A Detroit debutterà ufficialmente la nuova Volvo S90, che rappresenta l'ingresso dei più nordici dei cinesi nel segmento delle auto di classe superiore, tipico ambito teutone. Una scelta motivata dall'andamento di queste auto sui mercati americano e cinese, perché dalle nostre parti questo ambito cala. E' comunque un bel biglietto da visita per il brand e la dimostrazione di quello che i progettisti di Goteborg sanno fare. Seguendo questo mood, infatti, l'auto è imbottita di tecnologia e di sistemi all'avanguardia, oltre ad avere una connessione continua con il web che permette di scambiare informazioni in tempo reale e di realizzare il primo sistema di guida semi-autonoma disponibile sul mercato. La S90, infatti, dispone del Pilot Assist, che oltre a comandare gas e freni, corregge automaticamente l'angolo di sterzo per rimanere in corsia fino a 130 km/h. I propulsori, seguendo la recente filosofia razionale del marchio degli ultimi anni, sono tutti a 4 cilindri (dimenticate il bel V8 di produzione Yamaha!): la versione a benzina impiega il T8 Twin Engine, che associa un turbo che agisce sulle ruote davanti a un motore elettrico da 80 CV sul retrotreno. Ci sono poi due versioni Diesel, la D4 e la D5, rispettivamente con 190 e 225 CV. Su quest'ultima la novità è il sistema Power Pulse, che ha il compito di annullare il turbo lag (vedere il video): in pratica un compressore alternativo a comando elettrico immagazzina aria e la soffia nella turbina quando ci sia una improvvisa richiesta di potenza a basso numero di giri, accelerando così la girante. Per apprezzare le linee morbide ed eleganti ma forse anche un po' "bacchettone" (pensare comunque a chi devono piacere) date un'occhiata all'altro video.
02 dicembre 2015
Volvo compete con le tedesche
A Detroit debutterà ufficialmente la nuova Volvo S90, che rappresenta l'ingresso dei più nordici dei cinesi nel segmento delle auto di classe superiore, tipico ambito teutone. Una scelta motivata dall'andamento di queste auto sui mercati americano e cinese, perché dalle nostre parti questo ambito cala. E' comunque un bel biglietto da visita per il brand e la dimostrazione di quello che i progettisti di Goteborg sanno fare. Seguendo questo mood, infatti, l'auto è imbottita di tecnologia e di sistemi all'avanguardia, oltre ad avere una connessione continua con il web che permette di scambiare informazioni in tempo reale e di realizzare il primo sistema di guida semi-autonoma disponibile sul mercato. La S90, infatti, dispone del Pilot Assist, che oltre a comandare gas e freni, corregge automaticamente l'angolo di sterzo per rimanere in corsia fino a 130 km/h. I propulsori, seguendo la recente filosofia razionale del marchio degli ultimi anni, sono tutti a 4 cilindri (dimenticate il bel V8 di produzione Yamaha!): la versione a benzina impiega il T8 Twin Engine, che associa un turbo che agisce sulle ruote davanti a un motore elettrico da 80 CV sul retrotreno. Ci sono poi due versioni Diesel, la D4 e la D5, rispettivamente con 190 e 225 CV. Su quest'ultima la novità è il sistema Power Pulse, che ha il compito di annullare il turbo lag (vedere il video): in pratica un compressore alternativo a comando elettrico immagazzina aria e la soffia nella turbina quando ci sia una improvvisa richiesta di potenza a basso numero di giri, accelerando così la girante. Per apprezzare le linee morbide ed eleganti ma forse anche un po' "bacchettone" (pensare comunque a chi devono piacere) date un'occhiata all'altro video.
