20 gennaio 2017
Rendere facile l'elettrico
L'auto elettrica è decisamente diversa da quella tradizionale, lo sappiamo tutti. Come assai diverso è il modo di rifornirla ma, soprattutto, attualmente assai meno immediato. Oltre alla richiesta di infrastruttura destinata al sistema accumulatori, quindi, occorre ripensare anche la logistica distributiva delle colonnine. Non sarà più funzionale infatti, il concetto di isola del distributore, perché dato il tempo necessario alla ricarica gli apparati andranno collocati nelle vicinanze dei punti di fermata dei veicoli, centri commerciali, aree business, uffici pubblici, sedi di lavoro. E proprio a questo riguardo qualcosa comincia a muoversi, culturalmente. Da inizio anno Siemens ha messo disposizione dei suoi dipendenti nelle 100 sedi tedesche sistemi di ricarica per le auto personali, che si basano sulla piattaforma intelligente E-Car Operation Center, sviluppata dalla divisione italiana dell'azienda. Il sistema riconosce l'auto tramite il badge aziendale e attiva la ricarica con energia proveniente da fonti rinnovabili, che sarà gratuita anche per i membri della famiglia; esclusi collaboratori e visitatori. Il progetto prevede l'estensione alle sedi estere, ma soprattutto è l'emblema di una new age funzionale che dovrebbe essere adottata anche da altri attori, eventualmente prevedendo pure un costo per la ricarica. Solo facendo sistema l'auto elettrica, in attesa di batteri o ricariche flash, può decollare.
Che sballo la Demon!
OK gli States, OK le muscle car, ma ogni tanto un po' di aria nuova non guasterebbe. Mi spiego. Sembra che dal punto di vista delle auto prestazionali un po' western, le muscle car, appunto, agli americani manchi del tutto la fantasia, ma tendano piuttosto a collocarsi in una sorta di coazione a ripetere collettiva. Donde nasce questa considerazione? Dal teaser della Challenger SRT Demon appena diffuso, la nuova (??) bestia di Dodge. La notizia è che pesa circa 91 kg meno della precedente (WOW) e che quindi, essendo dotata dello stesso motore da 717 CV della Hellcat sarà più scattante. E giù commenti entusiastici su questa deprimente (dal punto di vista stilistico) cattiva a stelle e strisce; forse potrebbe addirittura avere qualche cavallo in più. Che noia! Tanto più che pur con tutti quei cavalli, il V8 a compressore è tutt'altro che rapido nel prendere i giri (fatte le debite proporzioni con un AMG, per esempio) senza contare che sul fatto che la vettura sia capace effettivamente di metterla giù, la coppia di 882 Nm, ci sarebbe da discutere. Insomma, mi sembra che il mondo delle muscle car si stia avvitando in una spirale di autocompiacimento davvero misera, che nasconde la pochezza techno delle soluzioni adottate, specie da FCA. Se ci pensate, è un po' tutto in stile Trump, che vorrebbe tornare agli anni '60, auto comprese.
19 gennaio 2017
La prima Suv di Lotus
Lotus intende realizzare una Suv per completare la gamma dei suoi modelli, che comprenderà entro il 2022 anche le nuove Elise, Exige ed Evora. Base del progetto il Suv Proton (nella foto) in fase avanzata di collaudo presso la Casa madre malese; nel caso del marchio sportivo inglese, però, saranno riviste le unità motrici, adottando quelle a 4 cilindri di 1.6 e 1.8 litri oltre al V6 turbo, la cui cilindrata dovrebbe però scendere da 3.5 a 3 litri. Ciò va nella direzione di realizzare un prodotto sì crossover, ma con la tradizionale impronta sportiva del marchio; il riferimento è quindi la Porsche Macan e la scocca potrebbe adottare la costruzione leggera in alluminio. Nulla è però ancora certo, poiché Lotus per l'implementazione produttiva intende appoggiarsi al partner cinese Goldstar Heavy Industrial e una serie di compromessi andranno logicamente adottati. L'introduzione di una Suv nella gamma rappresenta per Lotus un notevole aumento di scala produttiva, poiché potrebbe portare la capacità degli stabilimenti a circa 12.000 vetture complessive, praticamente il triplo rispetto ai valori attuali.
Singha orchid
Ha il nome di un'orchidea e forse intende mostrare lo stesso carattere: delicata e gentile all'apparenza, forte e implacabile come solo un rampicante parassita sa essere. La Dendrobium viene da Singapore e va ad aggiungersi alla (ormai) fitta schiera delle ipercar di nuova generazione, quelle elettriche, cioè. Il costruttore si chiana Vanda Electrics e ha sede nella città stato in quell'angolino meridionale di Malesia; sinora ha prodotto scooter e van per il trasporto urbano, quanto mai preziosi nel caotico traffico locale e tutti elettrici. Poi la ceo Larissa Tan ha contattato la Williams Advanced Engineering, che fa capo ovviamente al team di F1, per acquisire il know how necessario a mettere giù il progetto di una sportiva di questo genere. E l'auto ha preso forma. Non si sa ancora nulla però, tranne che il nome da orchidea deriva dalla forma che la vettura acquisisce a porte e tetto aperti. Un mix di aerodinamica e sofisticato stile orientale, quindi, che potrebbe avere il suo perché in questo segmento ormai affollato. Per ora solo disponibili solo teaser e filmato; la vedremo in marzo al salone di Ginevra.
