Da un lato la guida automatica, dall'altro i risparmi (inaccettabili) sulla sicurezza. E' decisamente a due vie lo sviluppo dell'automobile: da un lato (il nostro) la tecnologia più moderna e i sistemi di protezione più avanzati, dall'altro (per i Paesi emergenti) il risparmio sui costi di produzione attuato a colpi di sicurezza. In questi crash test di Global NCAP riguardanti la Kia Picanto e la Renault Kwid si vede cosa vuol dire ottenere zero stelle in un crash: danni gravissimi agli occupanti; in pratica affidarsi alla fortuna per uscire vivi da una collisione. Siamo ormai abituati agli airbag e forse non ci rendiamo conto di quanto siano importanti per salvarci la vita in una collisione, ma evidentemente c'è airbag e airbag, almeno dando un'occhiata al crash test della Kwid.
11 ottobre 2016
Zero stelle per gli emergenti
Da un lato la guida automatica, dall'altro i risparmi (inaccettabili) sulla sicurezza. E' decisamente a due vie lo sviluppo dell'automobile: da un lato (il nostro) la tecnologia più moderna e i sistemi di protezione più avanzati, dall'altro (per i Paesi emergenti) il risparmio sui costi di produzione attuato a colpi di sicurezza. In questi crash test di Global NCAP riguardanti la Kia Picanto e la Renault Kwid si vede cosa vuol dire ottenere zero stelle in un crash: danni gravissimi agli occupanti; in pratica affidarsi alla fortuna per uscire vivi da una collisione. Siamo ormai abituati agli airbag e forse non ci rendiamo conto di quanto siano importanti per salvarci la vita in una collisione, ma evidentemente c'è airbag e airbag, almeno dando un'occhiata al crash test della Kwid.
07 ottobre 2016
L'ultima ZR1
Mentre accelera lo sviluppo della prossima Corvette, la C8, quella a motore centrale attesa per per il 2019, con un anno di anticipo sulle passate previsioni, quindi, Chevy va avanti con le attuali a motore anteriore e in particolare è quasi deliberata la ZR1, sigla che identifica da sempre le più cattive delle Corvette, che in questo caso potrebbe essere l'ultima. In questo video, rubato in una stazione di servizio a Marietta, Ohio (Usa) (il nome vi dice nulla? Martin Marietta, aerei militari, missili...), il muletto è colto in un'uscita di confronto con una Jaguar F-Type SVR e una Dodge Challenger Hellcat. Ora, considerati i 575 CV dell'indo-britannica e i 717 della seconda è ragionevole pensare che sotto il cofano ci sia quantomeno un V8 di potenza compresa tra i due e al riguardo si parla del ritorno di un big block con i fiocchi, il 7 litri aspirato messo in cantina ma mai dimenticato. Cambio manuale a 7 rapporti o automatico a 10 e trazione ovviamente posteriore completano il quadro. Il suono rauco del motore è colto solo per un attimo ma fa il suo bel effetto.
P.S. Date un'occhiata al prezzo della benza in alto: al gallone, non al litro. I galloni Usa equivalgono a circa 3.78 litri; un po' meno di quelli inglesi (4.54) ma fanno sempre circa 0.58 $ al litro, ergo 0.52 euro...
La novela di Fisker
A volte nomi e aziende si accavallano in un groviglio. E' il caso del costruttore Fisker, sul cui brand si sta imbastendo una vera e propria novela. Riassumo. A ottobre 2012 l'azienda, produttrice della Karma, ibrida extended range di lusso, fallisce. Due anni dopo l'acquisto da parte della cinese Wanxiang e l'innesco di una dura lotta interna alla proprietà il cui esito finale è la nascita della VL, divenuta oggi VLF, a capo della quale c'è (anche) il tycoon dell'auto Bob Lutz. Ma che ne è stato di Henrik Fisker designer danese autore della BMW Z8 e delle Aston DB 9 e Vantage oltre che cofondatore proprio di VLF? Bene qualche giorno fa ha lanciato un nuovo brand, la Fisker Automotive, incidentalmente lo stesso nome della società precedentemente fallita. L'azienda produrrà ancora auto innovative, ma dando un taglio netto alle ibride per volgersi all'elettrico puro, in aperta competizione con Tesla. E per far ciò ha dato vita alla Fisker Nanotech, che sta sviluppando un rivoluzionario accumulatore che impiega il grafene, la fibra di carbonio ultraleggera perché costituita da un solo strato atomico ma più resistente dell'acciaio. Non è (ancora) chiaro se il grafene sia impiegato soltanto nella struttura della batteria per renderla più leggera oppure venga coinvolto nella parte attiva, di fatto si sa solo che nel prodotto c'è del litio. In ogni caso l'autonomia permessa alla vettura sarebbe di ben 650 km, con una durata temporale maggiore di quella dell'auto stessa. Già, ma di quale auto stiamo parlando? Gli insiders raccontano di una berlina di grandi dimensioni, un'altra Karma, dunque, simile alla attuale Revero che viene gestita dai cinesi (capire qualcosa in questo delirio di ownership...) e che sarebbe sul mercato già dal 2017. Ma Fisker ha dichiarato pure che le ambizioni della rinata Casa sono di allargare il mercato con un modello più abbordabile, nel segmento delle Chevy Bolt e Tesla Model 3, per intenderci. Speriamo solo che tutto non faccia la fine dell'altra volta.
