08 gennaio 2014

Car2go sbarca in Ohio



Car2go, il programma di car sharing di Mercedes sviluppato con le piccole smart, ha varcato da tempo l'Atlatntico ed è lì presente dal 2010. Ora, dopo la fase di attacco, arriva quella di "colonizzazione" e il servizio comincia a diffondersi anche nei centri meno nevralgici: dopo California, Colorado, Florida e Washington DC, ora sbarca a Columbus, Ohio. La notizia sta nei commenti da parte degli automobilisti sulla stampa locale, innanzitutto colpiti dall'abbondanza di vetture disponibili nell'area downtown, poi un dalla tassa di ingresso di appena 35 dollari, pochi negli States per qualunque servizio. La tariffa di 0.38 $ al minuto è ritenuta competitiva, ma qui entra in forte competizione con i noleggiatori locali, date le tipiche lunghe distanze e i conseguenti lunghi periodi di noleggio, quindi la minor convenienza del renting a minuti. Non mancano però le critiche alla miniauto (in parte compensate dalla grande facilità di parcheggio e dall'agilità) particolarmente legate alle sue scarse doti di accelerazione: secondo gli yankee autori dei commenti, infatti, pur a fronte della velocità massima di 145 km/h, il raggiungimento dei 112 orari (70 mph) è troppo lento e rende difficile, per esempio, l'ingresso dalle rampe in condizioni di traffico intenso. Negli Usa, la lotta con i big truck, più o meno virtuale, è sempre di attualità, con buona pace di Duel (il film di Spielberg).







Il Sol Levante spinge sull'idrogeno



Nel 1997, quando Toyota iniziò la corsa del suo progetto ibrido, pochi furono i sostenitori. Autorevoli esponenti del gruppo VW arrivarono anzi a dare numerose interviste nelle quali sostenevano caldamente che qualunque motore Diesel sarebbe stato assai più vantaggioso. Sapete tutti com'è andata a finire; oggi quasi tutti i grandi marchi (VW compresa) si sono cimentati nell'ibrido e dispongono di auto con il doppio sistema di propulsione. Ma in Giappone si va avanti e l'ibrido non basta più. Sulla scorta della spinta ad auto sempre più econome, il governo ha infatti inaugurato un piano da quasi 70 milioni di dollari per lo sviluppo di auto a fuel cell, leggi idrogeno. Ben conscio del fatto che l'idrogeno non sia una fonte primaria, però, lo sforzo del governo va nella direzione di sviluppare una rete di produzione e distribuzione del gas entro il 2030, con l'ausilio delle principali imprese tecmologiche del Paese. Lo sforzo verrà concentrato sulla produzione tramite risorse rinnovabili, ma dato che queste, pur auspicabili, non hanno e non avranno nei prossini anni una forte rilevanza, si comincerà con la produzione da gas naturale e idrocarburi. Parallelamente, dal lato degli "utilizzatori", le vetture a fuel cell, sia Honda sia Toyota hanno annunciato l'introduzione sul mercato di nuove vetture elettriche a idrogeno entro il 2015, anno in cui le stazioni di rifonirmento sul territorio nipponico dovrebbero passare dalla attuali 12 a circa 100. Per fare un confronto, la Germania prevede per lo stesso anno 50 stazioni, che dovrebbero salire a 400 nel 2023.

Chi di gomma ferisce...



Si sa che i francesi quando protestano fanno sul serio. D'altronde hanno fatto la rivoluzione più famosa della storia, no? Quindi anche nell'ambito delle proteste sindacali sono ad anni luce dagli italiani quanto a farsi ascoltare davvero. Cosa c'entra con l'auto? Beh, più che con le macchine in sé, c'entra con gli "accessori", dato che la notizia rigurda lo stabilimento Goodyear di Amiens, destinato alla produzione di gomme da trattore, che dopo anni di trattative dovrebbe chiudere nelle prossime settimane. Le maestranze locali, inviperite dal balletto di scarichi di responsabilità, invece di manifestare hanno bloccato due dirigenti dello stabilimento  nel loro ufficio ostruendo il passaggio del corridoio di uscita utilizzando un grosso penumatico da trattore. Di fatto un sequestro, ma eseguito in un certo senso simpaticamente grazie al fatto che per spostare lo pneumatico occorre ben più della forza di due uomini. Attualmente è in corso uno stretto giro di incontri tra autorità e operai per sbloccare la situazione. Ma l'idea della gomma è davvero forte!