27 novembre 2015
BMW rilancia con il quadri-turbo
Qual è il Diesel più esagerato? Beh, facile, l'unico tri-turbo, quello della BMW M550d. Un motore davvero esuberante, un tre litri che pompa 381 CV con ben 740 Nm di coppia. Bene, la Casa dell'elica azzurra ha deciso di implementare il progetto e la prossima superdiesel avrà un propulsore quadri-turbo con assistenza elettrica. Questo grazie all'impianto elettrico da 48 V che equipaggerà tutte le prossime Serie 5, un must che permetterà alla berlina di adottare tutti i più recenti ritrovati della tecnologia auto, dalla guida autonoma ai sistemi anti-collisione. La tradizione del marchio è di rilanciare a ogni nuova versione. Quindi cosa dobbiamo aspettarci da questa complessa dimostrazione dello stato dell'arte dei motori a gasolio? Beh, penso che i 400 CV siano alla portata e che questo farà della M550d un'avversaria ancora più temibile per la M5 di quanto non lo sia già oggi. Quando la provai per la prima volta (devo dire decisamente "robusta" ma non "selvaggia" come la concorrente a benzina), a pranzo il responsabile della divisione M mi chiese sornione: "In un percorso da Monaco ad Amburgo, quale delle due auto pensa arriverebbe prima?" E voi cosa ne pensate?
El Quixote parla norvegese
La Norvegia, novello Don Chisciotte, prosegue nella sua marcia edonistica contro i "drago-carburanti", incurante della contraddizione di vendere il petrolio più caro del mondo agli altri. Al maggior numero mondiale di auto elettriche in circolazione, si aggiunge la decisione della nuova giunta insediatasi a Oslo, che chiuderà completamente al traffico il centro a partire dal 2019 e ridurrà la circolazione in periferia del 20% dal 2020 e del 30% dal 2030. Il piano corrisponde alla più generale direttiva di tutela ambientale volta a ridurre del 50% l'emissione di gas serra per il 2020 e del 95% dal 2030, numeri che hanno del sensazionale e che di fatto mettono la Norvegia (sì, perché Oslo è la punta di diamante ma anche nel resto del Paese si segue la stessa strada) fuori dai normali scambi commerciali europei. Data la sua collocazione piuttosto nordica, diciamo, è difficile costringere all'uso delle bici elettriche (fortemente incentivate) chi non sia un vichingo e al di là delle legittime scelte interne impedire a chi venga dall'estero (specie nella brutta stagione) il comfort di un abitacolo. O tanto meno costringere gli spedizionieri a usare furgoncini a pedali, se non altro per ragioni di carico e vigore fisico richiesto. Ma per chi produce corrente con l'idroelettrico e "schifa" il petrolio ma non i suoi proventi, è fuori dalla UE e ha una popolazione (5 milioni) spalmata su un territorio gigantesco (15 abitanti per km2) forse questo è il futuro sostenibile. Per i norvegesi, ma non certo per le balene.
26 novembre 2015
Audi abbandonerà progressivamente il Diesel
Nello sviluppo delle future serie A1, A3 e A4, Audi passerà progressivamente dai motori Diesel ai sistemi ibridi a benzina. L'innovazione, pur in sviluppo da tempo, ha avuto un'accelerazione a seguito delle pesanti vicende che hanno coinvolto i motori a gasolio del gruppo e renderà disponibili come alternativa a basso consumo proprio le ibride. Il risparmio energetico avverrà anche con il debutto della tecnologia "predictive efficiency assistant", un software che analizza il percorso previsto dal navigatore e la situazione del traffico per abilitare l'uno o l'altro dei sistemi di trazione e realizzare la maggiore economia. Certo, ciò implica si debba usare il satellitare per ogni spostamento, ma potrebbe dare i suoi frutti, quantomeno in via teorica. L'impiego sui vasta scala di questa tecnologia avviene sulla base di quello che alla Mercedes chiamano mild hybrid, cioè l'adozione di un sistema di avviamento che funga anche da generatore, ma abbastanza potente da integrare il motore a combustione durante il funzionamento o in esclusiva. In questo modo la struttura dell'unità motrice viene modificata solo in parte con un ovvio notevole risparmio rispetto a un ibrido con il motore elettrico separato. Il sistema, definito ISG ossia Integrated Starter Generator, funziona a 12V e permette pure l'azione dello start&stop al di sotto dei 15 km/h, consentendo così la marcia in folle, il coasting, e una ulteriore riduzione di consumo; l'energia necessaria viene accumulata in una batteria al litio di maggiore capacità, che sostituisce la tradizionale al piombo. E' previsto anche un ISG a 48V, che consente maggiore potenza e autonomia, oltre a funzioni accessorie come l'azionamento del turbo elettricamente, ma sarà adottato solo su modelli di maggiori dimensioni e costo. Le prime Audi con ISG potrebbero essere disponibili dal 2017.
