti si chiamerebbe un TIR e sul quale, devo dire con un notevole senso del concreto, l'azienda californiana sta basando il suo futuro economico di grande costruttore. Ho sempre pensato che il grimaldello per introdurre nel mondo della mobilità l'elettrico sia quello del trasporto commerciale e l'esempio dei furgoni del latte londinesi ne è la prova più evidente. Quindi, mettendo da parte la telenovela delle Model 3 e dei suoi effettivi numeri di produzione, legata a doppio filo a quella della penuria di batterie al litio nel formato AA, razziate dall'azienda di Musk sul mercato mondiale per costruire i pacchi accumulatori delle auto, è sul trasporto che i numeri in nero potrebbero iniziare a dare risultati promettenti. Ne è prova la notizia che UPS abbia deciso di acquistare 125 Semi, l'ordine più consistente piazzato sinora, superiore a quello di PepsiCo. UPS è convinta che il passaggio all'elettrico sia per lei conveniente, tanto che ha intenzione di convertire alla trazione a batterie 1.500 delivery van in uso a New York. L'azienda inoltre porterà avanti con Tesla una serie di test di funzionalità a medio termine sui Semi acquistati, nella prospettiva di un passaggio al nuovo sistema di trazione più generalizzato ed esteso anche fuori dallo stato. E non è escluso che altre società seguano la stessa strada se i risultati saranno incoraggianti.
Subaru molla il boxer?
Nel mondo dell'auto ci sono dei capisaldi e uno di questi è il connubio Subaru-boxer-4x4. La Casa delle Pleiadi è infatti da lungo tempo legata tanto all'architettura a cilindri contrapposti quanto alla trazione integrale simmetrica, ma nel futuro la prima parte dell'equazione jap potrebbe venir meno. In un'intervista ad Autocar, il boss Subaru Mamoru Ishii ha infatti dichiarato che se al momento non è in programma l'abbandono della trazione integrale, la permanenza dell'architettura boxer potrebbe invece lasciare il passo a quella a cilindri in linea, a causa delle sempre più stringenti norme anti-inquinamento alle quali risulta più difficile ottemperare con testate separate. L'intenzione è di mantenere il claim commerciale inalterato il più a lungo possibile, ma non è escluso un cambio radicale di struttura nel prossimo futuro. Tutto ciò parlando di motori a benzina, sui quali la Casa sembra essersi concentrata da qualche tempo, ma anche in campo Diesel le cose potrebbero andare allo stesso modo, vista la difficoltà di aumentare la potenza dell'unità turbo da 2 litri senza sforare i limiti di emissione. Resta il fatto che la nuova piattaforma SGP, sulla quale la nuova XV, prima di una intera gamma, è basata, è stata progettata sugli attuali motori boxer. Ma comunque essendo flessibile in senso ampio potrebbe anche consentire, oltre alle strutture ibride ed elettriche, anche un netto cambio di architettura in area termica.
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