17 novembre 2015

Eicma 2015





Apre l'Eicma, il motosalone come l'ho sempre chiamato. Il settore sembra in netta ripresa, con tante novità e un interesse in costante aumento per le custom e le customizzabili, segmento che rappresenta una nuova opportunità non solo per i preparatori artigianali ma sempre più anche per le Case. Il pubblico propriamente detto si mescola e sovrappone costantemente e inesorabilmente ai giornalisti anche nei giorni riservati alla stampa come oggi e offre la possibilità di una interessante analisi antropologica, dalla quale salta all'occhio l'invecchiamento di tale genìa. Del tutto in linea con i percentili della popolazione certo, ma pure con i tipici ritorni di fiamma che riportano alle due ruote i centauri d'un tempo. Il fatto è che le moto rappresentano un sogno possibile, tutto sommato alla portata, mentre le auto di livello paragonabile sono sempre più da emiri. L'insieme delle due motivazioni e forse anche il lento diradarsi della crisi sono quindi il motore di questa ripresa. Ma le moto sono tecnica e adrenalina pure e bisogna saperle guidare, specialmente quelle toste. E accade che qualche sogno di gioventù si realizzi molto più tardi, quando il portafoglio lo consente ma il vigore fisico un po' meno. Quindi lunga vita alle emozioni, ma occhio alla pelle.








































































































































































16 novembre 2015

Pininfarina passa all'India



Dopo la spesa in Gran Bretagna, gli indiani fanno shopping anche in Italia. Diversi i gruppi interessati: là Tata e il gruppo Jaguar-Land Rover, qui Mahindra&Mahindra e Pininfarina. Il più noto dei carrozzieri italiani è infatti in procinto di passare all'Asia quanto a proprietà; l'annuncio ufficiale dovrebbe arrivare a settimane se non a giorni a seguito delle trattative condotte tra la Pincar, società attualmente al controllo dell'azienda italiana, le banche creditrici e l'impresa indiana. Negli ultimi vent'anni a Pininfarina non è riuscito di fare il salto da carrozziere a produttore, una necessità dettata dal sempre minor ricorso dei brand un tempo clienti elettivi dell'azienda all'outsourcing, e alla conseguente crescita dei centri stile interni. Nonostante tentativi coraggiosi, come la produzione della rivoluzionaria Ethos nel 1995, dotata di un tre cilindri a due tempi dell'australiana Orbital Engine Corporation, Pininfarina ha perciò imboccato una china che l'ha portata ad accumulare quasi 53 milioni di di debiti. Ora l'acquisto di Mahindra porrà rimedio al dissesto economico, ma sarà assai difficile vedere in futuro una nuova Ferrari con il marchio del carrozziere torinese. Peccato, un altro pezzo dell'Italia di rilievo che se ne va, a dispetto delle chiacchiere sul made in Italy.

VW stoppa la Bugatti



Come prospettavo in ottobre, lo scandalo VW comincia a coinvolgere più profondamente il gruppo e all'orizzonte si prospettano cessioni per i brand che non fanno parte del core business. E' il caso di Bugatti, che alla luce della politica di taglio di costi intrapresa dal nuovo boss Muller vedrà molto probabilmente interrotto il flusso economico destinato allo sviluppo dell'auto che doveva sostituire la Veyron. Ma va da sé che se la Bugatti non sviluppa un nuovo modello praticamente... non fa nulla e quindi la sua appartenenza al gruppo Vag diventa superflua. Insomma Muller deve fare delle scelte e tagliare dove si può, perché i 6,5 milioni di euro accantonati per far fronte alle conseguenze dello scandalo si stanno rivelando sempre più una goccia nel mare. Anche il rinnovo della Phaeton, l'inutile copia tutta in acciaio della Audi A8, è stata giubilato e presto la mannaia della cruda realtà potrebbe travolgere anche Lamborghini e Ducati, mentre per quanto riguarda Seat possiamo dire soltanto che da tempo VW le ha preferito Skoda e che quindi alle strette quella in progressiva sequenza di "taglio" potrebbe essere lei. I costi passivi infatti continuano a salire, mano a mano che la soluzione al problema di inquinamento diventa operativa: se per i motori 2 litri (e forse anche per quelli 3.0) potrebbe infatti bastare un upgrade del software della centralina, per i millesei potrebbe essere necessaria la sostituzione degli iniettori, notoriamente assai costosi, specie se di ultima generazione. Ma il problema più grande per VW è quello di immagine. Ci vuole molto per farsi una reputazione, ma pochissimo per perderla, come insegna il caso Toyota di qualche tempo fa. E se in Europa (e in Italia) i consumatori badano più al portafoglio che all'etica o alla salute non è così negli Usa, dove in più molti "attori"soffiano sul fuoco per non far dimenticare all'opinione pubblica che VW "ha mentito", concorrenti inclusi.