Shopping drift
Hooningan, per chi non lo sapesse, è il nome di un racing team fondato con la collaborazione di Ken Block, uno dei miti del drifting, che come ovvio negli States, si è evoluto con un seguito di accessori gadget e amenities di vario genere per far più soldi. Nella scuderia, comunque, ingaggiano piloti con un certo pelo, come questi due, Chris Forsberg e Ryan Tuerck, che si ricorrono all'interno di un centro commerciale abbandonato, lo Hawthorne Plaza shopping mall di Los Angeles. Personalmente non ha mai amato il drift più di tanto, per me le "sgomme" si fanno solo dov'è davvero necessario e per andare più forte, mentre gli artisti della sbandata le "piantano" anche in rettilineo. Ma l'abilità e il controllo mostrati nel video sono indiscussi e l'ambientazione post-catastrofe nucleare ha il suo fascino; vale la pena guardarselo. Piccola nota: le due 370 Z impiegate sparano un bel 1.000 HP sull'asfalto, 1.014 CV ciascuna.
25 novembre 2015
The last of Mohicans
E visto che oggi andiamo di Subaru, ecco un assaggio della più tosta di tutte della serie attuale, la WRX STI. Negli States hanno le muscle car, da noi invece ci sono le "pronto corse" e questa Subaru è proprio così, una vettura che con poche aggiunte può cimentarsi nelle competizioni e che ha tutti i caratteri tipici di una sportiva senza compromessi. Il perché del titolo è presto detto. Con la scomparsa dal mercato della Mitsubishi Evo, ultima naturale concorrente e avversaria nelle competizioni di mezzo mondo, la STI è rimasta sola a portare la bandiera delle turbo di prima maniera, delle cattive così toste da mettere in crisi su un misto veloce anche le GT più titolate; non a caso la polizia inglese le impiega per gli inseguimenti.
Ma diamole un'occhiata da vicino. La linea non è delle più sobrie, il frontale "traforato" dalle prese d'aria per i diversi radiatori e il cofano con l'apertura superiore che convoglia l'aria prima all'intercooler e poi a raffreddare (ulteriormente) il motore. Passaruota allargati che si raccordano ai sottoporta (che provocano dolorose interferenze con le caviglie le prime volte che sali in macchina), linea a goccia del tetto e una coda decisamente esagerata, con quell'alettone da Boeing e lo scivolo inferiore che incorpora i quattro scarichi. Vistosa, certo, ma quello che si vede è lì perché serve, freni Brembo che occhieggiano dai cerchi BBS da 18 pollici compresi.
Dentro tutto nero, con strumentazione e profilature in rosso. L'abitacolo è comodo e spazioso, i sedili avvolgenti e contenitivi, la posizione di guida regolabile alla perfezione con la pedaliera in alluminio perfetta per il punta/tacco (che oggi non si ricorda più nessuno, vista la scomparsa del pedale frizione un po' dappertutto). Il cambio ha la leva corta proprio lì, dove appoggi naturalmente la mano; il volante a D multifunzione del giusto diametro con la corona grossa e gli appoggi per i pollici. Accanto al freno a mano (anche lui a portata, non si sa mai...) il commutatore dell'SI-Drive per le tre mappature della centralina: premendolo si sta nella depotenziata I, per Intelligent, destinata alla marcia in città e ai terreni a bassa aderenza, girando a sinistra la S (Sport), adatta un po' a tutto e con una salita di coppia più ripida, girando a destra la S# (Sport Sharp), quella "giù tutto". Appena sotto invece il comando della ripartizione del differenziale a lamelle a controllo elettronico centrale che può essere tarato mantenendo l'automatismo (c'è anche un autobloccante meccanico) e spostando la coppia più all'avantreno o al retrotreno oppure fissando manualmente il rapporto fino al bloccaggio. Roba sofisticata, utile per ottenere il comportamento voluto in condizioni da gara.