18 gennaio 2017
Energia dal rabarbaro
Il futuro degli accumulatori diventa sempre più biologico: dopo i modelli che impiegano batteri per produrre il flusso di elettroni, ora è la volta di quelli che sfruttano elettroliti organici. Da Harvard arriva una ricerca che ha sviluppato una molecola estratta dal rabarbaro, il chinone, in grado di sostituire i consueti elettroliti a base di vanadio a un costo inferiore. Gli accumulatori realizzati con questa tecnica sono differenti da quelli consueti, poiché accumulano la carica in una soluzione liquida che può essere stivata in un serbatoio. Ciò rende facile l'aumento della capacità: basta infatti aumentare parimenti la quantità di liquido e si intravede perciò una sorta di modularità che sarebbe assai pratica in applicazione di storage fisso. Forse più difficile immaginarne l'impiego in campo automobilistico, ma non è detto. L'industrializzazione di questa soluzione non è comunque attesa in tempi lunghi: un'azienda italiana, la Green Energy Storage ha acquisito i diritti di fabbricazione e conta entro l'anno in corso di iniziare la produzione industriale.
Sarà mica il 17 che porta sfortuna?
Fa parte del ciclo naturale che gli animali più deboli o malati siano più facilmente catturati dai predatori. Con una sorta di traslazione concettuale (forse un po' ardita), potremmo dire che lo stesso principio trovi riscontro in economia, dove sulle aziende messe male si concentrano le attenzioni di speculatori e filibustieri. E con un ulteriore piccolo balzo si arriva al campo legale, dover sembrano valere le stesse regole. Dove vado a parare? Sappiamo tutti dell'inchiesta EPA, in divenire su FCA; abbiamo archiviato anche i recenti latrati tedeschi. Ma ora altre nubi si addensano sull'azienda, stavolta in arrivo dal Canada. Riguardano stavolta i soli modelli Ram equipaggiati con i motori Diesel Cummins (un must tra gli appassionati Oltreoceano), che non rispetterebbero le emissioni limite nei veicoli prodotti tra il 2007 e il 2012. Due studi legali hanno intrapreso un'azione nei confronti di FCA Canada per ottenere un risarcimento, individuato in 250.000 $ per il primo attore e non ancora espresso per il secondo; complessivamente bazzecole rispetto alla possibile multa americana, ma comunque soldi. Il fatto è che però un altro studio legale, questa volta del Michigan, sta predisponendo una causa per lo stesso motivo e il conto complessivo potrebbe salire di molto. Unico elemento di minore drammaticità, il coinvolgimento nelle cause della Cummins, che dividerebbe le responsabilità. In ogni caso il 2017 non inizia certo con i migliori auspici, per FCA.
17 gennaio 2017
Magari alla GM la tirano fuori dal magazzino...
Tra le innumerevoli dichiarazioni d'intenti di the Donald, spicca quella relativa all'impiego del carbone, che il tycoon vorrebbe draconianamente reintrodotto nell'uso energetico abituale. Beh, probabilmente apprezzerebbe questa Oldsmobile anni '80, una Ninety Eight per la precisione, convertita dalla GM alla propulsione a turbina con alimentazione a polverino di carbone. Un progetto che rimase allo stadio sperimentale, ma che si rifaceva idealmente al primo motore di Rudolph Diesel, alimentato, appunto, a polvere di carbone, nella cui spiegazione tecnica si faceva risaltare la grande convenienza d'uso del combustibile solido in quanto il 95% dell'energia contenuta nel materiale grezzo era resa disponibile nella combustione, contro il 55% di benzina e gasolio. Argomentazioni interessanti solo nella più totale assenza di scrupoli verso le emissioni di composti di carbonio, che però il nuovo responsabile per l'ambiente Usa Myron Ebell potrebbe condividere, appartenendo alla schiera dei negazionisti.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Arrivano le multe per le autonome
In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...
-
Mentre la UE va avanti a proclami ideologici, in Burkina Faso sta avvenendo la vera transizione energetica. Sostenibile. Dal colpo di stato ...
-
La storica produttrice italiana di veicoli commerciali diventa indiana. Un altro pezzo d'Italia che va all'estero. La famiglia Elkan...
-
La sperimentazione Mazda della Mobile Carbon Capture dà l'occasione per fare il punto sullo stato reale della cattura attiva della CO₂. ...