13 novembre 2015

Per chi ama le sensazioni forti

















Sector 111 è un costruttore Usa che fornisce scocche oppure vetture finite sullo stile della varie Atom &C. La differenza rispetto ai concorrenti sta però nel fatto che questa Drakan è concepita nel più puro american style e che quindi monta un bel V8 dietro le spalle del pilota, il 6.2 di Corvette e Camaro, per la precisione, che in questa versione aspirata pompa 436 CV a 5.900 giri e 575 Nm a 5.400. Parecchi, soprattutto in relazione al peso di 2.000 libbre, che fanno circa 907 kg dalle nostre parti e che quindi determinano circa 2 kg/CV quanto a rapporto peso/potenza, sufficienti per uno 0-100 in poco più di 3,2 secondi. La velocità massima non è invece elevatissima, circa 265 km/h, ma considerato che sulla Drakan manca qualunque dispositivo di supporto elettronico, sono fin troppi per un'altezza da terra di soli 111 cm (di qui il nome del costruttore). Suppongo che prima di fare uno 0-100 accettabile occorra una certa pratica con l'erogazione del motore e il cambio, quest'ultimo attualmente manuale a 6 marce di origine Porsche con la promessa della futura opzione di un vero sequenziale da corsa. Ah, la trazione è posteriore, avevate dubbi? Freni con dischi da 327 mm m e pinze a quattro pistoncini (niente ABS né servo, ovvio) e pneus 235/40 17 davanti e 315/30 18 dietro. Dentro si sta strettini ma con le cinture da corsa; airbag niet. Comunque la vettura è omologata per l'uso stradale e foggia fari Hella bixeno. Un' alternativa per puristi alle più titolate sportive del mercato? Certo, ma con un prezzo mica da ridere. La scocca costa infatti 80.000 dollari e la vettura completa un bel centone tondo.




Tornano le coupé di Volvo











Volvo ha registrato i nomi C40 e C60, che si riferiscono con ogni probabilità alla Concept Coupé vista due anni fa al salone di Francoforte. Considerato che l'ultima auto di questo tipo è stata la C70, uscita di produzione proprio nello stesso anno, la scelta di depositare le sigle sottintende l'uscita sul mercato di due auto a due porte entro pochi anni, collocate su due segmenti di mercato e quindi tendenti a coprire una intera fascia con numeri di produzione non trascurabili. Il marchio cino/svedese sta agendo profondamente sulla propria gamma ed è atteso per il biennio 2016-2017 il rinnovo di tutte le auto in listino con la dotazione dei nuovi motori a tre e quattro cilindri, che con il ricorso alla soluzione ibrida attuano il connubio tra prestazioni e contenimento dei consumi. Le coupé, o più facilmente le coupé/cabriolet con tetto ripiegabile, faranno la loro comparsa soltanto dopo il rinnovo delle auto di maggior volume.

12 novembre 2015

Le nuova Impreza a L.A.



Anche la Subaru sceglie il salone di Los Angeles per la sua presentazione: l'auto in oggetto è la Impreza della nuova generazione, della quale è stato per ora diffuso per ora soltanto un teaser ma che di fatto è una versione più vicina alla produzione della concept vista a Tokyo. La Subaru Impreza Sedan è a due volumi e mostra un piglio più sportivo della precedente serie anche per le versioni "normali" (intendo quelle diverse dalla STI), con passaruota allargati e andamento a goccia della parte superiore. La vettura impiega la piattaforma modulare SGP che sarà adottata anche da tutte le nuove auto del brand a eccezione della BRZ, che farà ancora affidamento su una scocca Toyota. La nuova Impreza sarà costruita nello stabilimento in Giappone e in quello Usa di Lafayette e sarà sul mercato nel 2017.

11 novembre 2015

Una selva di marce





Il numero di rapporti delle trasmissioni automatiche è andato gradatamente aumentando, rendendole sempre più vicine alla variazione continua, con l'obiettivo di ridurre i consumi e migliorare le accelerazioni a parità di potenza. Attualmente si possono ritenere quasi standard i cambi a 8 marce, mentre l'unico a 9, per ora montato su Jeep e Range Rover, ha dato grossi problemi di funzionamento e affidabilità. Si potrebbe concludere quindi che l'aumento di complessità conseguente a quello dei rapporti abbia minato l'affidabilità del dispositivo, costruito peraltro nientemeno che dalla ZF, una dei leader nel campo. Ma non la pensano così alla Honda, dove è stata sviluppata una trasmissione a 10 rapporti destinata ai propri motori V6 che sarà disponibile dal 2017. Il gruppo è realizzato per l'accoppiamento trasversale e impiega ingranaggi planetari; in caso di rapida richiesta di coppia (per esempio sorpassi) può arrivare a scalare anche 4 rapporti alla volta. Honda è famosa per la cura dei propri prodotti; ora si tratta di vedere se i giapponesi siano meglio dei tedeschi.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...