08 aprile 2016

Elettrica sprint in sviluppo alla Nissan



Data 2013 la Nissan Bladeglider, elettrica a tre posti destinata alla città con i motori integrati nelle ruote. Si trattava di una derivazione cittadina dalla ZEOD RC, sportiva sviluppata per Le Mans, ma, come la sorella più quieta, entrambe non ebbero seguito concreto. Alla Nissan però la Leaf non basta e così, partendo da quel concetto con le ruote anteriori ravvicinate, è in fase di sviluppo una piattaforma che potrebbe essere motorizzata tanto in maniera tradizionale quanto elettrica, ma in entrambi i casi con spiccata connotazione sportiva. Così dicono i jap, in particolare il capo del design Nakamura, ma, visto il pregresso, consentitemi di esprimere qualche dubbio. Se ci si deve basare infatti sulle dichiarazioni dell'anno scorso, che volevano le Z trasformate in crossover, questa nuova elettrica sportiva potrebbe nascere con un look (e un baricentro) più da vacanze al mare che da pista. Speriamo che nello scontro tra le tendenze del marketing (vedi le dichiarazioni VW sulle Suv) e il purismo Nismo vinca il secondo.

Una Berlinetta made in Italy per Monaco



Il prossimo 14 aprile apre il salone Top Marques di Monaco (quella attaccata a Montecarlo, per intenderci), manifestazione giunta alla quattordicesima edizione riservata alle auto di lusso con la prerogativa, tanto unica, quanto in stile con le abituali politiche del principato, di poter acquistare direttamente l'auto esposta. Una caratteristica particolarmente interessante per i piccoli costruttori artigianali, come la Effeffe, che porterà al salone la Berlinetta, vettura realizzata completamente a mano e ispirata alle Alfa Romeo degli anni '60. I fratelli Leonardo e Vittorio Frigerio, che sono alla base dell'iniziativa, hanno sviluppato una carrozzeria in pannelli di alluminio sopra un telaio in tubi di acciaio e strutture in honeycomb; le sospensioni anteriori sono a pushrod e quelle posteriori, nella più pura tradizione Alfa, a ponte rigido. Come Alfa è il colore rosso della vettura, che pesa soltanto 800 kg e adotta un motore 2 litri del marchio con cambio a 5 rapporti ravvicinati messi a punto da Carlo Facetti, storico preparatore del Biscione. Una vettura rievocativa, quindi, ma con i giusti attributi per garantire una guida sportiva ricca delle sensazioni che le "accessoriate" moderne non possono più fornire.

06 aprile 2016

OK il drift, ma non esagerare








La Nissan Skyline GT-R è una delle più mitiche auto jap, la drifter per eccellenza per la cattiveria del sei cilindri in linea biturbo di 2.6 litri, che nonostante la trazione integrale, eroga la coppia in modo davvero brutale e improvviso. Tra l'altro, la potenza ufficiale era fissata a 280 CV, per quelle strane storie nipponiche di accordi sui limiti "ragionevoli", ma quella "reale" era parecchio più alta, diciamo attorno ai 330. Ricordo che me ne fecero provare una in Giappone, che affrontai uno dei test previsti con baldanza e che fui sdrumato da un brutale sovrasterzo di potenza, tanto improvviso quanto difficile da controllare. Auto davvero tosta, la Skyline. Beh, evidentemente questo fruitore della Nordschleife deve avere avuto la stessa esperienza, visto che anche qui si tratta di un bel sovrasterzo di potenza, conclusa però con un bel botto. Se almeno non avesse tolto gas poteva quantomeno recuperare la sbandata e limitare i danni, ma ça y est. E il conto del carrozziere sarà bello salato.

05 aprile 2016

Controlli jap per la NSX yankee



Mentre è già stata sviluppata la versione GT3, derivata dalla R anch'essa del tutto definita, la produzione della Acura NSX stradale sta iniziando soltanto ora nello stabilimento americano di Marysville, in Ohio, a poca distanza dalla fabbrica di motori Anna, appartenente al gruppo. Di fatto tutto il progetto della supersportiva è a stelle e strisce e le versioni per l'estero con il marchio Honda, comprese quelle per il mercato giapponese, proverranno da qui. La scelta ha richiesto un notevole sforzo di implementazione dello stabilimento, poiché per questa vettura sono stati depositati 12 brevetti riguardanti le tecniche costruttive; inoltre i giapponesi hanno sviluppato un innovativo sistema di controllo qualità perché "non si fidavano" delle procedure Usa. A tale scopo al centro dello stabilimento è stata realizzata una camera trasparente nella quale vengono effettuati a più riprese i controlli di uniformità al progetto nelle diverse fasi di lavorazione; ciò consente a tutti i tecnici coinvolti nella produzione di monitorare il livello qualitativo complessivo ed eventualmente di rilevare failure altrui. Per la serie fidarsi è bene...