06 ottobre 2016
Una Monster fatta con il Meccano
Ve lo ricordate il Meccano? Parlo a quelli un po' più in là con gli anni; per gli altri il must è diventato il Lego. Ma quand'ero piccolo io, eoni fa, i cubetti danesi non erano ancora diffusi e imperava il solido sistema di costruzioni Meccano, basato su listelli di metallo, piastre e viti. Ed è sorprendente cosa si riesce a costruire con questi elementi base; per esempio una moto. A grandezza naturale. Come la Meccano Ducati Monster 1200 S, che è stata esposta al palazzo delle Stelline per il pressday dell'assogiocattoli. La realizzazione è eccezionale per la dovizia di particolari, quali il manubrio che sterza o le sospensioni o più semplicemente la realizzazione del telaio tubolare con la lamine di metallo arrotolate. Lo storico marchio centenario è oggi di proprietà della canadese Spin Master che ha acquisito i diritti nel 2013. Da allora il rilancio di un sistema di costruzioni che permette grande versatilità e, impiegando parti metalliche, anche grande robustezza delle costruzioni realizzate. Sulla Monster in scatola di montaggio in vendita nei negozi di giocattoli e modellismo al prezzo di 37,99 euro, ovviamente più piccola ma ugualmente curata nei particolari, forse (quantomeno gli adulti) non ci potrete salire. Ma se cade a terra al massimo si ammacca e di certo non si rompe.
04 ottobre 2016
Tu sali dietro
Quando si parla di vetture per la Cina, si oscilla tra le top class destinate ai (peraltro numerosi, vista la sterminata popolazione locale) ricconi e le auto basic, come il recente brevetto Ford. E guardando alla foto scattata nella banlieue di Shanghai, Cina, si capisce bene come forse il secondo argomento progettuale abbia numericamente molte più possibilità di successo. Sul triciclo, mezzo tuttora assai diffuso nel Celeste Impero, ci sono più di una decina di sacchi, ma pure un tipo seduto sopra, a più di 2 metri di altezza, non si sa se in qualità di prossimo scaricatore o fruitore di un passaggio. Il mezzo giusto, da queste parti, dev'essere perciò robusto, versatile, sovraccaricabile e magari offrire un minimo di cabina, per evitare pericolosi equilibrismi.
L'evoluzione dell'alberello
L'automobile è movimento, ma anche spazio, ambiente, tanto più in tempi di disaffezione al concetto dinamico del mezzo come quelli che viviamo oggi. E l'attenzione al comfort da parte nostra non è fatta solo di pulizia e ordine (argomenti in verità poco vissuti) ma soprattutto di odore, di profumo. Anni fa ci fu una campagna di diverse Case che pubblicizzava i materiali impiegati per l'interno e il loro impatto olfattivo, basata sui chelanti (sostanze che assorbono gli odori) e sui profumi. Se dico Arbre Magique ci posizioniamo immediatamente sulla seconda categoria, un must inossidabile da oltre mezzo secolo che qualunque automobilista conosce. La versione 3.0 si chiama BelAir, non si appende più allo specchietto ma sfrutta le bocchette di aerazione e vanta uno styling creato da Giugiaro, che rende l'aeratore simile ai comandi dell'auto e lo omologa subito nella plancia. Quattro fragranze, Acqua Splash, Anti Tobacco, Glam Bouquet e Vanilla Deluxe, basate su profumi a base acquosa ed erogatori easy use ricaricabili. Dove si trovano? Dappertutto.
The last hurrah
Dopo l'abbuffata di tecnologia e futuro del salone di Parigi, un bel tuffo nel più puro stile animale fa bene. E cosa c'è di più animale di una Dodge Challenger Hellcat? Beh, la Challenger ADR, acronimo di American Drag Racer, basata sulla concept GT AWD prsentata al SEMA (Las Vegas) del 2015 (nella foto). In realtà la bestia fa parte di un programma più complesso, di fatto the last hurrah prima del cambio di struttura dell'auto; la prossima edizione adotterà infatti (udite udite) la piattaforma Giorgio della Giulia. La versione 2018 di quella che forse è la più pure muscle car yankee debutterà con due nuove versioni wide body (aerodinamica vistosa e gomme 275/40 davanti e 355/30 dietro), le ADR appunto. La prima con il V6 di 3.6 litri e la trazione integrale, destinata ai mercati della fascia fredda degli States (gli stati del nord), e la seconda con il V8 6.2 a compressore, che spara i noti 717 CV e 882 Nm, per chi vuole ignoranza pura. Quest'ultima è a trazione posteriore, scelta quantomeno curiosa visti i numeri in gioco. Ma è proprio a causa di questi che è stata abolita la AWD: la trasmissione non reggeva infatti la coppia del motore e nel più puro stile confederato (cioè giù con l'accetta) i tecnici hanno deciso di abolire la trazione anteriore e surgommare l'auto. Certo, meglio andarci in giro in Florida o California e comunque sull'asciutto. Anche perché il reparto sospensioni non è propriamente racing.
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