Fiat nel mirino di Moody's



Moody's, la società finanziaria di valutazione dell'affidabilità delle strutture economiche, non impazza soltanto sui bilanci dei vari stati, ma prende in esame anche le società automobilistiche. Stavolta è il turno di Fiat che, dopo il recente annuncio di completa acquisizione di Chrysler, è posta sotto esame per un possibile downgrading. Perché? Ma proprio a causa del notevole esborso per il recente acquisto, che potrebbe, secondo l'agenzia, determinare una considerevole contrazione del flusso di cassa (peraltro attualmente negativo) e pregiudicare quindi l'attivita dei prossimi 12-18 mesi. A guardare bene l'intera faccenda, quindi, quelli che sono in pericolo sono proprio gli investimenti sui  nuovi modelli, che potrebbero subire un drastico ridimensionamento in attesa degli attivi derivanti dall'attività di un gruppo che attualmente è risalito fino alla settima posizione nel novero delle grandi Casa auto mondiali.

27 dicembre 2013

Richiamo Maserati



Si sa che l'NHTSA (l'ente per la sicurezza stradale Usa) è piuttosto intransigente. Così Maserati ha provveduto subito al richiamo delle Quattroporte vendute sul mercato americano, appena 63, non appena l'ente federale ha emesso l'alert per un problema di connessione. Niente a che fare con il web, però: si tratta di un cavo in tensione nel vano motore, che con l'uso può staccarsi e provocare l'arresto del propulsore o, in casi estremi anche un incendio (gli yankee temono gli incendi più del diavolo). L'intervento per risolvere il problema è la semplice sostituzione del cablaggio relativo all'aternatore, operazione condotta ovviamente senza alcuna spesa per i clienti e, tipica usanza Usa, con la fornitura di una vettura sostitutiva (gratis, ovviamente) per il periodo di fermo-auto in officina. Accidenti, quanto sento queste cose provo sempre una certa invidia per come i consumatori americani sappiano far valere i loro diritti. Proprio come da noi, no?

I black cabs diventano verdi









I classici taxi di Londra fanno parte del mito britannico da sempre, ma il fatto che siano Diesel (il motore è Nissan) è sempre più un problema in una città che lotta quotidianamente contro l'inquinamento. Così il sindaco Boris Johnson, tipo deciso e intraprendente, ha deciso di fare un regalo di Natale ai suoi concittadini presentando una soluzione verde ai classici black cabs: la Ecotive Metrocab, taxi elettrico progettato dalla Ecotive e dalla Frazer-Nash. Anche in una città avanti come Londra, però il problema delle ricarica delle batterie è per ora insormontabile; la Ecotive, quindi, è dotata di un range extender, ossia di un motore a combustione che consente di aumentare l'autonomia giornaliera senza doversi fermare per lunghe ricariche. Sembra un po' un circolo vizioso, dato che, per quanto osteggiati, i combustibili usciti dalla porta rientrano sempre dalla finestra, ma potrebbe essere un primo passo parziale. Le vetture dispongono di due motori nelle ruote posteriori e di accumulatori al litio, mentre la percorrenza in termini di consumo di carburante per il range extender si aggira sui 26 km/litro, più di due volte quella degli attuali taxi. All'interno c'è spazio per sei persone e un raggio di sterzo particolarmente favorevole che consente l'accesso anche agli angoli più storici di Londra. Non è stato ancora dichiarato quale tipo di range extender sia previsto, ma le prove di circolazione dei mezzi inizieranno con il nuovo anno.

Schermi, computer, smartphone. Ora anche auto?



Gestire un colosso dell'elettronica high tech non è facile. La concorrenza incalza e occorre trovare continuamente nuovi segmenti di mercato da sviluppare. E più sei grosso più è difficile. Così Samsung, leader mondiale nell'elettronica consumer e nelle comunicazioni, dopo gli accordi con Renault per un progetto di auto elettrica nel quale ha la parte di fornitore degli accumulatori (collabora anche con Tesla), sta guardando con interesse anche al settore automotive più intrinseco, ma sempre in chiave elettrica, s'intende. Di qui la richiesta di brevetto, diffusa dal Wall Street Journal, di alcune componenti strategiche per lo sviluppo di un'auto, come i motori, la strumentazione, gli pneumatici. Certo, può sempre far parte di una partnership più ampia con qualche attuale o futuro costruttore del settore automotive, ma c'è il fondato sospetto che Samsung intenda cimentarsi direttamente nello sviluppo di un'auto elettrica. Quindi appare sempre più concreto l'affacciarsi sul mercato di una nuova generazione di costruttori automobilistici, che affrontano il tema della mobilità da un diverso punto di vista e che potrebbero davvero rivoluzionare il settore. La biodiversità tecnologica non può che far bene.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...