Tecnologia ciclistica per le Caterham



Dopo una serie di alti e bassi, la Caterham prosegue la sua vita di costruttore di auto leggere ed emozionali. Le Seven, kernel produttivo della piccola azienda, vanno dalla 160 da 81 CV e circa 16.000 £ alla 620 S da poco meno di 50.000 £ e 315 CV (al cambio da circa 20.000 a 62.500 €) e per giustificare i prezzi occorre pur un minimo di evoluzione. Così la casa si è rivolta alla Reynolds, azienda specializzata nelle realizzazione di telai tubolari, per mettere a punto un nuovo chassis per le Seven; l'intento è di ottenere maggiori rigidità e robustezza ma con un peso minore, permettendo inoltre una più facile personalizzazione delle vetture grazie al montaggio di pannelli di vetroresina. Lo sviluppo è ora a buon punto e il telaio è pronto, con un risparmio di peso del 10% rispetto alla precedente soluzione, che in ogni caso non verrà messa in pensione poiché il telaio in tubi è previsto sia un optional, dal costo tra 1.000 e 2.000 £, 1.250-2.500 €. Il materiale del telaio è l'acciaio e non il titanio come nel caso della Atom, ma la Reynolds ha un grande pedigree in ambito telaistico e la sua esperienza spazia dai progetti per la Nasa a quelli delle biciclette da corsa. E il claim di un'auto leggera come una bicicletta è decisamente congeniale alla Caterham.

Spyker vira sull'elettrico



Spyker, il marchio olandese che realizza artigianalmente sportive ad alte prestazioni, già in passato aveva tentato il balzo verso una costruzione di maggior scala con la tentata acquisizione di Saab. Ora si riaffaccia l'opzione di maggiori numeri ma in chiave più moderna, con una vettura elettrica la cui musa ispiratrice è la Suv D 12 del 2006. L'evoluzione nasce dalla partnership con Volta Volaré, la società Usa dedicata alla costruzione di aerei a propulsione elettrica, che fornirà la tecnologia necessaria. La D12 debutterà dunque in autunno al salone di Los Angeles con il motore previsto inizialmente, il W12 6 litri di provenienza Audi da 500 CV, ma anche con una versione a batterie che dovrebbe essere pronta per il 2017. Il motore impiegato è molto leggero, appena 14,5 kg pur con una coppia di 922 Nm, e ciò mitiga parzialmente il peso di oltre due tonnellate della ingombrante vettura, che sembra più un incrociatore da deserti arabi che un'auto destinata alle città. Certo, Spyker deve mantenere la sua peculiare artigianalità e in quest'ottica la D 12 ha pur un senso, ma se parliamo di numeri...

02 aprile 2016

Techno diversità





Per qualcuno i musei dell'auto sono una perversione, per altri un godimento. Credo che la verità stia nel mezzo e che non si possa accorparli tutti quanti ma occorra distinguerli per varietà, gusto e stile. Facile che quelli delle grandi Case siano quantomeno belli, quando vi si investono milioni, ma che poi abbiano realmente un significato... è da vedersi. Ce ne sono altri,invece, piccoli e poco noti ma ricchi di quella che amo definire la biodiversità tecnologica, quella varierà di pensiero tecnico e creativo che è purtroppo in esaurimento non solo nella grande industria, ma nel mondo intero, che in nome della globalizzazione spegne inesorabilmente gli intenti che devino dall'immediato profitto. Tutta 'sta storia per introdurre un piccolo museo che ho scoperto a Schramberg, nella Foresta Nera, in Germania, in quella che è stata la fabbrica di orologi Junghans. In una cornice del tutto adatta a una mostra di oggetti meccanici, negli shop floor dove si respira ancora odore di macchinari, un'ampia collezione (peraltro privata) di quelle piccole auto (ma non solo) che hanno motorizzato la Germania del dopoguerra, Gutbrod, Messerschmitt, Goggomobil, Glas e altre ancora meno note. In più parecchie moto rare o particolari (alcune con il rimorchio!) e il tutto in perfetto stato di conservazione, con pochissimi restauri. Insomma un museo per chi ama l'auto come concetto creativo, che evoca l'epopea di una tecnologia brillante e in crescendo che ormai ha lasciato il posto a un mondo più funzionale e sicuro (mah!) ma decisamente meno affascinante.




















































































 
























































Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...