Basta guardarla, bisogna farla sgroppare. All'avviamento il pulsare ritmico del boxer di 2.5 litri scaturisce con una tonalità da basso dai quattro tubi e fa capire subito con chi hai a che fare; i 300 CV si sentono. La frizione è dura e ha la corsa corta, lo sterzo diretto e tendenzialmente pesante; bene. Cintura e via, in direzione dell'oltrepò, alla ricerca di qualche vecchia speciale rallistica. In I la salita di giri è regolare e progressiva, la grande coppia accetta anche marce alte a basso regime e la STI si rivela silenziosa e adatta anche ai lunghi viaggi, sempre però da un distributore all'altro perché il consumo è piuttosto elevato anche andando piano. Ma è la posizione S che rivela il potenziale del boxer, che sale rapido con un ruggito a patto ci si trovi attorno ai 2.500 giri. Il comportamento di questo motore turbo è decisamente vecchio stile, con un lag sensibile e una successiva salita travolgente; bisogna lavorare di cambio parecchio, dunque, e il comando dalle corse corte aiuta. Con la STI viaggi in tutta tranquillità tra i 140 e i 180 e il comportamento in curva è sempre direi "noncurante", nel senso che l'auto affronta le svolte come se non occorresse dare loro importanza; entra ed esce, con l'assetto piatto, un incredibile equilibrio dinamico e una trazione da urlo, merito dalla All-Wheel Drive con il Torsen, il meglio delle integrali.
E' il momento di passare alla Sport Sharp, con l'entrata in coppia più ripida e tutti i 407 Nm quando arrivi vicino ai 4.000. Così va guidata una Subaru, come se si facesse un balletto con la strada. Arrivi in entrata, stacchi, ti attacchi ai Brembo con il pedale duro e sensibile, stai sulla corda, a metà curva giù di gas e se hai regolato bene tutto quanto esci come una fucilata dal'altra parte; il tutto con una sorta di ritmo che quando lo prendi non vorresti smettere più. Ah, dimenticavo. Ci sono il controllo di stabilità e quello di trazione e si può decidere di staccare solo il secondo oppure entrambi. Anche in queste condizioni però la vettura rimane sempre perfettamente controllabile e sincera, con una rigidezza che ti fa saltellare qua e là sulle strade piene di dislivelli ma che è un'altra fonte di adrenalina pura. Le regolazioni del differenziale consentono di far diventare la STI sottosterzante o sovrasterzante e di adattarla al tipo di strada. E' come cavalcare un cavallo selvaggio, che però senti di saper controllare perfettamente, che sa gratificarti come nessun altro e, ultima soddisfazione, ti delizia con il borbottio del motore in staccata come sulle auto da corsa.
Devo dire però che qualche difettuccio, guidando così, emerge. Con l'andatura a ventre basso si evidenzia infatti la tendenza del cambio a impuntarsi e si vorrebbe maggior precisione dallo sterzo, tutte cose però che valuti in questo modo proprio perché il resto della vettura è decisamente OK, come i freni, inossidabili a ogni strapazzo. Adrenalina, dicevo e quindi anche la tendenza all'assuefazione e a continuare. Due le cose che però ti possono fermare: le forze dell'Ordine, dato che non stai facendo una gara, e il serbatoio che si svuota inesorabilmente e rapidamente. Troppo rapidamente, perché se sfrutti tutti i 300 CV e i 407 Nm non arrivi a 4 con un litro e anche se vai a passo d'uomo i 10 sono un miraggio. Ma la STI rimane un assoluto, una magnifica auto cattiva come non se ne fanno più. E se la ami la usi come si deve. Magari però vai a fare la spesa in motorino, sennò non ti rimane nulla per gli acquisti.
Eccola di nuovo
Dopo il teaser, eccola intera: parlo della nuova Subaru Impreza, che ha debuttato a Los Angeles. Questa concept è la capostipite della prossima generazione di auto del marchio delle Pleiadi e mostra un profilo aggressivo e compatto declinato su dimensioni da segmento C: 4.555×1.880×1.453 mm le misure, con il passo di 2.670 mm che rende così possibile un abitacolo spazioso. Più aggressivo nel frontale, che prevedo sarà decisamente "arricchito" nelle versioni più prestazionali, il corpo vettura si estende con una linea moderatamente a cuneo verso la coda, piuttosto elaborata in questa concept ma che potrebbe diventare più lineare in produzione. Ancora nessuna notizia sulle meccaniche, tranne quella che, come ci si può facilmente aspettare, la trazione integrale sarà sempre prevista. La gamma è da ancora da definire, ma tutti noi ci aspettiamo una versione cattiva, che apra la strada del futuro alle STI odierne.
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